Archivi tag: economia

Terrorismo, trumpismo, renzismo

Crisi di Panico

Crisi di panico, titola il manifesto. Mentre il governo otteneva la fiducia dal Senato, l’appena confermato Ministro del lavoro spiegava che si voterà a marzo perché bisogna far slittare i referendum della Cgil. Non conosco Poletti, visto in televisione non mi sembra un’aquila, ma purtroppo la Stampa attribuisce un pensiero analogo anche all’esule di Pontassieve: “Il piano di Renzi: alle urne in primavera per evitare il referendum sul jobs act”. Meglio elezioni avvelenate, dunque con l’inevitabile nuovo scontro fra opposti populismi, che far pronunciare gli elettori sul jobs act. Pazzia! Intanto davanti a Montecitorio alcuni sedicenti “cittadini” mettevano in scena “l’arresto” dell’ex deputato, Osvaldo Napoli. Continua la lettura di Crisi di Panico

Epicentro Italia

Epicentro Italia, il manifesto. La placca africana preme sull’Europa e l’Appennino si abbassa di qualche centimetro verso il Tirreno. Nel sottosuolo si attiva una faglia. Più a nord di Amatrice. È la stessa che tanti lutti ha provocato sul finire di agosto? Forse no, forse si tratta di una seconda faglia e perciò dovremo attenderci altre scosse. I titoli dei grandi giornali si rincorrono: “incubo terremoto”, “doppio terremoto”, “terremoto infinito”. Le due scosse di ieri, prima e dopo i telegiornali di prima serata, si sono avvertite anche a Roma, e questo ha permesso ai giornalisti di farne cronaca in diretta. Non sono state piccole scosse. I sismografi registrano 5,4 e 5,9 della scala Richter. Quella di Amatrice ebbe magnitudo 6. Ma stavolta – per fortuna i terremoti non sono tutti uguali – si lamentano danni ingenti alle chiese, alle case, alle strade ma non alle persone. A parte la paura, la notte all’addiaccio, il buio e la pioggia, l’incubo di aver perso la casa, di risvegliarsi in un borgo devastato. Continua la lettura di Epicentro Italia

Il governo ce li ha i retrorazzi?

Il governo ce li ha i retrorazzi? Se lo chiede Altan. Giannelli invece disegna il premier-segretario come un bullo super palestrato “con l’appoggio di Obama Renzi è più forte” e gli mette accanto un piccolo Padoan che chiede a Junker “Se la manovra è sbagliata glielo dica lei, se ha coraggio!”. Il fatto è che il nostro benamato, dopo aver sfidato la procedura di infrazione l’altro ieri – “la aspettiamo, ma per chi non accoglie i migranti” – ieri ha schierato per il Sì al referendum i parlamentari europei raccontandogli che “è l’Europa che preoccupa il mondo, non i nostri conti”. Qualcuno dei suoi eurodeputati , forse preso dall’entusiasmo, ha spifferato ai giornalisti che Renzi avrebbe aggiunto “Preoccupa più della Siria”, costringendo Palazzo Chigi a una precipitosa (quanto generica) smentita. Dopo tale performance, Corriere e Repubblica devono aver deciso di cambiare il titolo di testa che nella prima edizione -facendo fede alla rassegne stampa notturne – avevano dedicato alla bocciatura del ricorso sul quesito referendario. Il Corriere in edicola titola: “Alla UE la manovra non basta”. E Repubblica: “È gelo tra Renzi e UE. Manovra, il testo in ritardo alle Camere”. Un modo per prendere le distanze dalle bravate del premier e di segnalare che le cose non sono semplici. Continua la lettura di Il governo ce li ha i retrorazzi?

Che la festa cominci. A Washington

Manovra fantasy fino a dicembre. La stangata arriva l’anno prossimo. Così “gufa” il Fatto Quotidiano. Il titolo di Repubblica somiglia invece a un grido di giubilo: “Addio a Equitalia, sconti sulle cartelle. Più soldi per pensioni e sanità”. La Stampa sceglie di spiegare un pezzo della manovra. “Renzi: scioglianmo Equitalia. Multe e tasse senza sanzioni”. Il Corriere avverte: “Manovra da 27 miliardi”. Insomma, l’affare si ingrossa.

