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Scuola,proviamo a discutere

Sono passati tre giorni da quel 25 giugno in cui non ho votato la fiducia al governo per bocciare la legge sulla scuola, ma sono stato contestato in piazza e poi sul web. Forse è possibile cominciare a discutere, senza vomitare insulti e avallare menzogne.

La prima cosa da chiarire – perchè è incredibile, ma girano anche falsificazioni al riguardo- è che il mio non voto valeva un no alla legge, non un sì o un ni. Si trattava di una legge di spesa (assunzioni e investimenti) e perchè venisse approvata serviva non la maggioranza dei votanti, ma la maggioranza dei senatori (esclusi quelli in congedo o in missione). Dunque il non voto di Mineo, di Ruta, di Tocci e quello dei senatori a vita Cattaneo e Rubbia era un no. Su questo non può esserci dubbio alcuno.

Tuttavia capisco molti insegnanti. Delusi perchè la loro giusta battaglia si è conclusa con una sconfitta, preoccupati per quel sarà della nostra scuola, arrabbiati perchè il governo aveva deciso di passare in forza, esautorare la commissione, imporre la fiducia. Li capisco: avrebbero voluto che chi, come me, aveva condiviso la loro battaglia passasse sotto la presidenza e gridasse No a quel governo.
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Mineo e Tocci:perché non votiamo la fiducia sulla scuola

 

 

 

“Non voteremo la fiducia al governo per la scuola in Senato perché non possiamo accettare un’altra riforma finta, una nuova rottura con milioni di elettori, l’ennesima mortificazione del Parlamento.

Noi avevamo apprezzato le intenzioni del Presidente del Consiglio quando per primo aveva messo al primo posto la scuola. E avevamo sperato ancora quando, dopo la dolorosa bocciatura dello sciopero del 5 maggio, Renzi aveva annunciato a Porta a Porta di voler convocare ai primi di luglio una conferenza nazionale della scuola.

Purtroppo è prevalsa un’altra logica, quella dell’atto di forza. Francamente non riusciamo a capire il perché. Avevamo dimostrato come le assunzioni si potessero fare comunque. Avevamo avanzato proposte nel merito, sull’organico dell’autonomia, che miglioravano la legge. E in commissione Cultura – l’ha riconosciuto con onestà il presidente Marcucci – non c’è stato ostruzionismo da parte delle opposizioni.
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Zunino,Repubblica, mi scrive.Lo ringrazio e rispondo

Corrado Zunino, giornalista di Repubblica, che ho citato stamani nel mio post “La verità al contrario: mi risponde così.

Per quel che riguarda la citazione di “Repubblica”, fa un po’ impressione vedere un ex giornalista ricostruire a proprio piacimento gli articoli (in un italiano un po’ buttato, diciamo) riproducendo per gli “amici” di Facebook un senso diverso da quello che hanno in originale. Il titolo dell’intervista al presidente di commissione Andrea Marcucci , innanzitutto, è fedele al testo dell’intervista, punto. Nell’intervista, la si potrebbe pubblicare su Facebook per comprendere la scorrettezza della ricostruzione, nelle domande si fa notare che nelle ultime decisive riunioni i senatori Tocci e Mineo vengono esclusi dal partito. E si dice, nelle domande di quell’intervista, che “il cammino della riforma negli ultimi giorni è stato pasticciato”, si parla ancora di “caos conflittuale” e di “rivolta diffusa”. Si descrive la realtà, ecco, altro che stampa di regime. La chiosa di Mineo – “insomma, se ne voleva andare” – sulla notizia dell’annuncio dell’addio al partito di Stefano Fassina è, oltre che parziale, sciocca. Il testo originale dice: “La scelta della fiducia ha convinto Stefano Fassina a lasciare il Pd” (frase non citata nella ricostruzione di Mineo) e quindi c’è un elemento causa-effetto (fiducia-addio) che non ha nulla a che fare con “insomma, se ne voleva andare”. La frase da me attribuita a Mineo, ancora, è quella da lui pronunciata ieri alla fine delle ore convulse della commissione Istruzione del Senato: “La fiducia non la voto, è un puro atto di imperio. Non esco dal partito”. Cosa c’è di diverso tra “non esco dal partito” e: “Non sono come Civati (altra frase detta da Mineo) che esce per condurre una battaglia solitaria. Io sono per portare avantila mia battaglia da dentro”. E’ esattamente la stessa cosa, la prima sintetizza la seconda nelle righe disponibili in una cronaca di un quotidiano. Le assicuro, senatore Mineo: il collega Bei non esulta quando scopre che Renzi ha inviato un sms anche a Tocci, si limita a raccontarlo ai suoi lettori. Spiace che lei, senatore, nel suo racconto ai docenti che la seguono, non sia riuscito a essere un po ‘ più (bastava poco) cronista. Non basta condire faziose parzialità con Ėjzenštejn, non basta.
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Senato, il mio intervento sulla scuola in una aula vuota

