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Il sangue e l’odio

Il 2017 è cominciato nel sangue. 39 morti, 69 feriti, tutti giovani che festeggiavano l’anno sul Bosforo, a Istanbul. Un babbo natale ha fatto irruzione all’una di notte in una discoteca, il club Reina, ha imbracciato un kalashnikov e ha aperto il fuoco. La Turchia laica, nata un secolo fa, purtroppo nel sangue del genocidio armeno, è stata colpita, selvaggiamente. Punito il “tradimento” di Erdogan, che aveva usato il fanatismo islamico contro i curdi, per poi allinearsi con la Russia e vantarsi, con Putin e Assad, di aver imposto la tregua ai “ribelli” siriani. Istanbul è il cuore del mondo, testimone delle più antiche civiltà, crogiolo delle tre religioni monoteiste. Cento anni fa, nel 1917, crollava l’impero ottomano e quello austriaco, la rivoluzione russa metteva fine al potere degli Zar, liberava operai e contadini soldati dalla guerra. Gli Stati Uniti uscivano dal guscio e ponevano le basi per una egemonia, che sarebbe diventata impero dopo un’altra guerra. Continua la lettura di Il sangue e l’odio

Una Boldrini per Renzi?

Più posti, ma meno stabili, scrive Repubblica. Sono dati, finalmente, condivisi da Istat, Inps, Inail e Ministero del lavoro, dunque più affidabili. Confermano due cose che si capivano: che la locomotiva della ripresa ricomincia faticosamente a muoversi, che le politiche del lavoro attuate dall’Italia (jobs act, dono fiscale in cambio di assunzioni stabili, libertà di usare i voucher) sono state un trompe-l’œil, solo una bugia ingannatrice. La ripresa è come la vediamo, non dà alcuna certezza all’industria che campa alla giornata e per questo trasforma i lavoratori in numeri intercambiabili, che si lasciano dopo averli indossati per un giorno, come si fa coi vestiti in certi grandi magazzini. L’anno che verrà, quando gli incentivi-metadone scompariranno, le cose andranno peggio. Due dati lo anticipano. Il primo dice che la disoccupazione tra i giovani con meno di 35 anni è aumentata del 2,9% nel trimestre e del 6,6% nell’anno. Un milione e mezzo di loro cerca lavoro e non lo trova. Il secondo dato mostra cosa tocchi ai fortunati che trovano impiego: 121 milioni di voucher venduti nel 2016. Continua la lettura di Una Boldrini per Renzi?

Sogni e incubi

Da scemo del villaggio a statista. Chi? Ma Jean-Claude Juncker. Fino a ieri il grigio burocrate, l’uomo dei decimali, quello che voleva fare gli esami all’Italia, lui che aveva guidato il governo di un paradiso fiscale come il Lussemburgo. Oggi un grande giornale lo promuove statista. “Europa-Trump, alta tensione”, Repubblica. Solo perché Junker si è lasciato scappare quello che molti diplomatici magari pensano ma che tengono per sé: “Perderemo due anni, il tempo che (Trump) faccia il giro del mondo che non conosce”. La Stampa, sempre ispirata dalla medesima frase, titola: “La ricetta di Trump spaventa la Ue”. Poi spiega: “Mercati senza vincoli e più soldi alla difesa. Juncker attacca: equilibri mondiali a rischio”. Forse chi ha rilanciato questo autorevole grido di dolore ha voluto, per carità, senza dirlo in modo esplicito, criticare il nostro presidente del Consiglio, il quale è tanto veloce da non aver tempo per pensare. Non pago di aver strappato la sua, pur recentissima, foto di Ventotene con Hollande e Merkel, ora deve aver nascosto nelle cantine di Palazzo Chigi la bandiera dell’Unione Europea per presentarsi in conferenza stampa con dietro solo il tricolore. Sconsolato Prodi: “Quando l’ho visto, mi si è stretto il cuore”. Continua la lettura di Sogni e incubi

Perchè non ci sentiamo tutti curdi?

Usa, Hillary in calo, la fuga dei giovani è l’ultima paura. Non traduco un giornale americano, questo è il titolo di Repubblica. Un sondaggio CNN segnala per la prima volta che la Clinton potrebbe non raggiungere i 270 grandi elettori necessari per l’elezione. Il New Hampshire, infatti, da democratico sembra passato Stato in bilico, mentre Ohio e Iowa sembrano propendere per i repubblicani. Il sondaggio dà a Hillary 168 grandi elettori ma a Trump ne assegna ancora meno, solo 104. Ma preoccupa la tendenza che non è positiva per la Clinton. La seconda preoccupazione, su cui insiste Rampini su Repubblica, viene dal numero assai ridotto di millennials che sta usando la possibilità del voto anticipato. E se i giovani si astenessero in una percentuale superiore a quella degli anziani, per Hillary sarebbero guai seri. Lei, la candidata, con la voce roca per la stanchezza, bella e determinata, sale sul palco accanto a Beyoncé e al rapper Jay Z: ce la mette tutta per convincere i giovani dell’Ohio. Ha grinta, ripete che si batterà per salari più alti, che tutti dovranno pagare le tasse, che da Presidente non dimenticherà nessuno. Poi cita e ricita Obama che il voto di quei giovani aveva saputo attrarre. Il rischio che oggi si avverte è che quei ragazzi – molti dei quali si sarebbero spesi per Bernie Sanders – ascoltino le cose che dice Hillary, ma poi pensino che è una Clinton che le dice. Una donna al potere da 30 anni, favorevole alle guerre di Bush, segretario di Stato al tempo dell’impresa libica, nemica della Russia e degli Hacker, che considera spie di Putin o giù di lì. Ma i millennials conoscono gli hacker, sanno che non sono tutte spie, anzi spesso li considerano un antidoto salutare al controllo della verità ad opera di multinazionali e governo. E se si astenessero? Hillary – ha ragione Obama – è un buon candidato, con tanti pregi per quanti difetti ha Trump. Ma potrebbe rivelarsi il candidato sbagliato. Continua la lettura di Perchè non ci sentiamo tutti curdi?

Perchè a Obama piace Renzi

Il Sì di Obama alle riforme di Renzi. Intervistato da Federico Rampini, il Presidente degli Stati Uniti confronta la sua politica, il suo Ricovery act (investimenti pubblici per sostenere l’economia), e le “misure di austerità che hanno contribuito al rallentamento della crescita in Europa” e boccia quelle misure. “Ecco perché penso – aggiunge – che la visione e le riforme ambiziose che il Primo Ministro Renzi sta perseguendo siano così importanti”. Subito dopo chiarisce di che riforme stia parlando: “riforme per aumentare la produttività, stimolare gli investimenti privati e scatenare l’innovazione”. È davvero questo il succo della politica condotta dal governo italiano? Qualche dubbio io lo avrei.

Mondializzazione capitalista e libero commercio sono ancora – secondo Obama – la cosa migliore da sostenere, piuttosto che tornare a politiche protezionistiche, pericolose ed illusorie perché “nella nostra economia globale non è possibile alzare il ponte levatoio”. Obama chiede però: “forti reti di sicurezza per proteggere le persone in tempi di difficoltà. Continua la lettura di Perchè a Obama piace Renzi