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Dedicato a Fidel

Con la bava alla bocca. Fa specie vedere Trump e, qui da noi, Libero e il Giornale far festa per la morte di un uomo di 90 anni che ha tenuto testa per 57 all’unica super potenza rimasta nel pianeta, che ha respinto un’invasione promossa e finanziata dalla Cia, ha sopportato con il suo popolo l’odioso embargo americano, si è preso la soddisfazione di vedere “un Presidente nero” e un “Papa latino americano” venire a Cuba da ospiti, non a dettar legge. O gonzi! Quel barbuto comandante, con le braccia lunghe lunghe e le gambe ancora di più, ha vinto. Una vittoria amara, certo. Perché Guevara non è riuscito a rompere l’accerchiamento. Perché la solidarietà internazionalista (dell’Urss, per non parlare della Cina) s’è rivelata una truffa: prendeva più di quel che offriva. Perché nessun paese dell’America ispanica, neanche il Venezuela di Chavez, meno di tutti il Venezuela di Chavez, gli ha saputo offrire una sponda credibile. Un dittatore, Fidel? Sì, abbandonato da tutti, Castro lo è stato. Ma un dittatore amato e rispettato dalla maggioranza del suo popolo. Perché in cambio delle sofferenze, della penuria, degli errori burocratici e di scelte obiettivamente autoritarie, Fidel ha saputo offrire ai cubani un bene impagabile: la dignità! Il rispetto di sé, nei confronti di un Grande Fratello che aveva trattato Cuba (e la tratterebbe ancora) come una sala da gioco e un bordello a cielo aperto “nel giardino di casa” dell’imperialismo yankee. Continua la lettura di Dedicato a Fidel

Un caffè per Mattarella

Un democristiano fuori tempo e fuori luogo. Sì, caro Mattarella, é questo che Ella rischia di diventare. Dico democristiano nell’accezione che si dava al termine dopo 30-40 anni di ininterrotto e usurante esercizio del potere: qualcuno uso a edulcora la realtà, a mediare anche quando non si potrebbe, a porsi al centro comunque, perchè è così comodo mettersi al centro della scena e dei consensi. Lei ha voluto citare il Papa, scorgendo nelle cronache del mondo “germi della terza guerra mondiale”, ma per poi banalizzarne la causa, “il terrorismo alimentato anche da fanatiche disorsioni della fede”. Così attribuendo a uno degli effetti lo status di causa.

Bergoglio parla di Stati, di mercanti di armi, o di produzione di armi che esalta i mercati. Da penitente, prega perchè le religioni monoteiste non alimentino odio e terrorismo. Quasi il contrario di quel che Lei ha detto. Il Papa ricorda come il genocidio degli Armeni, che si portò dietro la persecuzione dei cristiani, nacque un secolo fa dalla guerra turco russa. Francesco vede come la guerra tra sunniti e sciiti usa  il terrorismo, ma sa che la alimentano le monarchie del petrolio e la incoraggia il divide et impera di Israele. Erdogan spara sul Pkk e ne sollecita la reazione terrorista per vincere le prossime elezioni anticipate. E molti tagliagole islamici, caro Presidente, furono reclutati in carcere da Imam wahabiti pagati dai sauditi. Altri fecero le loro prove al soldo dell’Occidente in Iraq, nell’ex Iugoslavia e nell’ex URSS.

Si guardi, Mattarella, dalla banalizzazione che strappa l’applauso. Troppo facile. Tutti concordano – pure Giuliano Ferrara- se dal Quirinale si addita il nemico terrorista Quasi tutti sognano una guerra in Africa (contro il terrorismo, of course) che ci sbarazzi dell’immigrazione (“800mila richieste di Asilo in Germania”, Financial times). E quasi nessuno ama fare i conti con la crisi dell’Occidente, quella crisi per cui il Papa chiede oggi che “la vita della famiglia non sia mai ostaggio del profitto”. Vede, Presidente, se Lei si mette a fare il democristiano (scusi se mi ripeto) fuori tempo e fuori luogo, sprecherà il  settennato e deluderà chi in Lei aveva riposto speranze. Non potrà moderare il premier che vuole imporre una riforma costituzionale da Lei definita impropria già nel 1983. Non potrà costituzionalizzare il dissenso a 5 Stelle, nè contenere la deriva razzista, alimentata anche da bugie e omissioni del governo sui migranti. Vale la candela?

Decapitato il custode di Palmira, la Stampa. Khaled Asaad è stato torturato per un mese ma non ha detto agli aguzzini dello Stato Islamico dove si trovassero i tesori di Palmira da barattare con armi. Non vittima del terrorismo ma eroe della resistenza contro uno stato nazista.

Berlino chiude il caso Grecia, Corriere, ma “Merkel soffre la peggior ribellione nelle sue fila”, El Pais. In 83 della maggioranza hanno votato contro gli aiuti ad Atene. Nonostante l’europeista, ancorchè falco, Schäuble abbia fatto scudo alla Cancelliera col suo prestigio e col corpo.

Dopo la catastrofe di Tiajin, la collera dei cinesi, Le Monde. La Cina è un vulcano, da anni. La lotta di classe si esprime con documenti che contestano qualità della vita e del lavoro, città dormitorio, fabbriche che uccidono, e il ghigno cinico e spietato dei ricchissimi corrotti. E con rivolte. Il partito reprime, edulcora, mette a morte qualche pescecane, chiede uno sforzo comune per cambiare adagio e senza strappi.

Scioperi e contratti, piano del governo per i sindacati. C’è del metodo nella follia del Renzi. Con la riforma costituzionale al palo e il jobs act che funziona solo secondo l’Inps, il premier si vorrebbe inventare -assicura Repubblica- un’altra legge per regolare questa volta il diritto di sciopero e l’attività sindacale. Il neo renziano Martina offre al progetto un’anima di sinistra e denuncia la piaga del caporalato mafioso Caporali e sindacalisti in un solo fascio. Marchionne Renzi e Poletti nell’altro. Narrazione, storytelling, segnali di fumo?