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L’Europa non vede, non sente, non parla.Caffè

Non vede, non sente, non parla. L’Europa come le tre scimmiette. Non vede, non vuol vedere cosa l’Italia farà e non farà in Libia: ha dato via libera, ”Sì alle missioni anti scafisti”, scrive Repubblica, ma senza ancora in tasca un mandato dell’ONU, senza dire al comando italiano se potrà portare le armi in terrtorio libico (i porti, che sono?) e cosa fare quando i barconi saranno individuati anche solo a 100 metri dalla costa libica, ma strapieni di profughi. Non sente, l’Europa, non vuol sentire che i profughi scappano dalle guerre in Medio Oriente e che non li si può ammazzare. Spagna e Francia dicono quote? Non per noi grazie. Non parla, l’Europa: al Atene le casse sono vuote e senza che l’Europa intervenga e ristrutturi il debito, sarà il crak. Grecia fuori, Italia sotto tiro. Come fa, buon Dio, Renzi a tacere? 

 

Bonus Poletti. Bonus: incentivo economico che premia la qualità del lavoro svolto (o che riduce la rata d’assicurazione se non hai mai fatto incidenti). Ma che bonus è mai quello che prende il nome di Poletti, il ministro che sbaglia i conti sull’occupazione? Il governo restituirà il 40% di quello che era stato tolto ai pensionati con meno di 1700 euro lordi al mese, niente ai fortunati  che prendono 3mila, sempre lordi. Cassese sul Corriere -“La valanga che andava evitata” – Pedulà sul Sole – “Vincoli UE e realismo necessario”, e tanti altri con i quali mi scuso perché non li cito, dicono che non si poteva fare meglio. Ma perché chiamarlo bonus? Perché il 31 maggio si vota, perché il governo è l’unico depositario dei margini concessi dall’Europa dopo che abbiamo ficcato in Costituzione il pareggio di bilancio, perché, senza più diritti, ci toccherà ringraziare il Padre Nostro di Palazzo Chigi per il pane quotidiano? Non si scherza con le parole!

 

Non invidio il super preside. Lo chiamano così  Repubblica e Corriere, dopo che la Camera ha approvato i super poteri, Fassina ha chiesto le dimissioni della Giannini, la quale ha risposto che la norma è di sinistra (ma lei che ne sa, di sinistra?)  Non lo invidio questo povero superman perché dovrà “conferire ai docenti un incarico triennale” e sarà sommerso di ricorsi. Perché cercherà di dare un senso all’autonomia scolastica, che è una povera foglia di fico del vuoto di idee su formazione e scuola pubblica, perché chiederà ai genitori soldi per il suo istituto e si vergognerà se sono poveri, ma anche se non lo sono, per il servizio modesto che potrà offrire. 300 euro più di un insegnante mal pagato. Nel 1980 la Fiat mandò i capi  in piazza contro gli operai, poi se ne sbarazzò. Il dirigente scolastico – come si dice in neo burocratese –  farà la stessa fine. Però leggete, vi prego, Adriano Prosperi su Repubblica. “La sconfitta” – scrive – cominciò con la riforma Berlinguer dell’università. È lì che passò  “il paradigma economicista e classista della serie A e della serie B”, della “autonomia che deresponsabilizzava lo Stato e cancellava la distinzione tra pubbliche e private”.. “mentre saliva il denaro chiesto per le tasse”. Farò quel che posso, in Senato, contro questa legge, ma non dimentico quando si è cominciato a perdere e perché Renzi appaia così forte.

 

Damasco e Bagdad. La capitale della Siria sta per cadere, Assad ha concentrato le sue forze contro l’Isis, a Palmira, perché spera nella benevolenza dell’Occidente dopo la sconfitta. Arabia Saudita, Turchia, Egitto esultano: il loro nemico non è “il califfo”, è l’Iran sciita. Anche Bagdad rischia di cadere, dopo che l’esercito è scappato da Ramadi. Tanto che gli Americani sono stati costretti a chiamare, in tutta fretta, milizie sciite e Iraniani per salvare la capitale della Mesopotamia. Però così l’Iraq si spezzerà in 3: uno stato curdo, uno sciita e un terzo sunnita, – temo – in braccio all’Isis. Turchia e Arabia Saudita continueranno a coprire il terrorismo e a lasciar massacrare gli ultimi

Tasse e rimborsi. Caffè del 18

 

Tesoretto e rimborsi. Un premier imbronciato – questi giudici non gli sono piaciuti – oggi si fuma il famoso tesoretto per poter restituire, il primo agosto, 500 euro a 4 milioni di pensionati i cui assegni non erano stati più rivalutati per una scelta del governo Monti. In tutto fanno due miliardi. Per la Stampa, “solo un mini rimborso”. Per rimborsare tutti – non solo quelli sotto i 3mila euro lordi – sarebbero serviti 11 miliardi, per rimborsare tutto il mal tolto addirittura 18. La Repubblica invita i pensionati a fare come Mattarella, che “si taglia lo stipendio” sottraendo la pensione da professore dallo stipendio da Presidente. Come si dice? Il piatto piange.

