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La destra s’è rotta

Bitonci dopo Marino. Ero a Treviso a una manifestazione per il No, con il senatore 5 Stelle Girotto, quando, a pochi chilometri, una maggioranza di consiglieri, Forza Italia, Pd, 5Stelle, liste civiche, depositava le firme dal notaio per far cadere il sindaco leghista di Padova Bitonci. La prima considerazione è che la legge elettorale per i comuni ha smesso di funzionare. Il sindaco eletto al primo turno è in genere il capo fila di una coalizione impossibile che, per vincere, riunisce tutto e il contrario. Al ballottaggio, invece, prevale in genere l’outsider, ma anche in questo caso è probabile che i principali partiti non gradiscano la scelta e si mettano di traverso. Quella legge ha funzionato come antidoto al politichese tecnocratico nazionale: nelle città grazie a quella legge si sceglieva un volto più che un programma, una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi. Ma ci sono dei ma. I poteri del sindaco si sono ridotti per via dei continui tagli delle risorse erogate. È ora più chiaro come i problemi delle città, specie di quelle grandi, si possano affrontare solo con una cooperazione rafforzata tra stato ed enti locali, cooperazione che spesso manca o è solo formale. Le scelte dei cittadini italiani sembrano orientarsi verso più poli, lungo discriminanti ideologiche, non le vecchie ideologie certo, ma sarebbe difficile sostenere che 5 Stelle, Lega, Partito di Renzi non abbiano una loro cifra ideologica, o se volete una loro “narrazione”. Per effetto di questi “ma”, la figura del sindaco eletto dal popolo diventa più fragile e contestata. Continua la lettura di La destra s’è rotta

L’ossessione di Renzi

Un caffè al buio, che scrivo da New York senza aver letto i giornali italiani perché, mentre scrivo, non sono stati ancora stampati. Le presidenziali, per prima cosa. Hillary è data in ripresa, 44% per lei, 40% per Trump. Il segnale più importante viene dagli ispanici, corsi in massa a votare soprattutto dove la Clinton avrebbe potuto perdere. Quella promessa di alzare un muro alla frontiere con il Messico forse Trump la pagherà cara. Non solo, fra gli afroamericani e i millennials potrebbe affermarsi una tendenza al voto utile: Hillary non è il candidato che avrei voluto ma Donald meglio di no, grazie. Inoltre l’intervento, pesantissimo, di Obama sul FBI ha avuto effetto: James Comey, il direttore repubblicano dell’agenzia, ha annunciato che non incriminerà la Clinton per il famoso “mailgate”. Uno degli argomenti dell’ultima ora usato da Trump, “vedrete sarà incriminata dopo il voto” è dunque caduto. resta l’incognita del Senato, che potrebbe cadere in mano ai repubblicani. E poi quella, a mio avviso, ancora più grande, di cosa farà Clinton da Presidente. Se cioè abbandonerà l’autocritica e il multilateralismo di Obama per tornare alla dottrina Truman. O si ricrederà. Continua la lettura di L’ossessione di Renzi

Chi tocca Roma muore?

Roma, nuovo caso giudiziario, titola il Corriere e secondo Fiorenza Saracini: “Si aggrava la posizione di Paola Muraro, assessora all’Ambiente di Roma indagata per abuso d’ufficio assieme al direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon, già imputato nel processo «Mafia Capitale», nell’inchiesta sulle consulenze alla municipalizzata”. Al vaglio degli inquirenti 30 telefonate tra la Muraro, Fiscom e l’ex amministratore dell’azienda rifiuti, Panzironi. Un ruolo, quella della Muraro, che non sembra essere stato di consulente – come ha sempre sostenuto – ma di “vera e propria manager che aveva la delega alla gestione degli impianti Tmb (trattamento freddo degli impianti indifferenziati) e dei tritovagliatori”. Il sospetto, dice Sarzanini, è che l’assessora della Raggi “abbia favorito la contraffazione dei risultati sia per quanto riguarda la quantità, sia per la qualità del materiale trattato e favorito le aziende del ras dei rifiuti Manlio Cerroni accettando che gli impianti di Ama lavorassero a regime più basso di quanto era invece possibile e consentendo così alle ditte private di poter smaltire il resto della spazzatura”. Intanto si confermano le dimissioni del ragioniere generale del Campidoglio Ferrante e del suo vice. Ferrante avrebbe mandato il seguente sms ad Alfonso Sabella: “Ho provato a ragionarci (con i grillini), ma con questi è impossibile”. Continua la lettura di Chi tocca Roma muore?

