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Il 25 aprile di Moni Ovadia, da “il manifesto”

Nel corso della mia vita e da che ho l’età della ragione, ho cercato di partecipare, anno dopo anno a ogni manifestazione del 25 aprile.
Un paio di anni fa, percorrendo il corteo alla ricerca della mia collocazione sotto le bandiere dell’Anpi, mi imbattei nel gruppo che rappresentava i combattenti della “brigata ebraica”, aggregata nel corso della seconda guerra mondiale alle truppe alleate del generale Alexander e impegnata nel conflitto contro le forze nazifasciste. Qualcuno dei componenti di quel drappello mi riconobbe e mi salutò cordialmente, ma uno di loro mi rivolse un invito sgradevole, mi disse: «Vieni qui con la tua gente». Io con un gesto gli feci capire che andavo più avanti a cercare le bandiere dell’Anpi che il 25 aprile è «la mia gente» perché io sono iscritto all’Anpi con il titolo di antifascista. Lui per tutta risposta mi apostrofò con queste parole: «Sì, sì, vai con i tuoi amici palestinesi». Continua la lettura di Il 25 aprile di Moni Ovadia, da “il manifesto”

Se questo fosse il Pd..

Pubblico su questo blog, sicuro che l’autore non se ne dispiaccia, l’intervento che Walter Tocci ha svolto stamani all’assemblea del Partito Democratico. Un discorso con cui, davvero, vale la pena misurarsi. Corradino Mineo

di Walter Tocci

Grazie per avermi dato la parola. Non basta parlarsi, dovremmo soprattutto ascoltarci, ciascuno con la curiosità per l’argomento dell’altro. Non siamo stati capaci di farlo prima, dovremmo impararlo almeno dopo la sconfitta.

Un amico del SI mi ha criticato perché, avendo votato NO, invece di sconfitta dovrei parlare di vittoria; io però sono un militante, che non riesce a gioire per le difficoltà del suo partito. Continua la lettura di Se questo fosse il Pd..

Quando Muhammad faceva rabbia

Questa mattina, infastidito dai commenti elogiativi (post mortem) e melensi su Muhammad Ali, avevo cercato sul web l’intervista di Oriana Fallaci. Perché ricordavo che gliela aveva fatta e ricordavo ancora meglio quanto le destre europee e americane avessero odiato Cassius Clay, uno che non stava al suo posto, che non si limitava a tirare pugni e basta, ma straparlava e dava fastidio. Non l’ho trovata. Più tardi, dando un’occhiata a Dagospia, mi sono accorto di averla avuta sempre sotto gli occhi, spiattellata su Libero da Vittorio Feltri, per “gentile concessione di Edoardo Perazzi, erede di Oriana Fallaci”. Eccola. Mi sembra un documento del tempo e anche del giornalismo di Oriana, bravissima per carità, ma che non ho apprezzato da viva e non apprezzo ora. Eccola:

Un pagliaccio simpatico, allegro, e innocuo. Chi non ricorda con indulgenza le sue sbruffonate, le sue bugie, i suoi paradossi iniziati alle Olimpiadi di Roma quando mise in ginocchio ben quattro avversari, un belga un russo un australiano un polacco, e la medaglia d’oro non se la toglieva neanche per andare a letto, imparò per questo a dormire senza scomporsi, Dio me l’ha data e guai a chi la tocca. Continua la lettura di Quando Muhammad faceva rabbia

Gli errori da non ripetere e le proposte di Walter Tocci per Roma

Il testo che segue è stato scritto da Walter Tocci. Lo pubblico anche in questo blog perché mi pare interessante. Condivisibile anche da chi, come me, ha fatto scelte diverse da quelle di Walter. CM