 

Rimborso che dai, tassa che prendi. “L’incognita di 12 miliardi di nuove tasse”, scrive il Corriere e spiega “Sindaci e governatori hanno margini per rialzare le imposte 2015. Il gettito fiscale delle Regioni potrebbe arrivare a 7 miliardi”. Implacabile Sergio Rizzo spiega la ratio delle nuove tasse: lo stato non spende di meno. “Cinque governi e trentatre rapporti ma la spesa pubblica sale di 107 miliardi”. Un conto è spianare questo o quell’avversario politico, un altro è ridurre l’intermediazione che gonfia la spesa, contenere il peso dei comitati d’affari e degli interessi corporativi.

 

“Ci toglie un peso”. Chi l’ha detto? Silvio Berlusconi, commentando la decisione di Fitto di lasciare Forza Italia e PPE per andare verso i conservatori (britannici). Più greve Matteo Orfini: “in Liguria c’è CivaToti”. L’accusa a Civati è di intelligenza col nemico. In Liguria dove, secondo la Stampa, c’è “l’incubo pareggio” tra Toti e Paita. Strano tutto ciò. Sembra che Berlusconi abbia perso la memoria. Non è stato lui a fare il governo con Letta, poi a rompere, ma a siglare poco dopo un patto al Nazareno con Renzi, per romperlo di nuovo. Si toglie un peso, e se il peso fosse lui? Quanto a Orfini, seguito a ruota da Serracchiani, chi ha scelto una candidata simbolo del vecchio sistema di potere in Liguria? Chi non ha mosso un ciglio davanti ai brogli nelle primarie e alla cacciata di Cofferati? Chi si fa appoggiare da liste che pullulano di centristi ex berlusconiani e di amici della curia? Amici e compagni, ormai la politica si fa in campo aperto – ce lo ha insegnato un tal Matteo – e la sinistra trova spazio dove trova spazio. In Liguria con Pastorino. “Primo partito i senza partito”, dice un’indagine di Cmr Intesa Sanpaolo. Il 52,7% degli intervistati si sente lontano o lontanissimo dalla politica. Il 75% sostiene che le categorie destra-sinistra abbiano perso significato. È la conseguenza della “democrazia esecutiva” imposta al paese 10 anni fa, con il porcellum e perfezionata di recente con l’Italicum. Non votino, ci disprezzino, ma ci lascino fare..nel loro interesse?!

 

Scuola, ”tregua armata”. Secondo Repubblica il patto potrebbe essere questo. Niente ostruzionismo delle opposizioni, pochi emendamenti della minoranza Pd e in cambio il governo sarebbe disposto a concedere qualche cambiamento: limitare il potere del preside, definire meglio il concetto di valutazione dell’insegnante, dare qualche speranza ai precari  esclusi, rivedere l’impianto del 5 per mille. Renzi vuole vincere la partita prima del 31 maggio per poi stravincere, magari imponendo la fiducia, al Senato, dove potrebbe non avere i numeri. Vedremo come finirà. Certo – e questo lo dovrebbero sapere gli insegnanti – la rottura del 5 maggio (sciopero della scuola) non si ricomporrà presto. Polemiche, scontri, scioperi, magari anche idee nuove, continueranno ad agitare il mondo della scuola dopo l’approvazione di questa riformetta maldestra e per anni. Alla fine, i voti in Parlamento contano ma di più conta il sentimento del paese

Santa pazienza. Caffè del 17

Irresponsabile è l’ultimo anatema sussurrato da Renzi alla retroscenista del Corriere. “Irresponsabile usare la protesta della scuola in campagna elettorale”. Francamente trovo irresponsabile che il premier getti la scuola nel caos pur di tenere il punto. Rifiutando i saggi consigli di Tocci, Renzi ha deciso di dividere il mondo della scuola, con la Cisl invitata a chiedersi se può negargli il collateralismo concesso a Berlusconi, i Cobas che invocano l’arma finale, il blocco degli scrutinii, e Palazzo Chigi che spera nell’effetto  boomerang: le famiglie si ribellerano contro gli insegnanti. Alla faccia della responsabilità! La scuola trasformata in un campo di battaglia. Ma irresponsabili sarebbero i Civati, Fassina, Cuperlo, Tocci, Mineo che sostenendo le ragioni della protesta farebbero perdere voti al PD. 

