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La bugia come sistema

È stato un vaffa pazzesco. Credo abbia ragione Beppe Grillo: la vittoria del miliardario somiglia a quella dei 5 Stelle. Dell’ultimo comizio di Trump mi aveva colpito di più il suo insistere sulle bugie di Hillary, del sistema e dei giornali. Vediamole insieme, queste bugie.

La prima menzogna riguarda la crisi. Quante volte avete sentito ripetere che gli Stati Uniti erano fuori dalla crisi? E questo “fatto” serviva di volta in volta per deprecare i lacci e contratti che avrebbero paralizzato la nostra economia o, invece, per esaltare le misure del governo che ci avrebbero portato in America. Invece, anche in America, la ripresa continua sotto altre forme il lavoro della crisi. Le città appaiono più belle e pettinate di prima, ma in realtà si sono trasformate in vetrine per lo shopping e per chi frequenta i musei. A New York il biglietto del subway costa 3 dollari, un pasto 35, le mance si riducono all’osso e i lavoratori dei servizi arrivano la mattina sempre più da lontano. E sono più precari. Però le statistiche dell’occupazione – anche qui sembra l’Italia – dicono altro. Viva, cresce il numero degli occupati, è tornato il lavoro. Ma se l’operaio, divenuto lavoratore dei servizi, ha perso il 20% del suo salario e si sposta di continuo da un impiego all’altro, se non spera più nella promozione sociale per il figlio che studia, allora per lui questa ripresa prosegue il lavoro della crisi. Ah, ma questa è solo la rabbia degli ex operai bianchi, novelli panda. Non è vero! Continua la lettura di La bugia come sistema

Bancarotta dell’umanità

Il Corriere s’è trasferito in America. Titolo d’apertura in prima, articoli e commenti fino a pagina 5 poi, in coda, un dossier di altre 8 pagine. Antonio Polito si chiede quali auspici nerissimi sul destino della nostra democrazia verrebbero diffusi, se fosse capitato da noi quello che è accaduto in questa nerissima e amarissima campagna presidenziale americana. Vero. Facciamocene una ragione. La democrazia è in crisi perché la crisi ha cambiato in modo radicale e probabilmente duraturo l’umore del ceto medio, che diventa sempre più critico nei confronti della politica, che tradisce sempre più spesso i partiti storici e mette in crisi il bipolarismo. Davanti a un tale fenomeno e alle ragioni che lo hanno provocato – crescita delle disuguaglianze, mondializzazione, destrutturazione dei diritti acquisiti e delle garanzie – le élites sia di destra che di sinistra si sono chiuse a riccio, hanno tentato recuperi populisti, scaricato sul popolo scelte che il popolo si aspettava dai loro rappresentanti, incattivito il conflitto politico fino a farlo sembrare uno scontro di civiltà. Dalla Boschi che mostra alla Leopolda lo scalpo dei nemici – Travaglio e D’Alema – a Trump il quale avverte che non riconoscerà l’eventuale successo della Clinton. Così stanno le cose. Perciò è indispensabile rompere l’incantesimo e tornare a far politica tra la gente – politica, non comizi -, dicendo la verità, ancorché scomoda, indicando con chiarezza le scelte, ascoltando, facendo sintesi. Continua la lettura di Bancarotta dell’umanità

C’è chi vota sì e chi ha capito

Londra sfida: schedare i lavoratori stranieri, la Stampa. “Theresa May: prima i britannici”, Corriere. È un piccolo passo verso il burrone. Il Mein Kampf era bardato della paranoia razzista del suo autore, ma per i tre quarti proponeva vantaggi materiali, lavoro a scapito degli immigrati, assistenza e tutele ai membri, nativi e perciò stesso eletti, del popolo tedesco. Avvertenza per i cretini: non sto paragonando May a Hitler, dico che nei popoli si manifestano davanti alla lunga crisi e alla stagnazione secolare pulsioni simili a quelle che si manifestarono in Europa dopo il 29. Aggiungo che una parte della politica, per rispondere a quelle pulsioni, rispolvera il nesso (secondo me) incestuoso popolo-nazione-stato. Continua la lettura di C’è chi vota sì e chi ha capito

Russia, Iran, Cina

Un fagotto di notizie che non commenterò. Dal burkini in spiaggia a Salvini travestito da poliziotto, dal sommergibile tricolore a caccia di terroristi (presumo, con scafandro e bombola) a Trump “tirato per i capelli”. Altri, più autorevoli, vi delizieranno con tutto questo dalle pagine dei giornali tornati in edicola. D’altra parte è ancora estate! Ieri stavo per sbarcare su un’isola vicina e già un cacciatore di ospiti, ragguagliato non so da chi, mi prenotava per un “collegamento dall’isola” e su questioni isolane, di cui nulla so. Beninteso, niente di scandaloso o di inconsueto: sul tuffo che ha consentito alla Miller di tagliare prima il traguardo dei 400 metri o sul pensiero d’argento di Rachele per la sua Diletta, ne sono state dette e scritte di ogni colore. È la crisi, bellezza. Un giornale politico non si finanzia più solo con gli abbonamenti o l’obolo dei lettori in edicola: lo ho constatato con Left, piccolo settimanale corsaro, ma non diversa è la lezione che viene dall’Espresso, storico settimanale che sarà venduto come supplemento di Repubblica. Dunque, per provare a campare, si mette nell’informazione “di tutto di più”. Slogan che alla Rai non ha portato fortuna. Ma chissà. Continua la lettura di Russia, Iran, Cina

Londra addio!

