Archivi tag: 11 settembre

Vecchio già a 41 anni?

“A 41 anni non devo aggiungere niente al mio curriculum”. Frase, detta al forum della Stampa, che la dice lunga sull’umore nero del premier. Già vecchio, già arrivato, già finito seppur così giovane? Mi dispiace che Renzi l’abbia detta e in fondo spero che sia solo una furbata, un modo subliminale per suggerire il solito ricatto “o me o il diluvio”. Perché se fosse sincera quella frase rivelerebbe un errore fondamentale, l’aver considerato la sfera politica come un mero campo di affermazione personale, un’occasione per realizzarsi contro tutti e comunque. Io ne ho 67 di anni, ho dovuto lasciare la Rai, in Senato ho preso pesci in faccia e non è che la mia vita privata sia tutta un successo, ma non penso affatto di tirare i remi in barca. Proverò comunque a darmi da fare, a dare una mano. E commetterò altri errori. Ma almeno ho capito una cosa: l’impegno pubblico non può ridursi a una lotta tra il proprio ego e il resto del mondo. La politica è vita se riconosce la vita nell’altro, se sa anche ascoltare. Continua la lettura di Vecchio già a 41 anni?

Ha vinto Trump

Non importa cosa accadrà. Domani sorgerà il sole. Ha detto Obama nel cuor della notte, quando ha capito che il suo impegno generoso a favore della prima candidata donna era stato sconfitto. Una frase che ricorda quel “Domani è un altro giorno” di Rossella O’Hara in Via col Vento, romanzo scritto durante la Grande Recessione e ambientato nella tragedia della Guerra Civile. Sì, il sole sorgerà su New York dove, mentre scrivo, sono le 2 della notte del 9 novembre 2016 e Los Angeles che vive ancora gli ultimi scampoli dell’8 novembre. Data del giudizio. E il popolo americano ha scelto. Donald Trump ha preso il North Carolina, la Florida, lo Iowa, l’Ohio e la Pennsylvania, il Wisconsin e il Michigan: Washington Post gli attribuisce in questo momento 276 grandi elettori contro 218 della Clinton. Sarà Presidente! Continua la lettura di Ha vinto Trump

Il rigore di Totti e l’urlo di Catania

Mi viene voglia di parlare di Totti. Entra in campo dopo il diluvio, fa un lancio al volo che scavalca tutta la difesa e basta metterlo in rete. Poi, freddo e preciso, tira il rigore numero…non lo so. Il primo, in serie A lo segnò per la Roma il 4 settembre del 1994. Berlusconi era da poco entrato a Palazzo Chigi. Segna anche stavolta: freddo e preciso spiazza il portiere e centra l’angolo della rete. Si sente bene. È quello che sa fare, quello che gli piace fare. Corre verso la curva, si toglie la maglia e la lancia. Quel numero 10 è suo ma è di tutti.

Mi viene voglia di parlare di Hillary Clinton. First lady per 8 anni, senatrice per altri 8, oggi prima donna candidata alla presidenza. Fugge da ground zero l’11 settembre: non fa a tempo e si accascia, circondata dai suoi, a un passo dalla macchina che l’avrebbe sottratta all’occhio di Fox Tv. Ricompare due ore dopo. “Sto alla grande”, dice. Passano alcune ore e in serata un bollettino medico sostiene che venerdì le sarebbe stata diagnosticata una polmonite: Hillary era sotto antibiotici e alla cerimonia per l’11 settembre non avrebbe retto al caldo. Continua la lettura di Il rigore di Totti e l’urlo di Catania