Onorevoli senatori, so che il tempo è poco ma -vi prego- leggete le 40 pagine della legge e poi scappate via, al mare, in montagna o dove volete, ma non votatela. Perchè questa è la peggiore delle tante -e pessime- riforme che questo Parlamento abbia varato in 70 anni.

Pensate alla valutazione dei docenti -necessaria indispensabile valutazione- ma che deve essere esercitata da persone competenti in pedagogia, nella materia di insegnamento e che abbiano accompagnato il docente nel suo lavoro in classe. Non può essere affidata a un plotone d’esecuzione (Il dirigente, due docenti, un genitore) che annusa i si dice, raccoglie persino le calunnie, che accompagnano sempre la vita di ogni insegnante. Ma che non vede, che non sa quale sia, il suo impegno quotidiano nella classe, tra gli alunni, tra i suoi ragazzi. È come se un grande ospedale affidasse a un capo del personale e a un ortopedico il compito di valutare la qualità di una ricerca per combattere il cancro. e di assumere o non assumere i ricercatori che l’hanno realizzata.
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Jobs act per la scuola

Grecia,spinta finale, L’Europa respira, i mecati ci credono, accordo a un passo. Così i giornali italiani ed europei. Però serve un’altra riunione, giovedì con l’Eurogruppo. Però qualcuno spera che gli ultimi sacrifici concessi -più contributi sulle pensioni, tasse per chi ha ancora qualcosa- mettano Tsipras in difficoltà ad Atene. Però si cercherà di far passare per nero quello che è bianco, sperando che nessun altro paese scopra, dopo la Grecia, che i debiti si possono -anzi talvolta si devono- non pagare. Perchè non si può togliere ai popoli il pane e la speranza in nome dell’ordine capitalista e della sua irrazionale razionalità. Angela Merkel -raccontano le cronache- ha dovuto mettere in riga spagnoli e slavi che volevano il sangue di Atene. Lo ha fatto tardi -in zona Cesarini, si sarebbe detto- perchè è una politica dorotea, che smussa, rimanda, media ed esercita il potere, non una statista con una visione dell’Europa. Ma l’ha fatto. E Sergio Romano, sul Corriere, scrive di un piano dei presidenti (del Consiglio,della Commissione, dell’Eurogruppo, del Parlamento e della BCE) per costruire qualcosa che somigli a uno stato europeo.  Mentre Habermas, tradotto da Repubblica, ci esorta: “Diamo una patria alla nostra moneta”. Chissà!

Aspettando il maxi emendamento. Ieri è stato un giorno strano. Le voci si rincorrevano, insistenti: più assunzioni, meno poteri ai presidi, concessioni del governo, cambiamenti del testo, accordo fatto. Basta leggere l’intervista della relatrice Puglisi a Giovanna Casadio per ridimensionare tutto. Sempre 100mila le stabilizzazioni, vincitori di concorso e GAE. E resta la minaccia: “se non facciamo presto saltano le assunzioni, è un dato di fatto”. Resta sempre al preside il potere della chiamata diretta e di non rinnovare, eventualmente, il contratto dell’insegnante, ma -ci assicura  Puglisi- anche il preside “verrà valutato dal provveditorato ogni tre anni attraverso visite ispettive”. Infine l’ammissione: “Come il Jobs Act anche questa riforma sarà compresa una volta entrata in vigore”. Tutto qui : un jobs act per la scuola!

