__gaTracker('set', 'anonymizeIp', true); __gaTracker('require', 'displayfeatures'); __gaTracker('send','pageview');

Chi di annunci ferisce…

l Pil delude, l’Europa cresce poco, titola il Corriere. Dove l’talica delusione, solo + 0,2%, dopo tanto battage pubblictario, è persino aggravata dalla stagnazione francese nel trimestre e dalla Germania che rallenta, + 0,4. “Leggendo i commenti di ieri – scrive Dario Di Vico- si ha l’impressione che il Pil sia utilizzato, da una parte e dall’altra, per un referendum su Renzi”. È vero, ma la colpa è di Renzi che ha creduto di rendere potabili ogni genere di nefandezze, dall’Italicum alla legge sulla scuola fino alla riforma costituzionale, cantando “vincerò”, promettendo più lavoro per i giovani e nuovi agi per il ceto medio. Invece -constata Di Vico-  nè gli 80 euro nè il jobs act,nè la (poca) flessibilità concessa da frau Merkel al suo scolaro più diligente e neppure “le misure espansive della BCE” hanno “fatto bere il cavallo”. Così, “professando un ottimismo di maniera, (Renzi)  rischia di far diventare incolmabile la distanza tra la comunicazione di Palazzo Chigi e il sentire comune di una larga parte dell’opinione pubblica che stavolta abbraccia élite e popolo”. È l’errore più grave.

Solo quando avranno un presidente nero e ci sarà un papa latino americano, gli USA dialogheranno con Cuba. Fidel l’aveva detto nel 1973, di ritorno da un viaggio in VietNam. É successo: Kerry ieri ha visto sventolare la bandiera a stelle e strisce sul pennone dell’ambasciata americana a Cuba, ha mostrato rispetto per il governo di Raul Castro e ha chiesto più diritti per Cuba. Dopo 54 anni di embargo, di tentativi di abbattere il regime, di guerra non solo fredda. Ora tocca ai cubani accettare la sfida, abbracciare la libertà e i suoi vantaggi, senza tornare quello che erano prima del 59, un bordello e un casinò caraibico per americani ricchi, vecchi e mafiosi. Che sfida!

Tsipras trova l’accordo ma perde Syriza, Repubblica. Alexis ce l’ha fatta, l’Eurogruppo ha approvato il piano di prestiti per altri 86 miliardi, i tedeschi, scavalcati da FMI e BCE, hanno dovuto abbozzare, ma la scissione di Syriza, con Varoufakis che ha votato contro, sembra inevitabile. “L’Europa si vergogni -dice Galbraith a Repubblica- ha ricattato la Grecia e l’ha resa disperata”. Anche se nel protocollo strappato da Alexis ci sono più riferimenti all’autonomia del governo di Atene e capoversi che prevedono una sua libertà di manovra, la sostanza è il ritorno della Troika ad Atene e un piano di sacrifici che, secondo l’economista americano, soffocherà la Grecia. Nikos Pappàs, ministro alla Presidenza del Consiglio, la vede diversamente e presenta “il contro piano” di Tsipras al manifesto. Redistribuiremo il reddito, dice, pagheranno evasori, corrotti e ricchi, non il popolo. La verità – a me sembra è che Tsipras ha perso la partita ma con grande dignità ed è ancora in campo. Merkel, Hollande e Renzi, pieni di guai, non possono gioire. Tutto è ancora possibile, per l’Europa.

La Cina è vicina. Krugman spiega bene su Repubblica (pagina 9) il rallentamento dell’economia cinese, la tentazione di far cassa in borsa, la conseguente bolla speculativa, il tentativo dirigista del potere di riprendere il mano la locomotiva impazzita svalutando. L’economista liberal si dice preoccupato, teme che questi decisori di Pechino non abbiano capito che i mercati non si governano. Forse lo sanno, caro Paul Krugman, ma devono tener conto di una spinta interna che paventano quanto finanzieri ed economisti occidentali. Un tempo la chiamavamo lotta di classe. Non sempre – anzi il più delle volte non- si esprime con un programma politico, ma fa paura e conta lo stesso. Operai, ex contadini inurbati, famiglie cinesi non vogliono più soffocare nell’inquinamento, morire di fabbrica, o regalare ai figli asma e I-phone.

C’è vita a sinistra

Torna la sinistra, lacera, talvolta (ma non sempre) ha i capelli bianchi, difende i poveri e, per “lor signori”, come li chiamava Fortebraccio, è destinata a perdere. Ma fa paura. “Oggi il Partito Laburista si trova in pericolo mortale…il tesseramento è raddoppiato…ma molti accorrono tra le nostre file per sostenere la campagna di Jeremy Corbyn…Il partito si dirige a occhi chiusi e a braccia protese verso l’abisso, pronto a schiantarsi sulle rocce sottostanti”. Dice proprio così, Tony Blair e il Corriere pubblica, a pagina 13, il suo j’accuse contro un signore di 66 anni, che fa parte della Camera dei Lord, va in bicicletta e sostiene che “l’austerità ha fattito…perciò tanti giovani ci chiedono di smetterla di inseguire il modello capitalista”.Il prossimo 12 settembre Jeremy Corbyn potrebbe vincere le primarie del Labour Party.

