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La mafia dell’antimafia

Rapiti,il giallo dello scambio.Presi due jhadisti. Così apre Repubblica. Il Corriere nega “lo scambio” e scrive “Con gli scafisti non si tratta”, (ultima) parola di Alfano. Poi pubblica l’abbraccio di Renzi a Netanyahu (con il premier che chiude gli occhi, come con Obama), “Alla Knesset il discorso dell’amicizia”. La Stampa: “l’Europa frena l’Italia” sulle tasse: “Avete già avuto uno sconto”, ricorda Moscovici. A leggere i giornali, sembra che sia tornata alla grande la politica estera, impastata con temi che creano allarme sociale, dall’immigrazione al terrorismo.

In cerca di un ruolo nel Mediterraneo, scrive Stefano Folli. Da tempo Renzi si sbatte tra Putin e Obama, alla ricerca dell’investitura per una missione a guida italiana in Libia. Dall’europa vorrebbe comprensione per i tagli alle tasse che ha promesso e più aiuti per i migranti. A Gerusalemme, pur senza sconfessare Obama (“due popoli due stati”, “l’accordo con L’Iran era necessario”) si propone come il primo amico “No al boicottaggio (delle Ong). La vostra difesa è la nostra. Uniti contro il terrorismo”. C’è un disegno in tutto ciò? Folli crede di sì. Il premier cerca spazio per  un’Italia diventi pivot nel Mediterraneo in fiamme, con il favore di Israele e dell’Egitto, e il placet di Russia e Usa. E conta che la comunità nazionale dismetta le polemiche e si allinei (quasi) tutta dietro il governo, in nome dell’interesse nazionale.

Naturalmente in prima linea si rischia. Dall’attentato del Cairo al rapimento dei 4 italiani in Libia,  fino ai 2 terroristi c(arrestati) che pare preparassero un attentato contro istallazioni militari nel nostro paese. Ma senza che senza correre qualche rischio, è probabile -questo pensa il premier- che  annasperemmo nella paura dell’attentato e ci dilanieremmo sulla gestione dei profughi. “Immigrati, la rivolta dei prefetti”, titola già oggi il Giornale. Ha ragione Renzi? Sì, la politica estera oggi è politica interna. No, a Israele un vero amico dovrebbe dire “state sbagliando con Palestinesi e Iran”. Ad Al Sisi, ricordare i diritti dell’uomo, e sostenere invece con ogni mezzo il governo (democratico) della piccola Tunisia. Penso che (in questo caso e in questo mondo) la politica estera debba avere un’anima. Un’Italia furba e manovriera evoca l’infamia del nostro passato coloniale, un’Italia,  pur si fragile ma che difenda valori e diritti, otterrebbe maggiore rispetto

Crocetta e l’Antimafia. Non si dimette più, rivendica il dovere di resistere al “golpe” contro la sua persona, accusa chi lo critica (anche il vicerè di Renzi, Faraone?) di connivenza con la mafia. Leoluca Orlando gli risponde con un’intervista a Repubblica: “Dimissioni subito. Lombardo e Crocetta hanno strumentalizzato l’antimafia. Da 7 anni la confindustria antimafiosa è al potere della regione, con il vicepresidente Catanzaro che continua a ricoprire posizioni monopoliste nella gestione di brutali discariche indifferenziate. Per i Pd è troppo tardi: si sono identificati con lo sfascio e se esprimessero un candidato organico al partito andrebbero a sbattere. Ma io non mi candido”

Rosy Bindi intanto rivendica l’autonomia per la commissione antimafia Lo fa proponendo “una terza” via contro mafia capitale, non lo scioglimento amministrativo del comune di Roma ma un suo “tutoraggio” con decreto legge del governo. Lo farà (credo) a settembre  intervenendo  sul maleodorante bubbone siciliano della mafia che usa pure l’antimafia. Il PdR, Pd di Renzi, la ostacola: “non osi la commissione anticipare il governo, non strumentalizzi”. Il punto è il solito: la sinistra ha rinunciato non solo a cambiare il mondo ma pure a far pulizia in casa. Così si trova sempre più spesso spiazzata  da inchieste giudiziarie e scoop dei giornali. E se ne lamenta.

Quelle “unioni” che disturbano

L’Italia riconosca le unioni gay. La sentenza delle Corte europea di Strasburgo fa titolo ovunque e viene apprezzata da Zagrebelsky, Stampa, e Rodotà, Repubblica. Le moderne democrazie liberali allargano la sfera dei diritti ed è giusto che le corti ricordino alla politica quel che la politica spesso vorrebbe dimenticare. “Boschi: unioni civili entro l’anno”, scrive il Corriere. Dunque, un rinvio. Per non turbare l’alleanza con Ncd, per non trovarsi a dover votare (orrore, orrore) insieme ai senatori a 5 stelle. Si rinvia anche sull’arresto di Azzolini, sulle elezioni in Sicilia, su Roma. Il nuovo rito democratico renziano -che tanto piace al professor Cassese, Corriere- prevede che il governo prima conti i voti, scelga se gli conviene imbarcare questo o quell’altro, solo dopo manda la legge in aula. Per ratificare.

