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Di Italicum in peggio

Tanto tuonò che piovve. Il premier, gli arditi del #bastaunsì, la libera stampa da settimane raccontavano a tinte fosche la possibile vittoria del No: Renzi che si dimette, i mercati che considerano l’Italia instabile, speculazione, spread. Ieri Financial Times ha mostrato dove potrebbe essere assestato il colpo, enumerando le banche che il governo ha lasciato a metà del guado, tra risanamento (nazionalizzazione camuffata) e fallimento. La borsa di Milano ha perso quasi due punti, più del doppio della media europea, il Monte dei Paschi oltre il 13%, mentre lo spread è tornato intorno ai 190 punti. Ecco i titoli: “Voto, le tensioni della borsa”, Corriere della Sera. “Effetto referendum su spread e mercati. Tremano le banche”, la Stampa. “Effetto banche sulle borse”, Il Sole24Ore. Mentre Repubblica ha promosso alcune frasi pronunciate dal Presidente della Repubblica durante un incontro con gli studenti: “Altolà di Mattarella: sono io l’arbitro dopo il referendum”. “Il Colle – spiega il giornale diretto da Calabresi – frena su crisi di governo ed elezioni anticipate”. Continua la lettura di Di Italicum in peggio

Il terremoto siamo noi

Il nostro paese, titola il manifesto, sotto una foto presa dall’alto di Amatrice devastata. È il titolo che condivido. Il nostro paese, stupendo e fragile. Spesso diviso ma capace di grandi solidarietà, come quella che già si dispiega e che crescerà nei prossimi giorni. Anche il titolo del Giornale ha un senso: “Forza italiani, Forza Renzi”. Davanti a 247 italiani morti, a paesi cancellati, ai dispersi, ai feriti, una nazione deve sapersi unire. Il governo non è di una parte, è di tutti. E tutti speriamo, vogliamo e crediamo che non si ripeta, questa volta, lo spettacolo delle promesse non mantenute, che non si ripeta l’oltraggio degli interessi che prevalgono sulle necessità e sul dolore. “Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Abruzzo 2009”, il Fatto Quotidiano ricorda le più recenti analoghe tragedie e titola “Un altro terremoto. I soliti coccodrilli”. “Nessun pianga – scrive per La Stampa Antonio Scurati – non una sola lacrima mediatica sia versata per Amatrice a favore di telecamere o di obiettivi fotografici”. Bisogna aiutare in silenzio, ascoltare con attenzione, promettere poco e impegnarsi a fare più di quello che si promette. “Noi italiani moderni – prosegue Scurati – siamo figli del melodramma. Continua la lettura di Il terremoto siamo noi