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Il potere delle oligarchie

Ha ragione D’Alema. “Non esiste uno schieramento politico del No mentre esiste un blocco politico del Sì, il cosiddetto Partito della Nazione, uno schieramento abbastanza minaccioso che va dalla maggioranza di governo ai poteri forti. Capita di avvertire un clima di paura e intimidazione per il quale chi non è d’accordo si deve sentire colpevole di spingere il Paese verso il baratro”. La cosa si può dire in modo assai più garbato, come fa oggi su Repubblica, Stefano Folli: “Il partito di Renzi non è ancora nato, ma prenderà forma nelle prossime settimane se si realizzano alcune circostanze in contemporanea: il successo del Sì, un ruolo determinante in tale risultato del mondo moderato, la disfatta della sinistra interna ed esterna al Pd, il contenimento dei Cinque Stelle a cui il premier sta cercando di sottrarre il monopolio del populismo anti-casta. Il progetto è molto ambizioso e i suoi contorni ormai sono visibili. La posta in gioco è l’egemonia politica per una ventina d’anni, isolando da un lato il ceto politico della vecchia sinistra e dall’altro l’estremismo leghista”. O in modo aulico, come fa Massimo Giannini: “La narrazione renziana, oggi più che mai, non contempla il dubbio, ma solo una cieca fiducia nel narratore, che riassume in sé tutto quello che serve (la falce della rottamazione, il martello della modernizzazione) e tutto quello che non serve più (l’identità della sinistra novecentesca, la ritualità della democrazia “bicamerale”). Continua la lettura di Il potere delle oligarchie

Le volpi, finiscono in pellicceria?

No all’Olimpiade del mattone, by Virginia Raggi. Apertura di Repubblica e del Corriere. “Un rifiuto per compattare il movimento”, titolo del commento che Marcello Sorgi firma per La Stampa. Sono le due facce della verità. Vero che le Olimpiadi non sono da tempo un affare per le città che le ospitano (vedi Atene, Londra, Rio de Jianero). Vero pure che il No ai giochi ha il valore di una palingenesi per i 5 Stelle, i quali vogliono cancellare l’immagine, data a Roma, di una forza inesperta e impreparata, costretta a chieder aiuto a gruppi di potere vicini all’ex sindaco Alemanno. Venendo al merito, Olimpiadi sì o no? Non sarebbe stato meglio che la Raggi dimostrasse agli italiani che sì, si potevano ospitare le Olimpiadi anche senza cedere agli speculatori, ai cementificatori selvaggi, agli specialisti dei lavori iniziati e mai portati a termine, a opere inutili e costose, all’intermediazione più o meno mafiosa? Può darsi. Ma non si celebrano le nozze coi fichi secchi. E i fichi pentastellati non erano pronti per una sfida così ardua. Del resto è assai dubbio che altri (Giachetti, Meloni, Marchini) avrebbero saputo far meglio, se non fossero stati sonoramente battuti alle elezioni. Continua la lettura di Le volpi, finiscono in pellicceria?

Il lupo indossa la pelle dell’agnello

Il lupo indossa la pelle dell’agnello, il cingolato mette pneumatici alle ruote, il governo non guarda ai luoghi dello scontro ma raccoglie in un campo di carote. Repubblica: “Arriva il part time, con i contributi pagati, per i dipendenti vicini alla pensione”. “Napolitano: pretestuoso il voto di domenica. Dalla riforma del senato nessun rischio, Va attuata”. “Arriva il bonus per i diciottenni. Voucher di 500 euro per concerti, musei, libri. Renzi: saranno permanenti”. C’è solo quel “pretestuoso” per il referendum sulle trivelle che potrebbe stonare, ma che volete, lo ha detto Napolitano non Renzi. Ancora “Le unioni civili saranno legge entro aprile”, parola di Renzi che “ricuce con Prodi”, Stampa. Intanto “Le Borse” – Sole24Ore – hanno votato la “fiducia sulle banche”. Fiori, miele, bonus: si chiama riduzione del danno. Tentativo di far fallire il voto di domenica, senza pronunciare “l’andate al mare” di Craxi, speranza di contenere o minimizzare la sconfitta alle amministrative e di convincere gli elettori che la riforma del Senato ci libera di Razzi e Scilipoti e non peggiora la Costituzione. Continua la lettura di Il lupo indossa la pelle dell’agnello