Rapiti, la pista dei trafficanti.Questi nostri ragazzi uccisi a Suruk. Il primo titolo del Corriere,il secondo della Stampa. Il primo racconta dei 4 italiani che lavoravano in Libia e sono stati rapiti – spero che li trovino presto e li riportino a casa. Il secondo di 32 ragazzi curdi, nostri fratelli, la meglio gioventù, studiosa e appassionata, prontia a combattere per difendere i diritti dell’uomo e la libertà: sono stati ammazzati da un (o una) seguace del Califfo che ha fatto esplodere il suo corpo pur di compiere la strage. La guerra mondiale a pezzi si ayavvicina, ma troppi girano la testa e ripetoni “a me che importa?”. Ha ragione Moni Ovadia, che scrive sul Manifesto: “il colonialismo è stato il più grave e perdurante crimine della storia dell’umanità”. Quel veleno ci torna in faccia, dalla Libia, dai confini con la Siria o dall’Eritrea.

Combattiamo con durezza i barbari che ammazzano bestemmiando Allah, ma ricordiamo -sempre con Moni- che “il vero sparticque tra chi crede nella piena dignità e integrità dell’essere umano e chi non lo crede risiede nelle contrapposte concezioni dell’immigrazione”. Una signora mi ha scritto via twitter: “Lo dica alle due ragazze stuprate, in un parco a Reggio Emilia e su un treno in Toscana. Se fossero sue nipoti?” Nonostante i capelli candidi, ho una figlia di 21 anni e una di 13, e temo, per loro, che la violenza possa venire piuttosto da un italiano, che ha perso tutto nella crisi, anche la dignità. Perchè vedo, leggo e so che le infamie commesse in Italia da Italiani sono più numerose di quelle, ugualmente esecrabili, degli immigrati. Sia in termini assoluti che relativi.
Il gran capo della Toshiba si dimette dopo aver gonfiato i profitti per un miliardo e 200 milioni. Titolo del Financial Times. É il capitalismo bellezza, al tempo delle bolle finanziarie. Profitti virtuali per lucrare in borsa, debiti inesigibili e ricette che affamano dipendenti e ceto medio, pur di sostenere la bolla e surrogare la menzogna globale. Ma il bravo Fubini, Corriere, si diverte a sfottere “i nobel narcisisti” che avrebbero perso “la sfida ellenica”. Delusi da Tsipras – scrive- quando hanno scoperto che non aveva un piano B a parte la resa. “Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo per aver rifiutato di commettere suicidio. So che avete sofferto, dai vostri sofà”. Efficace, ma su Repubblica, che traduce dal New York Times, Krugman insiste: “A mio giudizio l’uscita (della Grecia) dall’euro si rivelerà ancora necessaria e, in ogni caso, sarà essenziale alla cancellazione di gran parte del debito”.

La vendetta delle renzine. “Perso io? -dice lady like Moretti, asfaltata da Zaia- mi hanno vestita come un autoferotranviere e tenuta lontana dalla tv. Poi, la riforma della scuola e il jobs act: io sono d’accordo ma la gente non ha capito”. Lella Paita si rifiuta addirittura di salutare il ministro (ligure) Orlando: “non mi ha sostenuto”. Piccoli guai per l’arrotino. Più serio l’avvertimento di  Piero Ignazi, secondo cui il Pd non può trasformarsi in un partito anti tasse di rito reganiano. “Un partito può cambiare, anche radicalmente, ma non può vestire panni di altri, pena il suo snaturamento. Con conseguenze elettorali drammatiche”. Repubblica, pagina dei commenti.

Ridurre le tasse,rinviare il voto

Ostentando il solito atteggiamento da pugile spaccone, come scrive Di Vico sul Corriere, Renzi mostra la sua dote principale: quella di essere un politico senza ispirazione ma attento ai rapporti di forza, capace di ridurre il danno, dividere gli avversari, scegliere la linea di minore resistenza. Nn mi credete? Leggete con un po’ di distacco i giornali in edicola.

Caso Crocetta, elezioni ma non subito. Spiega Maria Teresa Meli : “il premier non intende far cadere subito Crocetta per evitare effetti domino”. Dove per effetto domino s’intende la probabile vittoria dei 5 Stelle se si votasse in ottobre. Meglio traccheggiare, dare qualche metro di corda a Crocetta, presentare il voto in Primavera, in Sicilia e a Roma, come una sorta di giudizio di Dio contro il “vecchio” Pd.

Facciamo tre leggi, poi si può votare, dice al manifesto Rosario Crocetta. “Una per completare la riforma delle province, la seconda per l’acqua pubblica, la terza per i poveri”. L’attendismo del premier conviene al governatore per non lasciare la scena col pubblico che fischia in sala: “non posso farmi da parte -dice- davanti a una macchinazione di queste proporzioni”. Così la vittima presunta – “la mafia ha lanciato una fatwa spiegando che prima di uccidermi bisogvava distruggere la mia immagine”- andrà per qualche tempo a braccetto con il presunto mandante -cioè il Pd di Renzi, che lo stesso Crocetta accusa da tempo di essere il burattinaio della propria sventura.