Catasto è caos, scrive Repubblica. Si rischia “un salasso fiscale. A Napoli il valore di una casa popolare sale di 6 volte, a Roma di 4. Salta la riforma”. Sembra proprio che il governo che ogni giorno chiede più deleghe e più poteri per governare…non sappia governare. Non è dunque questa la vera emergenza, garantirci che il governo governi?  A cosa serve spianare o asfaltare insegnanti, senatori, sindacalisti e Costituzione, se poi sull’economia, sull’immigrazione e la questione morale il governo annuncia, si blocca, riparte, tentenna? Da tempo il mio amico Nicola Forte mi diceva che la riforma del catasto sarebbe stata “una nuova patrimoniale” dal costo assai salato. I suoi consiglieri lo avevano invece nascosto al premier? Cambi consiglieri! Suvvia un decisionista come lui: si informi, poi decida e governi!
Roma come Palermo anni 80.Nessuno vuol vedere la mafia” È il titolo di una bella intervista del Fatto al procuratore aggiunto Prestipino, l’artefice con Pignatone, dell’inchiesta Mafia Capitale. E mentre Orfini deve girare sotto scorta per le minacce ricevute, il Corriere titola “Pressing di Renzi su Marino”, Perchè si dimetta. “Marino non è in grado di proseguire”, confida il premier alla sua Maria Teresa Meli. Poi insinua che il sindaco si sia portato “le truppe cammellate alla festa dell’Unità”. Marino resiste e sembra dire: “non vi sarà facile liberarvi di me”. “Questo -spiega Massimo Franco- accentua le difficoltà di Renzi in una fase di affanno, con la scuola e centomila assunzioni appese all’ennesima sfida in Parlamento. E sullo sfondo galleggia il caso di Vincenzo De Luca, il nuovo governatore della Campania che dovrebbe essere sospeso a giorni dalla carica: un’altra incognita e fonte di imbarazzo”
Dopo 8 secoli in fuga, i Valdesi hanno sentito un Papa che, nel loro tempio, ha detto: “vi chiedo scusa per gli atti non cristiani e inumani compiuti contro di voi”. Bergoglio non ha paura delle parole, vuole una chiesa senza paura, che parli perché il mondo capisca.Tutto cambia.

En attendant Tsipras

Atene,ultima offerta. È il titolo di Repubblica. Tsipras darà in pasto ai creditori uno stop ai prepensionamenti, ancora qualche tassa e la promessa di spender poco. In cambio la Grecia chiede prestiti (18 miliardi) e riduzione del debito per raddrizzare davvero la sua economia. Varoufakis, su Repubblica, dà le cifre: dal 2009 il deficit pubblico greco è diminuito del 20%, i salari del 37, i consumi interni del 33 e il numero dei dipendenti statali del 30%. Una cura così ammazza il malato. La Grecia puà combattere corruzione, evasione, inefficienza ma deve usare l’economia la spesa per rompere la tenaglia rigore recessione. Nell’euro o fuori. Cosa risponderanno Merkel e gli altri? “Senza intesa regaleremo la Grecia a Putin” avverte Marta Dassù sulla Stampa.

Socialismi nazionali. L’expo ha messo Hollande accanto a Renzi. Hanno detto: “sull’immigrazione “agiremo insieme”. E ilCorriere ci fa il titolo, ma Giannelli li disegna con le pistole nascoste dietro la schiena. Hollande non vuole le quote, foglia di fico dietro cui il nostro governo nascondeva le sue difficoltà di governo. Renzi vuol cambiare il trattato di Dublino (ognuno si cucchi i migranti suoi). L’altro non ne vuol sapere. In verità François e Matteo si intendono meglio con Frau Merkel (alla quale chiedono trattamenti di favore) che fra loro due.

Il vaffa di Marino. “La destra torni nelle fogne” ha detto il sindaco di Roma tra gli applausi della festa dell’Unità. Poi, citando Blade Ranner. “ho visto cose che voi umani non immaginate”. Vuol restare al suo posto e non poteva essere più netto il suo no alla Boschi che a Sky,poche ore prima,  “l’aveva sfidiciato”. Francamente non capisco come possa resistere un sindaco di Roma al sabotaggio dell’AMA e dei vigili della capitale, all’inefficienza dell’amministrazione e all’ostilità dei gruppi di potere. Specie ora che Matteo e Maria Elena lo hanno così platealmente scaricato. Ma forse mi sbaglio. Forse la crisi è marcita a tal punto che la ragione non vale più e tutto diventa possibile.