 

Santa Pazienza, titola il manifesto sopra una bella foto di Abu Mazen a colloquio con Papa Francesco. Aggiungerei, santa politica. L’Isis avanza in Siria e minaccia Assad. Quello che il mondo non fece quando a sfidare il macellaio di Damasco erano giovani inermi in piazza, lo fa ora la coalizione  sunnita, dando corda persino ai tagliagole dell’Isis in odio a Hezbollah e all’Iran sciita. Certo poi la Grande Coalizione Sunnita è divisa al suo interno. Al Sisi, l’egiziano, mette a morte Mursi, presidente liberamente eletto, ma colpevole di essere un “fratello musulmano”. La Turchia corteggia invece i fratelli musulmani e li usa in Siria contro il governo filo egiziano di Tobruk. È “un pezzo” della Terza Guerra Mondiale, direbbe Francesco, che segnala al mondo come un atto di pace in Palestina spegnerebbe una miccia pericolosa.  “Truppe USA sul terreno”, la Stampa.  Obama reagisce come può: fa uccidere Abu Sayef, “ministro del petrolio” dell’Isis, cattura la moglie, libera la schiava Yazida. E spera nella pace con l’Iran Meglio di niente.

La notizia,falsa, invera se stessa.  Aveva scritto il Giornale che Mattarella avrebbe cumulato 4 pensioni: da presidente, da ex deputato, da ex giudice della Consulta, da professore universitario. Il Quirnale ha garbatamente spiegato che “la condizione di ex giudice costituzionale non comporta pensione”, che il vitalizio da deputato non può essere corrisposto a un Presidente in carica nè al Senatore a vita che diventarà dopo il mandato, che la pensione da professore viene detratta dallo stipendio presidenziale, avendo Mattarella recepito “il divieto di cumulo tra stipendio e pensioni erogate da pubbliche amministrazioni”. Una precisazione imbarazzante per chi la riceve, ma il Giornale titola trionfante: “Mattarella rinuncia alla super pensione”. Capito? Sallusti ha tuonato e Mattarella si è vergognato! Vedovi del Caimano i fogli di destra si attaccano all’insulto contro  La Casta (degli altri). Libero: “Pensioni. Altri 20 mangioni. Spunta anche Prodi”. Il gioco è talmente scoperto che Orsina, sulla Stampa, parla della “politica” come “capro espiatorio”, dei vari populismi di lotta e di governo.

 

Le ultime giornate di Atene, titola il Sole, mentre il nostro governo continua a tacere sulla tragedia greca, sperando che Merkel ce la faccia a umiliare Tsipras senza però farlo uscire dall’euro. Perche se no, per noi, sarebbero cavoli amari. Ha ragione Fassina “Renzi interpreta in modo estremo e brillante una subalternità culturale all’impianto neoliberista che, come sinistra, ci portiamo dietro da vent’anni”. Finisco con lo sfogo di Saviano: “Vietato criticare come ai tempi del fascismo”, sbotta lo scrittore, costretto ad accettare l’ospitalità di Tavaglio, dato che i giornaloni non sembrano gradire le sue critiche a Renzi, responsabile, come segretario del PD, delle impresentabili liste campane.

Italia, America. Caffè del 16

Quanto ci costa? 8.465 agenti – dice il Fatto – mobilitati in due mesi per proteggere Salvini. La salute del Secondo Matteo, beninteso, ci sta a cuore, come quella di qualunque cittadino dal quale dissentiamo. Però il leader più ricercato dai talk show – Matteo Prima dilaga e si ripete, funziona meglio Matteo Secondo – usa gli agenti come strumento per costruire la propria personale leggenda. Va in giro, provoca ROM, o antagonisti, o parrocchiani indignati per le frasi tremende che ha appena detto in TV, fa capolino dietro scudi e manganelli, poi torna rinfrancato in TV. Si può? No che non si può. Se lo stato mi protegge, io non devo abusarne. Almeno questo.

 

Un fucile da caccia, uno a pompa e una pistola. Giulio Murolo, infermiere al Cardarelli, aveva la passione per la caccia e per le armi. Una lite per un filo della biancheria, che stava dove secondo lui non doveva stare, uccide fratello e cognata, poi chiama il 113 e nell’attesa spara dal balcone e ne ammazza altri due. Una volta avremmo pensato “che barbari questi americani”, che dormono con l’arma accanto, e la Costituzione glielo permette come fossero nel Far West. Ma Giulio Murolo è napoletano. Città che oggi lascia a Crozza l’imitazione del candidato De Luca e lascia a casa il Premier – ha rimunciato ad andare. E rimpiange il tempo in cui solo sparavano malandrini e gendarmi.

