Archivi tag: guerra civile

Accozzaglia o patrioti?

Quelli che votano No. Due giorni tra Altamura e Taranto, Ginosa e Laterza, insieme a molti insegnanti, ad ex operai italsider, giovani che si occupano di tecnologia, precari, contadini e amministratori, tutti decisi a votare No. Non capisco come si possa raccontare questa Italia come un pericolo per l’Italia, questi italiani come bastian contrari nemici di ogni progresso e cambiamento. Oltre il mio piccolo, ma non trascurabile, universo, sempre in Puglia, Emiliano, Camuso e Smuraglia animavano una grande manifestazione a Bari. A Taranto un’altra solo per i 5 stelle. Italie diverse che tornano in piazza, piene di speranza – a me pare – e non di rancore, con proposte, magari diverse, ma con l’intenzione comune di ri-fondare la politica sulla rappresentanza, di ridare agli elettori il diritto di eleggere i loro deputati e i loro senatori. Senza più liste bloccate e con meno ricatti e meno ricatti degli apparati di partito. Non ho sentito, nelle sale, in piazza, o più tardi a cena, la trita retorica che celebra la “costituzione più bella del mondo”, né il tabù per cui non si potrebbe in nessun modo cambiare”. Piuttosto critiche, a mio parere fondate, sul modo confuso e strumentale con cui i nuovi costituenti hanno preteso di riformare. Sul metodo, fatto di strappi, di ricatti mediatici, e atti di forza parlamentare che ha caratterizzato l’iter della legge. Continua la lettura di Accozzaglia o patrioti?

Un caffè per la Turchia

Pena di morte a furor di popolo. Un milione a Istanbul, con le bandiere turche, per giurare fedeltà a Erdogan, piangere i morti del colpo di stato fallito, chiedere una punizione esemplare. Che si fa quando è il popolo a chiedere la pena capitale? Si dice no. La democrazia liberale, con la quale destre e sinistre tradizionali, si rompono la bocca, è proprio questo: la volontà del popolo, ma corretta dalla continuità delle leggi. E questa continuità traduce in norme conquiste secolari faticose e spesso dolorose della società umana. Naturalmente questa risposta – caso mai l’Europa fosse capace di darla con la necessaria chiarezza – lascia sul campo un altro problema. Chi sono quegli uomini e quelle donne (velate) che accettano, anzi sollecitano, il contro colpo di stato di Erdogan? Con decine di migliaia di oppositori (giudici, giornalisti, professori) licenziati e spesso incarcerati? La risposta è semplice: la piccola e la piccolissima borghesia di Istanbul che vede in Erdogan l’artefice del miracolo economico turco (10 anni di crescita sostenuta fino al 2013). Ora che le cose dell’economia stanno peggiorando, questo popolo dà la colpa all’alta borghesia, imprenditori, ricchi commercianti, funzionari di grado elevato, generali. Esattamente il mondo che era stato influenzato dall’islam illuminato e neo ottomano di Fethullah Gulen. La richiesta di arrestare e processare Gulen è la loro richiesta. L’accusa di corruzione che l’imam lancia dagli Stati Uniti contro Erdogan, questo popolo la rivolge a lui: non è forse, Gulen, ricchissimo? Continua la lettura di Un caffè per la Turchia