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Il rumore delle notizie

Caffè in vacanza, mi limito a qualche breve osservazione. Trump sembra sempre più nei guai. Non ha voluto prendere le distanze dai nazisti (teste rasate, croci uncinate, cappucci del Ku Klux Klan), che hanno preso in ostaggio una democratica cittadina della Virginia. Purtroppo uno di questi rifiuti umani ha ammazzato una ragazza, prendendola sotto con la macchina. Lui ammirava i nazisti (lo conferma il suo insegnante di storia), lei aveva appena scritto “se non siete indignati, siete distratti”. Il tentativo di ridurre i danni (dopo 24 ore) ha peggiorato le cose: la Casa Bianca ha reso noto che quando l’altro ieri Trump aveva criticato “i bigotti” non ce l’aveva solo con gli antifascisti ma anche con i “suprematisti bianchi”. Continua la lettura di Il rumore delle notizie

Crolla l’ultima certezza

Crolla l’ultima certezza: che l’acqua fosse abbondante a Roma. Così era stato dai tempi dell’Impero, per quella meraviglia di acquedotto avuto in dote, per la generosa riserva del lago di Bracciano. I nasoni – così si chiamano, per via del loro aspetto, le fontanelle romane – dispensavano frescura e acqua buona (migliore della “minerale” in plastica) a tutte le ore del giorno e della notte. Non è più così. Il lago si asciuga, l’acqua potrebbe essere razionata ai romani (ai quali già si rimprovera di consumarne 50 litri al giorno più della media nazionale). Riscaldamento globale, sprechi insostenibili, liti fra amministratori. La Stampa dedica alla siccità la sua apertura, il Corriere le pagine 2 e 3, il Giornale dà la colpa a Raggi e Pd. Continua la lettura di Crolla l’ultima certezza

Dietro la crisi, cosa?

Quelli che Renzi alla fine resta. “Ipotesi Renzi Bis”, azzarda Repubblica. La proposta di un governo con tutti i partiti sarebbe un siluro a Mattarella: chiedendogli una cosa impossibile, Renzi vorrebbe costringerlo a ridargli l’incarico. Dopo tutto il governo ha preso ben 78 voti di fiducia in Senato. Allora Renzi bis, ma per far cosa? Qui gli esegeti si dividono. “Per votare a marzo”, Maria Teresa Meli. Luigi Zanda, invece, vede elezioni solo nel 2018.

Quelli che ancora non si sa. “Tre ipotesi per la crisi”, titola ecumenico il Corriere: reincarico, governo di responsabilità (con il coinvolgimento di tutti), o governo istituzionale. In ogni caso: “Ora il voto si allontana”. La Stampa lancia in pista “Padoan o Gentiloni per il dopo Renzi”. E Sorgi già festeggia la nascita di un nuovo partito: il Pdr, Partito di Renzi. Continua la lettura di Dietro la crisi, cosa?

Un veto elettorale

Il veto italiano a Bruxelles, Corriere della Sera. È vero? Per la prima volta nella storia l’Italia bloccherà il bilancio dell’Unione Europea, sostenendo, per dirla con Renzi, che “non costruiranno muri con i nostri soldi”, ovvero, come dice il sottosegretario Gozi, che “non investono abbastanza in crescita, sicurezza, immigrazione, lavoro, giovani”? Per ora l’Italia si è solo “riservata” di porre il veto, insomma, un penultimatum. Bene: ci sarebbe dunque tempo per parlarne in Parlamento, per spiegare come mai lo stesso governo si sia schierato sempre con la Germania e perché ancora il 22 agosto, a bordo della portaerei Garibaldi con Hollande e Merkel, Renzi avesse detto “l’Europa non è il problema ma la soluzione” e invece 3 mesi dopo abbia del tutto cambiato verso. Mutare parere si può, se è una cosa seria! Continua la lettura di Un veto elettorale

La destra s’è rotta

Bitonci dopo Marino. Ero a Treviso a una manifestazione per il No, con il senatore 5 Stelle Girotto, quando, a pochi chilometri, una maggioranza di consiglieri, Forza Italia, Pd, 5Stelle, liste civiche, depositava le firme dal notaio per far cadere il sindaco leghista di Padova Bitonci. La prima considerazione è che la legge elettorale per i comuni ha smesso di funzionare. Il sindaco eletto al primo turno è in genere il capo fila di una coalizione impossibile che, per vincere, riunisce tutto e il contrario. Al ballottaggio, invece, prevale in genere l’outsider, ma anche in questo caso è probabile che i principali partiti non gradiscano la scelta e si mettano di traverso. Quella legge ha funzionato come antidoto al politichese tecnocratico nazionale: nelle città grazie a quella legge si sceglieva un volto più che un programma, una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi. Ma ci sono dei ma. I poteri del sindaco si sono ridotti per via dei continui tagli delle risorse erogate. È ora più chiaro come i problemi delle città, specie di quelle grandi, si possano affrontare solo con una cooperazione rafforzata tra stato ed enti locali, cooperazione che spesso manca o è solo formale. Le scelte dei cittadini italiani sembrano orientarsi verso più poli, lungo discriminanti ideologiche, non le vecchie ideologie certo, ma sarebbe difficile sostenere che 5 Stelle, Lega, Partito di Renzi non abbiano una loro cifra ideologica, o se volete una loro “narrazione”. Per effetto di questi “ma”, la figura del sindaco eletto dal popolo diventa più fragile e contestata. Continua la lettura di La destra s’è rotta

Se perdo, non lascio

“Se il Pd perde non lascio”, “Se perdo a Roma e Milano non mi dimetto”: sono questi i titoli, gridati, dei due giornali più letti. La domanda è: chi glielo ha chiesto, chi ha chiesto a Renzi di lasciare Palazzo Chigi qualora Virginia Raggi e Chiara Appendino fossero elette sindaco di Roma e Torino? Il bisogno del premier di personalizzare lo sconto, di avocare a sé, ogni giorno, più volte al giorno, la pubblica attenzione, sta diventando patetico. Da oltre due anni è Presidente del Consiglio, era stato votato solo dalle primarie di un partito ma ha tolto la campanella dalle mani di Enrico Letta e si è installato a Palazzo Chigi. L’ha voluto? Che governi. Già è improprio che il premier ripeta ogni giorno: “se vincono i no al referendum, vado a casa”. Così come è stato improprio che abbia firmato, Renzi da Presidente del Consiglio in carica, insieme alla Boschi, ministro per i rapporti col parlamento, la legge che cambia 47 articoli della Costituzione, e che l’abbiano imposta usando il peso del governo sull’aula, o stringendo, da Palazzo Chigi, il pactum sceleris con Verdini, di cui ora si vergognano, in vista dei ballottaggi. Continua la lettura di Se perdo, non lascio