 

Primi sì, primi sì. Stampa e Corriere si rincorrono, stupiscono, apprezzano: il rottamatore l’ha chiesto, la Camera l’ha fatto. A costo di dover dormire i deputati a Roma pure la notte del venerdì, che sacrificio! Con le orecchie protette – come i marinai di Ulisse – per non sentire il canto delle sirene, che protestano in piazza contro una riforma senza un’idea della formazione (cosa deve essere nel terzo millennio?), né del ruolo della scuola pubblica (un tempo dispensava promozione sociale e oggi, con la proletarizzazione della classe media?), né qualcosa sulla dignità dell’insegnante, mal pagato ma almeno ringraziato, esortato, confortato per quel che fa. Gianni Cuperlo – Repubblica – non chiede – e ce ne sarebbe bisogno – di riscrivere il testo, ma solo di correggerlo con un piano che dia certezze a tutti i precari, riveda le chiamate nominative (che trasformerebbero il preside, in giudice, sceriffo e sindaco del Far West), ripensi il 5 per mille (con i costributi familiari chi più ha se la cava, chi non ha.. tra i calcinacci.

 

Attento ai voti. “Usano gli insegnanti per farci perdere alle urne” avrebbe confidato Matteo Primo al retroscenista di Repubblica. “Chi lascia – e non vota il Partito della Nazione – ha ingannato gli elettori”: altra frase sempre verde – fedeltà alla ditta, se non vinciamo perdiamo – confidata alla Meli. Forse gli elettori li sta tradendo lui. Votato solo alle primarie, aveva escluso che sarebbe andato al Governo senza un mandato popolare. Né aveva detto che il nemico, dopo Landini, sarebbero diventate le insegnanti e i maestri che con tanta pazienza per tanti anni avevano votato PD. Stefano Folli lo elogia – perché piace a Standard & Poor’s – ma poi lo sbertuccia: “Il Partito della Nazione perde a sinistra e non sfonda a destra”. Di questo passo il Primo Matteo arriverà all’appuntamento con l’Italicum approvato e in parte sfiduciato. Lo sa e spera di affermarsi come leader internazionale per l’intervento in Libia o di incassare il dividendo di una più impetuosa ripresa.

 

E le altre riforme? Su corruzione e prescrizione misure sporadiche e insufficienti dice il CSM. Sulla Rai, dico qualcosa io a Repubblica.

Scontro o tregua? Caffè del 15

 

Scontro sulla scuola, scrive Repubblica. La Stampa “Scrutini o sarete precettati”, parola di Garante. L’opinione pubblica non sembra tuttavia convinta che siano proprio gli insegnanti la zavorra che tarpa le ali dell’Italia. Piuttosto indigna – dice Mattarella “la corruzione diffusa” – Corriere – che rivela “una concezione rapinatoria della vita”. E la “politica – sempre Mattarella – non ha senso se non combatte esclusioni e disuguaglianze”. Ecco che dopo i consigli al premier di Ilvo Diamanti, “Non sparate sulla scuola”, oggi Francesco Merlo – sempre Repubblica – definisce “la minaccia di precettare gli insegnanti, un oltraggio alla scuola pubblica”. E sfotte la riforma: “il preside rischia di diventare un capetto improvvisato nel paese degli Schettino con il potere (clientelare?) di assumere docenti per cooptazione e di premiare il merito”. E che fine farebbero “quei geni della ministra Giannini e del sottosegretario Faraone”, se anche nel governo si pagassero di più i più bravi?

 

Ritirata? Sarò smentito e insultato – che novità !- perchè il capo “non dorme mai, riposa”, “non tergiversa, va avanti”, tuttavia odo suonare dalla tolda di comando quelle note strane che sembrano annunciare un momentaneo addio alle armi. Solo fino al voto, s’intende! La Stampa: “Pensioni il premier perde tempo”. Perché, dopo la sentenza della consulta – lo rivela il Giornale – si starebbe facendo strada l’ipotesi di eliminare del tutto il sistema retributivo. Sarebbe un massacro per molte pensioni, meglio rinviare! “Slitta (anche) la riforma della Rai, nuovo CdA nominato con la Gasparri”, prevede Repubblica. Nel cassetto, secondo il Fatto, finirebbe anche il disegno di legge sulle Unioni civili: “Stop in Senato, il testo va già in vacanza”. Mentre la Stampa vede “Pontieri del governo al lavoro per un’intesa con la CGIL”.