“Tramavano sulla sanità,Crocetta mi ha taciuto tutto, isolata dal primo giorno, ecco perchè lascio”. L’intervista di Lucia Borsellino a Repubblica si abbatte come un maglio sull’intesa tattica fra i due istrioni. Sullo sfondo la sanità siciliana, 9 miliardi di spesa, unica “industria” sopravvissuta nell’isola. E gli interessi di chi si spartisce la torta e ci vuole far carriera. Diciamolo chiaro: vecchio Pd e Megafono hanno vinto le elezioni nel 2012 perchè la destra era a pezzi e la grande mafia non ci teneva troppo a spartirsi i debiti della regione. Ma la borghesia mafiosa diffusa non poteva mollare la presa (della sanità e degli appalti) e in seguito s’è accreditata presso i nuovi vicerè, il sulfureo Crocetta, l’oscuro Faraone. Su Lucia Borsellino, la “rivoluzione” e i siciliani onesti è calata la coltre del silenzio, interrotto dallo strepitio dei galli (politici) in continua guerra fratricida.

Rinvio a Palermo, rinvio a Roma. Questa sera Rosy Bindi dovrebbe riferire all’Antimafia “in merito alle vicende note come mafia capitale”, ma il capogruppo (renziano) del Pd in Commissione, Mirabelli, propone di rinviare. “Inopportuna una presa di posizione della commissione -scrive Mirabelli- prima delle determinazioni del governo”. L’abilità manovriera del Premier, la necessità di aspettare, prende ormai in ostaggio i cittadini siciliani, i romani rivoltati e le istituzioni.

Prender tempo, perchè? Consiglio la lettura di Luca Ricolfi, sul Sole, e di Dario Di Vico, Corriere. Scrivovo della rivoluzione Copernicana – e lo slogan in verità li offende- rappresentata dal taglio alle tasse. Entrambi hanno dubbi sulle coperture economiche, magari sospettano che si toglierà un balzello per imporne un altro, ma sottolineano “la svolta coraggiosa”, Ricolfi, “la forte discontinuità”, Di Vico. Consiste questa discontinuità coraggiosa nel fatto che Renzi  non abbia detto “il governo ridurrà la pressione fiscale”, ma “il Pd ridurrà le tasse”, rompendo  così l’antico cordone ombelicale con la sinistra italiana e la socialdemocrazia europea, le quali usavano mettere sempre  al primo posto il finanziamento del Welfare State. Da liberali, Di Vico e Ricolfi, se ne compiacciono e per un giorno tacciono su tutto quello che questa svolta renziana si porta dietro: la sussunzione della “nuova” sinistra in un solo uomo, la dittatura del governo su partiti e Parlamento, la sostituzione della contrattazione ( antica pratica sindacale ma anche liberale) con il dono, detto bonus, che è concessione tipica del monarca illuminato o, se preferite, del riformista autoritario. Prima spegnere i focolai di resistenza nel Pd, poi attribuire alla vecchia sinistra ogni sconfitta alle amministrative, infine lanciare  il nuovo conio, il partito della nazione, per vincere e governare il più a lungo possibile.

Dal contratto al patto.Da B a Renzi

Dal contratto al patto con gli italiani, in un’intervista al TG2 Matteo Renzi ha spiegato che il taglio delle tasse -nel 2016 Imu e Tasi, nel 2017 Ires, nel 2018 Irpef- si può fare solo in cambio delle “riforme”. Prima fra tutte quella del Senato. Che c’entra, vi chiederete, il Senato con le tasse? C’entra. Bei, retroscenista di Repubblica, spiega che il patto è in realtà “un piano per dividere i 25 della minoranza Pd del Senato”, alla fine “non tutti voteranno contro” gli avrebbe confidato Renzi. La retroscenista del Corriere, aggiunge che la “mossa” mira a anche mettere in difficoltà la destra, rubandole un vecchio cavallo di battaglia”.

Quanti rischi si nascondono nel colpo di dadi.  Stefano Folli lo chiama proprio così: un colpo di dadi. Il cui primo obiettivo (riuscito) è che si parli “meno dei guai del Pd, delle sconfitte a livello locale e dei personaggi scomodi che lo condizionano (i vari Crocetta, Marino, De Luca)”.Il secondo è di accelerare la trasformazione del  Pd nel “partito di Renzi”. Il terzo, rubare a Berlusconi -copiandolo- “l’arma atomica del taglio delle tasse”. Ma è sempre un colpo di dadi, “con tutte le incognite del caso”. Deaglio, Stampa, ricorda gli infausti precedenti: “nel 94 berlusconi si impegnò a creare un milione di posti di lavoro, nel 2013 i milioni promessi sono diventati 4. Nel 2001 lo stesso Berlusconi aveva firmato in diretta televisiva un «contratto con gli italiani». Poco si è realizzato  e il rischio è che succeda lo stesso col patto renziano

Crollate le verifiche fiscali, titola in prima pagina il Corriere della Sera. Mentre servirebbe recuperare tanti  per tagliare ben 50 miliardi di tasse, l’agenzia delle entrate si è vista annullare dalla Consulta parecchi “incarichi dirigenziali illegittimi”. É entrata nel pallone,  dimezzato i controlli, e ora rischia un buco da 5 miliardi. “Lo faccia il taglio delle tasse”, dice Landini al premier via Repubblica, ma senza toccare “sanità e servizi”. “C’è prima casa e prima casa”, dice Visco, sempre a Repubblica. Quelle dei ricchi sono denaro sonante ed è giusto tassarle.