Noi, lega e quel che verrà”. Mentre Salvini presentava a Pontida la ruspa anti Renzi, Berlusconi diceva al Giornale: “Nessun Nazareno bis, Renzi è uno statalista illiberale. Chi vota col governo è fuori dal partito. Serve un contenitore nuovo di centrodestra, con Forza Italia, Carroccio e altri movimenti”. Evidentemente il fu Caimano crede di poter addomesticare Salvini come a suo tempo fece con con Bossi. Pensa di aver tempo perchè “Nessuno in questo Parlamento vuole andare a casa prima del 2018, perché sa che difficilmente tornerà in Parlamento la prossima volta”. E offre al premier i suoi voti per migliorare la legge elettorale e la riforma costituzionale. In nome del comune interesse, di Berlusconi e di Renzi,  a ridurre il rischio di un M5S al ballottaggio e di una Lega che corra da sola alle elezioni politiche.

Immigrati e lavoro. “Le sfide del Papa”, titola la Stampa. Questo Papa “unica voce diversa nel mondo”, secondo Calabresi. Penso invece che Francesco parli come milioni e milioni di donne e di uomini nel mondo. Siamo solo noi americani ed europei che non sappiamo ascoltare quelle voci, soffocati dal pensiero unico e dall’illusione di poter salvare il privilegio. “No all’idolatria del denaro, no alla corruzione, no alle collusioni mafiose, alle truffe, alle tangenti. Solo unendo le forze, possiamo dire no all’iniquità che genera violenza. Non si può aspettare solo la ripresa, il lavoro è fondamentale, lo dichiara fin dall’inizio la Costituzione italiana”. Serve “un modello economico che non sia organizzato in funzione del capitale e della produzione ma piuttosto in funzione del bene comune”. Parla a tanti e come tanti, il Papa, e quando invita i giovani all’amore casto, non accenna più al peccato o alla morale, ma al dovere di non usare l’altro come strumento.

Uno, nessuno e centomila, di Walter Tocci

Non credete alle notizie tendenziose che si leggono sui principali giornali. A pochi giorni dal confronto decisivo in Senato è necessario ristabilire la verità sul disegno di legge per la scuola. Le principali mistificazioni sono cinque.

1. Assunzioni –

E’ l’argomento più devastato dalla disinformazione. Intanto i posti disponibili non sono 100 mila ma circa 150 mila, come d’altronde ammise lo stesso governo nel documento iniziale della buona scuola. Ci sarebbero quindi la capienza e i soldi per assorbire già quest’anno quasi tutte le graduatorie a esaurimento, gli idonei e una parte degli abilitati, completando poi l’operazione con il piano poliennale.

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L’opinione impaziente

Sic transit gloria mundi. Un anno fa Matteo Renzi era sull’altare, per dirla con Manzoni, o, se preferite una metafora militare, veniva portato sugli scudi. Dopo il 41% delle europee e con le cronache del Tg1 che -secondo Crozza- sembravano quelle dell’istituto Luce ai tempi del Duce. Un anno dopo titoli e commenti dei grandi giornali si sforzano di immaginare un dopo Renzi. Non mi credete?

Il Generale dice no. “No al blocco navale in Libia”, il Corriere intervista  Graziano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. Titolo in prima, a pagina 2 da “Migranti, l’appello di Mattarella”. Lo stato è qui: questo ci dice il Corriere. L’arrotino si occupa d’altro e finisce a pagina 17:  “Scuola margini ridutti per un’intesa. Renzi: assunzioni solo se si cambia”. Molto più in alto, nella gerarchia delle notizie, Pagnoncelli spiega cosa accadrebbe se si votasse con l’Italicum: per ora Renzi la spunterebbe di misura, 51,2 contro 48,8%, contro un candidato a 5 stelle, e verrebbe sconfitto, 46,5 contro 53,5%, nel caso (improbabile) che il centro destra riuscisse a unirsi. Nient’altro che un apprendista stregone.

Padoan e gli stati uniti d’Europa. Repubblica relega il Renzi quotidiano contro “le correnti” Pd a pagina 8. Scalfari racconta come  Padoan e Draghi abbiano un’idea comune: uscire dalla crisi costruendo gli Stati Uniti d’Europa. Matteo non capisce, con lo sguardo perso nel vuoto, lancia stoccate: “cene (con D’alema,conti e ferie d’agosto, scintille tra Padoan e Renzi”, scrive il Corriere. Ma Repubblica fa di più, con il suo politologo principe, Stefano Folli, immagina uno scenario per fare a meno di Matteo. “Se nasce quella strana alleanza tra Forza Italia e sinistra pd”. Per cambiare la legge elettorale e consentire le coalizioni in vista del secondo turno, Renzi finirebbe asfaltato.

