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Nessun dorma!

Alea iacta est, pare abbia detto Giulio Cesare. La decisione è presa. Già da un paio di giorni, distribuendo volantini per il No tra la gente ai mercato, avevo avuto la sensazione che gli italiani avessero ben deciso tra Sì e No. E che oggi depositeranno nell’urna un voto soppesato. Stasera toccherà a noi, che abbiamo fatto campagna, prendere atto del giudizio popolare e tener conto delle ragioni di chi avrà votato No ma anche di chi avrà scelto il Sì.

Credo, pronto a essere smentito e a correggermi, che molti giovani diranno No alla narrazione ottimista del governo, che non trova riscontro nella loro vita quotidiana (non lavoro o precario, certezza che non potranno usufruire di consumi privati nella misura in cui ne hanno goduto i genitori). Ragazze e ragazzi che non capiscono, inoltre, perché accanirsi con la Costituzione, che loro considerano l’eredità migliore ricevuta in dono dai nonni (o dai bisnonni) che hanno combattuto dittatura e guerra e hanno onorato questo loro paese. Continua la lettura di Nessun dorma!

Il giornalismo di Repubblica

L’ha detto o non l’ha detto? E poi cosa avrebbe detto davvero questo Massimo D’Alema che si ostina a non capire di essere stato rottamato e infastidisce Matteo Renzi come Cucchi e Magnani, “pidocchi nella criniera di un nobile cavallo da corsa”, infastidivano Palmiro Togliatti? La Stampa: “D’Alema, il Pd cerca un capro espiatorio”. Repubblica: “D’Alema Raggi, scontro nel Pd. Orfini: vai ai gazebo con Giachetti”. A parte il ridicolo di sentire Orfini ordinare qualcosa a D’Alema dopo aver passato una vita ad afferrare, da lui, un qualche raggio di luce riflessa, tutto questo parlare di D’Alema chiama in causa il nostro giornalismo, quello di Repubblica in particolare. Cosa ha scritto, infatti, ieri Repubblica? In prima pagina: “D’Alema: voterei pure Lucifero pur di mandare Renzi a casa. All’interno e fra virgolette: “Pur di cacciare Renzi sono pronto a votare anche la Raggi”. Bene, direte voi, l’ex premier ed ex segretario preferisce per Roma un sindaco a 5 Stelle e si propone di disarcionare l’attuale segretario e premier del Pd. Purtroppo l’interessato smentisce e accusa Palazzo Chigi, di volerlo usare come capro espiatorio, cioè di volergli addossare la colpa di un probabile insuccesso di Giachetti a Roma. Questo scrive la Stampa, ma Repubblica conferma: “ecco i tre incontri anti-riforma e le telefonate per la giunta Raggi”. Nelle telefonate D’Alema avrebbe consigliato al critico d’arte Montanari di accettare l’offerta dell’assessorato alla cultura fattagli da Raggi. Negli incontri (non pubblici) D’Alema avrebbe detto di essere propenso a impegnarsi per il No al referendum costituzionale, di ritenere che se vincesse il Sì verrebbe asfaltata la minoranza interna e, di conseguenza, la possibilità di riproporre un centro-sinistra. Continua la lettura di Il giornalismo di Repubblica

Muhammad Ali

Che sapete di lui? Di Cassius Clay, Muhammad Ali, morto a 74 anni? Ballava sul ring, velocissimo a schivare i colpi, sfidava l’avversario con le smorfie e i movimenti del corpo, non sembrava cattivo, pareva che giocasse. Rifiutò di andare in Viet Nam, reato gravissimo negli Stati Uniti alla fine degli anni 60. Gli levarono la licenza di combattere ed era campione del mondo. “I Viet Cong – ebbe a dire – non mi hanno mai chiamato negro”. Negro, come Malcom X, e come Malcom, abbracciò l’Islam, la sola religione – si diceva allora nei ghetti neri – che può abbattere ogni barriera razziale. Quando tornò a combattere, dopo la squalifica, Muhammad Ali era meno mobile sulle gambe, continuò a vincere ma incassando colpi durissimi che potrebbero avergli regalato il morbo di Parkinson, suo compagno di vita nell’ultimo quarto di secolo. Immagino Bernie Sanders, in una pausa della campagna che lo vede ora prevalere, almeno nei sondaggi, in California, che parla ai suoi ventenni di quel folletto indomito degli anni 60. Si sbagliava anche allora, tanto; ma si sognava altrettanto. Continua la lettura di Muhammad Ali

I mostri che siamo

Sono un mostro! Frase, riportata in prima dal Corriere, frase che sarebbe stata detta da Vincenzo Paduano, dopo aver ammazzato una settimana fa in modo orrendo l’ex fidanzata ed essere stato, alla fine, scoperto. Come si fa – mi chiedo – a cospargere di alcol una ragazza di 22 anni, che forse si è amata un tempo, ad accenderla con la sigaretta e guardarla mentre brucia ancora viva. Dopo lo spettacolo – immagino – Paduano sarà tornato a casa, avrà mangiato, avrà dormito, forse si sarà mostrato sorpreso, quando qualcuno gli avrà detto che la sua ex fidanzata, quella sera, non era rientrata dalla madre che la aspettava. Lo chiamano femminicidio. Si è rotto il nesso tra amore e potere patriarcale, la donna oggi non è più per forza o succube o etera, il maschio, pater familias e/o cliente di un bordello. Il mondo che verrà dovrà insegnare il rispetto di tutti, dovrà liberare l’amore dal bisogno, farne una scelta libera, come libera dovrà essere l’amicizia, e la lealtà. Il mio mondo, quello dell’informazione, ci divide tutti in mostri e vittime, e spettatori, si capisce. Continua la lettura di I mostri che siamo

Voto locale, sondaggio nazionale

Sfascisti! Il Giornale della famiglia Berlusconi bolla Meloni che si candida a Roma e Salvini che intende contrapporre un suo amico notaio al candidato “unitario” per Torino. Del voto amministrativo non gliene frega niente a nessuno. La vera missione di Sala, il mister Expo che ora teme sia l’astensionismo record che di perdere pezzi a sinistra, è quella di ricomprendere nel Partito di Renzi l’esperienza municipalista di Pisapia. Giachetti e Valente servono a Orfini per dire alla minoranza Pd, ai “vecchi” Bersani e Bassolino, che non c’è trippa per gatti, che non avranno altro leader se non il rottamatore, Meloni deve riacciuffare Storace e altri ex missini per diventare, insieme a La Russa, l’erede della destra post fascista, Salvini vuol mostrare al suo mondo il niente che è ormai rimasto sotto il vestito Berlusconi: per conquistarsi la candidatura ad anti Renzi in vista del ballottaggio con l’Italicum. D’altra parte Airaudo e Fassina scommettono di poter mostrare che c’è vita a sinistra del Pd e a destra di M5S, De Magistris, se confermato sindaco, proverà a lanciare un’Opa su Sinistra Italiana e Possibile, Casaleggio cerca con la Raggi un obiettivo intermedio sulla strada di un Di Maio che si candidi alle politiche e superi il primo turno. Poi tutto può succedere. Continua la lettura di Voto locale, sondaggio nazionale