Proviamo a capire che cosa questa finanziaria dia e come intenda trovare i fondi. Per le imprese: riduzione di 3 punti dell’Ires, premi di produttività detassati, facilitazioni per chi paga i dipendenti con azioni o pensioni integrative, decontribuzione a chi assume o stabilizza apprendisti, sostegno a chi investe in tecnologia e beni strumentali. Non credo che ciò libererà 20 miliardi di investimenti – come dice Confindustria – ma non è poco quelli che il governo concede, e non è male che abbia rinunciati agli aiuti “a pioggia”. Continua la lettura di Che la festa cominci. A Washington

I fatti separati dalle opinioni

I fatti separati dalle opinioni, fu lo slogan del primo Panorama diretto da Lamberto Sechi. Oggi proverò a separare, leggendo i giornali, i fatti da opinioni. Non è facile, perché spesso i fatti sono notizie sulle quali si è affermata un’opinione prevalente, più quella opinione non prevale più smettono di essere fatti. Tenterò comunque. FMI prevede per l’Italia una crescita dello 0,9% nel 2017, Ocse dello 0,8%, Confindustria dello 0,7. Invece il governo mette in conto un +1%. Alle critiche di Bankitalia che ritiene “ottimistica” tale previsione, Padoan ha risposto in Parlamento che “è vero, l’obiettivo del 1% è secondo alcuni ottimistico, secondo altri ambizioso ma che, a suo parere, è un obiettivo realizzabile”. Questo è un fatto. Titoli: “Padoan difende la crescita all’1%: è realizzabile”, Corriere della Sera. “Battaglia sul DEF: stime da rivedere. Renzi dice: i soldi ci sono”, Repubblica. È un fatto pure che ieri il differenziale di rendimento fra i Btp e i Bund tedeschi, insomma il famoso spread è salito di 7 punti”. L’opinione (piuttosto diffusa) è che ciò sia stato provocato dall’intenzione della BCE di non comprare più ogni mese fino a 80 miliardi di titoli di stato. La BCE smentisce, ma La Stampa vede già la “tempesta perfetta” addensarsi sul nostro paese: “La BCE studia il taglio al bazooka”. “Il fondo monetario taglia le stime di crescita dell’Italia”. Continua la lettura di I fatti separati dalle opinioni

Renzi oltre lo stretto

Oggi è San Prudenzia, siamo stati super prudenti, linea Padoan. Parola del Presidente del Consiglio. Ricorro al titolo del Sole: “Nel DEF (documento di economia e finanza) disavanzo 2017 al 2% + 0,4% di spese fuori patto”. In primavera il governo aveva promesso di mantenere il deficit sotto l’1,8%, ora avrebbe ottenuto (nella trattativa informale con Bruxelles) lo 0,2 di margine visto che la crescita non è arrivata e, di conseguenza, i conti sono peggiorati. Ma l’Italia comunica anche all’Europa – la bozza del DEF è stata consegnata alla mezzanotte di ieri – che investirà denaro che non ha, dunque a debito, per far fronte alle spese per il terremoto e a quelle per i migranti. “Una sorta di soluzione double face – spiega Marco Ruffolo su Repubblica – che da una parte si adegua in prima istanza ai desiderata di Bruxelles ma che dall’altra non esclude la possibilità di finanziare gran parte della prossima manovra con un nuovo forte indebitamento: 9 miliardi e mezzo, che si aggiungono ai 6 e mezzo già riconosciuti dalla Ue. In tutto, dunque, l’intenzione del governo è quella di fare una manovra in deficit per circa 16 miliardi”. Il punto dolente è che questa “flessibilità”, ottenuta o da ottenere, servirà per evitare che scattino le clausole di salvaguardia e l’aumento dell’IVA. La quattordicesima per i pensionati, il taglio delle tasse agli imprenditori e le altre regalie elettorali promesse, andranno finanziate con nuovi tagli, agli enti locali, alla sanità. Non è una prospettiva esaltante. Per non darla vinta ai contabili, Renzi ha deciso di rilanciare. Continua la lettura di Renzi oltre lo stretto

