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Nessun dorma!

Alea iacta est, pare abbia detto Giulio Cesare. La decisione è presa. Già da un paio di giorni, distribuendo volantini per il No tra la gente ai mercato, avevo avuto la sensazione che gli italiani avessero ben deciso tra Sì e No. E che oggi depositeranno nell’urna un voto soppesato. Stasera toccherà a noi, che abbiamo fatto campagna, prendere atto del giudizio popolare e tener conto delle ragioni di chi avrà votato No ma anche di chi avrà scelto il Sì.

Credo, pronto a essere smentito e a correggermi, che molti giovani diranno No alla narrazione ottimista del governo, che non trova riscontro nella loro vita quotidiana (non lavoro o precario, certezza che non potranno usufruire di consumi privati nella misura in cui ne hanno goduto i genitori). Ragazze e ragazzi che non capiscono, inoltre, perché accanirsi con la Costituzione, che loro considerano l’eredità migliore ricevuta in dono dai nonni (o dai bisnonni) che hanno combattuto dittatura e guerra e hanno onorato questo loro paese. Continua la lettura di Nessun dorma!

Sfruttamento e muri

La repubblica è fondata sullo sfruttamento del lavoro, dice Maurizio Landini in una intervista al Fatto Quotidiano. Una constatazione più che una denuncia, dopo anni e anni in cui i contratti di lavoro, il welfare, lo strapotere dei sindacati sono stati posti sotto accusa. Ma allora come meravigliarsi se tanti lavoratori svizzeri chiedono, non agli imprenditori ma allo stato, una clausola di prevalenza, di venire cioè favoriti nelle assunzioni (e protetti al lavoro) a scapito degli italiani “frontalieri”? Titola il Corriere: “Prima gli svizzeri? Il 58% vota sì. Il Canton Ticino vuole meno italiani”. Spiegano i giornali che senza questi italiani, che vanno giù e sù per la frontiera, l’economia svizzera crollerebbe. Vero. Ma è vero anche che gli imprenditori che hanno aperto la ditta dalle parti di Lugano pagano un buon 20% di tasse in meno di quante non ne pagherebbero nel varesino o nel comasco. Mentre i lavoratori che si spostano ogni giorno dall’Italia alla Svizzera costano a quegli imprenditori il 30% in meno. Sono repubbliche, le nostre, fondate sullo sfruttamento e sulla delocalizzazione. Dei capitali e del lavoro. I cittadini elettori si sentono dire da decenni che lottare, scioperare, prendere la tessera di un sindacato serve a poco. Per via della crisi, o semplicemente perché così funziona il “sistema”. Perché il capitale ha più diritti del lavoro. Soldi e prodotti corrono per il mondo, i migranti restano imprigionati dai muri a Calais, in Ungheria o sul Brennero. Dunque non resta che cercare un muro dietro cui ripararsi. Continua la lettura di Sfruttamento e muri

Prova di carattere

Non siete, non vi lasceremo soli. È l’impegno preso dallo stato davanti alle vittime del terremoto, alle loro famiglie, agli amici, a chi non ha lasciato quella faglia appenninica che dell’Italia rappresenta la colonna vertebrale. Impegno solenne, suggellato dal silenzio di Mattarella. Il Corriere pubblica la foto di una donna in lacrime, a mani giunte, e del presidente che la trattiene per le spalle: “Signora, ha tutto il diritto di essere arrabbiata”, pare le abbia detto. Il vescovo racconta di avere chiesto al suo dio: “Signore, e ora che si fa?”. Agnese Renzi piangeva, semplicemente, seduta in prima fila. Immagini che – scrive Maurizio Molinari – dimostrano “compostezza, vigore e forza di carattere”. “In questa estate di disastri, terrorismo e migrazioni l’Italia è stata messa alla prova, dimostrando di avere abitanti con una tempra non comune”. Sul suo giornale Enzo Bianchi ci invita, tuttavia, a “vigilare affinché l’angoscia del restare «senza parole» non sia anestetizzata dal ripetere parole senza senso”. “La nostra vita – prosegue – è stata affidata da dio alle nostre mani, mani fragili, mani capaci anche di commettere il male, mani più sovente responsabili di omissioni nei confronti del bene”. Dio si sottrae, sostiene Bianchi, ma per lasciare all’uomo la libertà di scegliere. Continua la lettura di Prova di carattere