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Roberto Perotti, consigliere

Firma tra Stati Uniti e Cina, e sotto la foto di Obama che stringe la mano di Xi Jinping. “Emissione compiuta”, titola il manifesto. Usa e Cina sono i più grandi inquinatori del pianeta e la prima e la seconda potenza economica. Firmando l’accordo di Parigi per ridurre l’emissione di gas serra, si impegnano a far meno danni. In realtà entrambi hanno già fatto qualcosa. Washington ha investito molto sull’economia cosiddetta verde, ed è stato questo anche un motore di una ripresa, negli Stati Uniti meno flebile che in Europa. La Cina, constatata l’insostenibilità del suo modello di sviluppo, ha scelto di raffreddare la crescita, fondata sulla produzione a basso costo di tutto per invadere tutti i mercati, scegliendo di investire su infrastrutture e consumi interni. Così facendo, mentre crollava il prezzo del petrolio e delle materie prime, ha però consegnato l’economia mondiale a una sorta di stagnazione che i più allarmati definiscono secolare. È la contraddizione della fase attuale. Continua la lettura di Roberto Perotti, consigliere

Spine per Raggi, delusione per Renzi

Pil, secondo trimestre fermo a zero. È il titolo del Sole24Ore. “Il Pil delude. Per l’Italia crescita zero”, fa eco Repubblica. Insomma, dall’Istat è arrivata la gelata sui dati del secondo trimestre. Che ne facciamo, ora, delle slide ottimiste di Palazzo Chigi. A spulciare i dati, qualcosa di meno peggio, da cui trarre conforto, si trova sempre. In questo caso l’Istat ha rivisto al rialzo la crescita del periodo gennaio-luglio, portandola dallo 0,7 allo 0,8%. Uno 0,1% per cento in più, appena “un millesimo del prodotto interno lordo”, osserva Francesco Manacorda su Repubblica, che poi prosegue, impietoso: “Poco più della metà di quanto gli italiani hanno speso lo scorso anno in gelati”. È possibile che i dati del terzo trimestre siano migliori, perché entrerà nel conto il fatturato del turismo estivo e perché è possibile che a settembre gli italiani spendano un po’ di più, come avevano cominciato a fare all’inizio di quest’anno. Ma – sempre Manacorda – “Sfortunato il paese che dibatte sulla crescita dello zero virgola qualcosa”. Così il Corriere titola: “Flessibilità, pochi margini” e giù un’intervista di Federico Fubini al vice presidente della commissione europea Dombrovskis. La Stampa fa dire a Renzi che “Le banche devono dimagrire”: meno sportelli, meno impiegati. Il Fatto si diverte e sussume i dati Istat alla trovata demenziale della Lorenzin: “Fertility day: sempre crescita zero”. Dario Di Vico si consola con un altro annuncio fatto ieri da Renzi: “abbasserà il tax rate a cominciare dall’ires”. Per l’editorialista del Corriere è l’inizio di un pentimento operoso: non più bonus e sgravi indiscriminati, ma usare il poco che c’è per ridurre il costo del lavoro. Resta il mistero su dove il governo possa trovare i fondi. E Susanna Camusso, intervistata da Repubblica, finge di correre in soccorso del governo, proponendogli di imporre “Una patrimoniale, per finanziare il taglio delle tasse sui salari nazionali”.

Dove cacchio è finito il manuale per governare Roma? Se lo chiede Virginia Raggi, secondo Altan. È proprio questo il punto. Se la narrazione salvifica e ottimista del Renzi si è squagliata in due anni e mezzo di governo nazionale, quella dei 5 Stelle (le famose “regole del movimento”, “l’uno vale uno”, il “tutti portavoce”, la “democrazia della rete che sostituisce quella parlamentare o dei partiti”) tanta bella panoplia di certezze gridate sembra essersi sfarinata dopo solo 70 giorni dalla vittoria al comune di Roma. E la cura per i 5 Stelle è una sola: smetterla di proclamare una loro (presunta) diversità antropologica e mettersi a discutere di politica. Non c’è infatti diversità che tenga senza un’analisi realista dello stato del paese (in questo caso della città di Roma), senza un dibattito franco e pubblico sulle scelte da farsi, senza legare ogni nomina a un’idea precisa, senza il coraggio di considerare chi non è d’accordo per quel che dice e non per il danno che il suo dissenso potrebbe arrecare alla ditta pentastellata. Ha ragione Pizzarotti: “Il dissenso represso porta a liti di corrente”. Ora l’assessore dimissionario Minenna denuncia: “Con Virginia gente sbagliata”. E Virginia replica: “Cacciata una cordata di poteri forti”. Ora Di Maio avverte: “se falliamo a Roma finisce tutto”. Ora il Fatto scrive “traballa anche Paola Muraro”. Perché se non era accettabile la nomina a chiamata diretta della Raineri, non lo è neppure quella della Muraro, da consulente dell’Ama ad assessore all’ambiente. Continua la lettura di Spine per Raggi, delusione per Renzi

Una vicenda che adesso va chiarita

Patto mondiale per salvare la terra, scrive la Stampa. Speriamo! Beninteso, è importantissimo che 195 paesi, e tra loro Cina, Stati Uniti, Europa e persino India – la più renitente -, abbiano sottoscritto un’intesa. Ora c’è un obiettivo: impedire che la temperatura del pianeta aumenti di 2 gradi e più, cercando di restare entro l’aumento un grado e mezzo. Per conseguire tale risultato le tonnellate di gas a effetto serra prodotte nel 2030 non dovranno essere più di 40 miliardi (oggi ne produciamo quasi 36, ma per quella data stavamo rischiando di arrivare a 55 miliardi). Gli stati ricchi si sono impegnati a finanziare le energie pulite e a investire 100 miliardi l’anno per combattere i disastri già oggi provocati dal global warming. Bene? No, benino. Continua la lettura di Una vicenda che adesso va chiarita