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Roberto Perotti, consigliere

Firma tra Stati Uniti e Cina, e sotto la foto di Obama che stringe la mano di Xi Jinping. “Emissione compiuta”, titola il manifesto. Usa e Cina sono i più grandi inquinatori del pianeta e la prima e la seconda potenza economica. Firmando l’accordo di Parigi per ridurre l’emissione di gas serra, si impegnano a far meno danni. In realtà entrambi hanno già fatto qualcosa. Washington ha investito molto sull’economia cosiddetta verde, ed è stato questo anche un motore di una ripresa, negli Stati Uniti meno flebile che in Europa. La Cina, constatata l’insostenibilità del suo modello di sviluppo, ha scelto di raffreddare la crescita, fondata sulla produzione a basso costo di tutto per invadere tutti i mercati, scegliendo di investire su infrastrutture e consumi interni. Così facendo, mentre crollava il prezzo del petrolio e delle materie prime, ha però consegnato l’economia mondiale a una sorta di stagnazione che i più allarmati definiscono secolare. È la contraddizione della fase attuale. Continua la lettura di Roberto Perotti, consigliere

L’incertezza, le chiacchiere

Attenti a quei tre, Hollande, Merkel, Renzi. Potrebbero fare la differenza e correggere le politiche insulse dell’Europa su debito e surplus commerciale, lavoro e salari, immigrazione e welfare. Oppure la foto che li ritrae riuniti può raccontare l’impotenza, la rimozione, il ripiegarsi su piccoli interessi nazionali, il bla-bla ipocrita degli europeisti di facciata. Che cosa si sono detti? “Borse in caduta, Londra Bocciata”, scrive il Corriere, delineando il contesto in cui si è tenuto il summit. “L’Europa dà più tempo per la Brexit”, si legge in cronaca. Merkel ha spiegato a Hollande e Renzi che la Gran Bretagna acquista molte più merci dall’Europa di quante non ne venda, dunque conviene non pressarla troppo, darle tempo, offrirle una via d’uscita confortevole. “Brexit e scudo bancario” azzarda Repubblica. Ecco un punto tutto italiano. Le nostre banche soffrono, il governo vorrebbe sostenerle con aiuti di stato ma deve chiedere il permesso, perché il famoso bail in prevede che prima del salvataggio pubblico siano i clienti e i correntisti a pagare per ogni banca che fallisce. Merkel ritiene sbagliata la richiesta italiana ma, assicura Federico Fubini: “non si metterà di traverso”. “Per lei oggi è politicamente meno costoso – spiega il commentatore del Corriere – lasciare che le banche italiane vengano stabilizzate con fondi del governo di Roma, piuttosto che dover presentare ai suoi elettori un altro intervento europeo”. La sovrana (Angela) con il principe consorte (François) e il principe ereditario (Matteo). Giannelli racconta così il nuovo sacro romano impero. Ma il principe ereditario, per evitare – a spese del contribuente – nuovo panico tra i correntisti dovrà vedersela con i “burocrati di Bruxelles”. È andata così. Il resto, chiacchiere. Continua la lettura di L’incertezza, le chiacchiere

Politici a vita

Ma cosa ha detto alla fine il Governatore? Immagino lo sconcerto nelle redazioni ieri pomeriggio: Visco apprezza Renzi, critica la BCE, prevede una stretta quest’estate per le banche italiane, che a lungo aveva lodato ma che forse non erano così in ordine. Come si fa a far sintesi, qual è il senso? “Spinta di Visco alla ripresa”, scrive il Corriere. “Sferzata alle banche, tagliate i costi”, secondo la Stampa. “La Ue troppo rigida con le banche” scrive Repubblica. Secondo me Visco ha detto…che non sa che dire! Che non gli piace il rigore europeo verso i nostri istituti di credito i quali però devono mettersi a posto, vendere titoli tossici, concentrarsi per resistere: non c’è che fare. Che il governo, per Visco, come per tutti i potenti, ha fatto bene ad assumere la ricetta neoliberista dei mercati e dalla Merkel (jobs act e riforma della pubblica amministrazione) ma che non basta. Niente frottole, una ripresa come quella che si è vista quest’anno, serve a poco. Perciò serve, serve, cosa serve? Ecco la sintesi della ricetta del Governatore secondo Daniele Manca, del Corriere: nuovi stimoli devono venire “da maggiori investimenti anche pubblici; dalla spinta alla legge per la concorrenza; dalla riduzione del cuneo fiscale; dal «sostegno al reddito dei meno abbienti»; dalle agevolazioni per rendere le dimensioni delle aziende più adeguate a sostenere i momenti difficili”. Continua la lettura di Politici a vita