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Il potere non puzza

“I soldi a Panama mi servono a pagare le mazzette per saltare la coda alla A.S.L”. Altan prova a tenere insieme due mondi. Il primo, che ha potere, molti soldi e banalizza il crimine; il secondo che con il crimine al dettaglio convive per necessità. Fotografia migliore del capitalismo d’oggi non potrebbe darsi. Da una parte, il premier britannico Cameron ammette di aver avuto denari nei conti del padre a Panama, sappiamo che l’imprenditrice e ministra Guidi si sentiva trattata come “una sguattera del Guatemala” dal padre di suo figlio che voleva presentati gli amministratori delegati di Shell e Total, veniamo informati dalla televisione di stato che Totò Riina, u curtu, assassino all’ingrosso di guidici, politici e giornalisti, è anche lui un padre affettuoso. Dall’altra parte, Mario Draghi conferma che i nostri figli sono colti e vivaci ma continueranno a vivere di lavori precari o in nero, che rischiamo di “saltare una generazione”, mentre Cantone ci aveva avvertiti che curarsi non è più un diritto, ma un favore da chiedere e per il quale pagare il pizzo. Continua la lettura di Il potere non puzza

La mafia dell’antimafia

Assessori in piazza e scontri a Napoli. “Renzi: vado avanti”, è il titolo del Corriere. Repubblica commenta i fatti di ieri facendo un salto nel passato di quasi mezzo secolo e riesumando, con Stefano Folli, il “boia chi molla”, comitato di lotta composto da giovani fascisti e manovrato da uomini d’affare e mafiosi che per lunghi mesi tenne il controllo di Reggio Calabria. Contro lo stato che non voleva farla capitale della regione e contro il vento del Nord: Fiom-Fim-Uilm portarono migliaia di operai fino a Reggio per difendere le istituzioni. Insomma contro l’Italia che voleva rinnovarsi. Oggi il “boia chi molla” partenopeo, sarebbe guidato dal sindaco De Magistris – due suoi assessori erano ieri in piazza -, e riunirebbe un fronte eterogeneo, dai 5 stelle ai centri sociali, forse (chissà?) appoggiato dalla Camorra. Esultano, secondo la Stampa: “I fedelissimi del capo del governo: sono più voti per noi”. Al centro dello scontro, la bonifica e il riuso dell’area ex Ilva di Bagnoli. Il governo promette soldi – non quanti ne servirebbero – e garantisce gli appalti a grandi gruppi, Caltagirone in testa, rifiutando la concertazione con il Comune, riunendo “un tavolo di regia” che serva solo a fare quel che a palazzo Chigi s’è deciso di fare. Continua la lettura di La mafia dell’antimafia

Diamo a Renzi quel che è di Renzi

“E la libertà di stampa?”, il Corriere a pagina 3 dice che Renzi ha evocato, al tavolo dell’Europa con la Turchia, il caso Zaman, giornale d’opposizione chiuso da Erdogan e trasformato in foglio di regime. Non so se l’abbia detto, come fanno intendere molti giornali, per convenienza tattica, addirittura per costruire un fronte con il fascista ungherese Orban, che ammazzerebbe ogni profugo, e con l’Austria, che vuole sigillare le frontiere, ma è comunque da apprezzare che quella frase Renzi l’abbia pronunciata. A proposito del vertice Corriere, Repubblica e Stampa titolano: “Profughi, il prezzo di Ankara”, “La Turchia alza il prezzo”,”Solo un mezzo accordo”. La Turchia chiede 6, non 3 miliardi, Per fare che? “Non si tratta per l’Europa, spiega Alberto Toscano, Repubblica, di aiutare la Turchia — come sarebbe giusto — a garantire migliori condizioni per i due milioni e mezzo di migranti, in maggioranza siriani, che già si trovano sul suo territorio, ma piuttosto di retribuire il custode degli accessi all’Europa per un’azione di blocco dei flussi. Ricordate l’“amico Muammar”, cui noi italiani avevamo affidato il compito, politicamente tutt’altro che gratuito, di fermare l’arrivo sulle nostre coste di migranti africani? Oggi l’Europa conta sull’“amico Tayyip”. Continua la lettura di Diamo a Renzi quel che è di Renzi

