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Spagna senza sinistra

Effetto Brexit sul voto in Spagna, scrive la Stampa. Può darsi. Fatto sta che la destra liberista di Rajoy ha conquistato 600mila voti, i socialisti ne hanno persi 100mila, la coalizione di tutte le sinistre, Unidos Podemos, ha lasciato sul campo quasi un milione di elettori. E ora? Rajoy ha vinto e vuole governare. Non ha però la maggioranza perché la forza della destra rinnovata, Ciudadanos, arretra a sua volta e perde 400mila voti. I socialisti di Sanchez si consolano essendo rimasti, in barba a sondaggi ed exit poll, la seconda forza del paese, ma perdono la possibilità di formare il governo, che in primavera avevano avuto e si erano giocati male preferendo l’alleanza con Ciudadanos a quella con Podemos. Se si sommano i voti dei due partiti di destra, Pp e Ciudadanos, si arriva a 10milioni e 900mila voti. Se si sommano i voti di Unidos Podemos e del Psoe, la somma fa 10milioni e 400mila. Quanto ai seggi – in Spagna si vota con una legge che assegna i deputati in modo proporzionale ma in collegi piccoli favorendo i partiti maggiori – le destre ne hanno 169, mentre per governare ne servono 176. Continua la lettura di Spagna senza sinistra

Dopo la sbornia l’Europa ha il mal di testa

La Grecia in moto. Da Repubblica al Financial Times, dal Corriere della Sera al manifesto -cui si deve quel titolo-, tutti pubblicano una foto della moto con Varoufakis, ministro dimissionario ma nient’affatto sconfitto. Economista, matematico, esperto di teoria dei giochi, per 126 giorni ha fatto quel che doveva: ha svelato come l’eurogruppo e il fondo monetario fossero una tigre di carta. Paurosa all’aspetto, che sprizza dagli occhi sicurezza, anzi sicumera, ma non ha un progetto, se non quello di voler prestare ancora soldi ad Atene a condizioni che Atene non potrà mai rispettare, di perpetrare l’imbroglio della bolla speculativa su cui tutti sediamo, di umiliare governo e popolo della Grecia, ma senza farli scappare. Perché dall’euro non si esce, se non rischiando che l’euro crolli. Perché senza la moneta, l’Europa non è.

 

30 miliardi e il taglio del debito. Sarebbe questo, secondo la Stampa, l’oggetto della “trattativa segreta”, Corriere, della “porta aperta”, El Pais, la soluzione alla paura per il  “caos Grecia” e della “linea dura UE”, di cui parla Repubblica. Se Tsipras ottenesse quei soldi (e quel taglio del debito), non c’è dubbio, l’eurogruppo avrebbe subito una sconfitta, Junker e Schultz dovrebbero andare a nascondersi e Angela Merkel ne uscirebbe spennacchiata. “Ora tutti contro Merkel”, scrive il Fatto ,secondo cui persino Mario Draghi ieri ha tenuto “ferma” la liquidità concessa alla Grecia non in odio a Tsipras ma per costringere i renitenti capi di stato europei a decidere, una buona volta. “La cancelliera stravolta”, narra il Giornale. Per sentirsi meno sola ieri Angela si è appoggiata sul più debole, e sul meno popolare in patria, dei capi di stato europei, sul socialista francese Hollande. E in patria s’è fatta difendere dal suo vice socialdemocartico: solo aiuti umanitari, ha detto Gabriel.

 

In breve, la Germania non sa che fare e prende tempo Può dire no a Tsipras, tra gli applausi del Bundestag. Però in Italia, Francia, Spagna e Portogallo una forte ostilità anti tedesca metterebbe a rischio i governi “alleati”. La Cancelliera si troverebbe sola, con i paesi baltici e dell’Europa dell’est, a sostenere una guerra economica e militare che non ha voluto, contro la Russia in Ucraina. Con gli americani neppure contenti, perché Putin, aiutando Atene, si affaccerebbe nel Mediterraneo,  conterebbe nei balcani, diverrebbe un concorrente temibile e più ostile sullo scenario medio orientale. No, non è roba per un leader doroteo come la Merkel. Perciò prende tempo e non rompe con Tsipras.

 

Mercati, industriali, giornalisti prendono partito. “Non si può far saltare l’Europa per una impuntatura”, dice Squinzi al Sole24Ore. Il Financial Times così titola: “Atene ha offerto l’ultima chance per evitare il crash della moneta unica”. Persino madame Lagarde ora offre danari e apre alla ristrutturazione del debito greco. Svrive Polito, vice direttore del Corriere: “In definitiva si è tornati, solo in condizioni un po’ peggiori, allo stallo di una settimana fa. Speriamo che la mossa (di Tsipras) sia saggia”. Scrive Ezio Mauro, direttore di Repubblica: “Più Europa e più democrazia: è l’unica risposta alla crisi greca dettata dalla visione e non dalla paura”.

 

Inebriarsi si deve, è morto il tiranno, mi ha scritto un’amica filosofa. E qui il tiranno è il pensiero unico, la bugia del capitalismo che il referendum greco ha svelato. Va bene, ma senza esagerare. “Atene ha respinto un colpo di stato”, scrive Luciano Gallino sul manifesto. “Il mercantilismo fondato sulla svalutazione del lavoro è insostenibile” osserva Stefano Fassina. “Una sberla a Bruxelles, a Renzi e ai socialisti europei”, Barbara Spinelli sul Fatto. “Da oggi comincia una nuova storia per tutte le sinistre europee” constata Marco Revelli, ancora sul manifesto, e propone: “mobilitiamoci perché è della nostra stessa pelle che si tratta”. D’accordo mobilitiamoci e non disdegniamo gli alleati che vengono. Dice Enrico Letta alla Stampa: “Il governo giochi da protagonista” Se no “l’Italia rischia una deriva anti europea”