L’opinione pubblica è impaziente, scrive Luca Ricolfi sul Sole24Ore. “Due forze mettono in crisi il renzismo”. In Europa “si rafforzano i partiti anti-Buxelles, anti-euro e anti-immigrati”, in Italia ritorna “in grande stile del movimento anti-casta, alimentato dalla deprimente catena di scandali e inchieste che, per l’ennesima volta, ha colpito la politica italiana, coinvolgendo in pieno il partito del premier”. Renzi, osserva Ricolfi, con le sue riforme tutte politiche ha acceso il falò dell’impazienza, ma  lo ha fatto usando “molta carta, molta paglia, molti trucioli e con il liquido accendi fuoco”. Purtroppo senza i ceppi “dopo un po’, il fuoco si smorza, e del tuo falò restano solo le ceneri”. I ceppi che l’opinione pubblica, a sua volta impaziente, vorrebbe sono soluzioni di governo su “sbarchi e corruzione, occupazione, tasse, burocrazia, sprechi”. Così Renzi ha allevato “una opinione pubblica che alla fine potrebbe rivelarsi più impaziente di lui.

Atene in prima pagina. Varoufakis è stato oggetto, scrive James Galbraity, “di una political character assassination, gli hanno persino rimproverato di essere benestante”. Eppure torna sul proscenio e dice che “un accordo è possibile”. Con un passo indietro della Merkel. Ecco, tra tutti gli errori di Renzi, il suo silenzio sulla Grecia a me appare il più grave.

Siamo un milione, difendiamo i figli. È semplice, caro lettore: c’è chi apre la porta a cassaintegrati e immigrati – il Papa ancora oggi a Torino- e chi si chiude a casa, o scende in piazza con i neo catecumeni, per non vedere le famiglie arcobaleno. Che fare? Rispondere che la Repubblica è laica e che i diritti sono diritti per tutti. Ma, per favore, senza trasformare i compagni e gli amici della LGBT negli eroi di una nuova resistenza rossa, negli alfieri di un nuovo politcamente corretto, nei pionieri del futuro dell’umanità. No al creazionismo a scuola,ma no pure alla fola che il rapporto tra uomo,storia e natura si cambi così, schioccando le dita.

 

È tornato l’arrotino

Che uomo! ha costretto il ministero dell’Istruzione a lavorare anche in agosto per assumere i centomila precari. Lo stesso ha fatto con Padoan, reduce da una cena a svariate stelle Michelin per mantenere la «Fondazione Italiani Europei» del suo amico Massimo D’Alema.

Arrotino, arrotino! È tornato l’arrotino. Anzi il rottamatore. Niente sole a seno nudo -quest’estate- per la povera Giannini, niente delizie di Vissani per la bocca del ministro dell’economia. E, soprattutto, il premier ha ottenuto quello che voleva veramente, ossia che il Miur accettasse di lavorare anche in agosto e pure il ministero dell’economia. Funzionari pubblici, pedalate! Ministri, niente vacanze. Senatori, al lavoro ad agosto. Insomma, non ci sono più tante scuse. O alibi per fermare Renzi. Che è soddisfatto e si diverte pure: sapeste quanto si diverte! Sono i momenti più divertenti quelli in cui qualcuno pensa di bloccarti per una scemenza o un numero del Senato che si finge essere vero e che tale non è . È adesso, in fasi come queste, che bisogna sapere come si governa.

Nessuno governa meglio dell’arrotino. Ha già risolto il problema dei migranti, evitato che l’euro si arenasse sulle secche greche, cancellato Mafia Capitale, sostituito De Luca con Rosy Bindi. Il popolo italiano avrà il pane! Camerata macchinista accendi il motore, camerati contadini la trebbiatura comincia! LUI, almeno, le panzane sulle demoplutocrazie le diceva a torso nudo, respirando a pieni polmoni gli acari delle graminacee. Non stretto da un abitino Ferragamo, compulsando sull’Iphone  veline quotidiane per i giornalisti della corte.

