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Senza fiducia, intervento in Senato

3 voti di fiducia alla Camera, 5 in Senato. Il governo Gentiloni e la maggioranza che lo sostiene devono avere davvero a cuore questa legge elettorale, detta Rosatellum. Eppure appena 2 anni fa la stessa maggioranza e un governo, del quale l’attuale premier si considera erede e continuatore, approvarono, sempre con la fiducia, una legge elettorale che è l’esatto contrario di quella che oggi propongono.

L’Italicum escludeva infatti le coalizioni, considerandole causa di competizione interna e dunque di ingovernabilità. Il Rosatellum le ripesca, per di più senza alcun obbligo di presentare agli elettori un qualche programma di governo, ma come semplice strumento per rastrellare voti. L’Italicum aveva un premio di maggioranza obbligatorio, che al secondo turno scattava per forza. E Renzi disse: “la sera stessa del voto si saprà chi governa”. Il Rosatellum non ha premio di maggioranza e probabilmente formare un governo sarà persino più difficile che se si fosse votato con una legge proporzionale pura. Perché si dovranno frantumare le coalizioni elettorali per dar vita a nuovi, e magari pure inediti, accordi. Continua la lettura di Senza fiducia, intervento in Senato

Dimissioni respinte, con riserva

A carte scoperte

Politica batte populismo 4-0. Quando Matteo Renzi ha mostrato le slide con i gufi mi sono quasi commosso. É questo l’immaginario semplificato del premier: da una parte gufi, che non credono alle magnifiche sorti e progressive del suo governo, sciacalli, Grillo e Salvini, dall’altra il Cavaliere senza macchia che ha svegliato la Bella Addormentata, portando il PIL dell’Italia dal meno 0,4% del 2014 (quando già Renzi governava) al più 0,8 del 2015. Però credo sia ingeneroso – e anche un modo di mettere la testa sotto la sabbia – concludere, come fa il Giornale, che sono solo “Chiacchiere e distintivo”, o come il Fatto, elencare “Tutte le bugie di fine anno: lavoro, banche, PIL, scuola”. Preferisco il titolo che il manifesto prende in prestito da Checco Zanone: “Quo vado”. Perché mette il dito su incertezze, lungaggini, esitazioni della conferenza stampa, che rilevavano l’assenza di una visione del futuro. Continua la lettura di A carte scoperte