Condividendo sospesi. Il caffè di lunedì 24

Sharing sembra la parola d’ordine. Condividendo. Cosa? Quel poco che c’è, quel meno che si capisce. Corriere e Repubblica si dividono i 2 miliardi, tutto qui, di cui il governo pare possa disporre. “Un miliardo per il rinvio” dell’Iva, dice il quotidiano di via Solferino. “Solo un miliardo per il lavoro” fa eco il quotidiano di Ezio Mauro. Romano Prodi vorrebbe condividere il suo “my game is over”, la mia corsa è finita, con Silvio Berlusconi. E lo scrive in una lettera al Corriere. Berlusconi condivide con Josepha Idem l’attesa, trepidante, per quel che oggi potrebbe succedere. Gli occhi del Cavaliere puntati su Milano, dove tre donne giudici diranno se “bunga bunga” fosse un sinonimo di “cena elegante”. Quelli della ministra puntati sugli occhi di Enrico Letta, che dovrebbe dirle, in un colloquio a quattr’occhi, se potrà continuare a lavorare (bene) o se dovrà tornare a Ravenna, per via dei pasticci combinati con tasse, autorizzazioni edilizie e conferenze stampa. Pare che le sentenze potrebbe arrivare, entrambe, in diretta televisiva.

La coppia (accademica) di fatto, Alesina – Giavazzi condivide con Raffaele Bonanni (segretario della Cisl) l’idea di uno scambio. Chiamiamolo scambio delle forbici. Tagli di spesa per tagli di tasse. Le imposte da tagliare sono quelle sul lavoro. Le spese, non è chiaro. Visto che, di questi tempi, anche tagliare la spesa improduttiva (che sarebbe cosa buona e giusta)  rischia di tagliare comunque lavoro, magari assistenziale ma sempre lavoro. E reddito. Sharing: Letta vorrebbe condividere con Berlusconi l’impopolarità del non ancora scongiurato aumento dell’Iva. Fu Lui (con la maiuscola, dunque Silvio) a tornare in Italia con la clausola di salvaguardia, per rassicurare i mercati. Ma va là. Sallusti trova il suo titolo: “la prima bugia di Letta”. Il Giornale spiega che Berlusconi nel 2011 sottoscrisse, sì, la clausola di salvaguardia ma non pronunciò mai la parola Iva. Secondo il principio del si fa ma non si dice. Tanto poi ci pensa “viva e vibrante” ad attribuire ai “tecnici” e al Pd il lavoro sporco del farlo e del dirlo. Sharing.

C’è un articolo di Diamanti, sulla provvisorietà che viviamo, meglio che condividiamo. Governo a tempo. Berlusconi in bilico, come Napolitano, non fosse altro che per l’età. Grillo che vive l’attimo, senza passato né, forse, futuro. Il Pd in attesa di Renzi. E un Parlamento di scopo: deve fare qualcosa che non fa (per esempio cambiare la legge elettorale) e poi potrebbe andar via. La risposta di Diamanti la condivido. Ancora sharing. Serve la Politica, non le politiche, che politiche minuscole son quelle del tirare a campare. Ma la Politica maiuscola non si addice ai professionisti della politica, almeno non a quelli che abbiamo ereditato. Loro sono cresciuti nella convinzione che ci fosse uno Stato da amministrare. Se non bene, almeno meglio di quanto non sapessero fare i loro antagonisti seduti nel lato opposto dell’emiciclo. Una società civile da ascoltare. Qualche miliardo da spendere. Si trovano invece davanti a una complessità inaudita. Per spendere bisogna prima convincere di saper cambiare lo Stato arcaico, lo Stato inefficiente, lottizzato e padrone. Per creare un solo posto di lavoro, si deve riformare il fisco, licenziare (senza affamare) chi tocca un salario per un lavoro non utile, riorganizzare servizi, puntare sull’innovazione e sul merito, ridurre la presa dei partiti su sotto governo e intermediazione economica. Insomma, per vivere bisogna suicidarsi. Riusciranno i nostri eroi? Se li aiutiamo, magari sì!

