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Dedicato a Fidel

Con la bava alla bocca. Fa specie vedere Trump e, qui da noi, Libero e il Giornale far festa per la morte di un uomo di 90 anni che ha tenuto testa per 57 all’unica super potenza rimasta nel pianeta, che ha respinto un’invasione promossa e finanziata dalla Cia, ha sopportato con il suo popolo l’odioso embargo americano, si è preso la soddisfazione di vedere “un Presidente nero” e un “Papa latino americano” venire a Cuba da ospiti, non a dettar legge. O gonzi! Quel barbuto comandante, con le braccia lunghe lunghe e le gambe ancora di più, ha vinto. Una vittoria amara, certo. Perché Guevara non è riuscito a rompere l’accerchiamento. Perché la solidarietà internazionalista (dell’Urss, per non parlare della Cina) s’è rivelata una truffa: prendeva più di quel che offriva. Perché nessun paese dell’America ispanica, neanche il Venezuela di Chavez, meno di tutti il Venezuela di Chavez, gli ha saputo offrire una sponda credibile. Un dittatore, Fidel? Sì, abbandonato da tutti, Castro lo è stato. Ma un dittatore amato e rispettato dalla maggioranza del suo popolo. Perché in cambio delle sofferenze, della penuria, degli errori burocratici e di scelte obiettivamente autoritarie, Fidel ha saputo offrire ai cubani un bene impagabile: la dignità! Il rispetto di sé, nei confronti di un Grande Fratello che aveva trattato Cuba (e la tratterebbe ancora) come una sala da gioco e un bordello a cielo aperto “nel giardino di casa” dell’imperialismo yankee. Continua la lettura di Dedicato a Fidel

La Rai come metafora

Che figuraccia sulla Rai. Davvero serve tutta la buona volontà e l’ottimismo di Sebastano Messina per sperare che Renzi si possa riscattare in parte scegliendo oggi un Direttore e un Presidente all’onore del mondo. Intanto il Fatto può titolare “La Rai dei portaborese”. Il manifesto “SpartiRai”. E Feltri se la ride con un’intervista a Dagospia: chi parte rottamatore finisce lottizzatore. Il Pd, partito autonomo da Renzi -si capisce- ha nominato Guelfo Guelfi, spyn doctor di Renzi, Rita Boroni, assistente parlamentare dell’ultra renziano Andrea Marcucci, e un giornalista aduso a ogni genere di mediazione, Franco Siddi, messo lì per sbarrare la strada a un candidato natirale come Giulietti.

De Bortoli, chi? Candidature esemplari, ma il peggio è arrivato quando, vista la mala parata e -credo- per salvare l’onore del partito, Massimo Mucchetti e Federico Fornare hanno tirato dal cappello un nome che poteva parlare a tutti, Ferruccio De Bortoli. I pretoriani di Renzi l’hanno presa male perché l’ex direttore del Corriere aveva osato definire Matteo Renzi “un maleducato di talento”. Motivo sufficiente per depennarlo. Di più: Orfini ha oggi la faccia tosta di sfottere sulla Stampa i dissidenti che “hanno scoperto il fascino discreto della borghesia”. Poi aggiunge che De Bortoli è “corresponsabile della crisi”. Lo dice l’uomo di D’Alema approdato alla corte di Renzi.

Beppe Grillo è stato bravissimo. Ha mandato nel CdA Carlo Freccero. Una vita per la televisione, curriculum indiscutibile, cavallo pazzo che non prende ordini, il contrario di unlotto. Gli auguro di poter contare in Consiglio quanto contò Sandro Curzi, proposto a suo tempo da Rifondazione ma che, in un mondo non proprio di giganti, diventò il consigliere più influente. Con presidente e direttore generale in fila davanti alla sua stanza. Intanto Freccero spiega ai giornaloni la sua idea di Rai: “come la scuola pubblica. Che educhi allo spirito critico, come ai tempi del liceo. Non un ghetto di consumo televisivo, ma un luogo di libertà”. Non si potrebbe dir meglio. Oggi sono grillino.

Viale Mazzini del tramonto, scrive il Foglio, “Il CdA Rai fa un pò ridere”. “Rai vecchio stile”, la Stampa, e il fondo riesuma “il manuale Cencelli” (funzionario della Dc, Massimiliano Cencelli invento la spartizione perfetta e ne prescrisse le regole).. “Il passato non muore”, Sole24Ore. “Certo non è la BBC”, Di Vico sul Corriere. Giannelli disegna Renzi che che schiocca la frusta per domare il cavallo di viale Mazzini. Belpietro va al sodo: “l’ex rottamatore okkupa la Rai per non farsi rottamare”. Purtroppo ha ragione. Privo di una strategia europea, logorato dalla guerra che ha mosso contro tutte le sinistre, probabilmente ormai convinto che la ripresa non porterà occupazione per i giovani nè ottimismo nella classe media, Matteo Renzi perde colpi, si incolla alla sedia, si attacca all’Eni e alle banche, alla Rai e al duopolio Sky Mediaset, che vuole tenere a battesimo. La prossima primavera porterà il centro sinistra alla sconfitta elettorale, almeno a Roma e in Sicilia, per poi provare a risuscitare. “Volete regalare il paese a Grillo?” E giocarsi il tutto per tutto con il premio e l’Italicum.

E la Rai? Un uomo del potere che sa essere acuto, Paolo Mieli, parlando di me una volta ebbe a dire: “lo vogliono cacciare tutti, ma poi alla fine lui resta, la Rai resta, e cadono quelli che vogliono dare ordini”. Spero che la Rai di Freccero sappia avere un nuovo soffio. E ho visto tanti lottizzatori arroganti finire inghiottiti dal retro bottega di uno spettacolo senza spettatori in sala.