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Il nostro problema è Hillary

Ci vorrebbe un Trump italiano. Meglio un Erdogan de noantri. Altan coglie ancora nel segno: la scia di morti, provocata dal terrorismo islamico o dall’americanizzazione della violenza, mette a nudo la gracilità del nostro mondo e suggerisce che un equilibrio si stia rompendo. Il ceto medio diventa pessimista, in ragione dell’insicurezza, della debole crescita e della stagnazione. Cresce la contestazione di chi sta in alto, della “casta”, dell’1% che decide mentre il 99% subisce. Le conquiste civili, i diritti, le libertà cominciano ad apparire un lusso. Aumenta la domanda di protezione e la disponibilità a pagare un prezzo per ottenerla.
Ultime dalla Germania. Ieri sera un profugo siriano si è fatto esplodere a 60 chilometri da Norimberga durante un concerto all’aperto, ma per fortuna prima che superasse i controlli. È morto e ha ferito 12 persone, 3 in gravi condizioni. Il ministro dell’interno della Baviera ha subito parlato di “terrorismo islamico” e forse si prepara a contestare il governo centrale che a quel siriano avrebbe negato l’asilo ma senza accompagnarlo ai confini. Continua la lettura di Il nostro problema è Hillary

Sì, diamoci una sveglia

Al Pantheon, una piazza consapevole e serena, non di sinistra né di destra, distante dalla politica ma non anti politica. I titoli così riassumono. “Le 98 piazze delle sveglie: noi un milione”, Corriere. “il grido delle cento piazze: dateci le unioni civili”, Stampa. “Siamo un milione, Italia svegliati”, Corriere. “L’arcobaleno ha i numeri del family day”, Fatto. “É l’ora dell’amore”, il manifesto. Consapevole e serena: sì, con giovani padri che spingono orgogliosi una carrozzina, ragazze che si muovono disinvolte in un universo solo femminile, meno giovani usciti dall’ombra, tutti sanno che nel mondo reale è già così e chiedono che questa realtà trovi posto anche nel mondo delle leggi e dei diritti. Destra e sinistra: per decenni abbiamo considerato il progresso, in particolare il progresso civile, come un fenomeno trainato dalla sinistra a cui si opponeva una destra retriva. Oggi il riconoscimento dei diritti può essere scritto – come nel caso della Corte Suprema degli Stati Uniti – da un giurista che più di destra non si potrebbe immaginare, l’italo americano Antony Scalia. Continua la lettura di Sì, diamoci una sveglia