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Rai e riforme

Rai e riforme, il PD si divide. Così titola Repubblica. Rai, innanzitutto: Miguel Gotor e Federico Fornaro si sono dimessi dalla vigilanza denunciando l’occupazione del servizio pubblico per ordine del loro segretario PD Matteo Renzi nonché premier. Neppure Bersani ha dubbi e definisce “patetica” la “politica che cerca di garantirsi lo storytelling con l’informazione. Repubblica titola nelle pagine interne “PD nel caos” e biasima le scelte di viale Mazzini anche se – spiega – la Berlinguer andrà a condurre una striscia quotidiana, curata da Santoro, dalle 18.30 alle 19, dal lunedì al venerdì. Disagio anche fra i fedeli di Renzi che ora accusano Campo Dall’Orto di essere un incapace (ci vuole modo nel servire il padrone, per dio!). La Federazione della Stampa e persino il sindacato Rai bocciano il blitz di viale Mazzini: “occupazione di posti e pura lottizzazione”. Nessun piano, nessuna idea, la carretta dove vuole il padrone. Continua la lettura di Rai e riforme

Politici a vita

Ma cosa ha detto alla fine il Governatore? Immagino lo sconcerto nelle redazioni ieri pomeriggio: Visco apprezza Renzi, critica la BCE, prevede una stretta quest’estate per le banche italiane, che a lungo aveva lodato ma che forse non erano così in ordine. Come si fa a far sintesi, qual è il senso? “Spinta di Visco alla ripresa”, scrive il Corriere. “Sferzata alle banche, tagliate i costi”, secondo la Stampa. “La Ue troppo rigida con le banche” scrive Repubblica. Secondo me Visco ha detto…che non sa che dire! Che non gli piace il rigore europeo verso i nostri istituti di credito i quali però devono mettersi a posto, vendere titoli tossici, concentrarsi per resistere: non c’è che fare. Che il governo, per Visco, come per tutti i potenti, ha fatto bene ad assumere la ricetta neoliberista dei mercati e dalla Merkel (jobs act e riforma della pubblica amministrazione) ma che non basta. Niente frottole, una ripresa come quella che si è vista quest’anno, serve a poco. Perciò serve, serve, cosa serve? Ecco la sintesi della ricetta del Governatore secondo Daniele Manca, del Corriere: nuovi stimoli devono venire “da maggiori investimenti anche pubblici; dalla spinta alla legge per la concorrenza; dalla riduzione del cuneo fiscale; dal «sostegno al reddito dei meno abbienti»; dalle agevolazioni per rendere le dimensioni delle aziende più adeguate a sostenere i momenti difficili”. Continua la lettura di Politici a vita

La Rai come metafora

Che figuraccia sulla Rai. Davvero serve tutta la buona volontà e l’ottimismo di Sebastano Messina per sperare che Renzi si possa riscattare in parte scegliendo oggi un Direttore e un Presidente all’onore del mondo. Intanto il Fatto può titolare “La Rai dei portaborese”. Il manifesto “SpartiRai”. E Feltri se la ride con un’intervista a Dagospia: chi parte rottamatore finisce lottizzatore. Il Pd, partito autonomo da Renzi -si capisce- ha nominato Guelfo Guelfi, spyn doctor di Renzi, Rita Boroni, assistente parlamentare dell’ultra renziano Andrea Marcucci, e un giornalista aduso a ogni genere di mediazione, Franco Siddi, messo lì per sbarrare la strada a un candidato natirale come Giulietti.

De Bortoli, chi? Candidature esemplari, ma il peggio è arrivato quando, vista la mala parata e -credo- per salvare l’onore del partito, Massimo Mucchetti e Federico Fornare hanno tirato dal cappello un nome che poteva parlare a tutti, Ferruccio De Bortoli. I pretoriani di Renzi l’hanno presa male perché l’ex direttore del Corriere aveva osato definire Matteo Renzi “un maleducato di talento”. Motivo sufficiente per depennarlo. Di più: Orfini ha oggi la faccia tosta di sfottere sulla Stampa i dissidenti che “hanno scoperto il fascino discreto della borghesia”. Poi aggiunge che De Bortoli è “corresponsabile della crisi”. Lo dice l’uomo di D’Alema approdato alla corte di Renzi.

Beppe Grillo è stato bravissimo. Ha mandato nel CdA Carlo Freccero. Una vita per la televisione, curriculum indiscutibile, cavallo pazzo che non prende ordini, il contrario di unlotto. Gli auguro di poter contare in Consiglio quanto contò Sandro Curzi, proposto a suo tempo da Rifondazione ma che, in un mondo non proprio di giganti, diventò il consigliere più influente. Con presidente e direttore generale in fila davanti alla sua stanza. Intanto Freccero spiega ai giornaloni la sua idea di Rai: “come la scuola pubblica. Che educhi allo spirito critico, come ai tempi del liceo. Non un ghetto di consumo televisivo, ma un luogo di libertà”. Non si potrebbe dir meglio. Oggi sono grillino.

