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A caldo, su Macron presidente

Ha attraversato da solo la Cour Napoléon du Louvre, accompagnato dalle note dell’Inno alla Gioia, simbolo d’Europa. Poi, sempre da solo sul palco, ha parlato con dietro la piramide di vetro voluta da Mitterrand e accettata Chirac, al tempo sindaco di Parigi. Ha ringraziato chi lo ha votato senza condividerne il programma, solo per sbarrare la strada alla Le Pen. Poi si è rivolto anche al popolo della Le Pen dicendo “sarò il vostro presidente, perché non abbiate più motivo di votare per le estreme”.

Tutto troppo perfetto in questo suo esordio da presidente di Emmanuel Macron. Tutto studiato nei dettagli e recitato a puntino. Con una grande voglia di piacere a tutti e una ferrea volontà di essere “à la hauteur” della storia di Francia. Prima del discorso del Louvre, Macron aveva parlato dal suo quartier generale. Anche lì solo davanti a una telecamera. Discorso solenne, rivolto alla nazione, da vero monarca repubblicano. Continua la lettura di A caldo, su Macron presidente

Quello che capisco del voto in Francia

Dunque se la vedranno Macron e Le Pen. I due principali partiti, pilastri della Quinta Repubblica, Repubblicani e Partito Socialista sono fuori dal ballottaggio. Insieme fanno poco più di un quarto dei voti. Fillon, il neo gollista, e Hamon, il socialista che guarda a sinistra, ammettono la sconfitta, se ne assumono le responsabilità e chiedono ai loro sostenitori di votare Macron, contro il pericolo del Front National. Subito Marine Le Pen coglie la palla al balzo, prova a presentarsi come la candidata del popolo, dei patrioti, dei veri francesi. Contro la politica, di destra e di sinistra, e contro l’establishment che ha rovinato la Francia. Cita De Gaulle, un discorso del ‘43, quando la Francia era da ricostruire. Continua la lettura di Quello che capisco del voto in Francia

Marco, un’ultima domanda: Chi è il tuo erede?

“Grazie!”, hai detto grazie quando hanno proposto di sedarti. Grazie è una parola semplice, un manifesto della non violenza: a te che colpisci, che non vuoi capire e pretendi di togliermi la parola, rispondo indossando il bavaglio e dico grazie. Grazie, un sospiro con cui accettavi la morte, come deve fare chi ha voluto e saputo dare un senso alla vita.

In te, in modo rivoluzionario e pirotecnico, ha vissuto una delle più grandi tradizioni della cultura politica italiana, quella radicale e azionista. L’estrema sinistra borghese al tempo del Regno, Cavallotti, Colajanni. Poi il Partito d’Azione che ha illuminato la scena nell’immediato dopo guerra. Tu sei arrivato dopo. Anche a un vecchio che sembrava eterno, quale sei stato, può capitare di arrivare dopo. Dopo la fine dell’illusione azionista. Dopo che Ugo La Malfa aveva preso a far da lievito alla destra intelligente, e Vittorio Foa alla sinistra innovatrice. Tu, ragazzo, stavi a sinistra con un sentire di destra: giovane liberale impegnato nell’UGI, l’Unione goliardica italiana, organizzazione della sinistra universitaria prima del ’68. Continua la lettura di Marco, un’ultima domanda: Chi è il tuo erede?

Che ti devo dire amico mio ?

Presidente dei giornalisti, bandiera di Libera Stampa, Della Volpe se ne è andato. Per me era Santo, un amico. Che un tempo a Torino chiamavo “Sunto”, quando lui, che aveva scritto per il Quotidiano dei lavoratori, fu finalmente assunto in Rai. Santo con cui ho condiviso amicizia e avventure, che ogni tanto sfotticchiavo per la barba folta e i capelli crespi. Mentre ne ammiravo la generosità, l’onestà e la curiosità; che è dote necessaria per far bene il giornalista. Ricordo con più riconoscenza, tra le tante belle cose che ha fatto, i servizi e le inchieste di Santo Della Volpe sui morti d’amianto e su Casale Monferrato.
Che ti devo dire amico mio? Spero che tanti altri facciano come te: lavorino duro, per capire e far capire, siano tenaci e curiosi, si mostrino indomabili.