Torna il “golpe”, ma non si sa chi sia il Pinochet. Il sulfureo -così lo definii e mal me ne incolse, mi diede del killer venuto dall’est- il sulfureo Renato Crocetta occupa le prima pagine dei quotidiani siciliani: “Non mi dimetto, sono un combattente pronto a morire sulle barricate”. Si considera “vittima di un complotto ordito per fermare il primo governo che ha fatto la lotta alla mafia in Sicilia”. Un golpe dei “servizi segreti deviati” combinato, pare di capire, per compiacere il Pd. Donde la sfida: “se il Pd vuole cacciarmi, mi sfiduci”. Il Pd ci pensa ma per ora l’unico a dimettersi da deputato regionale è stato Fabrizio Ferrandelli, per chiedere – se non capisco male- l’azzeramento dei vertici e dei gruppi del suo partito. Unica condizione per presentarsi ai siciliani senza vergogna, dopo 2 anni di lite in casa per il potere

Davvero, dispiace che Crocetta finisca tanto male. Prigioniero della propria narrazione:operaio, omosessuale, comunista, sindaco anti mafia, presidente che promette ai siciliani una rivoluzione. Purtroppo in 31 mesi ha nominato e dimesso 37 assessori, litigato ogni giorno sui giornali col Pd siciliano, sostenuto imprenditori che mostravano il bollino anti mafia e facevano affari all’antica, riciclato resti politici, magari incensurati ma maleodoranti, delle giunte Lombardo e Cuffaro, freequentato professionisti potenti e arrivisti -come questo Tutino- che sguazzano -in Sicilia non può che essere così- un una cultura mafiosa. Profondo è il fossato tra realtà fattuale e narrazione mitica.

Ma non tutto è perduto. Si dimetta, vuoti il sacco, dica i nomi dei suoi nemici interni, spieghi con quali “servizi deviati” hanno complottato, adduca i motivi di un governare tanto deludente. Salvi almeno l’onore, presidente Crocetta! O taccia, se non riesce a lasciare il potere.

É tornato l’arrotino! “Meno tasse per tutti”

“Renzi: meno tasse per tutti”, il Fatto suggerisce una assonanza fra Renzi e Cetto la Qualunque. La Stampa apprezza: “Tasse, la Rivoluzione di Renzi”. “Sfida” non rivoluzione per il Corriere. Macché, il Giornale  titola “il ballista”. Soli “saldi estivi” per il manifesto. Repubblica va al sodo (ammesso che sodo sia) “via la tassa sulla prima casa e bonus ai pensionati”. Nelle pagine interne trovano spazio l’auto titolo, l’auto corsivo, l’auto commento suggeriti da Renzi e dal suo staff. Si va da “rivoluzione copernicana” a “programma di sinistra” (Bei) a “piano studiato da mesi per spiazzare destra e sinistra” (Meli), fino al sublime “when in trouble, go big”, se sei in difficoltà, va alla grande” della nuova Unità. Evviva! È tornato l’arrotino, l’artigiano che vanta, con voce stentorea, la pubblica utilità del suo mestiere.

L’anno prossimo sfumerà in tasse il 44,1 del reddito prodotto. Bene ridurle, anzi benissimo! Ma bisogna dire come.  Repubblica intervista Cuperlo. “Da Renzi una parola sull’evasione fiscale avrei voluto sentirla”. E Piero Fassino, il quale teme che il taglio dell’IMU lasci i sindaci in mutande, li costringa a ridurre i servizi, li trasformi in cliente del governo Entrambi intervistati da Repubblica. “I soldi dove i trova?” Chiede al Corriere Roberto Speranza. 45 miliardi in 3 anni non sono pochi. Il Sole24Ore sostiene che solo i tagli a favore dell’impresa sono efficaci. Per Brunetta “É solo annuncite. Al Tesoro hanno le mani nei capelli”. Giannelli immagina il sergente Renzi alle prese con gli indiani musi lunghi(Cuperlo e Bersani) “Voi votare riforme e io levare tasse e dare fucili”. “E Le munizioni?” “Tu pretendere troppo”!