Atene alza le tasse e vende i porti, Stampa. Non c’è dubbio che Tsipras abbia dovuto cedere per spuntare l’accordo con i creditori. È probabile che Syriza si divida ancora in Parlamento -la riunione cominciata ieri notte non si era ancora conclusa alle 7 di questa mattina- maa Financial Times racconta di una “riscossa greca” e di una “Germania isolata”, che critica Bruxelles e non gradisce il passaggio della BCE a fianco del Fondo Monetario, fondo che i miliatrdi ad Atene li vuol prestare pur sapendo che la Grecia non li restituirà se non in parte. Merkel e Schäuble volevano asfaltare la sinistra greca, cancellarla dal contesto dell’Europa. Missione tuttora uncompiuta.

Bernie Sanders, avete sentito il suo nome? Senatore del Vermont, si definisce “socialista” (cosa,in America, scandalosa), sfida Hilary Clinton alle primarie. A sorpresa il sindacato delle infermiere ha deciso di sostenerlo. É per i diritti civili, senza se. Vuole ridurre il peso delle lobby in politica. Chiede un salario minimo dignitoso e più tasse ai più ricchi. Perdente, ma fa paura. In Cina, scrive El Pais. “Un’esplosione pone al centro la questione della sicurezza industriale. Quegli oltre 50 morti, gli impianti lager, le città dormitorio per operai, l’aria che non si respira, la corruzione che se ne infischia della pena di morte, e tante donne e uomini che cominciaro a dire: No! C’è questo dietro le tre svalutazioni, l’ammissione che la locomotica cinese deve rallentare , la tentazione di spuntare la finanza e importare qualche diritto.

Senato si tratta sul listino, Repubblica. “Un patto con Brlusconi per cambiare l’Italicum”, Giachetti, intervistato dalla Stampa. “Questa è la legislatura delle larghe intese”, Tonini a Repubblica. Continua il tormentone. La minoranza Pd cali le brache o sarà spianata. Ok, il prezzo è giusto. Abbiamo capito: un altro mondo non è possibile. Anche se tre Marines riportano la bandiera americana a Cuba, con Fidel ancora vivo e Raul ancora al potere. Anche se non s’era mai visto che un vescono – oggi monsignor Mogavero- ripetesse “sì, il governo è assente, perchè non ha un piano per l’immigrazione”, nonostante la protestaufficiosa del premier e la marcia indietro di Famiglia Cristiana.

C’è vita a sinistra. Podemos e Syriza, Sanders e Corbyn, e in Italia Landini e don Ciotti e gli insegnanti e i senatori che non vogliono svendere la Costituzione. Non è affatto detto che tutto ciò sappia parlare a una maggioranza individualizzata, dispersa nei luoghi di lavoro, abbandonata sul divano di casa mentre scorrono le immagini del pensiero unico, con un computer come unico oggetto di sostituzione. Forse perderemo davvero, perché 25 anni di follia liberista, da Tony Blair a Matteo Renzi, non passano senza lasciare ferite profonde nella coscienza di sé, nella sfiducia nel vicino e nella voglia di lottare. Però non invidio i vincenti, non sopporto il vuoto che emana dalle loro frasi, li vedo annaspare mentre interrogano la Sibilla sullo zero virgola della crescita: “il verdetto del PIL sul governo”, scrive il Corriere. So che non hanno respiro, che non capiscono il mondo e ripetono ricette degli anni 80, già fallite. Temo che preparino, con la loro, la nostra, rovina e perciò mi batto.

Oddio!Hanno sculacciato Matteo

L’imbarazzo correva per l’etere. Mi è bastato un minuto, ieri sera: “parole, in qualche misura, ingenerose” ripeteva senza sosta la brava giornalista. Imbarazzo. Questa volta i vescovi avevano criticato il governo. E non un governo qualunque, il governo di Matteo Renzi. “Sui migranti il governo assente”. Poi la frenata, come la chiama il Corriere, di Famiglia Cristiana: “colloquio riportato in modo esagerato”. “Dietrofront”, esulta Repubblica. Ma evidentemente non basta. ”Irritati” i renziani usano il metodo più volte sperimetato in Senato: ma che credete? Criticano perchè vogliono qualcosa. Ma che immigrazione d’Egitto?  “Il bersaglio sono le unioni civili”, Corriere, pagina tre.

Assente sull’immigrazione, il governo lo è stato perché non ha saputo gestire un’emergenza finora contenuta nei numeri (Germania e Grecia hanno più profughi e migranti da gestire). Perchè ha lasciato che taluni manigoldi, finanziatori della “politica”, facessero soldi sulla pelle degli ultimi e li sbattessero laddove più forti sono le tensioni sociali. Perchè si è nascosto dietro le colpe (vere) dell’Europa. Perchè non ha avuto il coraggio della verità. L’onestà di dire agli italiani che quei pezzenti, salvati o annegati, sono il segno che il Mediterraneo è la retrovia di una guerra (quasi) mondiale Che il Mediterraneo è tornato al centro, tragedia e speranza, e che dovremmo reagire con la politica (cambiando l’Europa e cominciando a occuparci di Africa), oltre che con un’accoglienza rigorosa ed efficiente. Invece di fare i furbi.

