Lunedì, 01 Settembre 2014 09:39

Merkel contro Draghi, ma forse no

Uno scoop dello Spiegel, scoop autorizzato probabilmente, detta il titolo ai nostri giornali. “La Merkel a Draghi: non cambi idea sul rigore dei conti”, scrive Repubblica. La Stampa: “Austerità, scintille Merkel Draghi”. Secondo il Corriere: “Berlino preme sulla UE”. Può darsi che la “fuga” di notizie sulla “telefonata”, smentita da Berlino ma non dalla BCE, serva per stabilire che il candidato di Hollande all’economia, Moscovici, può ottenere il via libera ma  a condizione che un fedele della Merkel (Katainen) sia messo là a marcarlo da vicino. Come è avvenuto con la Mogherini, che si trova il polacco Tusk sulla testa e alla guida del Consiglio. O Berlino abbia voluto ribadire come Draghi faccia un altro mestiere (il banchiere centrale) e non possa essere il capofila di chi dall’Europa vuole più “flessibilità”. 

Federico Fubini legge, invece, la telefonata come una prova della stretta collaborazione tra Draghi e Merkel e della comune preoccupazione per i conti italiani e soprattutto per le promesse che il nostro paese già una volta, al tempo di Berlusconi, non ha mantenuto: “Eurolandia non si fida dell’Italia”, è il titolo su Repubblica.  Così per il Corriere “Riparte il cantiere sull’articolo 18” e per il Sole24Ore ci attende: “ Un autunno di tasse e riforme”. Tutti i giornali, oggi, fanno intendere che Matteo Renzi rinuncerà d’ora in poi ad annunci mirabolanti il mettere in rete il programma (delle riforme) per i mille giorni. E qualcuno sottolinea che saranno cavoli amari del Parlamento, costretto a dipanare l’ingorgo dei provvedimenti, annunciati e lanciati lì senza la sicurezza che regga l’intesa della maggioranza, talvolta con la preghiera di cambiarli, aggiustarli e approvarli…in poche ore. Intanto torna la parolaccia (secondo Renzi) detta rimpasto: Alfano sarebbe chiamato a sfoggiare la sua padronanza delle lingue e l’autonomia dai dittatori orientali (you remember Shalabayeva?) alla Farnesina, Del Rio potrebbe liberare il ruolo di (ex?) fedele e fidato braccio destro del Premier per occuparsi del Viminale, la Giannini resterebbe sospesa come la (sua?) riforma della scuola. Attendo con interesse e curiosità la prima riunione (in settimana) dei senatori del Pd, perché è lì, in Senato, che i giochi di prestigio si scontrano con numeri risicati, mal di pancia diffusi anche fra coloro che hanno votato la riforma (Renzi) della Costituzione. 

Federica Mogherini esordisce da Commissario Europeo con un’intervista sul Corriere. Si impegna a lavorare a fianco della Commissione, a occuparsi di tutto e non solo di diplomazia (è vice presidente!), promette di essere prudente, diligente e pragmatica. Su Putin dice: “È interesse dell’Ucraina, dell’Europa e della Russia che la crisi abbia una soluzione politica e non una soluzione militare, che semplicemente non esiste. Ma ogni volta che si sono gettate le premesse per un’intesa, gli sviluppi sul terreno l’hanno smentita. Putin non ha mai rispettato gli impegni presi in diversi contesti, a Ginevra, in Normandia, a Berlino”. A questo proposito, sembra che i nostri giornali abbianio qualche problema con la traduzione dal russo. Perché se Putin ha detto ieri che vuole “un nuovo stato nell’Ucraina dell’est” vuol dire che occorre prendere sul serio le sue smargiassate: “se voglio prendo Kiev in due settimane”, su Repubblica. Se invece ha chiesto “un cambiamento (in senso federale) dello stato ucraino” allora dovremmo prendere la palla al balzo e, con il concorso di Kiev, garantire le popolazioni filo russe e far tacere le armi. 

Del serial killer Riina e delle sue minacce, ho già scritto ieri. Resto senza parole nell’apprendere, dall’intervista di Luigi Ciotti a Repubblica, che il fondatore di Libera non era stato informato delle minacce alla sua persona profferite un anno fa dal boss e debitamente registrate. A che gioco giocano i “servitori dello stato”?

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