 

Emiliano e Zaia dominano. Secondo Pagnoncelli e il Corriere. Emiliano, accreditato di quasi il 50%, grazie allo scontro Fitto Berlusconi, Zaia con 10 punti di vantaggio su Moretti Lady Like. Il VietNam del governo saranno, dunque, la Campania, con Bindi e Antimafia – scrive il Corriere – che vorrebebro “vagliare” prima del voto “i candidati impresentabili”, e la Liguria, dove nemmeno il vice presidente di Burlando voterà per la Paita, pupilla di Burlando. “Faro il voto disgiunto -dice a Repubblica Montaldo – voterò Pastorino Presidente e poi le liste PD. “La vera incognita – scrive però Franco sul Corriere – è se la questione delle pensioni, abbinata ai problemi della scuola e alle liti nei partiti, finirà per fare impennare l’astensionismo. Sarebbe la sconfitta di governo e opposizione; e la vittoria di una rischiosa «democrazia senza elettori»

 

Decisionismo senza fiducia. Il fatto è che la famosa “democrazia esecutiva” di Matteo Renzi rischia di sgretolarsi come un castello di carte se tarda ad arrivare la ripresa, e con la ripresa la fiducia. Il debito italiano è di 2.184 miliardi scrive Franco. Vuol dire che l’Europa del rigore ottuso, a salda guida tedesca ci starà addosso come un cane mastino, dopo aver sbranato la povera Grecia. Dunque ripresa o no? Mario Draghi ha tenuto ieri una lezione per il Fondo Monetario Internazionale  che il Sole24Ore riassume così: “Il QE taglia i tassi per famiglie e imprese”. Purtroppo Financial Times e gli stessi editorialisti del Sole raccontano, invece, un Draghi molto preoccupato. Se il mare di euro stampati dalla BCE non dovesse finire alle famiglie per spendere, e alle imprese per investire e assumere, quel mare di denaro foraggerà la speculazione finanziaria, dunque una nuova bolla speculativa, che scoppierà. Peggio. Una ripresina con deflazione (+0,3% del PIL, -0,1% i prezzi) farà  crescere “instabilità finanziara e disuguaglianze”, e metterà a rischio tenuta sociale, politica e democrazia nell’area dell’Euro.

Ottimisti versus pessimisti.Caffè

Ottimisti, pessimisti. Corriere della Sera: “Continua a salire la quota di assunzioni a tempo indeterminato sul totale. E ci mancherebbe, visti i generosi contributi (fino a 8.060 euro all’anno per tre anni per ogni assunto). Ma non si vede ancora un aumento del numero di occupati”. I dati Inps dicono questo, che il saldo dei contratti a tempo indeterminato che si attivano e di quelli che cessano è stato di 201.151, in più rispetto ai primi 3 mesi del 2014. Nello stesso peridodo la retribuzione media è diminuita dell’1,1%. Ed è aumentato il totale dei disoccupati: 111mila in più nel trimestre. Però oggi dovremmo avere la conferma che il PIL cresce un po’, decimali, beninteso, ma quanto basta per testimoniare la fine della recessione. Non certo della crisi: in Spagna un aumento più forte del PIL  -intorno al 3%- non sta portando né più lavoro  per i giovani né più soldi per il  ceto medio. C’è poi l’allarme del presidente Consob: “Vegas: rischio bolla dal Quantitative easing”. Sole24Ore. La valanga di euro messi in giro dalla BCE non finisce all’economia reale ma spinge i capitali verso impieghi speculativi, droga le borse e così  prepara la prossima crisi.

 

L’Europa che non c’è. “Lettera UE all’Italia” -scrive Repubblica- “OK alla flessibilità ma subito le riforme”. Si sono accorti, a Bruxelles, che l’Italia aveva fatto i conti senza l’oste, cioè senza la Consulta che ha vietato di usare le pensioni come bancomat. Quanto alla Grecia, siamo sempre lì, in mezzo al guado. Il Fondo Monetario non vuol più finanziare Atene, dice El Mundo, almeno fino a quando l’Europa non avrà il coraggio di usare le parole proibite. Le usa Francesco Daveri:  “ristrutturazione e cancellazione parziale del debito. Allungando ulteriormente le scadenze o riducendo il valore nominale dei debiti”. Tertium non datur.