15 anni buttati via

11 settembre, 15 anni fa. Che cosa dovremmo ricordare di quel giorno? Che fu un attacco contro la mondializzazione capitalista (le torri del commercio mondiale) e la potenza militare (un aereo kamikaze prese di mira il Pentagono) che la sosteneva. Un atto di guerra in nome di una lettura dell’islam vecchia di due secoli e mezzo che perorava il ritorno a costumi medievali (donne velate, guerrieri dalle barbe incolte, distruzione di monumenti e immagini, guerra a ogni forma di cultura in quanto potenzialmente corruttrice). I responsabili erano vicinissimi (imparentati, protetti, collusi) con il principale alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente, l’Arabia Saudita. Ed essi stessi (Bin Laden & Co) erano stati armati, reclutati e utilizzati nella guerra contro il nemico sovietico in Afganistan. L’obiettivo degli assassini all’ingrosso era costruire una base operativa e un punto di riferimento ideale per la loro jihad (in Afganistan con l’alleanza tra Bin Laden e il Mullah Omar, Al-Qaeda e i Talebani). Dal primo momento fu chiaro (a chi avesse occhi per vedere e orecchie per ascoltare) che la “guerra” contro questa forma di mondializzazione reazionaria e disumana avrebbe dovuto essere innanzitutto ideale, la riaffermazione della nostra superiorità, della difesa dei diritti e delle libertà per tutti. Evidente era altresì la necessità di proteggere e appoggiare i nemici di Al Qaeda: poco prima dell’attacco alle torre gemelle Massoūd fu ucciso da kamikaze che finsero di intervistarlo con una telecamera bomba. E che era indispensabile rivedere le nostre alleanze mettendo alle strette le monarchia reazionarie del golfo che pagavano e pagano gli imam integralisti, proteggevano e proteggono i terroristi. Continua la lettura di 15 anni buttati via

Contro Daesh a Sirte alleati ad Aleppo?

Aiutateci adesso! Il Corriere brucia Repubblica e intervista il premier libico Serraj. Non vuole soldati in prima linea – non sarebbero in grado di combattere la guerriglia urbana che si dispiega a Sirte – ma “armi sofisticate”, “ospedali da campo”, “istruttori”, insomma un intervento, armato, nelle immediate retrovie. E naturalmente appoggio ai raid americani: “vediamo con favore la vostra scelta di concedere Sigonella”. Intanto Washington Post informa che un piccolo gruppo di militare americani è già impegnato sul campo con i libici.

Tregua umanitaria per salvare Aleppo. Repubblica apre con la Libia come il Corriere, ma la contro apertura la dedica alla Siria, al dramma di 300mila persone intrappolate nei quartieri martoriati di Aleppo, senza acqua, né frutta e verdura, costrette ad aggirarsi tra le bombe russe e il fumo delle gomme d’auto bruciate per celare possibili obiettivi. Intervista un avvocato rimasto là, poi un volontario anti Assad, ma non islamista. La situazione ad Aleppo è presto detta: l’esercito di Assad, grazie all’aiuto russo, aveva accerchiato le milizie islamiche, ideologicamente affini e alleate di Daesh. Ma grazie all’aiuto saudita, a ingenti carichi d’armi che arrivano dalla Turchia, e al soccorso dei “salafiti” di Al-Nusra – gruppo terrorista che, per l’occasione, dice di essersi allontanato da Al Qaeda – , i ribelli sono riusciti a rompere l’assedio. E noi? Siamo con loro, contro il “macellaio” Assad e il russo cattivo? Continua la lettura di Contro Daesh a Sirte alleati ad Aleppo?

I believe in fairies

La battaglia del quorum, scrive Repubblica. Oggi 26 milioni di italiani dovrebbero andare a votare anche se né Rai né Mediaset li hanno informati, anche se tutti i grandi giornali hanno sostenuto che il referendum non era importante suggerendo che si trattasse di un costoso regolamento di conti tra politici di professione, anche se l’inquilino di palazzo chigi continua a promettere bonus per i diciottenni, bonus per i pensionati poveri, ora anche la riduzione delle tasse per tutti, anche se la gran parte della classe dirigente nasconde quanto sia debole e provvisoria la ripresa in Italia, anche se si ode ovunque lo slogan “non disturbare il manovratore” che è sempre meglio di Razzi e Scilipoti e dei senatori, vil razza dannata. Continua la lettura di I believe in fairies