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Crolla l’ultima certezza

Crolla l’ultima certezza: che l’acqua fosse abbondante a Roma. Così era stato dai tempi dell’Impero, per quella meraviglia di acquedotto avuto in dote, per la generosa riserva del lago di Bracciano. I nasoni – così si chiamano, per via del loro aspetto, le fontanelle romane – dispensavano frescura e acqua buona (migliore della “minerale” in plastica) a tutte le ore del giorno e della notte. Non è più così. Il lago si asciuga, l’acqua potrebbe essere razionata ai romani (ai quali già si rimprovera di consumarne 50 litri al giorno più della media nazionale). Riscaldamento globale, sprechi insostenibili, liti fra amministratori. La Stampa dedica alla siccità la sua apertura, il Corriere le pagine 2 e 3, il Giornale dà la colpa a Raggi e Pd. Continua la lettura di Crolla l’ultima certezza

Non si vota a giugno

 

Dieci volte No

No, No, No e ancora No a questa barbarie. Ecco i titoli dei giornali: “Assedio a Renzi”, la Stampa, che aggiunge: “Renzi contro tutti. Dunque la riforma è già bocciata visto che è la riforma di uno solo? Di che parliamo! “Renzi – Grillo il rush finale”, Repubblica. Allora votiamo per il governo, Pd o 5 Stelle, domani scegliamo il premier? Il Corriere torna a Palazzo Grazioli, da Berlusconi, il quale evoca “brogli della sinistra”. “Sfida finale sugli italiani all’estero”. È impazzito? In realtà ad evocare questa schifezza è stato proprio il premier: “quel 3% di voti (per corrispondenza, non necessariamente segreti) può cambiare tutto!” Alcuni suoi zelanti corifei hanno divulgato un un sondaggio (violando la legge?) che attribuirebbe 500mila Sì in più dentro quei mille sacchi. Insomma la Renzi&Company potrebbe ancora vincere, grazie alla madonna pellegrina Maria Elena e a qualche console che con la scheda ha mandato agli elettori dell’estero la letterina del premier (pare però con buste e bolli pagati dal partito di cui è segretario) che intimava di votar Sì. Per il bene d’Italia, si capisce. “Mille sacchi di voti dall’estero, l’hangar dove può cambiare tutto!” fa eco la Stampa. Delrio, invece, fa pesare sugli elettori la minaccia del grande abbandono: “Se vince il No, Renzi andrà al Colle”. Si dimetterà. “Se invece vinco”, fa eco Lui, “non ci saranno elezioni anticipate”. Perché che fa, se perdi sciogli tu le Camere? A Torino Grillo corteggia la sconfitta: “Fallire è poesia più forti se perderemo”. Ti credo, se vince il No è probabile che Matteo Renzi non riesca a cambiare la legge elettorale su cui aveva posto tre volte la fiducia (Silvio non gli farà questo dono) e al ballottaggio saranno i 5 Stelle a espugnare il Palazzo. Continua la lettura di Dieci volte No

Prodi e Boldrini, sul carro

Il mare e il cielo terso di dicembre. Davanti ai miei occhi le coste siciliane e l’Etna con la cima già coperta di neve. Girare l’Italia per il No ha i suoi doni. Anche Prodi alle fine ha detto Sì. A Renzi. Certo non gli piace, e definisce “modesta” la riforma imposta dal premier, né accetta la “rissa che ha indebolito l’Italia all’estero per ragioni di politica interna”. E chi l’ha provocata, per ragioni di politica interna, se non l’inquilino di Palazzo Chigi, che ne ha fatto l’alibi e la bandiera del suo governo? Meglio succhiare l’osso che il bastone. A questo si è ridotto il fondatore (insieme a D’Alema) dell’Ulivo. Rispetto la sua scelta, come quella di qualche amico, che da giovane era stato rivoluzionario e ora teme che Trump, la Brexit, il peso troppo grande di Putin, la crisi della mondializzazione finanziaria e dell’illusione che con essa crescessero anche i diritti, che tutto ciò possa minacciare la sua tranquilla vecchiaia. Continua la lettura di Prodi e Boldrini, sul carro

Chi divide l’Italia e perchè

Dall’Economist una spinta al No, Renzi non ci sta. Così Repubblica. “Sprecati due anni ad armeggiare con la Costituzione”. È questa l’accusa principale che il settimanale britannico muove al governo Renzi. Ha ragione? Sì, ha ragione. Non abbiamo varato una buona legge per la protezione del suolo (titolo oggi della Stampa: “Un fiume di fango e di paura, il Nord Ovest rivive l’incubo della alluvione del 94”), né una legge che disegni una mappa completa e condivisa del rischio sismico, non abbiamo usato il metodo Falcone per colpire la grande evasione che alimenta il capitale criminale. Abbiamo intasato il Parlamento con le riforme di Renzi, che cambiavano man mano che il suo trasformismo individuava nuovi alleati, da Verdini a Chiti. In Parlamento ci siamo baloccati con una questione tutta interna alla politica: cercare nuove regole per ridurre l’intermediazione, alleggerire i cittadini da un certo numero di appuntamenti elettorali e garantire più potere e meno controlli per 5 anni a chi prevarrà, anche di un soffio, nel voto popolare. Così è. Dopo la sbornia del 41 per cento alle Europee, il Governo ha chiesto molto per sé, non ha dato più nulla al paese, se non sgravi e bonus elettorali e l’enfasi su una ripresa inchiodata allo zero virgola! Continua la lettura di Chi divide l’Italia e perchè

Il Papa ruba la scena

Il Papa ha rubato la scena! Alla politica, alla tribuna referendaria, alle quotidiane esternazioni del Renzi. “Il Papa e l’aborto: sì al perdono per donne e medici”, titola Repubblica. “Aborto, il perdono del Papa”, Corriere. La scelta di Bergoglio risalta ancora di più se si pensa a quel che ha detto nelle stesse ore il patriarca di Mosca Kiril, il quale, ricorda Massimo Franco, ha paragonato i matrimoni omosessuali “quasi alle leggi naziste”. Beninteso per il Papa la vita resta “dono di dio” e per nessun (buon) motivo gli uomini possono interromperla, né quando si sta formando né quando si sta per spegnersi nel dolore. Tuttavia Francesco non vuol umiliare la donna, riducendola a semplice mezzo della riproduzione. Come quel vescovo brasiliano – citato da Vito Mancuso – che “scomunicò la madre e i medici che avevano fatto abortire una bambina di soli 9 anni, incinta a seguito delle violenze del patrigno e che rischiava la vita anche per il fatto che si sarebbe trattato di un parto gemellare”. Bergoglio spezza la sua lancia e usa la sua voce per una religione che vorrebbe essere trionfo di un nuovo umanesimo. Contro la tentazione, che si manifesta nei proclami di Le Pen in Francia, dei NeoCon in America, di Orban in Ungheria, di reagire alla confusione del mondo moderno solo con la liturgia ecclesiale, fatta obbedienza e sottomissione, di ossequio ma non di misericordia. Senza solidarietà con chi soffre né fiducia nell’uomo. Continua la lettura di Il Papa ruba la scena