La mossa cinese affonda le borse, Corriere. “La Cina mette paura, briuciati 227 miliardi”, Stampa. “Bank of China sta usando le stesse armi di Fed e Bce”, Repubblica. Due svalutazioni in un giorno: ma che fanno, frenano la ripresa mondiale? È semplice, La Cina non reggeva da tempo la crescita a due cifre del suo Pil. Città congestionate, inquinamento fuori controllo, operai nei dormitori a migliaia di chilometri dalle famiglie, suicidi, rischio di rivolte. E ha cercato di frenare, di riconvertire la sua economia per renderla più socialmente compatibile. Ma così “milioni di cinesi hanno guardato ai listini delle Borse come in altri tempi in Italia si guardava al gioco del lotto”, scrive Mario Deaglio  sulla Stampa. Pechino ha cercato di dirigere l’orchestra usando i grossi investitori e immettendo liquidità, ma la bolla continuava a gonfiarsi. Allora ha deprezzato lo yan renminbi, favorendo le esportazioni e spuntando il potere d’acquisto del capitale. L’economia atlantica ha paura perchè da tempo vive di crediti inesigibili, di ricchi sempre più ricchi, di middle class che si proletarizza. Come un paguro nella conchiglia.

Lite Merkel Tsipras, Repubblica. Sono volate parole grosse perchè Alexis, capitolando con dignità, è rimasto in sella ad Atene e ha messo in mutande la cancelliera a Berlino. I capitalisti ora fremono, per prestare, di nuovo, soldi alla Grecia e Angela non può e non vuole spiegare ai tedeschi che tutte quelle storie sul “debito-colpa” e sui “compiti a casa” erano, balle, solo ideologia. Che il mercato ama le cicale!

I dilemmi di Renzi ormai annoiano. Gioca la partita per restare a lungo a Palazzo Chigi (solo questo gli importa) fingendo di guardare altrove. Perchè non sa cosa scegliere e spera che sbrachino prima gli altri. Tuttavia Polito oggi fornisce una chiave per leggere tali tormenti fiorentini: “lo stallo e tre vie d’uscita”. La prima. Dividere i 28 dissidenti, recuperarne una quindicina e votare la riforma con Verdini: difficile. La seconda. “Lo scambio alla luce del sole” tra Senato non eletto e premio di maggioranza alla coalizione, non alla lista: secondo Polito minoranza Pd e mister B ci starebbero, ma Renzi,poi,  si dovrebbe coalizzare con la sinistra. Terza via: “una bella riedizione del Nazareno”, con Matteo e Silvio al centro, Salvini e Gotor-Chiti fuori dalle balle. Auguri al pescatore preso nella rete, al giocatore che si è giocato da solo

Spade di legno nell’isola che non c’è

La Cina svaluta,tremano le monete, Repubblica. Svaluta perchè la sua economia non riesce a mantenere la crescita sopra il 7%. Svaluta perchè troppi capitali si spostavano in borsa gonfiando una pericolosa bolla finanziaria. Svaluta e raffredda la ripresa americana, esporta inflazione nei paesi emergenti, ricaccia l’Europa nella palude detta stagnazione.

Atene, c’è l’intesa, sempre Repubblica. Perchè i creditori non vedevano l’ora di poter dire che i loro crediti non sono del tutto andati in fumo e che si può prestare altro denaro alla Grecia. Però “la Germania inietta prudenza”, scrive Financial Times. Tsipras ha concluso l’accordo troppo in fretta. E le formiche tedesche temono il ritorno delle cicale, stavolta non greche ma meritaste.

L’Europa restituisce 12mila migranti all’Italia, Stampa. Pare che Francia, Svizzera, Austra ci rimandino indietro parte di quelli che abbiamo lasciato passare perchè non volevano restare da noi. Nuova strage e si apre il fronte greco, Corriere. In poche settimane 7mila arrivi solo a Kos, isola con 30mila abitanti. Polizia impsostengono aurita e dunque cattiva, il sindaco paventa “una strage”. L’Europa resta assopita.

Tutto va bene nell’isola che non c’è. Peter Pan incrocia la spada di legno con Gufi e tribù dei Musi Lunghi. 100mila visitatori all’expò: colpiti! Più precari a tempo indeterminato: giocate contro l’Italia ma con me perdete sempre! Eppure “La ripresa stenta, prezzi fermi a luglio (-0,1%) e per il PIL solo + 0,2%”, Repubblica Economia. Peter Pan conta che i lettori dell’isola che non c’è non arrivino mai a pagina 24.

La riforma dà troppi poteri al premier. Scalfari replica con affetto alla lettera dell’amico Napolitano. Con parole mie:
Una legge viene detta “maggioritaria” quando gli elettori liberamente concorrono a mandare in Parlamento chi prende più voti nel collegio. Gli altri restino fuori, L’Italicum elegge invece i deputati con la proporzionale, ma concede a un solo partito (e al suo capo) un premio sicuro: al primo turno se raggiunge il 40%, o comunque al secondo, per pochi che siano i votanti e i consensi ottenuti dal vincitore.

Il premier nomina 100 capo lista, promuove, grazie al premio conquistato, 120 deputati del suo partito che altrimenti non sarebbero stati eletti. Controlla le sue truppe e domina sui 630 onorevoli di Montecitorio. A Palazzo Madama solo 100 senatori dopolavoristi (consigliere in Calabria, costituzionalisti a Roma) e nominati in ogni regione da un conclave dei partiti, grandi e piccoli.

Se Mattarella non batte i pugni, come gli rimprovera Grillo, il prossimo Presidente farà pat-pat sulla spalla del premier. Perchè a nominarlo sarà stata quest’ultimo, senza più infingimenti. E sempre il premier gli sussurrerà i nomi dei 5 giudici costituzionali su 15 di sua nomina. Altri 3 saranno indicati dalla maggioranza parlamentare. 8 su 15: è fatta.

