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Una vicenda che adesso va chiarita

Patto mondiale per salvare la terra, scrive la Stampa. Speriamo! Beninteso, è importantissimo che 195 paesi, e tra loro Cina, Stati Uniti, Europa e persino India – la più renitente -, abbiano sottoscritto un’intesa. Ora c’è un obiettivo: impedire che la temperatura del pianeta aumenti di 2 gradi e più, cercando di restare entro l’aumento un grado e mezzo. Per conseguire tale risultato le tonnellate di gas a effetto serra prodotte nel 2030 non dovranno essere più di 40 miliardi (oggi ne produciamo quasi 36, ma per quella data stavamo rischiando di arrivare a 55 miliardi). Gli stati ricchi si sono impegnati a finanziare le energie pulite e a investire 100 miliardi l’anno per combattere i disastri già oggi provocati dal global warming. Bene? No, benino. Perché le misure scatteranno non subito ma tra 4 o 5 anni – lo chiedevano le multinazionali dell’inquinamento e l’hanno ottenuto – e perché i controlli saranno affidati ai governi nazionali – osserva giustamente Rampini che se i repubblicani vincessero le elezioni americane tutto tornerebbe in gioco -. E tuttavia l’intesa – un successo politico di Obama e diplomatico di Fabius – offre strumenti di lotta a chi vorrà lottare.

Fondo banche, cento milioni per i truffati, annuncia la Repubblica e il Corriere indica “Le tre regole per i rimborsi”. Diciamole subito: avranno priorità i truffati più “vulnerabili” – cioè i più poveri -, saranno indennizzati meno (o niente) i più famelici – quelli cioè che avevano puntato su rendite più alte o che avevano già incassato dividendi più consistenti -, un arbitro valuterà a chi spetti, e in che misura, il rimborso e a chi invece no, questo arbitro non sarà la Consob, colpevole (secondo il governo?) di omessa vigilanza. Per gli indennizzi si attingerà al Fondo Interbancario, non a soldi direttamente pubblici ma a capitali che il sistema bancario accantona per ridurre i rischi. Il governo prova a metterci una pezza. Problema risolto?

Una vicenda che adesso va chiarita, scrive Polito sul Corriere. Perché “il governo ha sbagliato a sottovalutare il problema posto dalla massa abnorme di obbligazioni bancarie in circolazione”. Perché Banca Etruria & C se con una mano vendevano ai risparmiatori ignari titoli inesigibili, con l’altra “acquistavano grandi quantità di titoli di Stato, finanziando così il nostro debito pubblico”. Un conflitto d’interessi addirittura sistemico. “La sottovalutazione -si chiede poi Polito – dipende anche dall’imbarazzo per il fatto che il padre del ministro più importante era amministratore di una delle banche salvate?”. Non ci sono prove, è la risposta provvisoria. Tuttavia, aggiunge il vice direttore del Corriere, “circa 185 milioni sono stati prestati dalla banca a 18 dei suoi amministratori: quanti di questi sono andati alle 14 aziende agricole nel cui consiglio siede Boschi senior, uomo di punta della Coldiretti locale?”

I Renzi soci in affari del banchiere fallito, scrive il Giornale. Pare che i genitori del premier, nella dichiarazione sul proprio onore che sono tenuti a fare, avrebbero omesso di comunicare i rapporti con “Lorenzo Rosi, ex presidente di Banca Etruria prima del commissariamento”. Il Fatto titola: “Papà Renzi & papà Boschi tutti Banca Etruria e famiglia”. Così, derubricata a semplice maschilismo (Enrico Rossi!) la richiesta di Saviano che la Boschi si dimettesse – ieri la ministra ha parlato d’altro né alcuna “domanda” della Leopolda l’ha sollecitata su quel tasto dolente -, oggi tocca a Renzi, il quale, secondo Repubblica, “blinda la squadra”. Sono io nel mirino – avrebbe detto – non lei”. Il problema politico rimane, né basta la bonaria difesa di Bersani – secondo cui Saviano avrebbe “esagerato” a chiedere le dimissioni. Perché cosa dovrebbe fare un intellettuale se non esagerare – usare l’iperbole per chiedere chiarezza – quando scoppia uno scandalo nella zona e nell’ambiente in cui sono nati e vissuti sia il premier che il ministro delle riforme? Io penso che Boschi (e Renzi) possano spiegare e uscirne bene. Lo facciano però, e la Leopolda smetta di dare i voti ai giornali (al Fatto). Quando a farlo è un’assise del potere, non c’è da scherzare.

Perché non pagano i responsabili della truffa? Scrive Luigi Zingales sul Sole24Ore: “Dopo la colossale truffa di Madoff, il governo americano non ha indennizzato le vittime, ma ha nominato un avvocato famoso per la sua aggressività, Irving Picard, per recuperare la maggior quantità di denaro possibile da chi avrebbe dovuto controllare e non l’aveva fatto. Picard ha fatto causa a tutti i responsabili, senza guardare in faccia a nessuno. Il risultato è che le vittime hanno recuperato oggi il 60% delle perdite”. Così si usa negli Stati Uniti.

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