Nonno Sanders e i suoi nipoti

Bernie Sanders l’idolo dei giovani, é il titolo scelto da Le Monde. Al buio, perché quando è stato fatto non si potevano conoscere i risultati del voto in New Hampshire, che sono arrivati solo nella tarda notte europea. Il senatore del Vermont ha compiuto 75 anni, si dice “socialista”, che in America fino a ieri voleva dire anti americano, non è presidenziabile a detta di tanti osservatori – persino del radical Paul Krugman -, eppure questa notte ha lasciato al palo Hilary Clinton, con un distacco che si aggira sui 20 punti percentuali. Certo, il New Hampshire è attaccato al suo Vermont, in North Carolina, dove si voterà il primo marzo, per lui sarà più dura: Eppure! Commentando il suo primo successo, Bernie poco fa ha ricordato di aver raccolto 3milioni e mezzo di donazioni individuali con un contributo medio di 27 dollari a testa. Hilary, alla domanda sui 657mila dollari ricevuti per una conferenza da Goldman Sachs ha invece risposto: “Non saprei, è una cifra che hanno offerto loro. Che io sappia tutti gli altri segretari di stato lo hanno fatto”. Continua la lettura di Nonno Sanders e i suoi nipoti

Harem,musei e guerra di dati

I vescovi passano agli insulti, dice il Giornale. Più prudente Repubblica scrive: “Nuovo affondo di Galantino. Politici corrotti”. La politica? “Un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi”: questa la frase dello scandalo ma l’oggetto dello scandalo è il testo della lectio magistralis  su Alcide De Gasperi che Corriere e Caffè avevano anticipato ieri l’altro. Galantino sostiene che  quel politico decisionista rispettava il Parlamento e decideva in Parlamento, aveva una visione di futuro e un’idea per l’Europa. E i novelli statisti no? Eh già, no. Tant’è che Berlusconi un giorno fa la corte al “piazzista” Salvini, l’altro al decisinista Renzi. Tant’è che pare si stia lavorando a un ridicolo compromesso,con senatori semi eletti, per varare a tutti i costi una pessima riforma costituzionale. Tant’è che ogni  giorno il premier dà i numeri della ripresa, senza null’altro proporre a chi è in difficoltà se non l’ormai trito “fidatevi di me”.

Lo sdegno unanime di destra e sinistra contro la chiesa di Francesco non è nuovo. Ricordo quanto mi divertì veder tornare tanti senatori cattolici col volto scuro, frustrati e offesi dopo che il Papa li aveva convocati all’alba, gli aveva fatto fare anticamera e popola messa li aveva licenziati senza una carezza né una personale apostolica benedizione. Ora il coro di protesta diventa tuono perché Galantino non è infallibile e gli si possono insegnare le buone maniere. Un coro di perdenti, direi.  Perchè oggi giova alla chiesa prendere le distanze dal “piccolo harem di cooptati e di furbi” che siamo diventati dopo 3 voti con il porcellum e in attesa del quarto con l’Italicum.

Strappo sui musei, sono stranieri 7 direttori su 20, titola il Corriere. E la metà dei prescelti sono donne. Non commento. Vedremo se i nominati si mostreranno più capaci e autonomi dei licenziati. Aspetto persino di vedere se mai Maggioni e Dall’Orto riusciranno a combinare qualcosa con la Rai, figurarsi se non sospendo il giudizio su persone che possono vantare rispettabili curricula. Certo la scelta di Franceschini puzza di marketing e trasuda politicamente corretto. Bisognerebbe ricordare al ministro e al suo premier che un altro decisionista, Deng Xiao Ping, amava dire che più del colore dei gatti contava la loro capacità di prendere i topi.

Cassa integrazione: a luglio meno 27%. Solo il Sole (scusate il bisticcio) fa il titolo sull’ultimo dato dell’Inps. Nonostante Renzi abbia commentato “finalmente le cose cambiano”. Cambiano? Queste fluttuazioni mensili non fanno primavera. Può darsi che la cassa in deroga abbia ridotti i suoi interventi perché mancano i soldi per finanziarli: invece che cassaintegrati, licenziati. E che le richieste di sussidio di disoccupazione diminuiscano anche perchè -come scrive Palombi sul Fatto- il nuovo sussidio, il Daspi, è ancora in rodaggio. Vedremo.

Moody’s prevede crescita modesta per l’Italia, intorno all’1%, e disoccupazione che non scende affatto. Intanto gli sbarchi dei migranti in Europa sono triplicati (100mila solo a luglio), la Germania deve fare i conti nel 2015 con 750mila domande d’asilo -titolo della Stampa- e la borsa di Shangai perde il 6 per cento e trasmette inquietudine ai Brics (paesi emergenti che trainavano la locomotiva). El Pais segnala che la catastrofe di Tiuanjin sta muovendo un conflitto politico in Cina (avevo parlato di lotta di classe, per le condizioni di vita e lavoro, per l’inquinamento e la corruzione). Mentre da noi il manifesto dedica il titolo, “Come mosche”, ai braccianti che muoiono di fatica in Puglia. Ieri un uomo di 42 anni è stato colpito da infarto ed è finito in coma. Lavorava per la stessa agenzia di lavoro interinale della donna che era morta di fatica un mese fa. Servirebbe una politica capace di uscire da quel piccolo harem.

