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Le volpi, finiscono in pellicceria?

No all’Olimpiade del mattone, by Virginia Raggi. Apertura di Repubblica e del Corriere. “Un rifiuto per compattare il movimento”, titolo del commento che Marcello Sorgi firma per La Stampa. Sono le due facce della verità. Vero che le Olimpiadi non sono da tempo un affare per le città che le ospitano (vedi Atene, Londra, Rio de Jianero). Vero pure che il No ai giochi ha il valore di una palingenesi per i 5 Stelle, i quali vogliono cancellare l’immagine, data a Roma, di una forza inesperta e impreparata, costretta a chieder aiuto a gruppi di potere vicini all’ex sindaco Alemanno. Venendo al merito, Olimpiadi sì o no? Non sarebbe stato meglio che la Raggi dimostrasse agli italiani che sì, si potevano ospitare le Olimpiadi anche senza cedere agli speculatori, ai cementificatori selvaggi, agli specialisti dei lavori iniziati e mai portati a termine, a opere inutili e costose, all’intermediazione più o meno mafiosa? Può darsi. Ma non si celebrano le nozze coi fichi secchi. E i fichi pentastellati non erano pronti per una sfida così ardua. Del resto è assai dubbio che altri (Giachetti, Meloni, Marchini) avrebbero saputo far meglio, se non fossero stati sonoramente battuti alle elezioni. Continua la lettura di Le volpi, finiscono in pellicceria?

Più sabbia che cemento

281 morti accertati, 15 dispersi, 43 vittime ancora senza nome, 2.500 sfollati. Corriere e Stampa aprono con il bilancio, amarissimo, del terremoto. Repubblica e il Fatto denunciano le responsabilità, quelle che già si vedono. “L’accusa del procuratore, palazzi con più sabbia che cemento”, è infatti il titolo del giornale diretto da Mario Calabresi. “La scuola crollata: quei lavori sballati puzzano di mafia”, questa invece la scelta di Marco Travaglio. Oggi i primi funerali di stato, con Mattarella e Renzi. Poi gli impegni, le promesse, il timore che vengano disattesi, come troppe volte è successo in passato.

Burkini no. In Francia il Consiglio di Stato si è pronunciato contro il divieto, considerandolo lesivo delle libertà fondamentali. Poteva fare altrimenti? Certo che no. Si poteva impedire, in nome della läicité – che poi significa netta separazione tra cittadinanza e fede – che persone con indosso il burka, dunque travisate e non riconoscibili, entrassero in un pubblico ufficio. Continua la lettura di Più sabbia che cemento