Guida a sinistra

Grillo torna capo dei 5 stelle, titolo del Corriere. “Ricreazione finita. Ridimensionati i «cinque ragazzi», Beppe Grillo li ha chiamati così, del Direttorio. Il leader torna anche formalmente lui. E si riafferma un modello di potere più verticale che mai.” È l’incipit del commento di Massimo Franco, che spiega come “l’icona concorde del M5S si sia spezzata quando dai proclami dell’opposizione il Movimento è passato alla realtà del governo”. Quanto a me, già nei primi mesi del 2013, ebbi a scrivere che il fenomeno a 5 Stelle era il risultato di tre diverse componenti: a) La “pancia” da attore di Beppe Grillo che percepiva meglio di chiunque altro il sentire delle piazze, il malessere del ceto medio, la frustrazione dei giovani e la crisi delle ideologie di destra e di sinistra; b) Un gruppo dirigente giovane, reclutato in fretta nelle tante (e diverse) Italie della protesta, da quella radical ecologista, a quella di piccoli azionisti e risparmiatori, dalla disperazione degli operai che avendo perso il lavoro contestavano sindacati e partiti di sinistra, alla delusione delle piccole borghesie tradite dal sogno berlusconiano, alla rabbia delle periferie emarginate; c) Terzo elemento, la “visione”, secondo me l’illusione, di Gianroberto Casaleggio, secondo cui la Rete (e un’azienda che in rete ci sappia fare) rappresenterebbe la chiave per tenere insieme rappresentanti e cittadini, élites (in formazione) e popolo, risolvendo il problema – mai del tutto risolto – delle democrazie rappresentative e dei partiti di massa. Casaleggio è morto, i suoi motori di ricerca non hanno garantito il fondamento popolare delle scelte da compiere. Il peso della politica è caduto sui “bravi ragazzi”, che ci hanno messo tutto se stessi ma si sono divisi, perché diverse erano le esperienze e le culture dalle quali venivano. Ecco che il ritorno di Grillo è divenuto indispensabile. Il suo fiuto, insostituibile. Ma Beppe non è uno sciocco: sa di poter gestire la battaglia ma sa anche di non essere attrezzato per il governo. Continua la lettura di Guida a sinistra

Il No e Mattarella

Tra UE e Renzi duello infinito: volete troppo. Repubblica esprime i suoi dubbi sul duello che il premier sembra voler ingaggiare con l’Europa. Dà spazio alla risposta di Juncker: avete ottenuto “già 19 miliardi di flessibilità”. Fa i conti e scopre che “ora la manovra dovrà salire di altri 5 miliardi per non toccare l’Iva”. Anche il Corriere, con un editoriale in apertura boccia la politica europea del premier. Il vice direttore Antonio Polito ricorda alcune frasi del premier: quella secondo cui “l’uscita del Regno Unito avrebbe reso più forte l’Europa che restava, e maggiore il ruolo dell’Italia”, l’altra che prefigurava “un nuovo direttorio a tre, con Roma alla pari con Berlino e Parigi”, o infine “la convinzione, espressa prima di Bratislava, che Hollande fosse completamente acquisito alla causa della lotta contro l’austerità”.

“All’origine di questi abbagli – scrive Polito – non c’è solo la fretta di dare buone notizie agli italiani, di mostrare loro che gareggiamo in una categoria di peso superiore al passato. C’è una analisi errata della condizione dell’Italia, che forse indebolisce l’azione riformatrice del governo anche dentro i confini nazionali. In una parola: il nostro Paese è in crisi oppure no? Continua la lettura di Il No e Mattarella