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Clinton ora è nei guai

Atterro a Jfk sul fare della sera. “Io voto Clinton”, mi dice il tassista; per lui, americano bianco e di mezza età, chi ha letto qualcosa, e ha cercato di informarsi, non può che votare per Hillary, gli altri si fanno sedurre da Donald. Certo, c’è il pasticcio delle mail. Tardo un po’ a capire che ci sta dando una notizia. Proprio così, l’FBI ha riaperto l’inchiesta sulla candidata a soli 10 giorni dal voto. Ha scoperto nuove mail del Dipartimento di Stato, seguendo una pista sessuale in cui sarebbe coinvolto Anthony Weiner, ex deputato democratico, soprattutto marito di Huma Abedin, braccio destro della candidata Clinton. La quale ultima avrebbe tenuto nel suo computer le mail della Clinton, al tempo in cui era Segretario di Stato. Ma perché se le teneva, soprattutto perché se non erano ancora note.“È un affare più grosso del Watergate”, dice Donald Trump, che si vede di nuovo in corsa e per di più con un calcio nel sedere straordinario e sorprendente, che potrebbe proiettarlo nel prato della Casa Bianca. Continua la lettura di Clinton ora è nei guai

Tracima, ordina, ripiega

Ha spianato Gentiloni, si è rimangiato la sanatoria sui contanti, dice di aver bloccato le sanzioni a Putin, ha litigato (via Poletti) con il presidente dell’Inps sul niente che la manovra prevede per i giovani, ha di nuovo sfidato l’Europa che sta per mandargli una lettera di richiamo. È ovunque, corre, chiosa, ringhia, sentenzia. La famiglia di Giannelli fa zapping e lo trova dappertutto: Tg1, Tg2, Tg3, Tg tutto. “Ma appare sempre lui, cos’è? Chiede il mario. “È l’appar condicio!” La signora ha la battuta pronta.

Ma tu, Mineo, non entri nel merito delle scelte. Ma come si fa? Sono troppe e contemporanee. Ci vorrebbe un ideologo, sorretto da immensa fede e non un semplice analista, per trovare un filo unitario, per dare in senso politico a tale impudente pervasività. Ci prova oggi Massimo Franco “La maschera «nazionalista» che Matteo Renzi si è calato sul viso nel vertice di Bruxelles evoca brividi antieuropei e calcoli referendari”. Questo lo capisco anch’io, che sono gufo, ma il bravo editorialista del Corriere dice che la politica di Renzi “non si può ridurre a questo”. E allora? “Irritazione verso le istituzioni europee”, “preoccupazioni commerciali”, “lungimiranza geo politica”,”Renzi è troppo in bilico per permettere all’UE di frenare la sua strategia”? Alla fine Massimo Franco abbassa le braccia: “Il rischio che il governo stia imboccando non la strada dell’interesse nazionale, ma di una possibile uscita unilaterale dai parametri europei e dunque del progressivo isolamento, non va sottovalutato”. Continua la lettura di Tracima, ordina, ripiega

Jobs act, che disastro!

E sempre Sì noi dobbiamo votare che il nostro No fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se No votiam.. Ieri mi ronzava nella testa “Ho visto un re”, di Fo e Jannacci, canzone che non suonava proprio così ma che, certo, già 50 anni fa, invitava i poveri a “stare allegri”, a essere comunque “ottimisti”, qualunque tragedia gli capitasse sul capo, per non dispiacere ai potenti. In fondo, povera gente pure loro! Poi oggi leggo. “Obama Renzi abbraccio alla Casa Bianca”, Repubblica. “Riforme, Obama con Renzi”, Corriere. “Serve il sì al referendum, lui deve restare”, ancora Repubblica. L’endorsement non poteva essere più chiaro. Spiega tuttavia Folli: “l’abbraccio al Presidente del Consiglio italiano è di natura tutta politica, non ha molto a che fare con il merito delle riforme. Il “pacchetto” delle riforme economiche e istituzionali illustrate dall’ospite italiano è accettato a scatola chiusa, quel che conta è la solidità dell’amico che siede a Palazzo Chigi, interlocutore affidabile e ormai ben conosciuto”. E sempre Folli (Repubblica, pagina 31) ricorda “l’infelice esito dell’appoggio a Cameron in occasione del referendum sulla Brexit, (che) dimostra quanto siano insidiosi certi interventi. Per cui è tutto da dimostrare che il viaggio in America e l’aiuto dell’amministrazione si risolvano in un vantaggio per Renzi sul piano dei consensi. Forse sì, ma è presto per averne la certezza”. È vero, poi, che i regali americani hanno un prezzo: “Obama a Renzi, più impegno in Libia”, titola la Stampa. Ma è incontestabile che i Tg ieri e, in generale, anche i giornali in edicola, abbiano innalzato un peana per la “Cena di Stato” con 400 invitati allestita “in una grande tenda montata sul prato del South Lawn”, White House. Solo il manifesto, “No, we can” e il Fatto, “Ultima cena”, si sottraggano al coro. Continua la lettura di Jobs act, che disastro!