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Il ritorno di Silvio

Il sussulto del Caimano. Molla Bertolaso, respinge Salvini e Meloni, sceglie Marchini a Roma e spera che voti per lui la sinistra degli affari, offre un patto a Casini ed Alfano. “Prove di centro destra moderato”, scrive la Stampa: “il Campidoglio diventa laboratorio nazionale”. Ezio Mauro, per Repubblica, ridimensiona la portata della “mossa”. Titolo: “la scappatoia del funambolo”. Tesi: “è probabile che l’ex Cavaliere si limiti a inseguire i suoi elettori in libera uscita, incapace ormai di guidarli e senza una meta”. Massimo Franco, Corriere, scrive che si tratta di una “nemesi (ndr: punizione vendicatrice) anti populista”. Le reazione di Salvini e Meloni, in effetti, sono state durissime: Berlusconi vuol favorire Renzi, punta a togliere voti alla Meloni per far andare al ballottaggio, insieme alla Raggi, il candidato del Pd Giachetti! Salvini minaccia di non allearsi con Forza Italia alle politiche. Berlusconi replica: verranno a Canossa. Personalmente osservo che il sistema politico si sta ristrutturando: nazionalisti anti europei (Salvini, Meloni) contro liberisti moderati (Berlusconi, Marchini) contro moralizzatori anti sistema (Movimento 5 Stelle) contro sinistra neo liberista e di potere (Renzi) contro sinistra socialdemocratica e movimentista (Fassina, Airaudo). Secondo me, se tale restasse la geografia politica, nessuna di tali componenti sarebbe in grado di accaparrarsi più di un quarto dei consensi e calerebbe ancora la partecipazione al voto. Continua la lettura di Il ritorno di Silvio

La solitudine di Roma

Il grande gelo, duello, resa dei conti. L’attacco ruvido di Juncker a Renzi e la replica, dopo qualche ora, del premier è il titolo forte di ogni giornale. “Ritengo – ha detto ieri Juncker – che il primo ministro italiano abbia torto a vilipendere la commissione a ogni occasione”. Poi ha aggiunto: “sono stato io a introdurre la flessibilità non lui” e ha annunciato un suo prossimo viaggio in Italia perché oggi “i rapporti con Roma non sono ottimali”. Strigliata prevedibile ma durissima che ha preoccupato Padoan: “Non intendevamo offendere. Evidente che la flessibilità l’ha introdotta la Commissione ma grazie al dibattito nel semestre italiano”. Fredda ed equidistante Federica Mogherini: “É stupido creare delle divisioni all’interno dell’Europa. Gli europei hanno bisogno di stare uniti”. Solo in serata Renzi recupera il suo spirito guascone: quello di Juncker – dice – “è il ruggito di un uomo debole”. Poi ai retroscenisti: “La tattica funziona. Li sto sfinendo con i miei richiami. La battaglia sull’austerità alla fine la vinceremo”. Continua la lettura di La solitudine di Roma