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Trump è nei guai

“Migranti è scontro con l’est”, titola il Corriere. Si è saldato il fronte dei paesi – meglio sarebbe dire dei “regimi” – percorsi da pulsioni autoritarie e xenofobe, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, e si è saldato contro l’Italia. Non vogliono accogliere nemmeno uno dei profughi che hanno diritto all’asilo, chiedono all’Italia di buttarli in mare, o di trasformare Lampedusa in un lager, un’isola maledetta per dannati senza speranza. Continua la lettura di Trump è nei guai

Se la destra fa la sinistra e viceversa

UE, ultimatum all’Italia. Manovra da 3,4 miliardi. Repubblica sostiene che la scorsa settimana sarebbe già arrivata una lettera da Bruxelles che ci chiede di correggere la manovra finanziaria. Moscovici avrebbe avvertito il governo: “Così rischiate la procedura di infrazione”. E Padoan sarebbe già al lavoro per pagare quello che la stessa Repubblica definisce “il conto di Renzi”. In questo contesto di sfiducia profonda tra i paesi dell’euro, va letto lo scambio di schiaffi tra Roma e Berlino. Il Ministro dei trasporti tedesco ci accusa: sapevate da tempo che Fiat Chrysler nascondeva le emissioni nocive dei suoi motori, ora l’UE obblighi FCA a richiamare le auto inquinanti. Calenda gli ha risposto di “pensare alla Volkswagen”, Del Rio ha definito “inaccettabili” le richieste tedesche. Al Corriere un consulente della Merkel, Roland Berger auspica che “la Germania ora esca dall’euro”. Perché è “più competitiva e in caso di un crollo della moneta unica pagherebbe la gran parte del debito. La politica monetaria della banca centrale europea – aggiunge – è corretta per il 75% dell’area euro ma decisamente sbagliata per la Germania”. In Italia Stefano Fassina chiede al congresso di Sinistra Italiana di votare l’uscita dell’Italia dall’euro “come condizione per rivitalizzare funzioni fondamentali dello Stato nazionale al fine di proteggere il lavoro da ulteriore svalutazione e rianimare la democrazia costituzionale”. Un’uscita che vorrebbe “assistita dalla BCE” e in alleanza “con forze politiche sociali e intellettuali di altri paesi UE”. Continua la lettura di Se la destra fa la sinistra e viceversa

Consulta (e Cgil) risparmiano Renzi

Consulta e Cgil salvano Renzi. Detta così, lo capisco, è forte. Ma è meglio parlar chiaro. 3 milioni di cittadini avevano firmato per cancellare il jobs act nel suo articolo fondamentale, quello che toglie ai dipendenti le tutele dell’articolo 18. Se il popolo avesse potuto esprimersi, verosimilmente il referendum avrebbe cancellato l’ultima ridotta del renzismo. Perché, bocciate le riforme costituzionali Boschi-Renzi, in evidente difficoltà #labuonascuola, la “nuova” Rai e la modernizzazione della PA, con l’Italicum in attesa di essere cancellato o dalla Corte o dallo stesso Pd, dei 1024 giorni di rottamazione non restava, infatti, che quello, la soppressione dell’articolo 18. Purtroppo il quesito proposto dalla Cgil conteneva un baco: approvato, non solo avrebbe ripristinato le tutele pre-esistenti nelle imprese con oltre 15 dipendenti, ma le avrebbe estese anche alle piccole imprese, tra i 5 e i 15 addetti. Ora la nostra Costituzione prevede che il referendum possa abrogare una legge ma che non possa in alcun modo riscriverla. È vero che 5 giudici della Consulta hanno votato per il referendum, convinti che il quesito non volesse dettare una nuova norma ma estendere diritti già previsti dallo statuto dei lavoratori. Ma una maggioranza, 8 giudici costituzionali e fra loro Giuliano Amato, ha ritenuto invece che il quesito non fosse puramente abrogativo e lo ha cassato. Così l’uomo di Pontassieve può respirare, ma ora teme che il suo esilio possa durare troppo. Continua la lettura di Consulta (e Cgil) risparmiano Renzi