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Chi tocca Roma muore?

Roma, nuovo caso giudiziario, titola il Corriere e secondo Fiorenza Saracini: “Si aggrava la posizione di Paola Muraro, assessora all’Ambiente di Roma indagata per abuso d’ufficio assieme al direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon, già imputato nel processo «Mafia Capitale», nell’inchiesta sulle consulenze alla municipalizzata”. Al vaglio degli inquirenti 30 telefonate tra la Muraro, Fiscom e l’ex amministratore dell’azienda rifiuti, Panzironi. Un ruolo, quella della Muraro, che non sembra essere stato di consulente – come ha sempre sostenuto – ma di “vera e propria manager che aveva la delega alla gestione degli impianti Tmb (trattamento freddo degli impianti indifferenziati) e dei tritovagliatori”. Il sospetto, dice Sarzanini, è che l’assessora della Raggi “abbia favorito la contraffazione dei risultati sia per quanto riguarda la quantità, sia per la qualità del materiale trattato e favorito le aziende del ras dei rifiuti Manlio Cerroni accettando che gli impianti di Ama lavorassero a regime più basso di quanto era invece possibile e consentendo così alle ditte private di poter smaltire il resto della spazzatura”. Intanto si confermano le dimissioni del ragioniere generale del Campidoglio Ferrante e del suo vice. Ferrante avrebbe mandato il seguente sms ad Alfonso Sabella: “Ho provato a ragionarci (con i grillini), ma con questi è impossibile”. Continua la lettura di Chi tocca Roma muore?

Europa, dove vai?

Sì, se puede. La Spagna l’economia riparte, tra il 2 e il 3% in più dice il PIL, il premier Rajoy è lodato in Europa per le sue “coraggiose” riforme, ma agli elettori questo non basta. Podemos ha vinto le elezioni a Barcellona: la sua candidata, Ada Colau, 41 anni, nota per aver costruito una piattafirma contro gli sfratti, ha sconfitto il sindaco nazionalista uscente, Xavier Trias: 25,2% contro 22,7. A Madrid, Esperanza Aguirre, del Partito Popolare, ha un seggio in più della sfidante Manuela Carmena, Ahora Madrid, appoggiata da Podemos. Però quest’ultima, giudice nota per la difesa dei diritti umani, potrà coalizzarsi con i socialisti e governare, mentre Ciudadanos, cittadinanza attiva ma moderata, altra novità di questo voto, non vuole allearsi con i popolari. In ogni caso la Spagna ha sepolto il bipartitismo. Socialisti e popolari o si alleano o non governano.

 

Europa dove vai? Sarà presidente della Polonia, Duda, ultra nazionalista e popolusta, erede dei famigerati gemelli Kaczinski. Mentre in Grecia Varoufakis si è preso la sua rivincita sulle mezze figure, dorotee e supponenti, che straparlano a Bruxelles “Atene: senza di noi la fine dell’euro”, è il titolo del Corriere. “Finiti i soldi, non paghiamo i debiti. Incubo Grexit nella UE”, scrive Repubblica.  Un fatto è certo, la flessibile compiacenza di Hollande e di Renzi nei confronti della signora Merkel non ci porta da nessuna parte. O la sinistra proverà a cambiare l’Europa, a trasformarla in un confederazione politica e solidale, cattedrale dei diritti, faro della democrazia, casa del welfare, oppure l’Europa della Merkel, pitocca con i paesi del Mediterraneo, subalterna a Washington in Ucraina, bugiarda sulla guerra in medio oriente, nutrice di nazionalismi reazionari andrà presto in pezzi.

 

4-3 o 6-1, per me pari sono. L’ha detto Renzi a che tempo che fa.  Abbiamo capito: qualunque cosa accada, resterà a Palazzo Chigi. Abbiamo capito: piangere miseria e annunciare sciagura serve per poter poi abbellire il successo, favorito dall’altrui crisi e dall’astensione.“Vinciamo e poi mi occuperò del partito”, promette il premier segretario. Ma rispondere pure, se #nomfup glielo consente, alla nostre modeste ma dignitose battaglie in Senato. Per non varare una legge sulla scuola contro tutte le categorie della scuola: la sinistra ha il dovere di ascoltare. Per modificare una revisione costituzionale (riforma del Senato) che consentirebbe al premier plebiscitato nel ballottaggio di mettere le mani pure sugli istituti di garanzia.

 

Proletarizzazione. Ilvo Diamanti su Repubblica. Nel 2006 il 53% degli italiani riteneva di far parte del ceto medio. Ora solo il 42%. Al contrario solo il 40% stimava, allora, di far parte della classe operaia, o comunque del ceto popolare. Oggi questa percentuale sale al 52%. Da tempo scrivo di proletarizzazione delle middle class, fenomeno che riguarda tutto l’occidente e si accompagna allo strapotere di un piccolo gruppo di ricchissimi e potentissimi. In Italia, il numero di chi si sente “classe dirigente” passa dal 6 al 3%.