É risorto il Nazareno

Patto, grande patto, intesa. Secondo Stampa, Repubblica e Corriere. Tra chi? Tra Renzi e Berlusconi, naturalmente. Su cosa? Sulla nomina di Monica Maggioni presidente della Rai. “Rai, è risorto il Nazareno” racconta il Fatto. Un Nazareno che Ezio Mauro chiama “La palude”. Scrive il direttore di Repubblica: “Domina l’intesa con Berlusconi che tratta da capo politico della destra con una mano, mentre con l’altra negozia da capo di Mediaset, continuando così a tenere la Rai sotto l’abituale doppio guinzaglio, dei partiti e del duopolio”. “Dilettanti ridicoli -dice Cacciari al Fatto- il potere non si mantiene con i lacchè”. “Dilettanti allo sbaraglio”, Gramellini sulla Stampa. E Stefano Folli: “ll destino della Rai sembra ridursi al ruolo di megafono dell’attività di governo.Tele Renzi, come già scrivono i vignettisti”. “È tornato il craxismo, anzi il CAF” (patto vecchio di un quarto di secolo tra Craxi e Andreotti, Forlani), sbotta Boncompagni.

Da Direttora a Presidente In cronaca, invece la scelta della Maggioni Presidente viene piuttosto apprezzata. Si sottolineano i suoi fasti da inviata -mi disse con orgoglio di aver intervistato, giovanissima, Ahmed Yassin, sceicco cieco di Hamas, prima usato contro Fatah poi assassinato da Israele nel 2004. In seguito Monica ha seguito la guerra di Bush embedded tra i marines, di recente ha intervistato Assad ed era in Iran con Gentiloni, quando il ministro degli esteri pare abbia deciso di proporla. Secondo Carlo Tecce l’avrebbero,invece, scelta Boschi e Letta. Monica si lamentava spesso di non riuscire a incontrare il premier. Piace a Costanzo “risorsa interna” e per lo stesso motivo a Fornaro,minoranza Pd. Anch’io dovrei esserle grato perchè ha ripagato, con mezzi che neppure sognavano, fiumi di promozioni e gratifiche, i miei ex colleghi, per anni tenuti a dieta perché non mi sfiduciavano. Certo, tanta generosità potrebbe apparire un demerito per un amministratore. Monica è riuscita a mantenere (quasi) tutto l’ascolto della vecchia Rainews24, ma spendendo 10 volte di più. Hakuna Matata: Campo dall’Orto, prossimo direttore generale, pare della stessa razza. Avrebbe lasciato un buco di 127 milioni a La7.

Quando il gioco si fa duro, Napolitano scrive al Corriere della Sera. Il presidente emerito lancia uno dei suoi moniti proverbiali: “Nuovo Senato, la riforma non va stravolta”. Anna Finocchiaro spiega che “parlare di Senato elettivo vuol dire ripartire da zero”. Entrambi premono su Grasso perché dichiari inammissibili gli emendamenti Chiti – Gotor. Emendamenti che ho firmato anch’io. Dopo tante pene trascorse non vorrei mai perdermi l’ultima battaglia della minoranza. Però se potessi decidere con la mia testa, lancerei un appello a quanti sanno (e sono molti) come il Nuovo Senato sarà comunque un mostro informe, e capiscono che Renzi e Napolitano non torneranno indietro ma imporranno la legge con l’aiuto mister B. Un appello per sciogliere il Senato: fine del bicameralismo, basta con questa boiata del Senato dei consiglieri regionali. Una sola Camera, ma si stabilisca che se per tre volte non riesce a eleggere il Presidente della Repubblica con la maggioranza dei 2/3, la Camera si sciolga -come in Grecia. O che almeno si torni al voto popolare per eleggere il presidente tra i due più votati a MonteCitorio. Con una sola Camera, sia pure eletta con l’orrendo premio previsto dall’Italicum, ma con le funzioni di garanzia (Presidente, Corte) non alla mercè del governo, resteremmo comunque una democrazia liberale. Ed è questo l’essenziale.

70 anni fa “little boy” il cielo piombava sulla terra ad Hiroshima. La guerra resta vicina e Obama lo sa. Un altro litle boy per l’Iran? Questo vuole Israele? Questo i tiranni sunniti, unti di dollari, sangue e petrolio? Speriamo che il Congresso americano si ricordi di Hiroshima.