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Sulla spalla di Hillary

Attacco alla Germania, Kamikaze in nome dell’Isis, La Germania ha paura. Eccovi, a raffica, i titoli dei tre quotidiani più letti. Paura che ha trovato ieri un motivo in più: il siriano, con pulsioni suicide cui era stata respinta la richiesta d’asilo, era entrato a far parte dell’esercito del nemico, dello “Stato Islamico”, dell’anti mondializzazione radicale, che vuole distruggere ogni forma di civiltà, spegnere la musica, cancellare il sorriso dal volto dei bambini. Che restino solo obbedienza a dio e al califfo, paura, vendetta su chi ancora ama qualcuno. La paura si mescola con la politica: è Angela Merkel che li ha lasciati entrare in Germania, quanti di quei profughi erano (e sono) potenziali terroristi, perché se gli si nega l’asilo non li si caccia subito? Sia detto: l’aver ritrovato il nemico – il terrorismo islamico – è persino consolante, ci mette da una parte della trincea, consente di accusare i nostri generali presunti felloni. La strage di Monaco ad opera di un diciottenne forse vittima di bullismo, aiutato e forse ispirato da un sedicenne,non sembrava invece avere un senso, lasciava l’angoscia nell’aria, non riusciva a trasformarla in rabbia, in dissenso e protesta. Daesh c’è per questo. Tra Siria e Iraq, vende petrolio, riscuote il pizzo, traffica in opere d’arte, consuma viagra e psicofarmaci per trasformare amputazioni, sangue e stupri nelle immagini di un videogioco. Oltre il recinto, catalizza la paura. Da quella paura succhia forza e nuove vite. Continua la lettura di Sulla spalla di Hillary

È solo un voto locale

È solo un voto locale. Quello di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna è solo un voto locale. È quel che dice Matteo Renzi in una imperdibile intervista concessa alla sua retroscenista di fiducia, Maria Teresa Meli, del Corriere della Sera. Il premier accusa “gli stessi” che gli hanno rimproverato “di voler personalizzare lo scontro per il referendum” di “legare il governo al voto di alcune realtà municipali”. A parte il ridicolo di ridurre l’elezione dei sindaci delle città più grandi a un “passaggio locale”, come si trattasse di Trapani, La Spezia e Ferrara, mi chiedo chi siano costoro che legano la crisi di governo alla vittoria di Parisi o della Raggi? È Renzi ad aver ripetuto fino alla nausea, “se vincono i No al Referendum lascio la politica” ed è Renzi che sta ripetendo come un ossessione “resto a Palazzo Chigi se perdo a Roma e Milano”. Lo ripete al punto da stancare il pubblico che segue per televisione. “Renzi non buca più. In tv effetto saturazione”, titola la Stampa: da Lilly Gruber, a 8 e 1/2, la puntata con Renzi ha fatto registrare uno share del 6,23%, quella con Bersani, il 6,70. Gargamella più seguito del rottamatore. Ma sapete poi a cosa il premier lega la sua permanenza a Palazzo Chigi? Non alla vittoria o alla sconfitta a Milano e Roma, lo abbiamo visto, ma alla possibilità, col referendum di “rendere il sistema più semplice o di lasciarlo com’è”. Continua la lettura di È solo un voto locale