Un altro Napoleon le petit? Grazie No!

“Se vinco il referendum, al vertice di Roma, sarò più forte di Merkel e Hollande”. Titolo de La Stampa, frase che Matteo Renzi avrebbe confidato ieri a mezzogiorno “a qualche amico, in una saletta attigua all’imponente salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, poco prima di concedersi un pranzo col figlio maggiore Francesco”. Sappiate dunque, italiani che la partita decisiva, quella che dovrebbe liberarci dal problema migranti e permetterci di sforare i limiti di spesa, il premier intende giocarla da oggi al 25 marzo quando si terrà il vertice di Roma. Sappiate che in quei giorni di primavera Hollande sotto elezioni sarà debolissimo, e che la Merkel, già in campagna elettorale, vacillerà sotto i colpi delle destre xenofobe. Se invece Renzi avesse già vinto il referendum…Viva l’Italia!

Cittadino elettore sei avvertito! Vuoi dare ragione alla Germania che attira sempre più capitali ma se li tiene stretti? Alla Francia, che chiude il varco di Ventimiglia e lascia quaggiù da noi i migranti di colore? Tu, elettore di sinistra, che vorresti bruciare il totem del pareggio di bilancio, favorirai votando no il gioco di chi ci dà la corda per impiccarci? Continua la lettura di Un altro Napoleon le petit? Grazie No!

Ufficiale: la ripresa non c’è

Ora sappiamo perché! Sappiamo perché Matteo Renzi si gioca l’osso del collo sul referendum d’ottobre, perché non vuole che si parli d’altro da qui ad allora. Ce lo dice Confindustria: “La ripresa non c’è!”. Tutte balle: le magnifiche sorti e progressive del jobs act, dell’abolizione dell’articolo 18, gli incentivi agli imprenditori, gli sgravi che comunque affondano i conti dell’Inps. Niente è servito. Confindustria scopre che il nodo è “la produttività che non cresce”, sono le dimensioni inadeguate delle imprese, persino una certa tendenza tra gli affiliati di Confindustria al Carpe Diem, a tirare a campare senza preoccuparsi del futuro. Ecco che, di due anni e tre mesi di governo Renzi, resta solo la riforma Boschi del Senato e la legge elettorale “perfetta”, l’Italicum che serve a far vincere alla fine uno solo. Continua la lettura di Ufficiale: la ripresa non c’è

Verdini, l’idraulico di Renzi

La fiducia? É mobile, qual piuma al vento. Chissà se a Matteo Renzi sono venute in mente le parole del Duca di Mantova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi. Vediamo. Ieri non è stato un buon giorno per le borse: il crollo del prezzo del petrolio, che sembra inarrestabile, con l’Arabia ben convinta a svendere il suo greggio per non perdere mercati e l’Iran libero ormai da sanzioni e pronto a rifornire l’Asia, ha reso nervosi gli operatori ovunque. Ma a un certo punto IlSole24Ore ha scritto che la BCE avrebbe chiesto alla banche italiane notizie sui loro crediti non eleggibili. Quasi contemporaneamente la Commissione Europea ha confermato i cattivi rapporti con il governo italiano, “manca l’interlocutore”, questa volta alludendo al sottosegretario Gozi. Panico a Milano, o meglio, ondata di vendite per non restare con il cerino in mano: -14,76% il Monte dei Paschi di Siena, -8,73% la Popolare dell’Emilia Romagna, -7,28% Ubi Banca, -6,73% Banco Popolare fino al -5% di Banca Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana, sospesa in corso di seduta per eccesso di ribasso”. Titola il Corriere: “Timori per lo scontro tra Italia e Ue”. Titola Repubblica: “Attacco alle banche, crolla piazza affari. Nuova lite UE Renzi”. La fiducia “muta d’accento e di pensiero”. Continua la lettura di Verdini, l’idraulico di Renzi