“Per mia sorella Lucia lo stesso calvario di papà”, titola la Stampa. In prima pagina ipotizza però che l’abbraccio di Manfredi, figlio di Paolo, e di Sergio, fratello di Piersanti, “riconcili i Borsellino con lo Stato”. É così? O non si tratta piuttosto di due vittime, che servono lo stato (Manfredi è commissario di polizia), ma che hanno vissuto sulla pelle quanto pesi la mafia nello stato? Travaglio riprende l’intervento del procuratore Scarpinato e si chiede: “interessa a qualcuno sapere chi ha fatto fuori Paolo Borsellino, e perché?” Per Leoluca Orlando “il Pd è complice del governatore”, Crocetta e Lumia hanno fatto carriera con l’antimafia, Confindustria Sicilia fa affari grazie all’antimafia. Franco La Torre, figlio di Pio, dice a Repubblica: “a volte si celano altri interessi dietro l’antimafia”. “Oggi troppi si difendono dietro retorica e vessili”, risponde Bianconi, Corriere. Io torno a chiedere alla presidente Bindi un’inchiesta sulla mafia nell’antimafia! Se non ora,quando?

The Sun pubblica una foto della regina (a 7 anni, con madre e zio) che fa il saluto nazista. Senza complicità e favore di gran parte delle classi dirigenti europee, forse Hitler sarebbe rimasto un imbianchino. Ha ragione Schäuble, dice al Corriere Stefano Fassina: “meglio una Grexit assistita. Il problema è l’euro regolato dal mercantilismo liberista scritto, a misura dell’interesse nazionale tedesco, nei Trattati.” Scalfari boccia il presidente emerito: Napolitano chiede un esecutivo con poteri soverchianti: maggioranza assoluta, monocameralismo perfetto, capolista plurinominati (possono presentarsi in tre diversi collegi). Senato in pratica inesistente. Può partecipare ai plenum del Parlamento però non più con 300 senatori ma soltanto 100, mentre la Camera rimane ai suoi 630”. Democrazia governante?

La gente e il “gentismo”

La “gente” non li vuole. Scontri e blocchi per respingere i bus dei profughi, scrive il Corriere. Per la Stampa è stato “il giorno della rabbia”. Per Repubblica si tratta di una battaglia infinita”. La cronaca dice che a Treviso un gruppo di residenti si è lagnato con Zaia e i profughi sono stati dirottati altrove. A Roma analoghi residenti, preoccupati per l’ordine e la sicurezza, si sono fatti difendere da Casa Pound: dopo tafferugli e momenti di tensione, il prefetto ha imposto la presenza degli indesiderati. Da gennaio – scrive Ilvo Diamanti- la paura dei migranti è cresciuta di 9 punti, dal 33 al 42 per cento. Ma la maggioranza degli italiani condanna regioni e comuni che rifiutano di accogliere una quota di profughi. E una forte maggioranza si dice ancora favorevole a concedere la cittadinanza italiana ai figli dei migranti.

Accogliamoli ma non a casa mia. Diamanti sintetizza così. E non c’è dubbio che il sentimento di insicurezza, di ansia e perfino di paura che il nero e il povero suscitano in tanti italiani sia impastato di cose diverse. La crisi -lo sappiamo- suggerisce il transfert: sto male e me la prendo con lui che non c’entra ma è diverso. Poi l’insoddisfazione e il senso di impotenza con tui tanti vivono lo Stato, funziona da alibi. Pago troppe tasse, nessuno mi protegge, ladri o inefficienti mi portano quei poveracci sotto casa: e io dico no. Si capisce che fascisti e leghisti abbiano gioco facile. Non si capisce perchè il governo non provveda, non offra ricoveri sicuri e discreti ai miganti, non venga incontro al disagio delle borgate, non riporti un minimo di ordine nelle stazioni.

La prevalenza del gentismo è il titolo di un interessante articolo di Nadia Urbinati per Repubblica. Il gentismo -la gente ha ragione, noi siamo con la gente – sarebbe l’ideologia del Movimento 5 Stelle. Un movimento che non si può definire “populista, non avendo voluto trasformarsi in partito, ma non è neppure solo un movimento d’opinione. Ricordo, tanti anni fa, che gli ottimati -e Forattini ne fece una vignetta- accusavano Curzi e Tele Kabul di parlare troppo della “gggente”, in romanesco con tre g. Curzi però credeva nella sinistra e in una palingenesi del suo Pci: la gente serviva a richiamare il partito ai suoi doveri. Ma per M5S? Il modo con cui stato e sinistra trascurano la gente potrà portarli al governo in qualche regione e grazie all’Italicum – chissà- anche a palazzo Chigi. E poi? Con il gentismo come ideologia non si governa se non alla giornata.

Ora Crocetta torna vittima. La procura di Palermo ripete che quell’intercettazione non esista. L’Espresso conferma. Di Crocetta il Corriere scrive “Resta in sella”. E gli chiede di restare anche Raciti, segretario siciliano, in polemica con Renzi e con il suo vicerè Faraone, il quale questa mattina accusa il presidente di usare lui “il dossieraggio come metodo di governo”. Intervistata dal Fatto, Rita Borsellino teme che anche questa storia, come spesso capita a Palermo, finisca in “un buco nero”. È possibile. Crocetta e il Pd siciliano si fanno la guerra da anni ma il voto non conviene a nessuno, se non alle opposizioni. Dunque, si copra la spazzatura con il tappeto.