Una volta in senato ebbi a dire a Matteo Renzi: Pare che tutti lo chiedano e forse anch’io, se fossimo nell’antica Roma, ti concederei quella magistratura straordinaria cui si ricorreva quando la Repubblica si sentiva in pericolo. Ma alla fine di un breve mandato, il dictatorrestituiva i poteri al Senato e tornava alla sua Villa o al suo campo. Qui stiamo  truccando, in modo duraturo, le regole del gioco.

Vecchi stalinisti e nuovi ideologi dell’impresa sostengono che il problema non esiste e cha la nostra democrazia non corre pericoli. Hoc est simplicissimun, avrebbe detto José Arcadio Buendia: costoro non hanno mai avuto cultura del diritto né tantomeno cultura liberale.

 

Caro Staino,ti scrivo

Renzi impone la sua narrazione, ma i giornali gli credono sempre meno. La Stampa: “Più contratti stabili, e ora si pensa a misure per le famiglie povere”. Ma dai, che bello! Anche il Corriere titola “In 6 mesi i posti stabili crescono del 36%. Il premier: con il jobs act il paese riparte”, ma Federico Fubini aggiunge che “Lavorano in pochi. L’Italia terreno, pochi investimenti e innovazione in ritardo”. Al grido di trionfo del premier (con il jobs act cambiamo il mondo), Repubblica dedica appena un mini riquadro: “Più contratti stabili ma il lavoro è fermo”. Credo che niente meglio che questi titoli illustri la parabola ormai discendente del renzismo. Il Corriere che lascia intera al premier la responsabilità della sua propaganda. Perché la ripresa (che c’é) purtroppo non modifica né la difficoltà di trovar lavoro per i giovani nè la possibilità di spendere del ceto medio. Repubblica che, pietosa, mette la sordina al grido di vittoria lanciato da Palazzo Chigi.

Migranti, sfida vescovi-Lega, è il titolo forte del Corriere. E di Repubblica: “Immigrazione, battaglia tra vescovi e Lega”. Non è una scomunica, perchè la chiesa di Francesco non scomunica ma sa dire cretino al cretino. Zaia ora si lamenta per quella “offesa al Veneto cattolico”. Non al Veneto, governatore, ma a quei politici che sembrano “piazzisti da quattro soldi”. Quelli che portano “il pane sporco” nella cosa pubblica come i corrotti lo portano in casa propria. Non è in questione il rispetto dei cittadini frustrati dalla crisi, preoccupati per l’insicurezza che sentono intorno, spaventati dal “diverso”. Non è in questione neppure la critica all’inefficienza dello stato e alla voracità delle mafie che hanno trasformato un flusso migratorio sostenibile in una crisi sociale esplosiva. Sono in questione stupidità,  menzogna e omissione. Volete, amici leghisti, trasformare la vostra terra nel sud dell’Europa luterana? Bene, allora fate poche storie, accettate l’Euro, il rigore di Schäuble, la spocchia e la sufficienza di banchieri imprenditori tedeschi. No? Allora guardate al Mediterraneo, che torna centrale. All’Africa che sarà la scommessa per la ripresa. All’Iran e alla terra delle religioni monoteiste, scossa da una guerra che ci coinvolge tutti.

Caro amico (Scalfari) ti scrivo, firmato: Giorgio Napolitano. In una lettera aperta il presidente emerito spiega di non voler bocciare ogni modifica alla legge sul Senato, di non aver a cuore “la riforma di Renzi” ma una riforma che -dice- stava maturando dalla Costituente fino al governo Letta, una riforma che -a suo avviso- non può che reggersi su due pilastri: più poteri al premier e Senato non eletto. Finalmente! Più poteri al premier? Bene, ma non il potere di nomina della maggior parte dei deputatii, non il potere di condizionare l’elezione del Presidente della Repubblica né della Corte Costituzionale. Senato mai più eletto? Su può fare, ma in due modi: o adottando il modello Bundesrat (un’assemblea dei governi regionali) ma riducendo prima il numero delle regioni e riformandone la funzione, o abolendo del tutto l’assemblea di Palazzo Madama per adottare mono camerale che veda però rafforzate le istituzioni di garanzia, Presidente e Consulta.
Se si ragiona così, apertis verbis, la riforma si può fare in quattro e quattr’otto. Senza il fumo mendace diffuso da Renzi e dal suo mentore

Sergio Staino va preservato. Come il Panda del Sichuan. “La prossima volta papà scegli meglio gli alberi sotto cui ripararsi” diceva la bimba a Bobo mentre fuggivano lontano da una quercia divelta dal fulmine. Era il 1991, fine del PCI e fondazione ingloriosa del PDS. Geniale. Oggi Bobo ce l’ha con la minoranza dem “che sta veramente scassando i coglioni”. Perchè “il Pd sta cambiando l’Italia” e dunque “Morte ai gufi!” Gli risponde in modo delizioso Cuperlo, sia quello vero che il finto dell’Unirenzità. Aggiungo: Sergio, hai ragione! La minoranza sta “scassando” perchè non si contrappone con sufficiente chiarezza alla deriva moderata e populista del segretario eletto con le primarie.  Attento a te, però. A forza di sostenere il giovanotto di Rignano potresti trovarti una discarica con inceneritore sotto casa in collina, o una trivella cerca petrolio nel mare dove ami bagnarti, potresti rovinarti il pomeriggio incontrando alle feste de L’Unità qualche replicante di Marchionne senza né i soldi né il potere dell’originale. Meglio fidarsi, caro Sergio, di chi parla chiaro e sa andare contro corrente. Di chi, per esempio, quella tua bella vignetta la mise nel suo servizio per pubblicarla, ma il PCI-PDS fermò le macchine e costrinse Sandro Curzi all’unica vera censura e alla sola grande lite che avemmo. È Bobo il giapponese che combatte nella giungla a guerra finita. Stalin è morto, il Pd non sta bene e Matteo Renzi è solo una stella di San Lorenzo.