 

Le quote europee. “L’Italia ne ospiterà 2mila -dice la Stampa-, la Germania 500 migranti in più, Cameron e Orban non ne vorrebbero nessuno. I migranti come pacchi postale, poi li spediranno in Slovacchia e loro scapperanno dove hanno le famiglie, a Francoforte o a Londra. “L’Italia incalza la UE”, dice il Corriere. Il nostro governo vorrebbe sbarazzarsi di 25mila ospiti e non solo di 20mila. E vorrebbe 250milioni, anziché i 60. Mare nero! Dublino non si tocca, chi è nei guai – i paesi frontalieri – ci resti. E allora speriamo nella guerra. Quale guerra? Mogherini all’ONU non ha parlato di raid aerei in Libia, e anche in mare si tratterebbe più di soccorrere che di affondare. Intanto la Libia riconosciuta bombarda una nave turca che accusa di portare armi all’Isis. Il generale Haftar, uomo di Al Sisi contro Erdogan. Il Re saudita diserta il vertice dei Paesi del Golfo convocato da Obama. E la potente coalizione degli stati arabo-sunniti rischia di perdere la guerra nello Yemen. Il vecchio ordine è in pezzi, il nuovo non c’è, l’Europa balbetta.

 

4 per cento. Forza Italia scompare. Questo dicono i risultati a Trento e Bolzano. Cresce la Lega, resiste M5S, il PD vince ma le sue liste restano molto sotto le Europee: 29,6% a Trento, come alle precedenti comunali e poco più delle politiche, ma alle europee il PD aveva totalizzato a Trento il 49,1% dei voti.

 

Forza, debolezza. Dopo lo sciopero generale della scuola Renzi ha rigettato la “mossa del cavallo” proposta da Tocci: assumi gli insegnanti, riscrivi la riforma. La legge, anche emendata, non dà risposte alla protesta, Boschi fa la dura coi sindacati, che però strappano un incontro a Palazzo Chigi, sia pure senza Renzi. “Flash mob ai danni del profilo facebook del premier. Saltano i banchi”, il manifesto. “Gli insegnanti a Renzi: non ti votiamo più”, il Fatto Quotidiano.

Welcome back Tony. Caffe dell’11

Dalle quote latte alle quote UE. Il Corriere parla di “limiti UE all’Italia”, però (la Stampa) “ne accogliamo una quota di 40mila”. Qui non si parla di latte e di mucce ma di donne, uomini e bambini ripescati in mare. Fiorenza Sarzanini spiega che l’Italia sta per essere commissariata dall’Unione Europea: con “esperti” di Bruxelles che verrebbero a fotografare  gli stranieri e a controllare i centri deputati a  trattenerli in Italia. In cambio l’UE ci darebbe 60 milioni per le spese di detenzione e alla fine se ne prenderebbe 40mila.  Peccato che ogni anno ne sbarchino in Italia -al netto dei morti- 130mila. Il ritmo è questo e 60 milioni sono niente. Vuoi mettere, però! Pare che la bozza dell’Unione “apra all’uso della forza in Libia” con “Comando affidato a Roma”.

 

Welcome Back. Tony Blair è tornato e in un articolo per The Observer, tradotto e sbattuto in prima pagina da Repubblica, spiega la nuova versione della vecchia Terza Via. “La strada verso la vetta parte dal centro (che) è uno stato mentale, non un luogo dove si evidenzia la spaccatura tra politica progressista e conservatrice”. E cioè? “Un luogo dove si progetta il futuro”. E come si fa?  “Vinciamo quando capiamo come sta evolvendo il mondo”. Questo sì che mi piace: analisi dello stato presente delle cose, scelta della possibilità su cui puntare, programma, strumenti. Ma nel saggio di Tony manca persino l’analisi. Joseph Stiglitz, antico cantore di Clinton, ha appena dato alle stampe “The Great Devide”, sul capitalismo americano che crea disuguaglianza, soffoca la classe media, inceppa lo sviluppo. Blair non l’ha ancora letto, come non deve aver letto Thomas Piketty né mai Paul Krugman. Lui s’è fermato alla tecnologia che “dovrebbe già bastare a rivoluzionare il modo col quale garantiamo i servizi pubblici”. Non conosco uno scienziato o storico o filosofo che non pensi che l’accumulo di dati e utilità tecniche postuli, semmai, una rivoluzione nel modo di pensare. Che metta il  singolo studente al centro del processo formativo, l’uomo nella sua interezza (non il braccio, il seno, l’intestino) al centro della medicina. E che crei lavoro scegliendo insieme cosa e come produrre. Ma Blair è realista: largo ai manager, all’industria che c’è, ai vecchi prodotti da smaltire. E basta conflitti.