No presidente, si dimetta. Per essere stato incauto nel dare fiducia e nell’aver frequentato fino a ieri un gaglioffo che dice cose immonde, se la telefonata esiste. Per non subire ancora il massacro di cui si ritene vittima, se siamo davanti a un falso costruito ad arte. Si ribelli, vuoti il sacco, metta alle strette quegli “amici degli amici” che dall’interno le hanno fatto la guerra. Ma così si perde? Meglio che apparire, ed essere, pupi di un gioco al massacro sulla pelle dei siciliani, dei Borsellino, della pubblica decenza.

Il giallo siciliano dell’estate

“Quella lì va fermata, fatta fuori come suo padre”. Quella lì è Lucia Borsellino. Chi vorrebbe che fosse “fatta fuori” è un chirurgo plastico attualmente agli arresti perché accusato di aver fatto pagare alla sanità pubblica interventi estetici per i clienti VIP. Dall’altra parte del telefono, il Presidente della regione, Rosario Crocetta. Prima pagina, taglio basso su Corriere, Stampa, Repubblica: ecco servito il giallo siciliano di questa torrida estate. La Procura di Palermo sostiene che quella intercettazione non è agli atti, L’Espresso risponde che farebbe parte di un altro filone delle indagini ed è stata secretata.

 

Piange al telefono Rosario Crocetta, dice di non averla sentita quella frase, se no avrebbe preso Tutino -il medico- “a mazzate”. “Vogliono uccidermi, mi hanno massacrato”. Prima si “auto sospende”  poi torna a fare la vittima: “altro che metodo Boffo, si parlerà di metodo Crocetta”. I suoi nemici -le opposizioni? il Pd? Certamente la mafia- avrebbero costruito dossier (falsi?) per far fuori lui, Rosario, omosessuale, sindaco antimafia di Gela, diventatoPrimo Presidente Comunista della Sicilia. “Delitto imperfetto”, titola il Manifesto, che non deve aver gradito il modo troppo lesto con cui Faraone ne ha chiesto le dimissioni. Il Fatto parla di “giallo” e di “intercettazione fantasma”.

 

Sì, Crocetta dovrebbe dimettersi, perché la Regione naviga alla deriva su 8 miliardi di debiti, perché il Presidente frequenta troppo e male, e perché la chiamata in correità -“Tutino me lo ha presentato Ingroia- non è un alibi. Perché ha cambiato un assessore al mese, tutti i mesi, e ci ha stremato con 3 anni di lite  con il Pd, lite di cui si capiva solo che Rosario voleva decidere tutto da solo e mentre Pd siciliano gli voleva imporre assessori che lo contenessero. Perché il vero (e solo) sostegno sociale del Governo Crocetta, la Sicindustria dell’Antimafia, è ora sfiorata dal sospetto di aver fatto affari simili a quelli di mafia e per il  Presidente, delegato alla legalità, si ipotizza il “concorso esterno”.

 

Domenica 19 andrò alla commemorazione di Borsellino. Per me sarà la prima volta: detesto quel genere di manifestazioni. Detesto che vengano chiamati “martiri”  -post mortem- quelli che hanno lottato davvero contro un’organizzazione sociale ed economica, contro una cultura e una vasta rete di complicità statali: questo è la mafia.  Mi rivolta che i killer vengono descritti come una setta malefica, oscura, e imprendibile, novelli Beati Paoli. Ci sarò perché spero che si apra un capitolo nuovo: che ora si indaghi sulla mafia nell’antimafia.  Deve pur finire il tempo dei furbi, in cui chi ha ricevuto una minaccia o s’è fabbricato un dossier, si atteggia a “eroe” e poi frequenta medici, imprenditori, politici che tutti sanno essere “amici degli amici” ma che non hanno avuto ancora alcun avviso di garanzia.

 

“Questi tedeschi sono dei sadici!, scrive Altan, “Il che dimostra che sono umani anche loro”. Ieri Angela Merkel ha detto in faccia a una bella ragazza palestinese, fuggita dal Libano, che in Germania non c’è spazio per lei. La ragazza, che aveva chiesto in un ottimo tedesco di poter almeno sperare, è scoppiata in lacrime. Angela l’ha consolata ma ha tenuto il punto. Dura lex sed lex? No, i nostri antichi riconoscevano  lo status di cives romanus a chiunque  si battesse per loro, a chi  potesse servire per render Roma grande e sicura. E questi immigrati, alcuni di loro, possono essere il nostro futuro. Come Roma insegna, come l’America ha mostrato, e l’Europa dovrebbe imparare. “Se il mondo non è un sogno, il mondo senza sogno deprime e muore”, scrive bene per Repubblica Massimo Recalcati 

 

 

La crisi greca è ora tedesca. Bene o male Tsipras se l’è cavata, almeno per il momento, ma Draghi boccia lo scholar (studioso) Schäuble perché  il Grexit è una castroneria, danneggia Europa e Germania. Altri scholar -del FMI- accusano Merkel di non capire le regole del mercato: quando un debitore non può pagare, è interesse del creditore  rimettergli parte del debito. Così va il mondo. fuori di Germania. Croce