 

Il dilemma Renzi,Caffè doppio

Basta uccidere i nostri leader, dice a Repubblica Cesare Damiano. Così “uccidete la sinistra” sbotta con L’Unità Sergio Staino, che chiede “all’amico” Cuperlo di non farsi plagiare dal rancore dei D’Alema e dei Bersani. Ieri, in una contrada stupenda della Sicilia, dove tutti sono restati 30 ore senza internet per via d’un temporale (cancellando così anche il caffè della domenica), un signore distinto mi ha avvicinato al bar: “restate uniti, i capi alla fine cadono, ma voi non dividete il partito!”. Gli ho stretto la mano e ho sentito la sua vita di lavoro. Questo signore, Staino e (forse anche) Damiano hanno qualche ragione: non si dovrebbe dividere un partito sol perché un leader sbaglia. Ma parlano di un isola che non c’è. Il partito? Renzi lo usa come ufficio stampa di Palazzo Chigi. Si è servito delle primarie, vinte nel momento del massimo scoramento, per prendere il palazzo del governo e da lì sparare continui fuochi d’artificio. Ha usato giornali e televisioni, raccontato una una finta contesa tra riformatori e conservatori, quando le sue riforme, scritte coi piedi e dettate da lobby e poteri, preparavano la restaurazione peggiore. Caro Staino, no! Prima che post comunista, o post democristiano, o post ulivista dovresti sentirti cittadino italiano e pretendere che il cittadino premier risponda agli argomenti con argomenti, non con minacce, ricatti e cortine di fumo.

Si capisce solo una cosa, scrive Massimo Franco. “Il governo comincia ad essere seriamente preoccupato di avere i numeri al Senato”. Ieri i “dissidenti” hanno respinto una proposta di mediazione di Martina e Pizzetti, pubblicata con rilievo dal Corriere (senatori eletti “nei listini regionali”, cioè nominati dai partiti prima del voto anziché dopo). “Una cosa vecchia”, Gotor al Fatto. “Una presa in giro dei cittadini”, Chiti. Ora il punto è che Renzi non può sostituire i 28 dissidenti se non con Berlusconi, il quale (sempre Franco) chiederebbe in cambio di cambiare l’Italicum, tornando al premio alla coalizione. O con Chiti o con mister B. Nel primo caso (facendo marcia indietro) Renzi svelerebbe il carattere pretestuoso e strumentale del suo progetto di riforma. Nel secondo, darebbe il gerovital a Berlusconi e (quello che per lui è peggio) dovrebbe allearsi a sinistra (con Landini?) per vincere il ballottaggio. “Il Senato non è un VietNam popolato solo dai Vietcong dell’opposizione, conclude Franco. La tensione creatasi in Parlamento è figlia di errori diffusi e grossolani”. Lo sostengo da un po’.

L’arrotino promette, ma non ha. Gli sgravi fiscali alle imprese costeranno 10 miliardi l’anno all’Inps (la fonte è Boeri). L’abolizione dell’Imu per i proprietari di prime case (anche per chi vive in stamberghe da due milioni sonanti) costerà almeno 4,7 miliardi (fonte Repubblica), 12,8 miliardi per evitare che scatti la clausola di salvaguatrdia e con essa l’aumento dell’Iva (che ammazzerebbe la ripresina), 3,3 per le pensioni (sentenza della Consulta), 3,9 (per cancellare la Tasi sulla prima casa), 1,8 (per abolire l’Imu agricola). Poi ci sarebbero i soldi promessi al sud, quelli per la banda larga, eccetera, eccetera. Chi sarà Pantalone? L’Europa, posto che si vedesse in Italia uno straccio di alternativa, penso che darebbe volentieri  il ben servito a Matteo Renzi. A che prò umiliare Atene se chi guida il paese più indebitato vuolvincere le elezioni a debito? Oppure Padoan dovrà spostare le tasse da una voce a un’altra, far cassa con le pensioni, tagliere a scuola e sanità.

Financial Times racconta che la Grecia potrebbe raggiungere l’accordo con i creditori “isolando la dura posizione tedesca”. Repubblica racconta lo scontro tra Obama e Netanyahu, “basta interferenze” e per Rampini l’apertura americana a Iran e Cuba è una nuova “caduta del muro”. Alfano racconta al Corriere che nel 2015 è stata rimpatriata la metà dei migranti (ma perchè non dirlo prima?) Anch’io racconto che la Regione Sicilia pagava il 70% dei crediti agricoli. Se poi l’imprenditore era solvibile e restituiva subito il denaro alla banca, la Regione, non lo sapeva e continuando a pagare, lo finanziava gratis. Avanti! Una nuova politica, una vera politica è possibile, senza pifferai nè matamori.

