Archivi categoria: Senato

L’interpellanza per chiedere la liberazione dell’avvocato che denunciò la scoparsa di Regeni

Lunedì 27 giugno abbiamo presentato in Senato l’interpellanza per chiedere la liberazione di Malek Adly, l’avvocato egiziano di 35 anni impegnato nella difesa dei diritti umani che per primo ha denunciato la scomparsa del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni. La più che probabile natura persecutoria della detenzione e le precarie condizioni di salute del giovane attivista egiziano ci hanno spinto a chiedere un tempestivo intervento del Governo italiano affinché si adoperi per la l’immediata scarcerazione di Adly. La nostra interpellanza segue quella già presentata alla Camera dei Deputati dal gruppo “Possibile”. Continua la lettura di L’interpellanza per chiedere la liberazione dell’avvocato che denunciò la scoparsa di Regeni

Dimissioni dal gruppo Pd

Nel 2013 ho accettato la candidatura come capolista in Sicilia e sono stato eletto in Senato con il Pd, partito che allora parlava di una “Italia Bene Comune”. Non amo i salta fossi e quando il segretario-premier ha modificato geneticamente quel partito, provocando una scissione silenziosa, aprendo a potentati locali e comitati d’affare, e usando la direzione come una sorta di ufficio stampa di Palazzo Chigi, ho continuato a condurre la mia battaglia nel gruppo con il quale ero stato eletto. Continua la lettura di Dimissioni dal gruppo Pd

Dichiarazione di voto sulla riforma del Senato

Voterò contro perché il governo non ha consentito alle opposizioni di toccar palla, ha usato una pattuglia di transfughi del centro destra come arma di pressione per strappare un accordo alla minoranza Pd, poi ha sigillato l’intesa chiudendo a ogni modifica.

La Costituzione non può essere “affare” di un solo partito. E i taxi, che trasportano parlamentari da un lato all’altro dell’emiciclo, hanno un nome, si chiamano: trasformismo.

Contro, perché l’intesa raggiunta nel Pd rende la riforma più contraddittoria. In un comma dell’articolo 2 si dice che i “senatori saranno eletti dai consigli regionali”, in un altro che lo saranno “in conformità alle scelte degli elettori”. Continua la lettura di Dichiarazione di voto sulla riforma del Senato

Perché ho votato “no” all’articolo 2 della riforma del Senato

Ho votato a favore dell’emendamento Finocchiaro perché, comunque, inserisce il principio di un Senato che sia composto “in conformità alle scelte espresse degli elettori”. Si tratta di un compromesso, come ha detto Federico Fornaro, i compromessi si fanno, talvolta sono necessari.

Tuttavia, così com’è, l’articolo 2 risulta contraddittorio. Infatti il comma 2 dice che i consigli regionali “eleggono, con metodo proporzionale, i senatori al loro interno”. E allora che vuol dire “in conformità alle scelte degli elettori”? Continua la lettura di Perché ho votato “no” all’articolo 2 della riforma del Senato

Per chi non si accontenta delle baruffe chiozzotte, l’intervento di Tocci in Senato

Quando gli storici di diritto costituzionale studieranno questa revisione della Carta, noteranno un’anomalia che noi non possiamo oppure non vogliamo vedere. Con i voti di un premio di maggioranza viziato da illegittimità si riscrive quasi tutta la seconda parte. La famosa sentenza della Corte raccomandava di approvare subito la legge elettorale per andare a votare al più presto, ma non chiedeva di riscrivere la Carta. Lo fa la classe politica proprio per evitare le elezioni. So di dire una cosa che suona sgradevole e mi viene quasi di scusarmi con voi. È come se ci fosse un inconsapevole accordo a non parlarne qui. Che la dice lunga sullo straniamento di questo dibattito. Continua la lettura di Per chi non si accontenta delle baruffe chiozzotte, l’intervento di Tocci in Senato

Il mio no, in Senato, alla legge del governo sulla Rai

Ho lavorato in Rai per 35 anni. Ho conosciuto giornalisti, tecnici, impiegati che non guardavano l’orologio e facevano più di quanto non gli fosse richiesto. Non per la gloria, ma perchè convinti che il servizio pubblico ne valesse la pena. Ho conosciuto dirigenti che non erano diventati dirigenti per meriti di partito, e altri che si muovevano, sì, nelle spire della lottizzazione, ma mostravano di avere a cuore l’azienda e la missione che era chiamata ad assolvere.

Ho lavorato in Rai 35 anni e so che l’asservimento al governo è la peggiore lottizzazione. Che porta con sè lo spoil system e lo spoil system impedisce all’azienda di programmare, Continua la lettura di Il mio no, in Senato, alla legge del governo sulla Rai

Scuola,proviamo a discutere

Sono passati tre giorni da quel 25 giugno in cui non ho votato la fiducia al governo per bocciare la legge sulla scuola, ma sono stato contestato in piazza e poi sul web. Forse è possibile cominciare a discutere, senza vomitare insulti e avallare menzogne.

La prima cosa da chiarire – perchè è incredibile, ma girano anche falsificazioni al riguardo- è che il mio non voto valeva un no alla legge, non un sì o un ni. Si trattava di una legge di spesa (assunzioni e investimenti) e perchè venisse approvata serviva non la maggioranza dei votanti, ma la maggioranza dei senatori (esclusi quelli in congedo o in missione). Dunque il non voto di Mineo, di Ruta, di Tocci e quello dei senatori a vita Cattaneo e Rubbia era un no. Su questo non può esserci dubbio alcuno.

Tuttavia capisco molti insegnanti. Delusi perchè la loro giusta battaglia si è conclusa con una sconfitta, preoccupati per quel sarà della nostra scuola, arrabbiati perchè il governo aveva deciso di passare in forza, esautorare la commissione, imporre la fiducia. Li capisco: avrebbero voluto che chi, come me, aveva condiviso la loro battaglia passasse sotto la presidenza e gridasse No a quel governo.
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Mineo e Tocci:perché non votiamo la fiducia sulla scuola

 

 

 

“Non voteremo la fiducia al governo per la scuola in Senato perché non possiamo accettare un’altra riforma finta, una nuova rottura con milioni di elettori, l’ennesima mortificazione del Parlamento.

Noi avevamo apprezzato le intenzioni del Presidente del Consiglio quando per primo aveva messo al primo posto la scuola. E avevamo sperato ancora quando, dopo la dolorosa bocciatura dello sciopero del 5 maggio, Renzi aveva annunciato a Porta a Porta di voler convocare ai primi di luglio una conferenza nazionale della scuola.

Purtroppo è prevalsa un’altra logica, quella dell’atto di forza. Francamente non riusciamo a capire il perché. Avevamo dimostrato come le assunzioni si potessero fare comunque. Avevamo avanzato proposte nel merito, sull’organico dell’autonomia, che miglioravano la legge. E in commissione Cultura – l’ha riconosciuto con onestà il presidente Marcucci – non c’è stato ostruzionismo da parte delle opposizioni.
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