 

Non lasciamo la scuola ai sindacati, fa eco la blairiana Boschi. I sindacati? Sono loro a far cadere i calcinacci, loro a demotivare gli insegnanti, loro ad aver cancellato l’intento unitario e formativo della nostra scuola pubblica? No, è che sindacato è una parola vecchia, da spendersi in campagna elettorale per indicare le colpe e il nemico. Come contratto, confronto, stipendio. Meglio futuro, responsabilità (del preside), scuola-lavoro (quando manca il lavoro), autonomia (beninteso, accrescendo il controllo del governo). Questo nuovo è il nulla: un po’ di sociologia americana come me la spiegavano a scuola nella metà degli anni 60, prima della sconfitta in VietNam, della crisi del petrolio, del boom dei paesi emergenti, prima della grande bolla speculativa del 2000 e della fine del sogno americano e della middle class. Giorgio Tonini, rispondendo a un tweet di Barca, ci ha accusato di trattarli, loro blairiani, da “socialtraditori”. No, “da mediani che non alzano la testa, con un modulo di gioco stantio, bravi a falciare (spianare) l’avversario, ma senza visione. Prenderanno -come è successo ieri a due giocatori della Lazio- un inevitabile cartellino rosso.

 

Con questo Papa torno cattolico. Tralasciamo per una volta i meriti politici di Bergoglio per andare a quel “torno cattolico” detto da Raul Castro. Quanti ex cattolici, giovani e meno navigati, torneranno alla chiesa di Papa Francesco? Dipende dai preti e dai praticanti, la maggioranza dei quali -temo – considera questo Papa una chimera, frammento di luce destinato a cadere. Peccato. Perché così proseguirà la crisi della chiesa cattolica. La mia più piccola (12 anni) ieri osservava: i nonni erano cattolici, i genitori meno, i figli non più. Solo la medicina di Francesco è all’altezza del mondo e delle sfide future. Riflessioni empatiche di un non credente.

Oltre il Rubicone. Caffè del 31

Un sindaco del Pd viene arrestato perché avrebbe preso tangenti da una potente cooperativa che fiancheggia il Pd, ma nella direzione del Pd la madre di tutte le battaglie – incipit di Marcello Sorgi – riguarda, invece, la legge elettorale. Renzi si è spiegato bene. In Gran Bretagna, con una legge super maggioritaria, è probabile che le urne portino ancora a un governo di coalizione. Fukuyama (il politologo che teorizzò la fine della storia per poi ricredersi) parla degli USA come di una democrazia del blocco e del veto. Solo una legge che renda inoffensivi tutti i partiti tranne uno, e garantisca a un leader il controllo pieno del parlamento, potrà salvare la democrazia, in Italia e nel mondo. Continua la lettura di Oltre il Rubicone. Caffè del 31

Un Sarko ci salverà? Caffè del 30

Alla fine il doppio turno funziona così: vince chi prende il seggio. E in Francia ha vinto Sarkozy, ha perso Hollande e Marine Le Pen è rimasta -per ora- a guardare. 28 dipartimenti fino a ieri a sinistra passano a destra (grazie anche all’alleanza con i centristi di Udi e Modem che nel 2012 votarono Hollande) la sinistra divisa perde. Il Front attrae un quarto dei voti dei francesi ma non prende un solo dipartimento. Sarkozy punta alle presidenziali, ignora Valls per colpire Hollande, tace della Le Pen, sperando di arginarne l’avanzata senza irritarne l’elettorato.  Repubblica: “Tracollo socialista ma Le Pen non sfonda”. Stampa: “Bocciato Hollande, la sfida futura è Sarkozy – Le Pen”. Corriere: “Nicolas pensa già all’Eliseo”. Tre considerazioni. 1) La sinistra francese è ormai ostaggio della Merkel e dei neo liberisti di Bruxelles: svaluta il lavoro ma riduce la disoccupazione, è odiata per le tasse e accusata di non difendere la nazione. Su Repubblica Picketty spiega bene “perché il popolo tradisce la sinistra”. 2) Il voto di ieri è rassicurante, perché il doppio turno (con la capacità di coalizzarsi) ha tenuto, escludendo ancora il Front. Però un ballottaggio nel 2017 tra Sarkozy e Le Pen, nonostante i voti delle sinistre riunite – si è visto al primo turno – non siano meno di quelli raccolti da Sarko, sarebbe, di per sè, un’anomalia.  3) Senza un capovolgimento della politica europea, la crisi delle democrazie nazionali favorirà la destra. Sarkozy – specie se inseguito dal fantasma corruzione – potrebbe rivelarsi un apprendista stregone. Repubblica: “La marcia di Tunisi. ‘La Jihad non vincerà’. Iran Usa, l’ira di Israele”. La risposta popolare all’attentato del Bardo è stata un successo, con tanti giovani -“La marcia dei ragazzi”, dice il Corriere – nonostante parte del mondo laico l’abbia disertata per non trovarsi a fianco di Ennahda. E benissimo ha fatto Renzi a parteciparvi, anche se poi, davanti ai microfoni, appariva impalato e fuori luogo. Però la notizia di ieri è un’altra. La coalizione arabo-sunnita, dall’Arabia, all’Egitto, alla Turchia, prepara l’invasione dello Yemen e si unisce in un’alleanza militare permanente, una Nato sunnita. Fa contro gli scititi quello che non ha fatto per i palestinesi, perché teme l’accordo che si sta concludendo a Losanna fra Stati Uniti e Iran. Un accordo – ha detto ieri Netanyahu, che è “un pericolo per l’umanità”. L’Isis dimenticato. Gli sciiti, che combattano il califfato, sono nemici della monarchia wahabbita, e della destra israeliana. Italicum nel menu italiano: Renzi blandisce. Votate la legge così com’è e faremo le primarie per i capolista – c’è posto per voi della minoranza – e modificheremo persino la riforma del Senato. La legge elettorale resta in cima ai suoi pensieri. L’ha fatta passare in Senato con i voti di Berlusconi, alla Camera la vuole imporre con il premio di maggioranza strappato (grazie al Porcellum) da Bersani. Tutto per proporsi come Sindaco d’Italia. Un Sarkozy nostrano che conquista consensi al centro e a destra denunciando le colpe (vere, enormi!) di sinistra e sindacati e così evita il peggio, Può funzionare? Per qualche tempo, ma non credo che possa durare a lungo