Il partito del Papa

Il Papa fa il leader della sinistra, scrive jena@lastampa.it Quando in politica -spiega- si crea un vuoto, c’è sempre qualcuno che lo riempie. Insomma, Bersani e Civati non contano una mazza, meno male che un Papa c’è. È così? “Crimine di guerra”, titola il manifesto. El Pais mostra a tutta pagina un mare blu con tanti puntini indefiniti che sono (che erano?) uomini. “Sui barconi ci hanno marchiati col coltello”, dicono alla Stampa. “Respingere i migranti è atto di guerra”, le parole di Francesco fanno capolino su Repubblica. In coda ai miliardi come bruscolini che Renzi promette al sud – ma se ne riparla a settembre-, alle promesse di una Rai di vecchio conio ma con nuovo smalto -“Rivoluzione alla Rai.Non mi dire”, commentano i bagnanti di Altan- e dopo la “palude di carta”, come la chiama Sebastiano Messina, cioè  i troppi emedamenti presentati in Senato per fermare una riforma che ridurrebbe in poltiglia il lascito della Costituzione

A me che importa dei serbi e dell’arciduca, dissero un secolo fa tanti benpensanti, convinti che le beghe dei balcani non avrebbero messo a rischio la prima lunga pace, quella che regnò in Europa tra la guerra franco tedesca del 1870 e il conflitto mondiale. Non so se sua santità sia di sinistra -d’altra parte, se dovessi giudicare da quel che vedo in giro, non saprei neppure cosa sia “sinistra”- so che Bergoglio conosce la storia. Che sa vedere i segni, dopo un secolo, di un’altra “guerra mondiale a pezzi”. Tra sunniti e sciiti per il dominio del medio oriente, tra chi ama l’uomo e la vita e chi invece, con la scusa di sottometterlo al supremo, lo vuole selvaggio e brutale. Come quando regnava “la legge (cosiddetta) di natura”, cioè la legge del più forte, l’arbitrio della sopraffazione.

Il sud dei nuovi schiavi, titola il Fatto. Cacciati dalla guerra in Medio Oriente e in Africa, e dalla fame, e dalla disperazione che quelle guerre hanno portato, quei popoli dalla terra delle tre religioni monoteiste o dalla madre Africa, si stanno riprendendo, con i loro morti, il Mediterraneo. 2000 anni fa era il Mare Nostrum dei Romani, 1300 anni indietro quando perse la sua unità e si divise tra musulmani e cristiani. Ora torna al centro del mondo. Con la sua tragedia e con quello che chiede. Non respingerli, non commettere “crimine di guerra”, aprire all’Africa, offrire una speranza a quelle ragazze e a quei ragazzi,  non mi sembra  buonismo di sinistra, ma sano realismo. Oggi Adriano Giannola, presidente dello Swimez dice al manifesto: “il sud è un land tedesco, Renzi non ha una visione”. C’è un nesso inscindibile tra la subalternità all’ottuso rigore tedesco e i balbetti paurosi sui i migranti. La visione che serve è il realismo del Papa.
La riforma del senato non torni al punto zero, dopo Napolitano ce lo chiede pure Sebastiano Messina. Chissà se il giornalista di Repubblica ha letto su Repubblica oggi un saggio di Andrea Manzella. La legge non favorisce “il raccordo” tra stato e regioni, lo complica. Tale raccordo dovrebbe spettare ai “presidenti di regioni” o a “senatori eletti”, non a consiglieri nominati. Un Senato debolissimo accanto a una Camera troppo forte crea “uno squilibrio costituzionale”. Caro Sebastiano, il punto zero sarebbe già qualcosa per chi parte da meno tre.

E il sud, e le strade e autostrade che avremo, forse, dopo una nuova direzione in autunno, se la minoranza-dem la smetterà di rompere? Vi racconto una barzelletta proposta da Laurent Fabius a un mio amico. “Un politico chiede a un altro politico: Dì una cifra. Un miliardo! No,due ho vinto io.”  Migliore sintesi non si potrebbe per narrare la politica degli annunci,a chi la spara più grossa con i soldi che non ha.

Il profeta che non c’è

Piovono miliardi. 2,2 sbloccati per la banda larga, dice il Sole, ma il piano per “internet veloce è di 8 miliardi” aggiunge il Corriere e Repubblica ne annuncia 100 per il sud “senza vincoli Ue”. Speriamo che non siano come i posti fissi vantati ogni mese dal ministro Poletti, con l’istat, imbarazzato, costretto a smentire. Il senso politco della direzione Pd convocata oggi da Renzi è chiarissimo. Io sono io, comando in Italia -non importa se talvolta con l’appoggio di Verdini e di Berlusconi- e ho amici in Europa. Con me piovono soldi -oddio, quelli che la Merkel ci concederà di spendere- suvvia, dismettete i musi lunghi se no, senza di me dove andate? La solita storia: il giocatore in difficolta fissa la mascella nella maschera del grullo, poi ride guarda la bella che segue il suo gioco, fa l’occhio assassino e poi bluffa.

Battaglia sul nuovo Senato. Con questo titolo il Corriere fornisce la chiave delle promesse agostane del premier. Ma anche delle minacce grottesche di tal Rosato -no riforme, sì elezioni- quando lui come Renzi sanno bene di non potere andare al voto prima che entri in funzione l’italicum, cosa che avverrà solo dopo la riduzione dee senato a un ente inutile con 100 nominati. E spiega, quel titolo del Corriere, anche anche le invasioni di compo di chi “straripa dai confini”, come il presidente emerito che, secondo il Fatto, avrebbe irritato persino Mattarella. La minoranza Pd ha presentato gli emendamenti: solo 100 senatori ma eletti, allargare la platea di chi è chiamato a eleggere il Presidente della Repubblica, migliore definizione delle competenze del Senato, per evitare il ridicolo, e un mare di ricorsi alla corte.

