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Obama: votate per me!

America, la grande paura, titolo di Repubblica a tutta pagina. “Votate Hillary come avete votato me”, l’appello di Obama questa notte a Philadelphia. Manifestazione entusiasmante e drammatica, con Jon Bon Jovi e Bruce Springsteen, Michelle e Barack Obama. Candidata e Presidente, the boss e la sinistra americana tutti uniti intorno ai valori che il partito democratico spesso ha predicato e talvolta persino realizzato: tolleranza e accoglienza, diritti civili e almeno una chance per chi non ha chances. Il presidente degli Stati Uniti sembrava il capo della campagna per la candidata: “una combattente, una nonna (cioè una di noi), la nuova presidente degli Stati Uniti”. E lei, Hillary, ha promesso di ricordarsi delle parole pronunciate da ognuno dei suoi straordinari supporter. Tra i quali, assente a Philadelphia, ma presente nella campagna, non si può dimenticare Bernie Sanders. Hillary ha promesso di non tradire nessuna delle promesse fatte in suo nome, ha promesso di essere la Presidente di tutti, di difendere quella certa idea dell’America che ne ha fatto una società aperta. Trump è il contrario, un miliardario diventato tale facendo debiti e passando da una bancarotta vera a una minacciata, un candidato che vuole rinchiudere gli Stati Uniti dietro un muro invalicabile, umilia le donne, insulta i musulmani, sfrutta la paura del futuro. Continua la lettura di Obama: votate per me!

L’ossessione di Renzi

Un caffè al buio, che scrivo da New York senza aver letto i giornali italiani perché, mentre scrivo, non sono stati ancora stampati. Le presidenziali, per prima cosa. Hillary è data in ripresa, 44% per lei, 40% per Trump. Il segnale più importante viene dagli ispanici, corsi in massa a votare soprattutto dove la Clinton avrebbe potuto perdere. Quella promessa di alzare un muro alla frontiere con il Messico forse Trump la pagherà cara. Non solo, fra gli afroamericani e i millennials potrebbe affermarsi una tendenza al voto utile: Hillary non è il candidato che avrei voluto ma Donald meglio di no, grazie. Inoltre l’intervento, pesantissimo, di Obama sul FBI ha avuto effetto: James Comey, il direttore repubblicano dell’agenzia, ha annunciato che non incriminerà la Clinton per il famoso “mailgate”. Uno degli argomenti dell’ultima ora usato da Trump, “vedrete sarà incriminata dopo il voto” è dunque caduto. resta l’incognita del Senato, che potrebbe cadere in mano ai repubblicani. E poi quella, a mio avviso, ancora più grande, di cosa farà Clinton da Presidente. Se cioè abbandonerà l’autocritica e il multilateralismo di Obama per tornare alla dottrina Truman. O si ricrederà. Continua la lettura di L’ossessione di Renzi

Bancarotta dell’umanità

Il Corriere s’è trasferito in America. Titolo d’apertura in prima, articoli e commenti fino a pagina 5 poi, in coda, un dossier di altre 8 pagine. Antonio Polito si chiede quali auspici nerissimi sul destino della nostra democrazia verrebbero diffusi, se fosse capitato da noi quello che è accaduto in questa nerissima e amarissima campagna presidenziale americana. Vero. Facciamocene una ragione. La democrazia è in crisi perché la crisi ha cambiato in modo radicale e probabilmente duraturo l’umore del ceto medio, che diventa sempre più critico nei confronti della politica, che tradisce sempre più spesso i partiti storici e mette in crisi il bipolarismo. Davanti a un tale fenomeno e alle ragioni che lo hanno provocato – crescita delle disuguaglianze, mondializzazione, destrutturazione dei diritti acquisiti e delle garanzie – le élites sia di destra che di sinistra si sono chiuse a riccio, hanno tentato recuperi populisti, scaricato sul popolo scelte che il popolo si aspettava dai loro rappresentanti, incattivito il conflitto politico fino a farlo sembrare uno scontro di civiltà. Dalla Boschi che mostra alla Leopolda lo scalpo dei nemici – Travaglio e D’Alema – a Trump il quale avverte che non riconoscerà l’eventuale successo della Clinton. Così stanno le cose. Perciò è indispensabile rompere l’incantesimo e tornare a far politica tra la gente – politica, non comizi -, dicendo la verità, ancorché scomoda, indicando con chiarezza le scelte, ascoltando, facendo sintesi. Continua la lettura di Bancarotta dell’umanità

Le Pen ha perso, Sarko non ha vinto

Marine Le Pen perde la sua sfida, dice il Corriere; “La Francia ferma l’onda Le Pen”, Repubblica. Come è andata? É aumentato il numero degli elettori tra primo e secondo turno: il 9% in più di francesi è corso alle urne per dire no all’estrema destra (che solo a Marsiglia è riuscita ad aumentare i consensi rispetto alla prima domenica). Perché? Spiega a Liberation Nicolas Lepourzg che il 67% dei francesi ritiene Marine Le Pen “settaria”, che il 60% considera il Front National “pericoloso per la democrazia” mentre solo una minoranza, il 31% pensa che “possa governare il paese”. Vuol dire che la Le Pen oggi perderebbe le presidenziali al ballottaggio sia contro Sarkozy che contro Hollande. Continua la lettura di Le Pen ha perso, Sarko non ha vinto