È tornato l’arrotino

Che uomo! ha costretto il ministero dell’Istruzione a lavorare anche in agosto per assumere i centomila precari. Lo stesso ha fatto con Padoan, reduce da una cena a svariate stelle Michelin per mantenere la «Fondazione Italiani Europei» del suo amico Massimo D’Alema.

Arrotino, arrotino! È tornato l’arrotino. Anzi il rottamatore. Niente sole a seno nudo -quest’estate- per la povera Giannini, niente delizie di Vissani per la bocca del ministro dell’economia. E, soprattutto, il premier ha ottenuto quello che voleva veramente, ossia che il Miur accettasse di lavorare anche in agosto e pure il ministero dell’economia. Funzionari pubblici, pedalate! Ministri, niente vacanze. Senatori, al lavoro ad agosto. Insomma, non ci sono più tante scuse. O alibi per fermare Renzi. Che è soddisfatto e si diverte pure: sapeste quanto si diverte! Sono i momenti più divertenti quelli in cui qualcuno pensa di bloccarti per una scemenza o un numero del Senato che si finge essere vero e che tale non è . È adesso, in fasi come queste, che bisogna sapere come si governa.

Nessuno governa meglio dell’arrotino. Ha già risolto il problema dei migranti, evitato che l’euro si arenasse sulle secche greche, cancellato Mafia Capitale, sostituito De Luca con Rosy Bindi. Il popolo italiano avrà il pane! Camerata macchinista accendi il motore, camerati contadini la trebbiatura comincia! LUI, almeno, le panzane sulle demoplutocrazie le diceva a torso nudo, respirando a pieni polmoni gli acari delle graminacee. Non stretto da un abitino Ferragamo, compulsando sull’Iphone  veline quotidiane per i giornalisti della corte.

Sulla mafia,Lettera a un figlio

Detesto la retorica, so che le parole ripetute mille volte cambiano di significato. Così a ogni anniversario volto lo sguardo altrove. Anche quando ricorre la morte per mafia di qualcuno che ho conosciuto, persino di un caro amico.  Però oggi il post di uno dei miei figli, Manfredi 21 anni, mi induce a superare il riserbo o, se preferite, la nausea. “Credo -scrive- che il processo di eroicizzazione dei due giudici sia arrivato a livelli talmente esasperati da produrre un effetto contrario”. Vero. In un paese con la coda di paglia, chiamiamo “eroe” chi ha dato un esempio che intendiamo seguire, un modo per seppellirlo di nuovo.

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L’addio di Civati al Pd geneticamente modificato di Renzi

CIAO

Il mio è un messaggio per gli elettori del Pd e del centrosinistra: mi dispiace, per me, per voi. Mi dispiace deludere alcuni di voi e condividere la delusione di chi deluso è già da molto tempo.

Come molti, non mi sento rappresentato da questa situazione. Lo ripeto da qualche giorno: non ho più fiducia in questo governo, nelle sue scelte, nei modi che ha scelto, negli obiettivi che si è dato.

Non ne ho avuta personalmente fin dall’inizio, quando si scelse di proseguire con le larghe intese: avevamo deciso che durassero solo due anni, che sarebbero scaduti già, mentre abbiamo deciso di andare avanti fino al 2018, cambiando premier – in quel modo sobrio e istituzionale che tutti ricorderete – ma senza cambiare il programma di governo. Senza nemmeno scriverlo, per altro, con i risultati che sappiamo. Votai quella fiducia solo per rimanere nel Pd, lo spiegai allora, solo perché mi ero appena candidato al Congresso e per rispetto degli elettori (che pure nella consultazione che avviammo si divisero esattamente a metà) .