Chiedono troppo? Troppo poco. Quelle proposte, che io sosterrò, cercano infatti di riannodare il dialogo con Renzi e proprio per questo saranno usate da Renzi (vengono già usate) per deformare la posizione della minoranza, per accusarla di non avere idee -cioè di non avere il coraggio di sfidarlo davvero- di complottare per paralizzare, di difendere la casta, di essere casta, di giocare contro la nazionale, contro l’Italia e contro Renzi che per Renzi è la stessa cosa. Ho già scritto ieri che, se fosse per me, lo manderei a quel paese: sciogliamo il senato, difendiamo l’indipendenza del Presidente e della Corte. Ci stai? No? Votiamo con il Consultellum. Oggi, meglio di me, fa Miche Ainis.

Verticalizzazione, unificazione, personalizzazione sono le parole d’ordine che riassumono “l’epopea riformatrice”. “Nelle scuole comanderà un superdirigente, alla Rai un super manager, (mentre) nelle imprese il jobs act rafforza il peso dei manager”. Si distruggono i poteri intermedi, fuori “i sindacati dalla stanza dei bottoni”. Restano però i governatori, “De Luca, Crocetta, Emiliano, Zaia”, perchè la loro leadership “è la riproduzione su scala locale del filo diretto tra il leader nazionale e gli elettori”. Via “le assemblee parlamentari che in questa legislatura si sono spappolate come maionese”.  “Con l’abolizione sostanziale del senato e con il premio dell’Italicum: al partito, dunque al partito personale, dunque personalmente al Capo. E da lui giù verso i tanti capetti che stanno per mettere radici nel paesaggio delle nostre istituzioni, la concentrazione del potere sarà probabilmente la regola futura”. Non si potrebbe dire meglio e Ainis chiude con Marx: “Il profeta, che tanti invocano, non c’è”. Proprio così.  Renzi è ormai senza fiato e la sua parabile rischia di compiersi. in pochi mesi Stefano Folli definisce “Nazareno della decadenza” quello che ha riunito, per le nomine Rai, il premier e il cavaliere. Uno scambio di favori, l’ammissione di una comunanza di interessi, di una comune passione per il potere.  Senza un’idea di futuro.
Obama a Hiroshima contro l’atomica. Magari. Sarebbe l’epilogo glorioso di una magnifica presidenza e una buona notizia per l’umanità.

É risorto il Nazareno

Patto, grande patto, intesa. Secondo Stampa, Repubblica e Corriere. Tra chi? Tra Renzi e Berlusconi, naturalmente. Su cosa? Sulla nomina di Monica Maggioni presidente della Rai. “Rai, è risorto il Nazareno” racconta il Fatto. Un Nazareno che Ezio Mauro chiama “La palude”. Scrive il direttore di Repubblica: “Domina l’intesa con Berlusconi che tratta da capo politico della destra con una mano, mentre con l’altra negozia da capo di Mediaset, continuando così a tenere la Rai sotto l’abituale doppio guinzaglio, dei partiti e del duopolio”. “Dilettanti ridicoli -dice Cacciari al Fatto- il potere non si mantiene con i lacchè”. “Dilettanti allo sbaraglio”, Gramellini sulla Stampa. E Stefano Folli: “ll destino della Rai sembra ridursi al ruolo di megafono dell’attività di governo.Tele Renzi, come già scrivono i vignettisti”. “È tornato il craxismo, anzi il CAF” (patto vecchio di un quarto di secolo tra Craxi e Andreotti, Forlani), sbotta Boncompagni.

Da Direttora a Presidente In cronaca, invece la scelta della Maggioni Presidente viene piuttosto apprezzata. Si sottolineano i suoi fasti da inviata -mi disse con orgoglio di aver intervistato, giovanissima, Ahmed Yassin, sceicco cieco di Hamas, prima usato contro Fatah poi assassinato da Israele nel 2004. In seguito Monica ha seguito la guerra di Bush embedded tra i marines, di recente ha intervistato Assad ed era in Iran con Gentiloni, quando il ministro degli esteri pare abbia deciso di proporla. Secondo Carlo Tecce l’avrebbero,invece, scelta Boschi e Letta. Monica si lamentava spesso di non riuscire a incontrare il premier. Piace a Costanzo “risorsa interna” e per lo stesso motivo a Fornaro,minoranza Pd. Anch’io dovrei esserle grato perchè ha ripagato, con mezzi che neppure sognavano, fiumi di promozioni e gratifiche, i miei ex colleghi, per anni tenuti a dieta perché non mi sfiduciavano. Certo, tanta generosità potrebbe apparire un demerito per un amministratore. Monica è riuscita a mantenere (quasi) tutto l’ascolto della vecchia Rainews24, ma spendendo 10 volte di più. Hakuna Matata: Campo dall’Orto, prossimo direttore generale, pare della stessa razza. Avrebbe lasciato un buco di 127 milioni a La7.

