Archivi tag: unione europea

Binario unico

Binario unico. L’Italia si sente così. La strada è segnata dalle rotaie, non si può che andare avanti, senza alternative, senza vie di scampo. La tragedia ferroviaria tra Andria e Corato è la metafora della condizione comune. Meglio, della sorte che investe gli studenti, le mamme che vanno in città a comprare, il personale ferroviario, le famiglie di ritorno da vacanze low cost, o una ragazza che corre dal fidanzato, tutti pendolari. Un’altra Italia, quella che dovrebbe provvedere, che si è data il compito di decidere, corre a velocità così alta da non saper mai dire di chi sia la colpa. Non sa perché lavori programmati nel 2007 non siano neppure cominciati, e come mai gli investimenti stanziati dall’Unione Europea non si riescano a spendere. L’Italia sul binario unico muore, l’altra non capisce come sia potuto accadere. Ecco i titoli: “Morire sul binario unico”, Corriere della Sera, “La strage sul binario unico”, La Repubblica, “Apocalisse sul binario unico”, La Stampa, e infine “Binario morto”, Il Giornale. Continua la lettura di Binario unico

M5S 54,7%, Pd 45,3%

Cinquestelle, sorpasso sul Pd, è il titolo forte di Repubblica. Sondaggio Demos, commentato da Ilvo Diamanti. Le risposte del campione attribuiscono al Pd il 30,2% e a 5Stelle il 32,3. Potrebbe essere un vantaggio effimero, indotto dalle recenti elezioni amministrative, ma la notizia molto più seria, un vero knock-out nella situazione data, è il risultato previsto per il ballottaggio: il Pd guidato da Renzi totalizzerebbe il 45,3% dei voti, i 5 Stelle raggiungerebbero il 54,7%. Scarto di quasi 10 punti. Ciò significa che al movimento di Grillo sta riuscendo quello che non è riuscito a Renzi: far breccia nell’elettorato di destra e persino prendere voti nella sinistra non renziana. Il perché si capisce: chi governa deve scegliere e scegliendo scontenta qualcuno, i 5 stelle si presentano come una forza politica anti casta, né di destra né di sinistra, e questo dà loro una posizione di vantaggio che durerà fino a quando non fossero contestati dall’interno del loro campo, e in nome della loro stessa ideologia, per scelte ritenute non conseguenti o contrarie all’interesse generale. Voler correre ora ai ripari, prevedendo la semplice possibilità di coalizzarsi tra primo e secondo turno in funzione anti 5 Stelle, senza rivedere l’insieme delle riforme che tendevano e tendono a trasformare la nostra democrazia parlamentare in premierato assoluto, sarebbe vano e stolto. Continua la lettura di M5S 54,7%, Pd 45,3%

Spagna senza sinistra

Effetto Brexit sul voto in Spagna, scrive la Stampa. Può darsi. Fatto sta che la destra liberista di Rajoy ha conquistato 600mila voti, i socialisti ne hanno persi 100mila, la coalizione di tutte le sinistre, Unidos Podemos, ha lasciato sul campo quasi un milione di elettori. E ora? Rajoy ha vinto e vuole governare. Non ha però la maggioranza perché la forza della destra rinnovata, Ciudadanos, arretra a sua volta e perde 400mila voti. I socialisti di Sanchez si consolano essendo rimasti, in barba a sondaggi ed exit poll, la seconda forza del paese, ma perdono la possibilità di formare il governo, che in primavera avevano avuto e si erano giocati male preferendo l’alleanza con Ciudadanos a quella con Podemos. Se si sommano i voti dei due partiti di destra, Pp e Ciudadanos, si arriva a 10milioni e 900mila voti. Se si sommano i voti di Unidos Podemos e del Psoe, la somma fa 10milioni e 400mila. Quanto ai seggi – in Spagna si vota con una legge che assegna i deputati in modo proporzionale ma in collegi piccoli favorendo i partiti maggiori – le destre ne hanno 169, mentre per governare ne servono 176. Continua la lettura di Spagna senza sinistra

I rifiuti davanti al “Flore”

Il fantasma del Brexit affonda le borse. Il titolo è questo, ma spiegare perché non è semplice. Azzardo che un’Europa senza il Regno Unito metterebbe in pericolo l’egemonia tedesca e di conseguenza, visto che una diversa egemonia non si intravvede, l’Unione stessa. Der Spiegel va in edicola questo week end con un doppio titolo, in tedesco e in inglese, “Bitte geht nicht!” – “Please don’t go”: “Per favore, non andate via”. E pubblica un’intervista in cui anche Schäuble parla ai tedeschi e agli inglesi. Ai primi dice: “non possiamo spingere per più integrazione come risposta al Brexit”, agli inglesi «In is in, out is out», “dentro è dentro, fuori è fuori”. Non pensiate, dunque, di poter restare nel mercato comune se uscite dall’Unione. La verità è che il trauma di perdere Londra e di vedere allontanarsi la City si potrebbe curare solo rilanciando l’integrazione: un’Europa continentale con una moneta, l’Euro, ma anche con una politica economica e una politica estera condivisa, e istituzioni democratiche comuni. Ma i tedeschi non vogliono legarsi a doppia mandata con i paesi mediterranei – Italia e Spagna – e neppure con la Francia, poiché da tempo il motore franco tedesco è solo made in Germany. Dunque? Continua la lettura di I rifiuti davanti al “Flore”

