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Scissione sì, scissione no

Renzi il temporeggiatore

Sul ritorno di Renzi

È tornato, per il Corriere: “Mattarellum e voto in aprile”. Non è più lui, per il Fatto: “pure Renzi commissariato”. “Un’autocritica che non convince”, scrive Stefano Folli per Repubblica. “Ho sbagliato e ho perso, anzi “straperso perché non mi sono fatto capire dagli italiani…perché non abbiamo saputo usare il “web” e ci siamo arresi alle “bufale” diffuse via internet dagli avversari”. Ma mi faccia il piacere, rubo la celebre frase al principe De Curtis! “L’autocritica di Renzi sarebbe stata molto più convincente se si fosse addentrata nella vera contraddizione di quei sette mesi di campagna elettorale: credere che l’Italia descritta sulla via della ripresa a tutti i livelli, socialmente coesa e ottimista sotto la guida del leader, fosse quella vera.Viceversa l’epica renziana andava in una direzione mentre il paese arrancava in un’altra”. Insomma non si salvano dalla sconfitta (come invece Renzi ha tentato di fare) jobs act, buona scuola, bonus e sgravi fiscali. Perché, quanto meno, quelle riforme non hanno avuto l’esito vantato e i giovani si sono sentiti traditi da rassicurazioni menzognere. Continua la lettura di Sul ritorno di Renzi

I dolori del giovane Renzi

O lo poltrona o la faccia, il Giornale riassume così il dilemma un cui si trova Renzi. “Colle in pressing: avanti con Renzi”, spiega Repubblica. Immagino così quello che Mattarella starà dicendo al Presidente del Consiglio dimissionario: “Matteo, mi pare che tu non voglia un candidato Pd che governi con la maggioranza che vi ha appena mostrato la fiducia in Senato. E sai anche tu che un governo con tutti i partiti dentro non è realizzabile. Capisco allora che vuoi tornare a Palazzo Chigi. Bene, allora ti rimando alle Camere!” Già, ma il perdente del referendum, quello che prometteva “se perdo lascio la politica”, ora non sa cosa gli convenga, come spiega bene Stefano Folli: “Da un lato, un po’ per convinzione e un po’ per farsi coraggio, sostiene la tesi che il 40 per cento dei Sì rappresenta un plebiscito per lui e per il partito personale di cui si sente il leader. Dall’altro teme – non a torto – che lontano da Palazzo Chigi e dalle leve del potere la residua magia del “renzismo” sia destinata ad appannarsi”. Tanto più che la Stampa titola: “Renzi sotto assedio nel Pd: patto Franceschini-Bersani-Orlando, scatta la tenaglia”. Meglio gestire lo scontro nel partito da Palazzo Chigi o rischiare che Pd e maggioranza si facciano piacere i modi più educati di un Gentiloni, di un Padoan, di un Grasso, archiviando la logica binaria (“io o il diluvio”) del renzismo? Continua la lettura di I dolori del giovane Renzi

Che bello, parliamo d’altro!

Di che vi parlo oggi? Della vittoria ai rigori e, grazie a un palo, del Real Madrid in Champions o della risurrezione di Nibali, che sembra scritta da uno sceneggiatore? Della morte a 92 anni di un attore di teatro o di un premier che promette il ponte sullo stretto di Messina e dice “io lavoro, gli altri parlano”? Il ceto medio certo, la sinistra di governo anche, forse l’Italia intera, si sente in un cul de sac, lungo una strada senza uscita; perciò ha bisogno di distrarsi. Succede ogni tanto nella storia. Dopo l’attentato a Togliatti, nel 1948, gli italiani si infiammarono per le vittorie di Bartali al tour de France. E il Maggio francese, che stava sfociando in una guerra civile, si spense nel lungo week end della Pentecoste. Approvvigionate le pompe di benzina, tutti in coda, da Parigi verso la provincia e il mare. Quanto alle grandi opere, destinate a stupire il mondo e celebrare la grandeur dei potenti, ci avevano pensato i Faraoni prima di Berlusconi e di Renzi. Infine, ricordo da ragazzo un altro Real Madrid, quello di Di Stefano e Puskas, che era l’oppio del popolo ispanico, consentiva, a chi non voleva vedere, di distogliere lo sguardo dal tramonto odioso e gaglioffo della dittatura franchista. Continua la lettura di Che bello, parliamo d’altro!