Quando il gioco si fa duro, Napolitano scrive al Corriere della Sera. Il presidente emerito lancia uno dei suoi moniti proverbiali: “Nuovo Senato, la riforma non va stravolta”. Anna Finocchiaro spiega che “parlare di Senato elettivo vuol dire ripartire da zero”. Entrambi premono su Grasso perché dichiari inammissibili gli emendamenti Chiti – Gotor. Emendamenti che ho firmato anch’io. Dopo tante pene trascorse non vorrei mai perdermi l’ultima battaglia della minoranza. Però se potessi decidere con la mia testa, lancerei un appello a quanti sanno (e sono molti) come il Nuovo Senato sarà comunque un mostro informe, e capiscono che Renzi e Napolitano non torneranno indietro ma imporranno la legge con l’aiuto mister B. Un appello per sciogliere il Senato: fine del bicameralismo, basta con questa boiata del Senato dei consiglieri regionali. Una sola Camera, ma si stabilisca che se per tre volte non riesce a eleggere il Presidente della Repubblica con la maggioranza dei 2/3, la Camera si sciolga -come in Grecia. O che almeno si torni al voto popolare per eleggere il presidente tra i due più votati a MonteCitorio. Con una sola Camera, sia pure eletta con l’orrendo premio previsto dall’Italicum, ma con le funzioni di garanzia (Presidente, Corte) non alla mercè del governo, resteremmo comunque una democrazia liberale. Ed è questo l’essenziale.

70 anni fa “little boy” il cielo piombava sulla terra ad Hiroshima. La guerra resta vicina e Obama lo sa. Un altro litle boy per l’Iran? Questo vuole Israele? Questo i tiranni sunniti, unti di dollari, sangue e petrolio? Speriamo che il Congresso americano si ricordi di Hiroshima.

La Rai come metafora

Che figuraccia sulla Rai. Davvero serve tutta la buona volontà e l’ottimismo di Sebastano Messina per sperare che Renzi si possa riscattare in parte scegliendo oggi un Direttore e un Presidente all’onore del mondo. Intanto il Fatto può titolare “La Rai dei portaborese”. Il manifesto “SpartiRai”. E Feltri se la ride con un’intervista a Dagospia: chi parte rottamatore finisce lottizzatore. Il Pd, partito autonomo da Renzi -si capisce- ha nominato Guelfo Guelfi, spyn doctor di Renzi, Rita Boroni, assistente parlamentare dell’ultra renziano Andrea Marcucci, e un giornalista aduso a ogni genere di mediazione, Franco Siddi, messo lì per sbarrare la strada a un candidato natirale come Giulietti.

De Bortoli, chi? Candidature esemplari, ma il peggio è arrivato quando, vista la mala parata e -credo- per salvare l’onore del partito, Massimo Mucchetti e Federico Fornare hanno tirato dal cappello un nome che poteva parlare a tutti, Ferruccio De Bortoli. I pretoriani di Renzi l’hanno presa male perché l’ex direttore del Corriere aveva osato definire Matteo Renzi “un maleducato di talento”. Motivo sufficiente per depennarlo. Di più: Orfini ha oggi la faccia tosta di sfottere sulla Stampa i dissidenti che “hanno scoperto il fascino discreto della borghesia”. Poi aggiunge che De Bortoli è “corresponsabile della crisi”. Lo dice l’uomo di D’Alema approdato alla corte di Renzi.

Beppe Grillo è stato bravissimo. Ha mandato nel CdA Carlo Freccero. Una vita per la televisione, curriculum indiscutibile, cavallo pazzo che non prende ordini, il contrario di unlotto. Gli auguro di poter contare in Consiglio quanto contò Sandro Curzi, proposto a suo tempo da Rifondazione ma che, in un mondo non proprio di giganti, diventò il consigliere più influente. Con presidente e direttore generale in fila davanti alla sua stanza. Intanto Freccero spiega ai giornaloni la sua idea di Rai: “come la scuola pubblica. Che educhi allo spirito critico, come ai tempi del liceo. Non un ghetto di consumo televisivo, ma un luogo di libertà”. Non si potrebbe dir meglio. Oggi sono grillino.

Viale Mazzini del tramonto, scrive il Foglio, “Il CdA Rai fa un pò ridere”. “Rai vecchio stile”, la Stampa, e il fondo riesuma “il manuale Cencelli” (funzionario della Dc, Massimiliano Cencelli invento la spartizione perfetta e ne prescrisse le regole).. “Il passato non muore”, Sole24Ore. “Certo non è la BBC”, Di Vico sul Corriere. Giannelli disegna Renzi che che schiocca la frusta per domare il cavallo di viale Mazzini. Belpietro va al sodo: “l’ex rottamatore okkupa la Rai per non farsi rottamare”. Purtroppo ha ragione. Privo di una strategia europea, logorato dalla guerra che ha mosso contro tutte le sinistre, probabilmente ormai convinto che la ripresa non porterà occupazione per i giovani nè ottimismo nella classe media, Matteo Renzi perde colpi, si incolla alla sedia, si attacca all’Eni e alle banche, alla Rai e al duopolio Sky Mediaset, che vuole tenere a battesimo. La prossima primavera porterà il centro sinistra alla sconfitta elettorale, almeno a Roma e in Sicilia, per poi provare a risuscitare. “Volete regalare il paese a Grillo?” E giocarsi il tutto per tutto con il premio e l’Italicum.

E la Rai? Un uomo del potere che sa essere acuto, Paolo Mieli, parlando di me una volta ebbe a dire: “lo vogliono cacciare tutti, ma poi alla fine lui resta, la Rai resta, e cadono quelli che vogliono dare ordini”. Spero che la Rai di Freccero sappia avere un nuovo soffio. E ho visto tanti lottizzatori arroganti finire inghiottiti dal retro bottega di uno spettacolo senza spettatori in sala.

Di Corradino Mineo