Europa in crisi

Parigi, La Senna si gonfia e oggi si svuotano di opere d’arte gli scantinati del Louvre e del Musée d’Orsay, per prevenire il disastro che l’inondazione provocherebbe. Liberation racconta gli ultimi scontri in piazza tra la polizia e chi protesta contro il jobs act: 11 liceali feriti a Saint Malo – le famiglie denunciano – a Rennes le forze dell’ordine caricano “a vive allure”, cioè provano a mettere sotto “en voiture”, con le loro auto, i giovani che nei giorni scorsi avevano preso d’assalto i cordini dei flic. A Parigi un manifestante è stato colpito da una grenade de désencerclement, una bomba a mano che libera biglie di caucciù. È all’ospedale, in gravi condizioni, con un edema cerebrale. Il primo ministro della Terza Via, Manuel Valls, aspetta che la Cgt (la nostra Cgil) si stanchi, si isoli, molli la presa. Il Jobs Act deve passare il vaglio del Senato e poi tornare all’Assemblée Nationale per il voto finale. Continua la lettura di Europa in crisi

Trump, Netanyahu, al Bagdadi

Flatus vocis, parole fatte di vento e che si disperdono col vento. Mi sembrano siano solo questo le affermazioni ministeriali ed elettorali della Lorenzin, che si accorge del crollo demografico e promette alle madri qualche euro in più per comprare un bavaglino nuovo al bebè – Repubblica, “Bonus bebè, più soldi per le famiglie, primo figlio 160 euro” – e di quel tal Costa, ministro per gli affari regionali, che non gli pare vero di essere invitato in televisione e per restarci intima ai giudici di non concedere mai adozioni a chi non sia sposato in chiesa – Corriere, “sentenze sulle adozioni gay, il ministro richiama i giudici” -. Perciò passo oltre. Continua la lettura di Trump, Netanyahu, al Bagdadi

La testa sotto la sabbia

Atene. Tsipras ha rispettato il patto coi creditori. Ha fatto approvare dal Parlamento una riforma delle pensioni e una del fisco che forse superano delle distorsioni tutte greche, ma che pesano in modo insostenibile su quella società: è come se l’Italia avesse varato una manovra – cioè dei tagli – per 48 miliardi, scrive Federico Fubini sul Corriere. Ma l’Unione Europea, il Fondo Monetario e la BCE, loro, non stanno rispettando i patti imposti. Forse perché divisi, con il Fondo che chiede la ristrutturazione del debito greco prima di concedere altri prestiti e i tedeschi che di ristrutturazione non vogliono sentir parlare. Fatto è che l’euro gruppo rimanda Tsipras al 24 maggio. Incubo europeo, per il manifesto. Certo incubo greco! Continua la lettura di La testa sotto la sabbia

Diamo a Renzi quel che è di Renzi

“E la libertà di stampa?”, il Corriere a pagina 3 dice che Renzi ha evocato, al tavolo dell’Europa con la Turchia, il caso Zaman, giornale d’opposizione chiuso da Erdogan e trasformato in foglio di regime. Non so se l’abbia detto, come fanno intendere molti giornali, per convenienza tattica, addirittura per costruire un fronte con il fascista ungherese Orban, che ammazzerebbe ogni profugo, e con l’Austria, che vuole sigillare le frontiere, ma è comunque da apprezzare che quella frase Renzi l’abbia pronunciata. A proposito del vertice Corriere, Repubblica e Stampa titolano: “Profughi, il prezzo di Ankara”, “La Turchia alza il prezzo”,”Solo un mezzo accordo”. La Turchia chiede 6, non 3 miliardi, Per fare che? “Non si tratta per l’Europa, spiega Alberto Toscano, Repubblica, di aiutare la Turchia — come sarebbe giusto — a garantire migliori condizioni per i due milioni e mezzo di migranti, in maggioranza siriani, che già si trovano sul suo territorio, ma piuttosto di retribuire il custode degli accessi all’Europa per un’azione di blocco dei flussi. Ricordate l’“amico Muammar”, cui noi italiani avevamo affidato il compito, politicamente tutt’altro che gratuito, di fermare l’arrivo sulle nostre coste di migranti africani? Oggi l’Europa conta sull’“amico Tayyip”. Continua la lettura di Diamo a Renzi quel che è di Renzi