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Il giallo siciliano dell’estate

“Quella lì va fermata, fatta fuori come suo padre”. Quella lì è Lucia Borsellino. Chi vorrebbe che fosse “fatta fuori” è un chirurgo plastico attualmente agli arresti perché accusato di aver fatto pagare alla sanità pubblica interventi estetici per i clienti VIP. Dall’altra parte del telefono, il Presidente della regione, Rosario Crocetta. Prima pagina, taglio basso su Corriere, Stampa, Repubblica: ecco servito il giallo siciliano di questa torrida estate. La Procura di Palermo sostiene che quella intercettazione non è agli atti, L’Espresso risponde che farebbe parte di un altro filone delle indagini ed è stata secretata.

 

Piange al telefono Rosario Crocetta, dice di non averla sentita quella frase, se no avrebbe preso Tutino -il medico- “a mazzate”. “Vogliono uccidermi, mi hanno massacrato”. Prima si “auto sospende”  poi torna a fare la vittima: “altro che metodo Boffo, si parlerà di metodo Crocetta”. I suoi nemici -le opposizioni? il Pd? Certamente la mafia- avrebbero costruito dossier (falsi?) per far fuori lui, Rosario, omosessuale, sindaco antimafia di Gela, diventatoPrimo Presidente Comunista della Sicilia. “Delitto imperfetto”, titola il Manifesto, che non deve aver gradito il modo troppo lesto con cui Faraone ne ha chiesto le dimissioni. Il Fatto parla di “giallo” e di “intercettazione fantasma”.

 

Sì, Crocetta dovrebbe dimettersi, perché la Regione naviga alla deriva su 8 miliardi di debiti, perché il Presidente frequenta troppo e male, e perché la chiamata in correità -“Tutino me lo ha presentato Ingroia- non è un alibi. Perché ha cambiato un assessore al mese, tutti i mesi, e ci ha stremato con 3 anni di lite  con il Pd, lite di cui si capiva solo che Rosario voleva decidere tutto da solo e mentre Pd siciliano gli voleva imporre assessori che lo contenessero. Perché il vero (e solo) sostegno sociale del Governo Crocetta, la Sicindustria dell’Antimafia, è ora sfiorata dal sospetto di aver fatto affari simili a quelli di mafia e per il  Presidente, delegato alla legalità, si ipotizza il “concorso esterno”.

 

Domenica 19 andrò alla commemorazione di Borsellino. Per me sarà la prima volta: detesto quel genere di manifestazioni. Detesto che vengano chiamati “martiri”  -post mortem- quelli che hanno lottato davvero contro un’organizzazione sociale ed economica, contro una cultura e una vasta rete di complicità statali: questo è la mafia.  Mi rivolta che i killer vengono descritti come una setta malefica, oscura, e imprendibile, novelli Beati Paoli. Ci sarò perché spero che si apra un capitolo nuovo: che ora si indaghi sulla mafia nell’antimafia.  Deve pur finire il tempo dei furbi, in cui chi ha ricevuto una minaccia o s’è fabbricato un dossier, si atteggia a “eroe” e poi frequenta medici, imprenditori, politici che tutti sanno essere “amici degli amici” ma che non hanno avuto ancora alcun avviso di garanzia.

 

“Questi tedeschi sono dei sadici!, scrive Altan, “Il che dimostra che sono umani anche loro”. Ieri Angela Merkel ha detto in faccia a una bella ragazza palestinese, fuggita dal Libano, che in Germania non c’è spazio per lei. La ragazza, che aveva chiesto in un ottimo tedesco di poter almeno sperare, è scoppiata in lacrime. Angela l’ha consolata ma ha tenuto il punto. Dura lex sed lex? No, i nostri antichi riconoscevano  lo status di cives romanus a chiunque  si battesse per loro, a chi  potesse servire per render Roma grande e sicura. E questi immigrati, alcuni di loro, possono essere il nostro futuro. Come Roma insegna, come l’America ha mostrato, e l’Europa dovrebbe imparare. “Se il mondo non è un sogno, il mondo senza sogno deprime e muore”, scrive bene per Repubblica Massimo Recalcati 

 

 

La crisi greca è ora tedesca. Bene o male Tsipras se l’è cavata, almeno per il momento, ma Draghi boccia lo scholar (studioso) Schäuble perché  il Grexit è una castroneria, danneggia Europa e Germania. Altri scholar -del FMI- accusano Merkel di non capire le regole del mercato: quando un debitore non può pagare, è interesse del creditore  rimettergli parte del debito. Così va il mondo. fuori di Germania. Croce