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Contrordine!

Contrordine, retromarcia, si batte in ritirata. “Repubblica: Dietrofront del governo, si vota solo domenica”. Passa la tesi dell’election day, sostenuta ieri da Enrico Letta. Renzi sconfessa il ministro dell’interno, Angelino Alfano che aveva promesso due giorni, domenica e lunedì, per votare sia alle amministrative che per il referendum costituzionale.

Non ho mai voluto personalizzare lo scontro. Secondo marcia indietro di Renzi che smentisce se stesso. Non avrebbe mai detto: “se vincono i no lascio Palazzo Chigi, anzi lascio la politica”. Non sarebbero sue le frasi sui comitati del Sì che riuniscono “chi vuol bene all’Italia”, mentre quelli del No, veniva in soccorso Maria Elena Boschi, “sono come quelli di Caaa Pound”. Quando mai, ora sono le opposizioni a voler “personalizzare”, “perché temono il confronto del merito”. Giannelli si diverte, veste Renzi coi panni del Re Sole. Gli fa dire “Per le riforme non personalizzate lo scontro”, sotto la scritta Re-ferendum, portando il Re. Continua la lettura di Contrordine!

“Ora basta intercettazioni”

Rottura, crisi, l’Italia alza il tito con l’Egitto. É questo il titolo dei titoli. “Dopo l’ennesima presa in giro – scrive Toscano per Repubblica – il ministro Gentiloni, ritirando l’ambasciatore, segnala che l’Italia non ha alcuna intenzione di essere «comprensiva». É già qualcosa e il ministro degli esteri, Gentiloni, sta facendo la sua parte. Tuttavia il caso Regeni è diventato un caso egiziano – penso che a Giulio avrebbe fatto piacere – e molte famiglie, nel nome del ricercatore italiano, ora denunciamo torture, vessazioni, sparizioni e assassinii del regime. Regime di cui al Sisi è solo il volto, perché siamo in presenza – scrive ancora Toscano – di “un dittatore collettivo”, le forze armate, che spalleggiavano Mubarak e che si sono riprese il potere dopo la primavera araba e il fallimento dei fratelli musulmani al governo. Non è facile. Eni farà pressioni, Renzi cercherà di riannodare con al Sisi. Dovremmo capire che in Medio Oriente un regime dispotico e repressivo non è mai la soluzione e spesso diventa il problema. Continua la lettura di “Ora basta intercettazioni”

La mafia dell’antimafia

Rapiti,il giallo dello scambio.Presi due jhadisti. Così apre Repubblica. Il Corriere nega “lo scambio” e scrive “Con gli scafisti non si tratta”, (ultima) parola di Alfano. Poi pubblica l’abbraccio di Renzi a Netanyahu (con il premier che chiude gli occhi, come con Obama), “Alla Knesset il discorso dell’amicizia”. La Stampa: “l’Europa frena l’Italia” sulle tasse: “Avete già avuto uno sconto”, ricorda Moscovici. A leggere i giornali, sembra che sia tornata alla grande la politica estera, impastata con temi che creano allarme sociale, dall’immigrazione al terrorismo.

In cerca di un ruolo nel Mediterraneo, scrive Stefano Folli. Da tempo Renzi si sbatte tra Putin e Obama, alla ricerca dell’investitura per una missione a guida italiana in Libia. Dall’europa vorrebbe comprensione per i tagli alle tasse che ha promesso e più aiuti per i migranti. A Gerusalemme, pur senza sconfessare Obama (“due popoli due stati”, “l’accordo con L’Iran era necessario”) si propone come il primo amico “No al boicottaggio (delle Ong). La vostra difesa è la nostra. Uniti contro il terrorismo”. C’è un disegno in tutto ciò? Folli crede di sì. Il premier cerca spazio per  un’Italia diventi pivot nel Mediterraneo in fiamme, con il favore di Israele e dell’Egitto, e il placet di Russia e Usa. E conta che la comunità nazionale dismetta le polemiche e si allinei (quasi) tutta dietro il governo, in nome dell’interesse nazionale.

Naturalmente in prima linea si rischia. Dall’attentato del Cairo al rapimento dei 4 italiani in Libia,  fino ai 2 terroristi c(arrestati) che pare preparassero un attentato contro istallazioni militari nel nostro paese. Ma senza che senza correre qualche rischio, è probabile -questo pensa il premier- che  annasperemmo nella paura dell’attentato e ci dilanieremmo sulla gestione dei profughi. “Immigrati, la rivolta dei prefetti”, titola già oggi il Giornale. Ha ragione Renzi? Sì, la politica estera oggi è politica interna. No, a Israele un vero amico dovrebbe dire “state sbagliando con Palestinesi e Iran”. Ad Al Sisi, ricordare i diritti dell’uomo, e sostenere invece con ogni mezzo il governo (democratico) della piccola Tunisia. Penso che (in questo caso e in questo mondo) la politica estera debba avere un’anima. Un’Italia furba e manovriera evoca l’infamia del nostro passato coloniale, un’Italia,  pur si fragile ma che difenda valori e diritti, otterrebbe maggiore rispetto