É risorto il Nazareno

Patto, grande patto, intesa. Secondo Stampa, Repubblica e Corriere. Tra chi? Tra Renzi e Berlusconi, naturalmente. Su cosa? Sulla nomina di Monica Maggioni presidente della Rai. “Rai, è risorto il Nazareno” racconta il Fatto. Un Nazareno che Ezio Mauro chiama “La palude”. Scrive il direttore di Repubblica: “Domina l’intesa con Berlusconi che tratta da capo politico della destra con una mano, mentre con l’altra negozia da capo di Mediaset, continuando così a tenere la Rai sotto l’abituale doppio guinzaglio, dei partiti e del duopolio”. “Dilettanti ridicoli -dice Cacciari al Fatto- il potere non si mantiene con i lacchè”. “Dilettanti allo sbaraglio”, Gramellini sulla Stampa. E Stefano Folli: “ll destino della Rai sembra ridursi al ruolo di megafono dell’attività di governo.Tele Renzi, come già scrivono i vignettisti”. “È tornato il craxismo, anzi il CAF” (patto vecchio di un quarto di secolo tra Craxi e Andreotti, Forlani), sbotta Boncompagni.

Da Direttora a Presidente In cronaca, invece la scelta della Maggioni Presidente viene piuttosto apprezzata. Si sottolineano i suoi fasti da inviata -mi disse con orgoglio di aver intervistato, giovanissima, Ahmed Yassin, sceicco cieco di Hamas, prima usato contro Fatah poi assassinato da Israele nel 2004. In seguito Monica ha seguito la guerra di Bush embedded tra i marines, di recente ha intervistato Assad ed era in Iran con Gentiloni, quando il ministro degli esteri pare abbia deciso di proporla. Secondo Carlo Tecce l’avrebbero,invece, scelta Boschi e Letta. Monica si lamentava spesso di non riuscire a incontrare il premier. Piace a Costanzo “risorsa interna” e per lo stesso motivo a Fornaro,minoranza Pd. Anch’io dovrei esserle grato perchè ha ripagato, con mezzi che neppure sognavano, fiumi di promozioni e gratifiche, i miei ex colleghi, per anni tenuti a dieta perché non mi sfiduciavano. Certo, tanta generosità potrebbe apparire un demerito per un amministratore. Monica è riuscita a mantenere (quasi) tutto l’ascolto della vecchia Rainews24, ma spendendo 10 volte di più. Hakuna Matata: Campo dall’Orto, prossimo direttore generale, pare della stessa razza. Avrebbe lasciato un buco di 127 milioni a La7.

Quando il gioco si fa duro, Napolitano scrive al Corriere della Sera. Il presidente emerito lancia uno dei suoi moniti proverbiali: “Nuovo Senato, la riforma non va stravolta”. Anna Finocchiaro spiega che “parlare di Senato elettivo vuol dire ripartire da zero”. Entrambi premono su Grasso perché dichiari inammissibili gli emendamenti Chiti – Gotor. Emendamenti che ho firmato anch’io. Dopo tante pene trascorse non vorrei mai perdermi l’ultima battaglia della minoranza. Però se potessi decidere con la mia testa, lancerei un appello a quanti sanno (e sono molti) come il Nuovo Senato sarà comunque un mostro informe, e capiscono che Renzi e Napolitano non torneranno indietro ma imporranno la legge con l’aiuto mister B. Un appello per sciogliere il Senato: fine del bicameralismo, basta con questa boiata del Senato dei consiglieri regionali. Una sola Camera, ma si stabilisca che se per tre volte non riesce a eleggere il Presidente della Repubblica con la maggioranza dei 2/3, la Camera si sciolga -come in Grecia. O che almeno si torni al voto popolare per eleggere il presidente tra i due più votati a MonteCitorio. Con una sola Camera, sia pure eletta con l’orrendo premio previsto dall’Italicum, ma con le funzioni di garanzia (Presidente, Corte) non alla mercè del governo, resteremmo comunque una democrazia liberale. Ed è questo l’essenziale.

70 anni fa “little boy” il cielo piombava sulla terra ad Hiroshima. La guerra resta vicina e Obama lo sa. Un altro litle boy per l’Iran? Questo vuole Israele? Questo i tiranni sunniti, unti di dollari, sangue e petrolio? Speriamo che il Congresso americano si ricordi di Hiroshima.