Archivi tag: emergenza

Sicilia, Orlando e la sua lista vecchia e poco civica

Al voto, per evitare la manovra

Incomprensibile, imponderabile?

Hotel travolto, strage e accuse, così titola il Corriere. Innanzitutto i fatti: un hotel a 4 stelle, sulle pendici del Gran Sasso, a 1200 metri. All’interno 34 persone, tra ospiti e dipendenti. Tutti con le valigie in mano, pronti a partire il pomeriggio del 18, il giorno in cui anche a Roma abbiamo avvertito le famose scosse di terremoto. Ma costretti ad aspettare, la strada era bloccata dalla neve. Lo spazzaneve, promesso per le 15 non arriva, forse – dicono – arriverà alle 19. Alle 17,30 un cliente (di mestiere fa il cuoco) esce dall’albergo, sfida il gelo, per andare a prendere in macchina qualcosa che serve alla moglie. E vede la valanga che travolge ogni cosa, che spazza via i piani superiori dell’hotel. Si rifugia nell’auto, ha il telefono, chiama, avverte qualcuno a Roma, chiede soccorso. Ma ci sono troppe richieste: i soccorsi partono due ore dopo, alle 19,30. Poi, quando è già notte, restano bloccati nella neve. Solo alle 4 del mattino un gruppo di coraggiosi, lasciato il convoglio sulla strada, e percorsi a piedi, con gli sci e le pelli di foca, gli ultimi 8 chilometri riesce a raggiungere il luogo della sciagura e mette in salvo le due persone (il cuoco e un dipendente) che erano stati sorpresi dalla valanga all’esterno dell’hotel. È già giorno quando arriva il primo elicottero. Continua la lettura di Incomprensibile, imponderabile?

Hillary e Donald, pari sono

Il grido dei sindaci: qui crolla tutto, Corriere. “Controlli in 200mila case”, Repubblica. “Terremoto, emergenza bambini”, la Stampa. I grandi giornali puntano ancora sull’emozione suscitata dal sisma, scelgono di raccontare la paura e lo sconforto piuttosto che analizzare proposte e risposte. Lo fanno, come si dice, per amor di patria? Può darsi. Forse anche perché sentono quanto molti lettori siano ormai stanchi della politica, convinti che l’Italia sia finita in posizione di stallo – bloccata nella palude, si sarebbe detto un tempo – e disperino che qualcuno sia in grado di trovare “la mossa del cavallo”, quella che cambia il corso della partita. Massimo Giannini di Repubblica scrive che “Padoan (nella lettera all’Europa) ha cifrato i maggiori costi per la ricostruzione in due decimi di Pil, cioè 3,4 miliardi”. Ma poi questa cifra non si ritrova fra gli investimenti previsti dalla finanziaria, dove, mal contati, per il sisma ci sono al massimo 600mila euro. Di conseguenza, scrive: “l’Europa teme che la vera “circostanza eccezionale” (per la quale il premier chiede la possibilità di fare più deficit) non sia il terremoto, ma sia il referendum. E cioè che quei 2,8 miliardi di fondi stanziati per il sisma più che a finanziare la messa in sicurezza di case chiese e scuole, servano a coprire le “mancette referendarie”: dalla quattordicesima ai pensionati al bonus alle mamme, dai fondi per il trasporto in Campania ai ponti sullo stretto in Sicilia”. Sospetto infame ma legittimo. Continua la lettura di Hillary e Donald, pari sono

Che il terremoto non sia alibi

Terremoto la grande emergenza. Il titolo di Repubblica lo capisco ma non mi piace. Perché la parola emergenza evoca la necessità di una risposta eccezionale, davanti a un accadimento imprevisto. Purtroppo un terremoto in Italia è sempre da mettere nel conto. E la risposta “eccezionale” da anni la vediamo spesso solo in televisione. È un fatto che le chiese di Norcia non siano state puntellate dopo il sisma di agosto, per essere sbriciolate a ottobre.

Gli sfollati resistono: la casa è qui, scrive il Corriere. Sono matti costoro che preferiscono il gelo e la desolazione, che non si vogliono trasferire “dalle macerie al mare”? Forse pensano che “qui”, dove la loro vita si è sbriciolata, per qualche mese resteranno le televisioni, i giornalisti e i riflettori. E sotto i riflettori qualcuno forse gli risponderà. Ricoverati al mare diventerebbero assistiti. Un costo da pagare ma che si può dimenticare. Continua la lettura di Che il terremoto non sia alibi

Il terremoto siamo noi

Il nostro paese, titola il manifesto, sotto una foto presa dall’alto di Amatrice devastata. È il titolo che condivido. Il nostro paese, stupendo e fragile. Spesso diviso ma capace di grandi solidarietà, come quella che già si dispiega e che crescerà nei prossimi giorni. Anche il titolo del Giornale ha un senso: “Forza italiani, Forza Renzi”. Davanti a 247 italiani morti, a paesi cancellati, ai dispersi, ai feriti, una nazione deve sapersi unire. Il governo non è di una parte, è di tutti. E tutti speriamo, vogliamo e crediamo che non si ripeta, questa volta, lo spettacolo delle promesse non mantenute, che non si ripeta l’oltraggio degli interessi che prevalgono sulle necessità e sul dolore. “Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Abruzzo 2009”, il Fatto Quotidiano ricorda le più recenti analoghe tragedie e titola “Un altro terremoto. I soliti coccodrilli”. “Nessun pianga – scrive per La Stampa Antonio Scurati – non una sola lacrima mediatica sia versata per Amatrice a favore di telecamere o di obiettivi fotografici”. Bisogna aiutare in silenzio, ascoltare con attenzione, promettere poco e impegnarsi a fare più di quello che si promette. “Noi italiani moderni – prosegue Scurati – siamo figli del melodramma. Continua la lettura di Il terremoto siamo noi