Harem,musei e guerra di dati

I vescovi passano agli insulti, dice il Giornale. Più prudente Repubblica scrive: “Nuovo affondo di Galantino. Politici corrotti”. La politica? “Un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi”: questa la frase dello scandalo ma l’oggetto dello scandalo è il testo della lectio magistralis  su Alcide De Gasperi che Corriere e Caffè avevano anticipato ieri l’altro. Galantino sostiene che  quel politico decisionista rispettava il Parlamento e decideva in Parlamento, aveva una visione di futuro e un’idea per l’Europa. E i novelli statisti no? Eh già, no. Tant’è che Berlusconi un giorno fa la corte al “piazzista” Salvini, l’altro al decisinista Renzi. Tant’è che pare si stia lavorando a un ridicolo compromesso,con senatori semi eletti, per varare a tutti i costi una pessima riforma costituzionale. Tant’è che ogni  giorno il premier dà i numeri della ripresa, senza null’altro proporre a chi è in difficoltà se non l’ormai trito “fidatevi di me”.

Lo sdegno unanime di destra e sinistra contro la chiesa di Francesco non è nuovo. Ricordo quanto mi divertì veder tornare tanti senatori cattolici col volto scuro, frustrati e offesi dopo che il Papa li aveva convocati all’alba, gli aveva fatto fare anticamera e popola messa li aveva licenziati senza una carezza né una personale apostolica benedizione. Ora il coro di protesta diventa tuono perché Galantino non è infallibile e gli si possono insegnare le buone maniere. Un coro di perdenti, direi.  Perchè oggi giova alla chiesa prendere le distanze dal “piccolo harem di cooptati e di furbi” che siamo diventati dopo 3 voti con il porcellum e in attesa del quarto con l’Italicum.

Strappo sui musei, sono stranieri 7 direttori su 20, titola il Corriere. E la metà dei prescelti sono donne. Non commento. Vedremo se i nominati si mostreranno più capaci e autonomi dei licenziati. Aspetto persino di vedere se mai Maggioni e Dall’Orto riusciranno a combinare qualcosa con la Rai, figurarsi se non sospendo il giudizio su persone che possono vantare rispettabili curricula. Certo la scelta di Franceschini puzza di marketing e trasuda politicamente corretto. Bisognerebbe ricordare al ministro e al suo premier che un altro decisionista, Deng Xiao Ping, amava dire che più del colore dei gatti contava la loro capacità di prendere i topi.

Cassa integrazione: a luglio meno 27%. Solo il Sole (scusate il bisticcio) fa il titolo sull’ultimo dato dell’Inps. Nonostante Renzi abbia commentato “finalmente le cose cambiano”. Cambiano? Queste fluttuazioni mensili non fanno primavera. Può darsi che la cassa in deroga abbia ridotti i suoi interventi perché mancano i soldi per finanziarli: invece che cassaintegrati, licenziati. E che le richieste di sussidio di disoccupazione diminuiscano anche perchè -come scrive Palombi sul Fatto- il nuovo sussidio, il Daspi, è ancora in rodaggio. Vedremo.

Moody’s prevede crescita modesta per l’Italia, intorno all’1%, e disoccupazione che non scende affatto. Intanto gli sbarchi dei migranti in Europa sono triplicati (100mila solo a luglio), la Germania deve fare i conti nel 2015 con 750mila domande d’asilo -titolo della Stampa- e la borsa di Shangai perde il 6 per cento e trasmette inquietudine ai Brics (paesi emergenti che trainavano la locomotiva). El Pais segnala che la catastrofe di Tiuanjin sta muovendo un conflitto politico in Cina (avevo parlato di lotta di classe, per le condizioni di vita e lavoro, per l’inquinamento e la corruzione). Mentre da noi il manifesto dedica il titolo, “Come mosche”, ai braccianti che muoiono di fatica in Puglia. Ieri un uomo di 42 anni è stato colpito da infarto ed è finito in coma. Lavorava per la stessa agenzia di lavoro interinale della donna che era morta di fatica un mese fa. Servirebbe una politica capace di uscire da quel piccolo harem.