Dopo la buona scuola,la buona Rai

229 sì, 64 no, 6 astenuti, Il Parlamento di Atene ha votato la resa di Tsipras, pur sapendo che i tanti soldi promessi -il terzo salvataggio in 10 anni- andranno alle banche e ai creditori, che il rigore tedesco continuerà a soffocare l’economia greca, che i poveri e i dipendenti dovranno stringere ancora la cinghia. Mi è parsa, quella greca, una prova di dignità. “Se avete un’alternativa indicatemela”, ha chiesto Tsipras. E un’alternativa non c’era: perchè gli elettori, la classe dirigente, la maggioranza di Syriza non avevano mai preso in conto la possibilità di dichiarare il fallimento, uscire dall’euro, nazionalizzare banche e imprese vitali, razionare i beni indispensabili, cercare aiuti e protezione in Russia e Cina. Varoufakis ha votato no perchè, pur non convinto nemmeno lui di tale alternativa, pensava che la si sarebbe dovuta preparare, per non sedersi al tavolo degli strozzini con il bluff come unica arma.

“Molotov e scontri fuori dal Parlamento”, scrive il Corriere. Li avete visti? Poca cosa. Cazzullo si unisce al coro di chi denuncia “le illusioni del fronte anti europeo”, Fubini scopre “la metamorfosi di Alexis”: ieri è nato un altro Tsipras, meno Syriza e più europeo. Per Battista non è successo niente e parlare di golpe o di trattamento inflitto ad Atene come quello che Versailles riserbò alla Germania, è solo “un pianto greco”. Rampini ricorda che FMI ha bocciato il salvataggio, perchè senza un taglio drastico del debito non ha senso prestare altri soldi ai Greci: non potranno mai restituirli. L’economista Galbraith, intervistato dal manifesto, dà ragione all’amico Varoufakis e denuncia “un brutale colpo di stato con metodi mafiosi”. Rodotà, Repubblica, sottolinea i guasti della “indubbia supremazia tedesca”, “la dissoluzione della socialdemocrazia europea”, il pericolo “di populismi montanti”, il rischio di una “sostanziale disgergazione dell’Europa”.

Sul piano interno non muove foglia. Rinvio a settembre per l’esame della riforma costituzionale, rinvio per le unioni civili, rinvio del voto sull’arresto di Azzolini. Ecco che arriva oggi in aula al Senato la legge per la Rai. Da approvarsi prima delle ferie, per poter dire che si procede comunque, di riforma in riforma. Di che si stratta? Il Direttore Generale si chiamerà Amministratore Delegato. Il Consiglio di Amministrazione sarà composto da 7 membri anzichè 9 e sarà  nominato, come prima, da partiti e governo. Resta persino la Commissione Parlamentare di Vigilanza, che dovrà confermare, con maggioranza dei 2/3, la scelta del Presidente. Tradotto: l’amministratore delegato scelto Renzi, il nome del Presidente discusso con Berlusconi. In compenso scompare la nozione di servizio pubblico e il controllo delle risorse viene affidato al governo, con una delega molto ampia. Una riforma autoritaria e consociativa. Cambiare perchè niente cambi, decisionismo gattopardesco. Ieri il governo ha diffuso un kit, un manuale da distribuire a deputati e senatori perchè possano sostenere i meriti della peggiore riforma della scuola. Farà lo stesso con la Rai. Sa d’antico questa illusione di sostituire alla politica la comunicazione.

Consoliamoci con la cannabis. Salvini urla: meglio legalizzare la prostituzione, il sesso fa bene, la droga no. Se è per questo anche l’alcol fa male, mentre il sessismo  crea dipendenza  quanto l’uso continuato di cocaina. Certo le amarissime foglie di coca (che il Papa non ha usato in America Latina) avrebbero reso ieri meno amaro  l’ascolto dell’intervento del senatore a vita Napolitano in commissione affari costituzionali. Una filippica (violenta orazione di Demostene contro Filippo di Macedonia) a favore della riforma del Senato che di cui Egli si considera la levatrice. Con affermazioni gratuite ,“il bicameralismo perfetto ha creato mostri” e avvertimenti, “non disfare la tela”.

Con il rispetto dovuto al Presidente Emerito, Michele Ainis denuncia il rischio che “in sala parto sbuchi fuori un rospo, anziché un bel principino”. Confuso il capitolo sulle competenze, prina di senso la nomina di secondo grado. E poi -scrive Ainis- c’è il capitolo delle garanzie. Domani come ieri, il Senato contribuirà ad eleggere presidente della Repubblica,giudici costituzionali, membri del Consiglio superiore della magistratura. Però adesso i senatori sono la metà dei deputati; in futuro diventeranno un sesto (100 contro 630). Ergo, i garanti indosseranno un abito politico, in quanto espressi dalla Camera politica, a sua volta espressa con un premio in seggi per il maggior partito. E no, non va bene. C’è bisogno di rafforzare gli organi di garanzia non di indebolirli”. Il seguito a settembre,dopo la publlicità.

