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Il nemico non viene da fuori

La rabbia dei gay, Repubblica. “La paura della comunità gay”, Corriere. Nel sito di Left Giorgia Furlan scrive: “lesbiche, gay, bisessuali e trans sono in media vittime di violenza 2,4 volte in più rispetto a una persona di origine ebraica, 2,6 volte in più di uomini o donne di colore, 4,4 volte in più di un musulmano e soprattutto 41,5 volte in più rispetto agli eterosessuali bianchi”. Sono dati. Trovo straordinario in quanto poco tempo si sia passati dal silenzio e dalla vergogna all’orgoglio omosessuale. Come è straordinario che una donna oggi possa puntare, con ragionevole possibilità di successo, a entrare da presidente alla Casa Bianca. Ma trasformazioni epocali, soprattutto se così accelerate, si portano dietro un passato che non vuole morire. Peggio, provocano una reazione, la voglia di cancellare i corpi nudi che si mostrano senza vergogna, di tornare indietro alla società patriarcale, alla menzogna che nega il sesso nella famiglia se non per procreare, alla subalternità della donna, che fu creata – si diceva un tempo – a immagine dell’uomo mentre lui venne creato direttamente da Dio. Dobbiamo saperlo, non nascondere il volto omofobo e misogino della reazione, come la spazzatura, sotto il tappeto del politicamente corretto. Con pazienza occorre spiegare che diritti e libertà non rendono più povero nessuno, non offendono e non discriminiamo. La rabbia e l’odio, sì. L’utopia del ritorno a una presunta legge di natura (in realtà a una cultura che discriminava), ci rende meno umani e meno liberi. Continua la lettura di Il nemico non viene da fuori

Tra Europa e Cirinnà

M5S: votiamo solo la Cirinnà, Repubblica. “Unioni civili: le condizioni di M5S”, Corriere. I due titoli indicano che c’è una maggioranza, persino ampia, in Senato per riconoscere qualche diritto alle coppie omosessuali. Persino il diritto per il partner di adottare il figlio biologico del convivente. Certo il Giornale titola “Possibili danni sui figli” (per le “adozioni gay”), riprendendo una dichiarazione di tal Giovanni Corsello, presidente dell’associazione di pediatria. Anche Repubblica ne dà conto, ma contrapponendogli dichiarazioni di senso opposto che verrebbero degli “psichiatri”. Mi pare una polemica già stanca. Cosa propone infatti “il pediatra”? Che il figlio venga tolto al genitore dacché egli convive con persona del suo stesso sesso? E a chi affidarlo poi il bambino, a un istituto religioso? La possibilità di adottare il figlio del partner serve semmai a riconoscere una situazione di fatto, a non far sentire quel figlio un paria. Chi sono i tuoi genitori? Gli chiedono a scuola. “Ne ho uno – risponde – poi c’è a casa un suo amico (o una sua amica)”. Continua la lettura di Tra Europa e Cirinnà

Quelle “unioni” che disturbano

L’Italia riconosca le unioni gay. La sentenza delle Corte europea di Strasburgo fa titolo ovunque e viene apprezzata da Zagrebelsky, Stampa, e Rodotà, Repubblica. Le moderne democrazie liberali allargano la sfera dei diritti ed è giusto che le corti ricordino alla politica quel che la politica spesso vorrebbe dimenticare. “Boschi: unioni civili entro l’anno”, scrive il Corriere. Dunque, un rinvio. Per non turbare l’alleanza con Ncd, per non trovarsi a dover votare (orrore, orrore) insieme ai senatori a 5 stelle. Si rinvia anche sull’arresto di Azzolini, sulle elezioni in Sicilia, su Roma. Il nuovo rito democratico renziano -che tanto piace al professor Cassese, Corriere- prevede che il governo prima conti i voti, scelga se gli conviene imbarcare questo o quell’altro, solo dopo manda la legge in aula. Per ratificare.

Rapiti, la pista dei trafficanti.Questi nostri ragazzi uccisi a Suruk. Il primo titolo del Corriere,il secondo della Stampa. Il primo racconta dei 4 italiani che lavoravano in Libia e sono stati rapiti – spero che li trovino presto e li riportino a casa. Il secondo di 32 ragazzi curdi, nostri fratelli, la meglio gioventù, studiosa e appassionata, prontia a combattere per difendere i diritti dell’uomo e la libertà: sono stati ammazzati da un (o una) seguace del Califfo che ha fatto esplodere il suo corpo pur di compiere la strage. La guerra mondiale a pezzi si ayavvicina, ma troppi girano la testa e ripetoni “a me che importa?”. Ha ragione Moni Ovadia, che scrive sul Manifesto: “il colonialismo è stato il più grave e perdurante crimine della storia dell’umanità”. Quel veleno ci torna in faccia, dalla Libia, dai confini con la Siria o dall’Eritrea.

Combattiamo con durezza i barbari che ammazzano bestemmiando Allah, ma ricordiamo -sempre con Moni- che “il vero sparticque tra chi crede nella piena dignità e integrità dell’essere umano e chi non lo crede risiede nelle contrapposte concezioni dell’immigrazione”. Una signora mi ha scritto via twitter: “Lo dica alle due ragazze stuprate, in un parco a Reggio Emilia e su un treno in Toscana. Se fossero sue nipoti?” Nonostante i capelli candidi, ho una figlia di 21 anni e una di 13, e temo, per loro, che la violenza possa venire piuttosto da un italiano, che ha perso tutto nella crisi, anche la dignità. Perchè vedo, leggo e so che le infamie commesse in Italia da Italiani sono più numerose di quelle, ugualmente esecrabili, degli immigrati. Sia in termini assoluti che relativi.
Il gran capo della Toshiba si dimette dopo aver gonfiato i profitti per un miliardo e 200 milioni. Titolo del Financial Times. É il capitalismo bellezza, al tempo delle bolle finanziarie. Profitti virtuali per lucrare in borsa, debiti inesigibili e ricette che affamano dipendenti e ceto medio, pur di sostenere la bolla e surrogare la menzogna globale. Ma il bravo Fubini, Corriere, si diverte a sfottere “i nobel narcisisti” che avrebbero perso “la sfida ellenica”. Delusi da Tsipras – scrive- quando hanno scoperto che non aveva un piano B a parte la resa. “Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo per aver rifiutato di commettere suicidio. So che avete sofferto, dai vostri sofà”. Efficace, ma su Repubblica, che traduce dal New York Times, Krugman insiste: “A mio giudizio l’uscita (della Grecia) dall’euro si rivelerà ancora necessaria e, in ogni caso, sarà essenziale alla cancellazione di gran parte del debito”.

La vendetta delle renzine. “Perso io? -dice lady like Moretti, asfaltata da Zaia- mi hanno vestita come un autoferotranviere e tenuta lontana dalla tv. Poi, la riforma della scuola e il jobs act: io sono d’accordo ma la gente non ha capito”. Lella Paita si rifiuta addirittura di salutare il ministro (ligure) Orlando: “non mi ha sostenuto”. Piccoli guai per l’arrotino. Più serio l’avvertimento di  Piero Ignazi, secondo cui il Pd non può trasformarsi in un partito anti tasse di rito reganiano. “Un partito può cambiare, anche radicalmente, ma non può vestire panni di altri, pena il suo snaturamento. Con conseguenze elettorali drammatiche”. Repubblica, pagina dei commenti.