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Dopo il voto tedesco, impraticabili le larghe intese

Quando 2 sconfitte sono meglio che una

Sul ritorno di Renzi

È tornato, per il Corriere: “Mattarellum e voto in aprile”. Non è più lui, per il Fatto: “pure Renzi commissariato”. “Un’autocritica che non convince”, scrive Stefano Folli per Repubblica. “Ho sbagliato e ho perso, anzi “straperso perché non mi sono fatto capire dagli italiani…perché non abbiamo saputo usare il “web” e ci siamo arresi alle “bufale” diffuse via internet dagli avversari”. Ma mi faccia il piacere, rubo la celebre frase al principe De Curtis! “L’autocritica di Renzi sarebbe stata molto più convincente se si fosse addentrata nella vera contraddizione di quei sette mesi di campagna elettorale: credere che l’Italia descritta sulla via della ripresa a tutti i livelli, socialmente coesa e ottimista sotto la guida del leader, fosse quella vera.Viceversa l’epica renziana andava in una direzione mentre il paese arrancava in un’altra”. Insomma non si salvano dalla sconfitta (come invece Renzi ha tentato di fare) jobs act, buona scuola, bonus e sgravi fiscali. Perché, quanto meno, quelle riforme non hanno avuto l’esito vantato e i giovani si sono sentiti traditi da rassicurazioni menzognere. Continua la lettura di Sul ritorno di Renzi

Dibattito a sinistra

Ora Renzi ha scelto. Un suo avatar a Palazzo Chigi, Lotti sempre sottosegretario per gestire nomine di boiardi e rapporti con lobby e corporation, congresso del Pd al più presto, nuove elezioni e la scommessa di poter tornare sul proscenio, di nuovo premier in estate, in tempo per fare gli onori di casa al G8 che l’estate prossima si terrà in Italia. Non aveva inteso il voto referendario, Matteo Renzi, ma ieri ha ben compreso il segnale inviato dalla BCE di Draghi: no ai 20 giorni di tempo per ricapitalizzare Monte dei Paschi di Siena. Basta capricci, si torna al lavoro. Per condizionare il futuro governo e preparare la rivincita. Ieri il Presidente del Consiglio dimissionario ha ricevuto a Palazzo Chigi l’uomo che sembra avere più possibilità di succedergli, Paolo Gentiloni. “A Mattarella – scrive Massimo Franco – Renzi mostra di tenere «consultazioni parallele» per dire che ha in mano le chiavi della crisi e della maggioranza in Parlamento”. “Colpisce la singolare procedura inaugurata da Renzi – scrive Stefano Folli – una specie di consultazione parallela a quella che si svolgeva nelle stesse ore al Quirinale. In altri tempi si sarebbe parlato di sgarbo al Capo dello Stato. In ogni caso il risultato è quello di porre Mattarella di fronte a una specie di fatto compiuto”. “Lotti – scrive invece Francesco Verderami – è stato l’uomo del «me la vedo io», «aggiusto io», e soprattutto del «con Matteo ci parlo io». In un sistema di check and balance si è occupato dei servizi nonostante quel ruolo sia di Minniti, si è interessato di infrastrutture nonostante lì ci sia Delrio, ha disbrigato nel partito nonostante lì ci sia Guerini, e si è occupato di banche perché ritiene che lì non ci sia nessuno. Se resterà a Palazzo Chigi senza Renzi, è perché di Renzi rappresenta l’essenza”. Continua la lettura di Dibattito a sinistra