Dinosauri di sinistra

Doppio voto di fiducia sulla scuola, annuncia il Corriere. Il mxiemendamento è pronto. Contiene frasi tratte da emendamenti della senatrice Petraglia (SEL), della Mussini (ex 5S) di Gotor e persino di Tocci. Ma il cuore della legge mi sembra quello antico. Saranno assunti 100mila precari delle Gae in cambio di una territorializzazione della scuola, con più poteri ai presidi e minore autonomia dei docenti, resta il bonus per le private ma forse con un tetto. Mineo e Tocci non sono stato invitati al vertice di ieri. Credo per non disturbare il contrordine di Renzi: non più ascolto e conferenza a luglio del mondo della scuola -come gli aveva consigliato Lula e aveva promesso a Porta a Porta. Fiducia sulla legge al Senato e poi pure alla Camera. E i numeri? La minoranza Pd è a “un passo dall’accordo”, scrive De Marchis, Repubblica, e cita Gotor “ci sono dei passi in avanti” (ma al manifesto Gotor denuncia “la frattura tra Pd e scuola”). Mentre -udite, udite- il vice-Renzi Guerini, intervistato dal Corriere, dice “sì al dialogo” con il “caro D’Alema”.

Tonfo del Pd. Questo dicono invece i dati e le analisi di Ilvo Diamanti. Il Partito della Nazione passa dal 40,8% delle europee al 32,2 nelle attuali intenzioni di voto. Il movimento 5 Stelle, dal 21 al 26%, la Lega dal 6 al 14. Quanto alla fiducia nei leader, in un anno Renzi ha bruciato 8 punti, passando dal 49 al 41%, Salvini ne ha scalato 5, dal 32 al 37%. Fabrizio Barca tira le somme del lavoro sui circoli Pd della capitale: 27 su 104 sono “arena per scontri di potere” e andrebbero chiusi. Solo 40 mostrano “possibilità positive”, e 9 un progetto.

Come i dinosauri, “anche la socialdemocrazia rischia l’estinzione”, scrive il vice direttore del Corriere, Antonio Polito. I partiti socialisti in Europa non stanno neglio del Pd. Hanno perso in Svezia, Norvegia e ora in Danimarca. In Francia Hollande balbetta. Asfaltati da Syriza i socialisti greci, costretti ad appoggiare sindache di Podemos a Madrid e Barcellona, gli spagnoli. Dal 1989, caduta del muro di Berlino, socialisti e sinistre vivono di rendita: si identificano con il ceto medio agiato e tollerante, che si vanta di aver  letto qualche libro, ama la natura e la buona cucina. Che si tiene stretto capitalismo e finanza, ma ne critica gli eccessi. Crisi, guerre, immigrazione, proletarizzazione della middle class stanno bruciando tale rendita. Essere di sinistra, da status symbol che era, appare ormai colpa e privilegio.

Partita doppia per Tsipras. Ha ottenuto dalla BCE qualche soldo per evitare il panico fino a lunedì. E per lunedì un vertice dei capi di stato, mettendo all’angolo Junker e alla larga le erinni del Fondo monetario . D Putin, Alexis ha avuto un prestito a tasso zero che coprirà l’intero costo di un gasdotto attraverso la Grecia. Ben giocato. Così sfrutta a suo favore l’insofferenza di tanti capitalisti che si ritengono danneggiati dalle sanzioni alla Russia e la paura di chi teme che Russia e Cina sfondoni nelle nostre ex riserve i caccia. Dopo tutto la ristrutturazione del debito greco costa meno di una tangente, di quelle che si pagano per concludere un buon affare. Però l’Europa pullula ormai di fascisti e aspiranti crociati, né non si può contare troppo sulla razionalità del sistema capitalista di fronte alla crisi.

In chiesa con le Colt. Con la calibro 45, arma regalata dal padre a Dylann Storm Roof o meglio con un M16, fucile d’assalto. Charles Cotton, esponente della National Rifle Association, se l’è presa con il pastore metodista, una delle 9 vittime di Calhoun Street : “se avesse consentito ai fedeli di pregare in armi, forse sarebbe morto solo lui”. Gli agnelli additati come lupi, le vittime come carnefici. In America.  Invece da noi, 7 italiani su 10 chiedono di sgomberare i campi rom, 5 su 10 di respingere i migranti. Fonte Diamanti, Repubblica

Di Corradino Mineo