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Morire per Aleppo

Sangue, strage, terrore..e Natale. Parole tremende da accoppiare alla festa per eccellenza, alla pausa d’inverno che l’uomo si concede da sempre, al giorno in cui i cristiani celebrano la nascita dell’uomo divino. A Berlino ieri la festa dell’amore si è mutata in sabba dell’odio. In pieno centro, un camion irrompe su donne, padri, bambini che compravano miniature dei re magi da mettere nel presepe o addobbi per addobbare l’albero. Almeno 12 i morti, decine di feriti. Sul tir, che veniva dall’Italia, un autista polacco senza vita e il terrorista, che sarebbe stato arrestato. Forse un profugo. Certo un salafita o wahabita, uno che ha risposto all’appello del Daesh: “Raddoppiate i vostri sforzi, colpite i crociati: americani, europei, traditori turchi, comunisti russi, tiranni arabi”. È chiaro come ognuno di noi sia un obiettivo, che tutti possiamo finire nel mirino della anti mondializzazione medievale e islamista. Nelle nostre città possiamo provare a difenderci con l’intelligence, con lo scambio di informazioni fra le polizie, monitorando sul web gli aspiranti assassini e neutralizzandoli prima che colpiscano. Talvolta ha funzionato, ma non esiste un riparo assoluto. In Siria e in Iraq avremmo dovuto schiacciare la testa del serpente. Perché questa follia stragista è anzitutto politica, cerca di conquistare le terre dell’islam, di appropriarsi dei luoghi simbolo di quella religione per ricattare un miliardo di musulmani nel mondo. Invece i tagliagole di Al Baghdadi si sono ripresi Palmira, mentre russi e siriani si prendevano Aleppo. Gli Stati Uniti non hanno voluto mettere in riga i sauditi, finanziatori e ideologi del terrorismo. Temendo di fare il gioco di russi e iraniani, si sono messi fuori gioco. Continua la lettura di Morire per Aleppo

84 morti, 100 feriti. Nizza

C’erano bambini, giovani madri, fidanzati con la mano nella mano. Nonni e ragazzi a godersi l’aria della sera, col naso in su a guardare la luna e lo spettacolo dei fuochi su la promenade des anglais, lungomare elegante di Nizza. Erano le 22,40. Un camion bianco, lungo 15 metri, si è lanciato sulla folla. Sterzando a destra e a sinistra per prendere sotto quanti più birilli. Solo che i birilli erano persone, turisti arrivati in Côte d’Azur, francesi in festa per il 14 luglio, anniversario della rivoluzione del 1789, festa nazionale. Due chilometri di corsa: almeno 84 morti, oltre 100 feriti e fra questi almeno 15 in condizioni gravissime. L’autista è stato ucciso, pare da un agente in scooter che si è affiancato alla cabina di guida e gli ha sparato. Sul camion – dicono le autorità locali – sono state trovate armi e granate.

L’apocalisse del nostro tempo, che rivela il volto disumano dell’uomo. L’odio per chi vive, per chi ama o va in vacanza. “L’attacco alla Francia”, così titola La Stampa, il terzo in 18 mesi, dopo Charlie Hebdo e il Bataclan. Dunque era un terrorista islamico alla guida del camion della morte? Sono stati trovati documenti di un franco-tunisino, Hollande ha parlato di “attentato islamista”. Continua la lettura di 84 morti, 100 feriti. Nizza