Certo non aiuta l’ideologia del signor Casaleggio. Il quale, come hanno sempre fatto i filosofi di serie B, davanti a un problema complesso dice che il problema non c’è. Basta democrazia delegata, via ogni mediazione, che sarà mai questo sperimentalismo democratico! Con un clic si revochino i mandati, licenzino i corrotti, si decida se lasciare l’euro o far quella alla Turchia. Il problema non è il clic, è che bisogna saper porre la domanda corretta. Solo così la casalinga di Voghera può utilmente esercitare il suo ruolo nella Politica maiuscola. Ma non c’è nulla di più complesso che porre in modo semplice una domanda. Invece, grazie a un gran numero di guru e di profittatori della semplificazione impropria, la rete rischia di diventare lo specchio dell’impotenza, della presunzione e dell’arroganza.

Il Caffè di Giovedì 28 Febbraio 2013

Berlusconi vuole essere adottato. É questa la grande notizia che corre su giornali e telegiornali. Perché Bersani corre dietro a Grillo? Mi chiede alle 10 della sera il bravo giornalista di Tgcom24. E subito un bel montaggio con tutti gli insulti che il leader del 5 Stelle ha vomitato contro il Pd e il suo segretario candidato premier. Di che ferire il mio orgoglio. Ma subito interviene a consolarmi Paolo Liguori : Berlusconi come Bersani vuole il confronto sui programmi. Insomma, si può fare.

No, che non si può. Berlusconi – spiego- chiede una patto prima che si insedi il Parlamento. E questo svela la natura del patto, un accordo di potere, un compromesso tra opposti interessi, un barricarsi dentro il palazzo e buttar via la chiave. Una tale prospettiva è invisa agli elettori dell’Italia Giusta come a quelli delle 5 Stelle.

Se non con le buone, con le cattive. Ma Bersani ha ormai perso la mossa,ha regalato un rigore a Grillo che glielo ha messo in rete. Chi allora dopo di lui, Matteo Renzi? Con Renzi, forse, non sareste solo arrivati primi, avreste anche vinto. “Libero” titola : Bersani ci porta alla rovina. Poi, nelle pagine interne, ci spiega che un accordo Pd-Pdl è inevitabile. Insomma Silvio vuole essere adottato. Se non da Bersani, allora da Renzi.

Italia ingovernabile. Lo scrivono in prima pagina i giornali tedeschi, ma anche Le Monde ed  El Pais. Forse lo sarebbe meno (ingovernabile) se Angela Merkel non fosse stata così ottusa. Prima con la sua irragionevole ossessione del rigore. Dopo, ingerendo nella nostra campagna elettorale : Bersani mai, Berlusconi impresentabile, dunque Monti. Che non ha preso i voti. Ora pianga i suoi errori. Conceda al futuro governo Bersani (sia pure “di minoranza” al Senato) quelle deroghe al rigore che consentano di sistemare gli esodati, pagare la cassa integrazione in deroga e in scadenza, onorare i debiti della pubblica amministrazione con e imprese e con gli enti locali. Se no, provi Lei a reggere la tempesta che si scatenerebbe in Europa se l’Italia restasse senza governo fino a nuove elezioni.

Mario Draghi dice che bisogna ridurre la disoccupazione. Lucida analisi. Ci dica anche cosa si può fare per convincere le banche, a cui la Bce concede soldoni all’uno per cento, a prestarne un po’ di più alle imprese, e non a interessi usurai, sopra il 10 per cento. Quanto all’economia, il sublime l’ho sentito alla radio. Il simpatico Barisone, di Radio24, rimproverava Fassina  per la timidezza con cui, in campagna elettorale, il Pd  a contestato il rigore di rito germanico.  A Fassina? Quello stesso che è stato sbertucciato da tutti i giornali per aver discusso le scelte economiche del governo Monti? Fassina che, con Vendola e Camusso, è stato additato come ragione della scarsa affidabilità del Pd?

Il Presidente Napolitano ha messo a posto il tedesco e socialdemocratico Steinbruck che aveva definito Grillo e Berlusconi due clown. Grazie Presidente, la capiamo, abbiamo sempre rispettato e condiviso il suo orgoglio nazionale. Ma ci permetta di dirle (sotto voce) che se questo nostro paese ha bisogno di clown, un motivo ci sarà. Forse dovremo impegnarci a cambiarla radicalmente questa amata Italia. O no?