Piero Ignazi stigmatizza la frase di Landini “E’ peggio di Berlusconi”. Ma Landini parlava da sindacalista che difende la  dignità del lavoro dalle dilaganti politiche neo liberiste. Peraltro così conclude Ignazi: “ll capo del governo segue un percorso inedito e per certi aspetti indecifrabile, senza tuttavia mettere in tensione il sistema democratico; a meno che il fragore delle adulazioni e la pulsione narcisistica non rompano gli argini imponendo un neo centralismo democratico al Pd e una democrazia direttiva e cesaristica al sistema. È ancora presto per gridare al lupo”. Sono d’accordo, ma non è presto – anzi è quasi tardi – per provare a modificare le sue “inedite e indecifrabili” riforme.

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Il patto è servito.Caffè del 13 novembre

Nel giorno in cui operai della ThyssenKrupp di Terni, minacciato di licenziamento, hanno occupato per alcune ore l’autostrada del sole, un certo Carbone,cooptato nella segreteria del Pd, ha scritto – immagino per compiacere Renzi: un tweet che così recita: “il ponte servito”. Perché la CGIL ha indetto uno sciopero generale di 8 ore il 5 dicembre, vigilia di un ponte. Landini ha risposto “non siamo fancazzisti”, uno sciopero costa e lo paghiamo caro. Giusto e se lo sciopero di venerdì consente un po’ il tempo per i figli e gli affetti, ci sta quella data, è nella tradizione. Piuttosto nessuno ha pensato che quello di Carbone poteva essere stato in realtà un lapsus freudiano. Non ponte, patto avrebbe voluto scrivere. Sì oggi il patto è servito! E ha un sapore stantio, un retrogusto amaro, non democratico.

Berlusconi e Renzi si sono incontrati – lo specchio di Giannelli ne restituisce l’immagine con la faccia dell’uno sul corpo dell’altro- e hanno deciso che la legge elettorale sarà votata in Senato entro dicembre, che cento capilista saranno bloccati -questo significa, tanto per fare un esempio, che tutti gli eletti di Grillo saranno scelti da Grillo-, hanno deciso che il premio di maggioranza spetta al partito – dunque se Renzi ripetesse l’exploit delle europee, superando la soglia del 40%, la legge gli regalerebbe altri 120 deputati-, hanno deciso di non essere completamente d’accordo sullo sbarramento ai partiti minori, che ora Renzi vuole molto basso – gli fa comodo una polverizzazione di partitini ai quali contrapporre il suo partitone della nazione-  mentre Berlusconi vorrebbe soglie più alte per indurre almeno Alfano e Meloni a ricoverarsi sotto le sue ali.

Ah, dimenticavo: avrebbero deciso pure che non si vota prima del 2018. Ma queste sono promesse da marinaio -se no perché farebbero la legge elettorale così in fretta- promesse, cioè, esposte a venti e flutti della contingenza economica e politica.  Corriere: “Così l’intesa”. Repubblica: “C’è il patto”. La Stampa: “Resta il nodo sbarramento”. V’ho risparmiato i due nomi, che echeggiano in ogni titolo. Stefano Folli scrive: “Perché il cavaliere ha scelto di perdere”. Segreto di pulcinella: perché vuole restare attaccato al tavolo in cui si sceglie il futuro presidente della repubblica e ottenere vantaggi per le aziende! Il Giornale introduce un altro elemento: “un pezzo del Pd molla Renzi”.

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