BREXIT è fatta. I giornali in edicola lo ignorano, confortati da sondaggi sbagliati, ma una maggioranza di cittadini britannici ha votato per abbandonare l’Europa. Per il Leave il 51,89% degli elettori, per il Remain il 48,11. La Manica si trasforma da ponte che era in muro d’acqua. La City piange per gli affari perduti. La borsa di Tokio, che lavora quando da noi è notte, lascia 8 punti. Molti londinesi corrono a cambiare sterline con dollari o con euro. La moneta britannica è già ora ai minimi degli ultimi 31 anni. “We are out”, dice Nigel Farage e parla di “Independence Day”, ma gli indipendentisti scozzesi rispondono “il nostro futuro è nella UE”, Sinn Fein chiede già un referendum che permetta all’Irlanda del Nord di lasciare il Regno Unito per unirsi all’Irlanda. Obama cerca Cameron, cancellerie europee in subbuglio, Marine Le Pen chiede il referendum anche in Francia. Renzi rinvia la direzione del Pd. Continua la lettura di Londra addio!

La verità sulla crisi

La morte delle studentesse Erasmus, Corriere. Gita da Barcellona e Valencia, vecchio pullman, un solo conducente che si assopisce alla guida, disastro. Obama abbraccio a Cuba, “Qui con voi con la storia”, Repubblica. Ne ho scritto già ieri sera, nella notizia per Left. Boschi, mozione di sfiducia M5S e Lega, perché il padre è indagato per bancarotta. Ora io non vedo perché le colpe del padre bancario debba pagarla la figlia ministra, pretenderei però una pubblica ammenda per l’incauta difesa del Boschi senior fatta in Parlamento e che il governo si costituisse parte civile contro chi ha truffato i risparmiatori. Questo salta agli occhi scorrendo i giornali del primo giorno di primavera. Vi parlerò d’altro. Continua la lettura di La verità sulla crisi

Il mondo brucia

Il modo brucia, scrive Stefano Stefanini e le prime pagine si infiammano. Cominciamo dal suo giornale, la Stampa: “Al Qaeda, la strage arriva dal mare”. In Costa d’Avorio, 13 persone ammazzate in tre resort turistici. Come era già successo a giugno sulla spiaggia tunisina di Sousse. Scrive Stefanini: “Sappiamo «dov’è» Isis. Conosciamo la sua capitale in Siria, le città dove esercita il suo barbaro potere con violazioni orrende dei diritti umani, conosciamo le basi sul litorale libico… Non verremo mai a capo di questa minaccia se non uniremo a un forte impegno diplomatico e politico anche lo strumento militare”. Penso che sia vero, con buona pace di tanti amici che hanno fatto di un pacifismo vegano la loro bandiera, ma quello che ci impedisce di eliminare le basi del Daesh – e con esse l’esempio, il motore delle stragi, il luogo del viaggio iniziatico prima di farsi kamikaze – è il nostro legame con l’imperialismo. Il fatto che siamo alleati degli ideologi e dei finanziatori sauditi, che l’amico Israele preferisca tenersi a due passi Daesh anziché avviare un dialogo – lo so, difficile – con l’Iran, che siamo corrivi con la Turchia, paese Nato, pronto a usare le bombe islamisti contro curdi e russi. Continua la lettura di Il mondo brucia

La normalità del crimine

Primarie sotto accusa, Bassolino ricorre, la procura indaga. É il solito collage, quello a cui ricorro quando, come oggi, i titoli di apertura di Corriere, Repubblica e Stampa sono identici o complementari. Potremmo aggiungere che il radical stalinista Giachetti dà del “Tafazzi” a Massimo Bray, candidato in pectore a Roma, con appoggi che potrebbero andare da Vendola a Marino a D’Alema. Anche se un po’ di base romana si chiede se sia giusto che decidano sempre i soliti e Fassina chiede primarie “di sinistra” per fare il passo indietro. Vi rimando alla lettura dei commenti. Antonio Polito, Corriere, vuole riformare le primarie dandogli delle regole. Ezio Mauro, Repubblica, si chiede perché la politica del governo Renzi non trovi una sua anima “di sinistra” capace di ridare senso al Pd. Per me la cosa è semplice. La stagione dei sindaci è finita. Continua la lettura di La normalità del crimine