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Merkel o Petry, Boschi o D’Alema?

Abbottonatissima, Virginia Raggi schiva le domande del Corriere. Minimizza ma non nega i contrasti tra i 5 Stelle – e come potrebbe? – né esclude che siano stati commessi errori. Non insulta i collaboratori che aveva scelto e che l’hanno abbandonata, ma fa intendere di sentirsi sollevata ora che non li ha più intorno. Si vanta della sintonia con Grillo ma non svela cosa Beppe gli abbia scritto nel messaggio di sostegno. Quanto a Roma e ai suoi problemi, si limita a vantare l’intervento estivo per superare “il caos – l’emergenza – rifiuti”. Se fossimo negli Stati Uniti, si direbbe che Virginia cerchi di minimizzare il danno, senza mostrarsi scossa né annunciare svolte. Intanto su Repubblica Ilvo Diamanti scrive che per i 5 Stelle la crisi romana potrebbe rivelarsi salvifica se “costringerà il M5S non solo a “normalizzarsi”, ma a “politicizzarsi”. A diventare – e ad accettare di essere – una forza politica, e non solo antipolitica. Una possibile alternativa di governo”. Diamanti prevede che “M5S dovrà strutturarsi, formare gruppi dirigenti, stabilire contatti e collegamenti con la società, con i circoli e gli ambienti intellettuali e “specialisti”. Così facendo, cioè strutturando in modo non effimero un terzo polo, Partito non più Movimento, i 5 Stelle potranno “evitare il ritorno alla storica anomalia. Continua la lettura di Merkel o Petry, Boschi o D’Alema?

Il mondo brucia

Il modo brucia, scrive Stefano Stefanini e le prime pagine si infiammano. Cominciamo dal suo giornale, la Stampa: “Al Qaeda, la strage arriva dal mare”. In Costa d’Avorio, 13 persone ammazzate in tre resort turistici. Come era già successo a giugno sulla spiaggia tunisina di Sousse. Scrive Stefanini: “Sappiamo «dov’è» Isis. Conosciamo la sua capitale in Siria, le città dove esercita il suo barbaro potere con violazioni orrende dei diritti umani, conosciamo le basi sul litorale libico… Non verremo mai a capo di questa minaccia se non uniremo a un forte impegno diplomatico e politico anche lo strumento militare”. Penso che sia vero, con buona pace di tanti amici che hanno fatto di un pacifismo vegano la loro bandiera, ma quello che ci impedisce di eliminare le basi del Daesh – e con esse l’esempio, il motore delle stragi, il luogo del viaggio iniziatico prima di farsi kamikaze – è il nostro legame con l’imperialismo. Il fatto che siamo alleati degli ideologi e dei finanziatori sauditi, che l’amico Israele preferisca tenersi a due passi Daesh anziché avviare un dialogo – lo so, difficile – con l’Iran, che siamo corrivi con la Turchia, paese Nato, pronto a usare le bombe islamisti contro curdi e russi. Continua la lettura di Il mondo brucia