Archivi tag: Diamanti

Il disincanto di Pd e 5Stelle

La fragilità del nostro capitalismo

Le spine della Raggi

Fuggito dall’Italia il killer di Berlino, titolo della Stampa. “In cella 4 anni” – aggiunge Repubblica – “ma mai espulso”. Sbarcato nel 2011, incarcerato prima a Catania poi a Palermo per aver dato alle fiamme il centro profughi di Lampedusa, il presunto attentatore si sarebbe poi messo in contatto con il predicatore salafita Ahmad Abdelaziz, alias Abu Walaa, arrestato a novembre in quanto reclutatore dell’Isis in Germania. “Berlino è sulla pista d’Anis Amri”, scrive Liberation. Polizia e magistratura tedesche lo tenevano d’occhio ma senza riuscire a estradarlo. Lui si è impadronito di un bisonte della strada, che dalla Padania viaggiava per Stintino, ha accoltellato, legato e poi ucciso Lukasz Urban, l’autista polacco che cercava di evitare la strage, travolto decine di innocenti, ucciso 12 persone e si è dato alla fuga, armato. Il nuovo ministro degli interni, Minniti, vuol mobilitare sindaci e vigili urbani perché segnalino per tempo queste mine vaganti pronte a deflagrare. Potrebbe persino funzionare. Continua la lettura di Le spine della Raggi

Sfruttamento e muri

La repubblica è fondata sullo sfruttamento del lavoro, dice Maurizio Landini in una intervista al Fatto Quotidiano. Una constatazione più che una denuncia, dopo anni e anni in cui i contratti di lavoro, il welfare, lo strapotere dei sindacati sono stati posti sotto accusa. Ma allora come meravigliarsi se tanti lavoratori svizzeri chiedono, non agli imprenditori ma allo stato, una clausola di prevalenza, di venire cioè favoriti nelle assunzioni (e protetti al lavoro) a scapito degli italiani “frontalieri”? Titola il Corriere: “Prima gli svizzeri? Il 58% vota sì. Il Canton Ticino vuole meno italiani”. Spiegano i giornali che senza questi italiani, che vanno giù e sù per la frontiera, l’economia svizzera crollerebbe. Vero. Ma è vero anche che gli imprenditori che hanno aperto la ditta dalle parti di Lugano pagano un buon 20% di tasse in meno di quante non ne pagherebbero nel varesino o nel comasco. Mentre i lavoratori che si spostano ogni giorno dall’Italia alla Svizzera costano a quegli imprenditori il 30% in meno. Sono repubbliche, le nostre, fondate sullo sfruttamento e sulla delocalizzazione. Dei capitali e del lavoro. I cittadini elettori si sentono dire da decenni che lottare, scioperare, prendere la tessera di un sindacato serve a poco. Per via della crisi, o semplicemente perché così funziona il “sistema”. Perché il capitale ha più diritti del lavoro. Soldi e prodotti corrono per il mondo, i migranti restano imprigionati dai muri a Calais, in Ungheria o sul Brennero. Dunque non resta che cercare un muro dietro cui ripararsi. Continua la lettura di Sfruttamento e muri

Che fine ha fatto il ceto medio?

Da lontano sembrano piccoli fantasmi. 700 morti in mare, 40 bambini fra loro. Tanti, tanti altri sono stati “salvati” dalle navi della marina, avvolti nelle coperte isotermiche, quelle dorate da una parte e argentate dall’altra, idratati a piccoli sorsi, consolati, come si può consolare chi ha subito uno stupro, chi ancora sente, e forse sentirà per tutta la vita, la sorella o il figlio che gli scivolava tra le mani per andarsene inghiottito dall’abisso. Su questi bambini, su queste donne, su questi uomini come noi, ma che non vivono e non muoiono come noi, è in corso una guerra di cifre. Il governo ripete che dall’inizio del 2016 ne sono arrivati in Italia 46mila, quanti nello stesso periodo dell’ambo scorso. Ma 15 mila, un terzo del totale, pare siano arrivati tutti negli ultimi 7-10 giorni. Forse perché il mare è calmo? Forse perché i profughi trovano sbarrata la strada dei balcani e vengono dirottati verso il canale di Sicilia? Pare che i nemici di al-Sarraj, capo del governo insediato dalla Comunità Occidentale a Tripoli, ma che vive rintanato in una base militare, ci stiano mandando quei corpi, ancora in vita, come una sorte di segnale. Pare che siamo ormai a corto di navi per i soccorsi. Continua la lettura di Che fine ha fatto il ceto medio?

