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Dedicato a Fidel

Con la bava alla bocca. Fa specie vedere Trump e, qui da noi, Libero e il Giornale far festa per la morte di un uomo di 90 anni che ha tenuto testa per 57 all’unica super potenza rimasta nel pianeta, che ha respinto un’invasione promossa e finanziata dalla Cia, ha sopportato con il suo popolo l’odioso embargo americano, si è preso la soddisfazione di vedere “un Presidente nero” e un “Papa latino americano” venire a Cuba da ospiti, non a dettar legge. O gonzi! Quel barbuto comandante, con le braccia lunghe lunghe e le gambe ancora di più, ha vinto. Una vittoria amara, certo. Perché Guevara non è riuscito a rompere l’accerchiamento. Perché la solidarietà internazionalista (dell’Urss, per non parlare della Cina) s’è rivelata una truffa: prendeva più di quel che offriva. Perché nessun paese dell’America ispanica, neanche il Venezuela di Chavez, meno di tutti il Venezuela di Chavez, gli ha saputo offrire una sponda credibile. Un dittatore, Fidel? Sì, abbandonato da tutti, Castro lo è stato. Ma un dittatore amato e rispettato dalla maggioranza del suo popolo. Perché in cambio delle sofferenze, della penuria, degli errori burocratici e di scelte obiettivamente autoritarie, Fidel ha saputo offrire ai cubani un bene impagabile: la dignità! Il rispetto di sé, nei confronti di un Grande Fratello che aveva trattato Cuba (e la tratterebbe ancora) come una sala da gioco e un bordello a cielo aperto “nel giardino di casa” dell’imperialismo yankee. Continua la lettura di Dedicato a Fidel

L’Italia allo specchio.1965 2016

51 anni fa il presidente del consiglio era Moro, il vice Nenni, Fanfani agli esteri e Saragat presidente della Repubblica. Agnelli AD della Fiat, con ancora Valletta a fargli da tutore, e Carli governatore della banca d’Italia. Il 15 agosto 1965 il Corriere titolava “18 morti e centinaia di feriti per la furia negra a Los Angeles”. Le grandi città, Roma e Milano, erano deserte, perché il tempo della vacanza era allora più nettamente separato da quello del lavoro. E il non lavoro, legato all’uso dell’auto privata (e comprata a rate), all’acquisto del bikini, alla voglia di mangiare con amici e parenti in trattoria, di possedere o di affittare una casa al mare, sembrava la carta d’identità dell’uomo nuovo, non più contadino o impiegato o studente, ma consumatore. È in quel tempo lontano, favoloso per i nostri figli e per i nipoti, che affonda – io credo – l’anomalia italiana. La quale alla fine consiste nella incapacità dei governi di governare, dicendo con chiarezza quel che si vorrebbe fare e facendolo davvero. Continua la lettura di L’Italia allo specchio.1965 2016