Macron Le Pen

Quello che capisco del voto in Francia

Dunque se la vedranno Macron e Le Pen. I due principali partiti, pilastri della Quinta Repubblica, Repubblicani e Partito Socialista sono fuori dal ballottaggio. Insieme fanno poco più di un quarto dei voti. Fillon, il neo gollista, e Hamon, il socialista che guarda a sinistra, ammettono la sconfitta, se ne assumono le responsabilità e chiedono ai loro sostenitori di votare Macron, contro il pericolo del Front National. Subito Marine Le Pen coglie la palla al balzo, prova a presentarsi come la candidata del popolo, dei patrioti, dei veri francesi. Contro la politica, di destra e di sinistra, e contro l’establishment che ha rovinato la Francia. Cita De Gaulle, un discorso del ‘43, quando la Francia era da ricostruire.

Mélenchon si presenta a chi lo attende ed è molto teso. Dice di non fidarsi dei sondaggi e di voler aspettare i dati ufficiali. In ogni caso non sarà lui a scegliere tra Le Pen e Macron. Si pronunceranno – dice – con un sondaggio in rete i 450mila che l’hanno appoggiato. Più tardi parla Macron, stringe mani, è prodigo di baci, parla lentamente, senza scintille, ringrazia tutti e nove i candidati sconfitti, in particolare ringrazia Fillon e Hamon per aver detto che voteranno per lui. Sostiene di voler cambiare la Francia ma non dice quali errori evitare. Conta che destra e sinistra non solo lo votino fra due settimane ma poi votino il suo movimento, En Marche, alle legislative di giugno. Dice Europa, ma non dice quale Europa vuole. Non cita mai Le Pen. Si sente già presidente e sembra una statua di sale.

Che dire? Due francesi su tre sono radicalmente, visceralmente (e sanamente) ostili al Front National. Per fortuna. Ed è quindi ben possibile che sia Macron ad entrare all’Eliseo. Anche se mi tremano le ginocchia se provo a immaginare un faccia a faccia televisivo tra il Macron e la Le Pen che si sono visti stasera. Ma poi? È probabile che le legislative di giugno saranno una seconda guerra e diversa. Ed è possibile che il presidente eletto si trovi, per la prima volta e dal primo giorno, senza una propria maggioranza che lo sostenga all’Assemblea Nazionale.

La sinistra, la mia cara sinistra, può ben risorgere da questo disastro. Se Hamon riuscirà a ripartire dal misero risultato totalizzato stasera. Se Jean Luc Mélenchon si riprenderà dal duro colpo che l’esclusione dal ballottaggio sembra avergli inferto. Se saprà spostare l’attenzione dalla questioni care ai media (il pericolo del terrorismo, la paura del vuoto per la crisi della mondializzazione, l’europeismo ma solo di facciata) per mettere al centro del dibattito politico il vissuto dei giovani, dei lavoratori, degli scienziati. E farne programma.

Ma ogni entusiasmo sarebbe fuori luogo. Come dice Francesco Papa, siamo davanti non a un’epoca di cambiamenti ma a un cambiamento d’epoca. Il primo turno delle presidenziali francesi dimostra questo. E il processo è in corso, la faglia è aperta e continua ad allargarsi. Ci saranno, perciò, molte nuove scosse cui dover far fronte. Prima di provare a ricostruire.

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