L’apprendista stregone

L’apprendista stregone non ha voglia di fare le pulizie, di estirpare la gramigna della corruzione, di governare la casa in modo saggio e condiviso, di ristrutturarla – usando ingegno e nuovi materiali – dopo i danni provocati dalla Lunga Recessione e dal rischio di una Stagnazione secolare. Allora ricorda un incantesimo del maestro e ordina alla scopa magica di annegare l’antipolitica, di spazzar via tutto quel che gli ricorda i suoi limiti, la sua ignavia, le sue colpe. La scopa si mette al lavoro ma l’acqua con cui inonda la casa ne corrode le strutture, scoraggia la partecipazione democratica, accelera il disastro. Ora l’apprendista vorrebbe fermare la scopa, ma non ricorda la parola magica, allora la spezza, si mette a gridare pure lui che la casa è sporca, dice che bisogna sigillarla se no entrano i topi, accusa il maestro di perder tempo fuori casa, corteggia l’antipolitica. Troppo tardi! In Austria, l’apprendista stregone, destra e sinistra di governo, popolari e socialdemocratici hanno preso l’11% dei voti a testa. Continua la lettura di L’apprendista stregone

Tregua referendaria

Intercettazioni non si cambia, scrive il Corriere. “Renzi sfida le toghe: lavorate di più”, fa eco la Stampa. Va in pagina il contrordine di Palazzo Chigi. Con il referendum sulle trivelle domenica, il caso Guidi ancora fresco di petrolio, i sondaggi di Ilvo Diamanti che dimostrano come l’Italicum sembri fatto apposta per favorire la convergenza dei voti al ballottaggio (tra 5 Stelle e Lega) contro l’attuale premier, e ormai in vista il referendum costituzionale, quello che “se lo perdo – ha detto Renzi – smetto di far politica”, è meglio non andare a testa bassa contro le toghe. La suggestione del bavaglio alle intercettazioni non è morta: la ripropone, per Repubblica, il ministro NCD Costa, mentre Felice Casson spiega al Fatto come il cavallo di troia si trovi nella proposta di riforma del processo penale, sotto forma di una delega al governo sulle intercettazioni; “quasi incostituzionale” lamenta Casson perché del tutto generica. Per ora Renzi ha altre gatte da pelare e già Stefano Folli “prevede” che cambiarà l’Italicum, non subito che perderebbe la faccia, ma dopo il referendum d’ottobre. Continua la lettura di Tregua referendaria

La verità sulla crisi

La morte delle studentesse Erasmus, Corriere. Gita da Barcellona e Valencia, vecchio pullman, un solo conducente che si assopisce alla guida, disastro. Obama abbraccio a Cuba, “Qui con voi con la storia”, Repubblica. Ne ho scritto già ieri sera, nella notizia per Left. Boschi, mozione di sfiducia M5S e Lega, perché il padre è indagato per bancarotta. Ora io non vedo perché le colpe del padre bancario debba pagarla la figlia ministra, pretenderei però una pubblica ammenda per l’incauta difesa del Boschi senior fatta in Parlamento e che il governo si costituisse parte civile contro chi ha truffato i risparmiatori. Questo salta agli occhi scorrendo i giornali del primo giorno di primavera. Vi parlerò d’altro. Continua la lettura di La verità sulla crisi