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Quello che capisco del voto in Francia

Dunque se la vedranno Macron e Le Pen. I due principali partiti, pilastri della Quinta Repubblica, Repubblicani e Partito Socialista sono fuori dal ballottaggio. Insieme fanno poco più di un quarto dei voti. Fillon, il neo gollista, e Hamon, il socialista che guarda a sinistra, ammettono la sconfitta, se ne assumono le responsabilità e chiedono ai loro sostenitori di votare Macron, contro il pericolo del Front National. Subito Marine Le Pen coglie la palla al balzo, prova a presentarsi come la candidata del popolo, dei patrioti, dei veri francesi. Contro la politica, di destra e di sinistra, e contro l’establishment che ha rovinato la Francia. Cita De Gaulle, un discorso del ‘43, quando la Francia era da ricostruire. Continua la lettura di Quello che capisco del voto in Francia

Grillo, Salvini, Renzi: voto subito e capilista bloccati!

Se la destra fa la sinistra e viceversa

UE, ultimatum all’Italia. Manovra da 3,4 miliardi. Repubblica sostiene che la scorsa settimana sarebbe già arrivata una lettera da Bruxelles che ci chiede di correggere la manovra finanziaria. Moscovici avrebbe avvertito il governo: “Così rischiate la procedura di infrazione”. E Padoan sarebbe già al lavoro per pagare quello che la stessa Repubblica definisce “il conto di Renzi”. In questo contesto di sfiducia profonda tra i paesi dell’euro, va letto lo scambio di schiaffi tra Roma e Berlino. Il Ministro dei trasporti tedesco ci accusa: sapevate da tempo che Fiat Chrysler nascondeva le emissioni nocive dei suoi motori, ora l’UE obblighi FCA a richiamare le auto inquinanti. Calenda gli ha risposto di “pensare alla Volkswagen”, Del Rio ha definito “inaccettabili” le richieste tedesche. Al Corriere un consulente della Merkel, Roland Berger auspica che “la Germania ora esca dall’euro”. Perché è “più competitiva e in caso di un crollo della moneta unica pagherebbe la gran parte del debito. La politica monetaria della banca centrale europea – aggiunge – è corretta per il 75% dell’area euro ma decisamente sbagliata per la Germania”. In Italia Stefano Fassina chiede al congresso di Sinistra Italiana di votare l’uscita dell’Italia dall’euro “come condizione per rivitalizzare funzioni fondamentali dello Stato nazionale al fine di proteggere il lavoro da ulteriore svalutazione e rianimare la democrazia costituzionale”. Un’uscita che vorrebbe “assistita dalla BCE” e in alleanza “con forze politiche sociali e intellettuali di altri paesi UE”. Continua la lettura di Se la destra fa la sinistra e viceversa

Dibattito a sinistra

Ora Renzi ha scelto. Un suo avatar a Palazzo Chigi, Lotti sempre sottosegretario per gestire nomine di boiardi e rapporti con lobby e corporation, congresso del Pd al più presto, nuove elezioni e la scommessa di poter tornare sul proscenio, di nuovo premier in estate, in tempo per fare gli onori di casa al G8 che l’estate prossima si terrà in Italia. Non aveva inteso il voto referendario, Matteo Renzi, ma ieri ha ben compreso il segnale inviato dalla BCE di Draghi: no ai 20 giorni di tempo per ricapitalizzare Monte dei Paschi di Siena. Basta capricci, si torna al lavoro. Per condizionare il futuro governo e preparare la rivincita. Ieri il Presidente del Consiglio dimissionario ha ricevuto a Palazzo Chigi l’uomo che sembra avere più possibilità di succedergli, Paolo Gentiloni. “A Mattarella – scrive Massimo Franco – Renzi mostra di tenere «consultazioni parallele» per dire che ha in mano le chiavi della crisi e della maggioranza in Parlamento”. “Colpisce la singolare procedura inaugurata da Renzi – scrive Stefano Folli – una specie di consultazione parallela a quella che si svolgeva nelle stesse ore al Quirinale. In altri tempi si sarebbe parlato di sgarbo al Capo dello Stato. In ogni caso il risultato è quello di porre Mattarella di fronte a una specie di fatto compiuto”. “Lotti – scrive invece Francesco Verderami – è stato l’uomo del «me la vedo io», «aggiusto io», e soprattutto del «con Matteo ci parlo io». In un sistema di check and balance si è occupato dei servizi nonostante quel ruolo sia di Minniti, si è interessato di infrastrutture nonostante lì ci sia Delrio, ha disbrigato nel partito nonostante lì ci sia Guerini, e si è occupato di banche perché ritiene che lì non ci sia nessuno. Se resterà a Palazzo Chigi senza Renzi, è perché di Renzi rappresenta l’essenza”. Continua la lettura di Dibattito a sinistra