 

Che fare? Bisogna accompagnare questo processo ineluttabile, puntare sui consumi comuni, su una qualità del vivere che non consista più nello spendere troppo per aver tutto per sé e subito, bisogna far pagare di più ricchi e corrotti. E trasformare la scuola pubblica, che non può più funzionare da ascensore sociale, nella fucina di una formazione di base, logica e polivalente, per tutti. Dando al figlio dell’immigrato senegalese e a quello del grande medico, almeno una possibilità. Una chance per tutti.

Lavagna e gessetto. Caffe del 14.

Giornalisti incontentabili. L’aumento del PIL nel primo trimestre è stato in Francia dello 0,6%, il doppio dello 0,3% fatto registrare in Italia, eppure Le Monde titola: “Una crescita senza impiego nè investimenti”. Perchè se è vero che questi zero virgola certificano la fine della recessione, è vero anche che si tratta di una ripresa che non dà lavoro ai giovani (non abbastanza) nè denaro e fiducia al ceto medio. L’Istat ha registrato un -0,1% dei prezzi in Italia: vuol dire “deflazione”, -il lupo nero tanto temuto da Draghi-, appena corretto da un +0,2% di Aprile, trainato dalle feste pasquali e che non fa primavera. Gli imprenditori assumono per incassare l’incentivo, poi si vedrà. Le famiglie spendono poco per via delle tasse alte -in Francia sono al 44,9%- e della tendenza -in Italia- a usare le pensioni come bancomat. Il mare di euro stampati dalla BCE finisce in borsa e prepara un’altra bolla speculativa, che si sgonfierà. Lo storytelling del governo italiano dice altro, i nostri giornali non osano contraddirlo: “ltalia fuori dalla recessione” Repubblica,“ma in Europa di più”, la Stampa. Spagna +0,9%

Lavagna e gessetto Imperdibile! Lasciato al fido Sensi l’I Phone e indossato il saio del semplice maestro di provincia, Renzi ha spiegato ai gufi e alle gufette in lotta che il governo “stabilizza”, quanti mai prima, insegnanti, Che ha stanziato, quanto mai prima, denaro. Che sì va bene, i presidi comanderanno ma non poi tanto. Che, certo, “il merito” degli insegnanti di seconda fascia è stato negletto, ma per loro si farà un concorso per “titoli ed esami”. E se di rinnovo del contratto non se ne parla, il governo sarà generoso di doni per “merito e aggiornamento”. Basterà la lezione alla lavagna per placare gli animi, spuntare la contestazione, separare studenti da docenti, armare le famiglie contro i sindacati? Il canto della sirena di governo pare abbia commosso almeno la Cisl -more solito- vedremo. Intanto la riforma è illegibile, dopo gli emendamenti passati in commissione. Altri 800 incombono in aula. E temo che il PD -non solo nè tanto Renzi- non intenda. Maria Coscia provava a dire stamani che la protesta covava da anni: colpa del centro destra. Ma è proprio qui il fallimento de #labuonascuola: senza un’idea per la formazione (se non quella di fare entrar le aziende a scuola), la riforma, promessa come epocale, si limita a rafforzare la gerarchia (il Direttore che sceglie), assume 100mila precari ma ne tradisce altrettanti che il ministero aveva illuso, suona una trionfalistica fanfara -merito,concorsi,valutazione – senza alcun riscontro. Quanto poi all’autonomia, qui divento gufo: l’autonomia universitaria, mezzo secolo fa, sollecitava una competizione fra poli e tradizioni culturali, scientifici, filosofici, l’autonomia degli istituti medi regola, al più, il rapporto tra scuola territorio ed enti locali. Davvero poco.

Un sondaggio al giorno. Paita insidiata da Toti in Liguria, spiega Pagnoncelli. Invece in Campania De Luca (37-40%) è in vantaggio su Caldoro (33-36%), ma sarà determinante -avverte il sondaggista del Corriere- “la quota di incerti e astenuti che in entrambe le regioni supera la soglia del 50 per cento e che potrebbe spostare gli orientamenti
nelle ultime due settimane prima del voto del 31 maggio”. Insomma, fuga dal voto, il Partito della Nazione prevale quando imbarca qualunque zozzeria (De Luca accusa Saviano di dire “sciocchezze”) ma rischia quando esagere e sconta una rottura a sinistra. Pastorino, fra il 10 e il 13%

Due popoli due paesi. Papa Francesco ha scelto. Il Vaticano ha riconosciuto lo Stato di Palestina. Un esempio.papa-francesco_h_partb

Il mio intervento in Senato contro la corruzione

“La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicitazione delle regole del mercato. Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci. L’attuale Pontefice -Francesco- ha usato parole severe contro i corrotti: Uomini di buone maniere e cattive abitudini!” Continua la lettura di Il mio intervento in Senato contro la corruzione