Crocetta e l’Antimafia. Non si dimette più, rivendica il dovere di resistere al “golpe” contro la sua persona, accusa chi lo critica (anche il vicerè di Renzi, Faraone?) di connivenza con la mafia. Leoluca Orlando gli risponde con un’intervista a Repubblica: “Dimissioni subito. Lombardo e Crocetta hanno strumentalizzato l’antimafia. Da 7 anni la confindustria antimafiosa è al potere della regione, con il vicepresidente Catanzaro che continua a ricoprire posizioni monopoliste nella gestione di brutali discariche indifferenziate. Per i Pd è troppo tardi: si sono identificati con lo sfascio e se esprimessero un candidato organico al partito andrebbero a sbattere. Ma io non mi candido”

Rosy Bindi intanto rivendica l’autonomia per la commissione antimafia Lo fa proponendo “una terza” via contro mafia capitale, non lo scioglimento amministrativo del comune di Roma ma un suo “tutoraggio” con decreto legge del governo. Lo farà (credo) a settembre  intervenendo  sul maleodorante bubbone siciliano della mafia che usa pure l’antimafia. Il PdR, Pd di Renzi, la ostacola: “non osi la commissione anticipare il governo, non strumentalizzi”. Il punto è il solito: la sinistra ha rinunciato non solo a cambiare il mondo ma pure a far pulizia in casa. Così si trova sempre più spesso spiazzata  da inchieste giudiziarie e scoop dei giornali. E se ne lamenta.

Matteo stai sereno

“UE e Grecia vince Tsipras”. Così titola Repubblica, e ha ragione. Altri giornali, Corriere e  Stampa, sostengono invece che i tagli (12 miliardi) accettati dai Greci somigliano molto alla proposta europea che il referendum aveva bocciato. Siggeriscono l’idea di una resa e non vedono quanto sia cambiato il rapporto di forze. È vero, il governo greco imporrà tasse più alte agli armatori, agli operatori turistici delle isole più ricche, porterà l’età della pensione a 67 anni entro il 2022 e dovrà privatizzare il Pireo e gli aeroporti. In cambio, però, otterrà 55 -forse 70- miliardi che gli permetteranno di pagare senza problemi le rate del debito fino al 2018. Già questo è un modo di ristrutturare, tanto bassi saranno gli interessi garantiti dalla BCE. Inoltre un tabù è caduto, FMI ha aperto alla ristrutturazione del debito. E Stiglitz può dire a Repubblica che alla fine la Grecia rimborserà il debito, nei limiti e nei tempi che saranno dettati dal tentativo di ritrovare la crescita.

OXI vince in Parlamento. Nella notte Tsipras si è visto approvare il suo piano di tagli da una maggioranza molto ampia: 251 deputati su 300. Hanno votato no gli alleati di governo della destra nazionalista, comunisti e destra estrema. 17 deputati di Syriza su 149 si nono astenuti, Varoufakis era assente -ha detto- per ragioni di famiglia. ToPotami, Neo Dimokratia e Pasok hanno votato sì. Insomma è successo il contrario di quello che la Troika avrebbe voluto: il governo di Tsipras oggi è praticamente senza opposizione in Grecia. Potrà modulare tagli e sacrifici, comunque dolorosi, in modo che danneggino il meno possibile le prospettive di ripresa. Al contrario i creditori non potranno tartassarlo con diktat e minacce come facevano prima del referendum. L’euro gruppo oggi dirà sì? La Merkel domani sbandiererà quei 12 miliardi di tagli greci per giustificare prestiti sei volte superiori? Speriamo che accada. Un GrecExit ,oggi travolgerebbe l’Europa

Ieri il Fatto, oggi tutti i giornali pubblicano intercettazioni -irrilevanti sul piano giudiziario- in cui Renzi e il suo fido Nardella, al telefono con un generale della Guarda di Finanza e in carriera, definiscono l’allora primo ministro Letta un incapace e ne preparano la cacciata. Le simpatiche chiacchierate risalgono all’11 gennaio del 2014, un mese dopo Renzi disse alle invasioni barbariche: “diamo un hashtag #enricostaisereno. Nessuno ti vuole prendere il posto, vai avanti, fai quello che devi fare, fallo”. Diceva una cosa e ne fabbricava un’altra. Le balle che disse ancora prima, alle primarie “non andrò al governo senza aver ricevuto un mandato popolare”, erano balle. Tutto qui.

Cambia la musica sui giornali e in televisione. Stamani a Omnibus Alessandro Campi, Mario Sechi, Michel Martone parlavano tutti di un Renzi in difficoltà, prigioniero del suo stesso storytelling, che ha perso la battuta in Europa schierandosi supino con la Merkel, che ha sbagliato a imporre la riforma della scuola, che ha sprecato la luna di miele dopo le europee  usandola non per ridurre le spese e costruire una politica industriale, ma solo per imporre l’Italicum, nella speranza di ottenere più potere in futuro, quando si voterà. A difendere il premier, a spada tratta, solo Manuela Repetti, che con il marito Bondi ,è di recente entrata nelle fila della maggioranza. È un antipasto di quel che si prepara in Parlamento. Sulla riforma della Rai, compromesso con Forza Italia. Sulla riforma costituzionale, in settembre, tentativo di dividere la minoranza Pd e soccorso dei senatori verdiniani, se non addirittura nuovo Nazareno con Berlusconi.

Attentato al consolato italiano del Cairo Potrebbe essersi trattato di un avvertimento: la bomba è scoppiata all’alba quando non c’erano italiani. Tuttavia noi vogliamo intervenire in Libia, dove Al Sisi ha suoi interessi in contrasto con quelli della Turchia. Avvertimento?