Meglio l’accordo con Teheran che la guerra, ha detto Obama. Con due articoli “L’Iran e l’internazionale del terrore”, “Israele prepara l’azione militare”, Il Foglio spiega di preferire la guerra. Per consegnare tutto il Medio Oriente al Daesh e promuovere dopo la crociata.

Un nuovo Iran per la pace in Medio Oriente

Patto storico,pace nucleare, scrivono Corriere e Repubblica, ma a me piace il titolo del Pais: “Il mondo dà il benvenuto a un nuovo Iran senza armi nucleari”. L’accordo è presto detto: l’Iran vede riconosciuto il suo diritto a usare il nucleare per scopi civili ma non militari e accetta più stringenti controlli internazionali. In cambio vengono meno le sanzioni che avevano tenuto quel grande paese ai margini dei commerci, degli scambi culturali e delle rotte turistiche, Di notte, una folla di ragazzi in festa ha invaso le vie di Teheran

Salam Donia, Salam Soly! Gridano: ciao mondo! Ciao pace! Racconta il Corriere. Ecco il nuovo Iran, un paese con una società civile forte, consapevole e colta, nonostante, dopo il 79, la repubblica islamica sia stata costruito intorno al potere degli Ayatollah e della Guida Suprema. Si può credere a questo nuovo Iran? Si deve! D’altronde neppure il tentativo -sempre negato da Teheran- di costruirsi la bomba, sarebbe stato del tutto irragionevole, visto che nella regione quell’arma la possiedono già sia Israele sia il Pakistan sunnita e talebano.

La follia dell’imperialismo e la grandezza di Obama. L’Iran come stato canaglia è una costruzione americana. Nel 1953 un colpo di stato contro il liberale Mossadeq, gestito dalla Cia e sostenuto dal clero sciita (!) porta al potere lo Scià, crea un regime fantoccio: il petrolio passa dagli inglesi agli americani. La stessa rivoluzione del 79, nata a Parigi nel nome di Khomenei, all’inizio aveva al suo interno una componente liberal-nazionale. Gli Stati Uniti non vollero far distinzioni e, dopo la presa della loro ambasciata e degli ostaggi, scatenarono contro l’Iran una guerra totale, usando per 8 anni Saddam Hussein, allora alleato degli USA, prima di divenire a sua volta canaglia da impiccare. Obama ha sanato questa ferita antica, così come sta facendo con Cuba. Solo per questo si sta meritando il nobel per la pace.

Trema il califfo, ringhia Israele, teme l’erede di Āl Saʿūd. La lotta contro il Daesh riparte ora sul piede giusto. Sciiti (iraniani) e Curdi (iracheni, siriani, turchi) possono strappare città e deserto ai tagliagole. Le tribù sunnite, non più certe dell’appoggio che potranno dargli i Sauditi, cercheranno presto un’intesa. Certo Israele fa e farà fuoco e fiamme. Perché si illude di poter aver ragione dei sunniti, mettendoli sempre gli uni contro gli altri, Fatah contro Hamas, Daesh contro Fratelli Musulmani, mentre non vuole un Iran forte nella regione e teme Hezbollah, il partito sciita al quale proprio Israele ha regalato il Libano dopo l’invasione. Il punto che Israele deve cambiare: non può fondare il suo futuro sull’apartheid e la guerra preventiva E devono cambiare – meglio, dovrebbero essere rovesciate- le monarchie sunnite del Golfo, ispiratrici e finanziatrici del terrorismo islamico. Accordo storico quello raggiunto ieri?  Sì.

Ancora sui guai dei vincitori. Il fondo monetario internazionale critica Europa e Germania. Lo narra Plateroti sul Sole: senza ristrutturare il debito greco le misure imposte domenica soffocheranno quell’economia e renderanno carta straccia i titoli in mano ai creditori.Piero Ignazi, Repubblica, prevede che l’atto di forza tedesco rafforzerà la destra populista in Europa e Stefano Folli avverte Renzi che gli elttori populisti (Lega e 5Stelle) potrebbero convergere,nel ballottaggio dell’Italicum, e rimandarlo a Regnano, Non gli resta che trasformare il fu Pd in un partito di destra-centro-sinistra. Con Verdini, Cosentino e pure con Barbato, che mangiò mortadella per festeggiare la caduta di Prodi.

La socialdemocrazia è finita, dice Landini al Fatto. Il segretario della Fiom spiega che in Grecia organizzerebbe uno sciopero contro la Merkel. Sul Corriere, invece, Cassese e Salvati, uomini di buone letture, sostengomo che domenica non è successo niente che non fosse già scritto nel lungo processo di cessione all’Europa delle sovranità nazionali. Se non fosse che una nazione (e che Nazione!) ha deciso per tutti. Se non fosse che mancano forme europee di controllo democratico su quel che decidono l’euro summit e l’euro gruppo!

Di Corradino Mineo