Viale Mazzini del tramonto, scrive il Foglio, “Il CdA Rai fa un pò ridere”. “Rai vecchio stile”, la Stampa, e il fondo riesuma “il manuale Cencelli” (funzionario della Dc, Massimiliano Cencelli invento la spartizione perfetta e ne prescrisse le regole).. “Il passato non muore”, Sole24Ore. “Certo non è la BBC”, Di Vico sul Corriere. Giannelli disegna Renzi che che schiocca la frusta per domare il cavallo di viale Mazzini. Belpietro va al sodo: “l’ex rottamatore okkupa la Rai per non farsi rottamare”. Purtroppo ha ragione. Privo di una strategia europea, logorato dalla guerra che ha mosso contro tutte le sinistre, probabilmente ormai convinto che la ripresa non porterà occupazione per i giovani nè ottimismo nella classe media, Matteo Renzi perde colpi, si incolla alla sedia, si attacca all’Eni e alle banche, alla Rai e al duopolio Sky Mediaset, che vuole tenere a battesimo. La prossima primavera porterà il centro sinistra alla sconfitta elettorale, almeno a Roma e in Sicilia, per poi provare a risuscitare. “Volete regalare il paese a Grillo?” E giocarsi il tutto per tutto con il premio e l’Italicum.

E la Rai? Un uomo del potere che sa essere acuto, Paolo Mieli, parlando di me una volta ebbe a dire: “lo vogliono cacciare tutti, ma poi alla fine lui resta, la Rai resta, e cadono quelli che vogliono dare ordini”. Spero che la Rai di Freccero sappia avere un nuovo soffio. E ho visto tanti lottizzatori arroganti finire inghiottiti dal retro bottega di uno spettacolo senza spettatori in sala.

È ora, è ora..un caffè per chi lavora!

In un decreto i primi tagli alla sanità, scrive Repubblica. “Tetto a esami e visite”, i medici che prescrivono troppi esami diagnostici “avranno decurtazioni del loro stipendio”. In questo modo, spiega Repubblica, il governo troverà parte dei soldi che servono per ridurre le tasse. Peccato che, detta così, la spending review può produrre ingiustizia e discriminazione sociale: a chi, per primo, si negherà l’esame o la visita a domicilio, se non proprio al cittadino senza voce e con pochi soldi? E poi ha ragione la ministra Lorenzin: i risparmi del servizio sanitario “restino al servizio sanitario per contratti e ricerca”. Brava Beatrice, fatti valere!
A che serve abolire l’Imu? Per il Corriere della Sera Lucrezia Reichlin e Paolo Surico spiegano che il governo pensava, con quel taglio, di poter rilanciare i consumi e smuovere il mercato immobiliare. I dati però dimostrano che quella tassa ha ridotto i consumi solo delle famiglie con un mutuo a carico, e che la crisi del mattone dura dal 2007, non dal 2011 quando l’Imu fu introdotta. I due economisti propongono allora “di alleggerire l’imposizione sulle famiglie con un mutuo”, e di mantenerla alta per chi ha di più. Promettere tagli lineari delle tasse serve (forse) a ramazzar voti, rimodulare le imposte può essere un’arma potente per sostenere nuovi consumi e creare lavoro.

Scioperi verso il giro di vite, titola la Stampa. Una nuova iniziativa della premiata ditta Sacconi & Ichino postula che si consideri illegale ogni sciopero, se non approvato dal 50+1 per cento dei lavoratori. Bene, bravi! Stabiliamo pure che nessun accordo sindacale sia valido erga omnes se non ratificato dai dipendenti con referendum. E magari ammettiamo che con Pompei e Alitalia i grandi sindacati, bestia nera del premier, non c’entrano nulla. Senza contare che limitare per legge il diritto di sciopero può persino far proliferare piccole sigle che praticano più il sabotaggio che lo sciopero, in difesa di vantaggi corporativi e comportamenti asociali Lo scrive Luciano Violante. Viva!

Renzi-Marino.Non sa che pesci prendere. Giannelli sfotte il nostro amato premier che stasera, alla Festa dell’Unità di Roma, “volerà alto” -dicono i gazzettieri- e ha ordinato al sindaco “in trincea” di non farsi vedere. Intanto @GassmanGassman lancia il tweet: “Roma è sporca, puliamola noi”. Gigi Proietti lo sostiene e pure io. Non si tratta di sostituirsi all’AMA che non fa il suo dovere. Al contrario: mostrare con guanti e ramazza che ci è caro il decoro, l’igiene, la bellezza almeno del cortile sotto casa, fa cadere ogni alibi, è il siluro più potente contro uomini e strutture pubbliche inefficienti. Siamo cittadini e consumatori attivi, diamo l’esempio oltre a gridare l’altrui “vergogna!”

Gratteri: un regalo ai boss, titola il Fatto. Dopo Orlando e Cantone, anche il procuratore di Reggio Calabria, contro la legge bavaglio. Il Pd annaspa: pare voglia evitare il carcere ma solo a chi è iscritto nell’albo professionale dei giornalisti. Alla faccia del principio costituzionale di uguaglianza. Intanto slittano a settembre e Mucchetti (sinistra dem) denuncia le deleghe in bianco che il governo esige con la riforma Rai.

Tsipras ha lacerato il muro di gomma intorno all’Euro. Non ci credete? Eppure mai l’Europa ha discusso di sè come in questi giorni. El Pais: “La Francia vuol guidare una rifondazione dell’Euro zona”. Financial Times: “Il ministro delle finanze italiano dice che un’unione politica è necessaria per la sopravvivenza dell’euro”.  Qualcosa si muove, finalmente, ma la chicca è  un editoriale del Financial Times che cita il Bergoglio: “Errare è umano, perdonare è da statista”. I debiti che si contraggono al tempo delle vacche grasse – è la tesi- devono essere ristrutturati nei tempi grami. Il Papa lo sa, lo statista dovrebbe. Il Papa che ha chiesto la liberazione di Dall’Oglio ora che in Siria i gruppi islamici concorrenti dell’Isis potrebbero voler  ricucire con i cristiani. Nel nome di Cristo, Francesco è il miglior politico del tempo presente