Prima la politica per Roma, poi i candidati
Si ripete il vecchio copione. Il Pd romano si ripresenta alle elezioni senza un programma credibile. Affida alle primarie il compito improprio di sciogliere i nodi politici. Seleziona i candidati nel recinto di partito, sempre più angusto.
Sono gli stessi errori del 2013. E’ sconcertante ripeterli oggi, soprattutto dopo il crollo del nostro governo cittadino, una sconfitta che ci riguarda tutti. Sarebbe invece il momento di tentare soluzioni nuove, di immaginare scenari inediti, di alzare lo sguardo intorno a noi. Ci vorrebbero umiltà e coraggio. L’umiltà di riconoscere la sconfitta e di ripartire sapendo che non bastiamo a noi stessi. Il coraggio di mettersi in discussione per tornare a servire la città.
Nei mesi passati mi è capitato di fare tre proposte. Sono ancora valide, anche se si è perso tempo utile. Le riassumo qui, prima che sia troppo tardi. Continua la lettura di Gli errori da non ripetere e le proposte di Walter Tocci per Roma

Che ti devo dire amico mio ?

Presidente dei giornalisti, bandiera di Libera Stampa, Della Volpe se ne è andato. Per me era Santo, un amico. Che un tempo a Torino chiamavo “Sunto”, quando lui, che aveva scritto per il Quotidiano dei lavoratori, fu finalmente assunto in Rai. Santo con cui ho condiviso amicizia e avventure, che ogni tanto sfotticchiavo per la barba folta e i capelli crespi. Mentre ne ammiravo la generosità, l’onestà e la curiosità; che è dote necessaria per far bene il giornalista. Ricordo con più riconoscenza, tra le tante belle cose che ha fatto, i servizi e le inchieste di Santo Della Volpe sui morti d’amianto e su Casale Monferrato.
Che ti devo dire amico mio? Spero che tanti altri facciano come te: lavorino duro, per capire e far capire, siano tenaci e curiosi, si mostrino indomabili.

Zunino,Repubblica, mi scrive.Lo ringrazio e rispondo

Corrado Zunino, giornalista di Repubblica, che ho citato stamani nel mio post “La verità al contrario: mi risponde così.

Per quel che riguarda la citazione di “Repubblica”, fa un po’ impressione vedere un ex giornalista ricostruire a proprio piacimento gli articoli (in un italiano un po’ buttato, diciamo) riproducendo per gli “amici” di Facebook un senso diverso da quello che hanno in originale. Il titolo dell’intervista al presidente di commissione Andrea Marcucci , innanzitutto, è fedele al testo dell’intervista, punto. Nell’intervista, la si potrebbe pubblicare su Facebook per comprendere la scorrettezza della ricostruzione, nelle domande si fa notare che nelle ultime decisive riunioni i senatori Tocci e Mineo vengono esclusi dal partito. E si dice, nelle domande di quell’intervista, che “il cammino della riforma negli ultimi giorni è stato pasticciato”, si parla ancora di “caos conflittuale” e di “rivolta diffusa”. Si descrive la realtà, ecco, altro che stampa di regime. La chiosa di Mineo – “insomma, se ne voleva andare” – sulla notizia dell’annuncio dell’addio al partito di Stefano Fassina è, oltre che parziale, sciocca. Il testo originale dice: “La scelta della fiducia ha convinto Stefano Fassina a lasciare il Pd” (frase non citata nella ricostruzione di Mineo) e quindi c’è un elemento causa-effetto (fiducia-addio) che non ha nulla a che fare con “insomma, se ne voleva andare”. La frase da me attribuita a Mineo, ancora, è quella da lui pronunciata ieri alla fine delle ore convulse della commissione Istruzione del Senato: “La fiducia non la voto, è un puro atto di imperio. Non esco dal partito”. Cosa c’è di diverso tra “non esco dal partito” e: “Non sono come Civati (altra frase detta da Mineo) che esce per condurre una battaglia solitaria. Io sono per portare avantila mia battaglia da dentro”. E’ esattamente la stessa cosa, la prima sintetizza la seconda nelle righe disponibili in una cronaca di un quotidiano. Le assicuro, senatore Mineo: il collega Bei non esulta quando scopre che Renzi ha inviato un sms anche a Tocci, si limita a raccontarlo ai suoi lettori. Spiace che lei, senatore, nel suo racconto ai docenti che la seguono, non sia riuscito a essere un po ‘ più (bastava poco) cronista. Non basta condire faziose parzialità con Ėjzenštejn, non basta.
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