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Sogni e incubi

Da scemo del villaggio a statista. Chi? Ma Jean-Claude Juncker. Fino a ieri il grigio burocrate, l’uomo dei decimali, quello che voleva fare gli esami all’Italia, lui che aveva guidato il governo di un paradiso fiscale come il Lussemburgo. Oggi un grande giornale lo promuove statista. “Europa-Trump, alta tensione”, Repubblica. Solo perché Junker si è lasciato scappare quello che molti diplomatici magari pensano ma che tengono per sé: “Perderemo due anni, il tempo che (Trump) faccia il giro del mondo che non conosce”. La Stampa, sempre ispirata dalla medesima frase, titola: “La ricetta di Trump spaventa la Ue”. Poi spiega: “Mercati senza vincoli e più soldi alla difesa. Juncker attacca: equilibri mondiali a rischio”. Forse chi ha rilanciato questo autorevole grido di dolore ha voluto, per carità, senza dirlo in modo esplicito, criticare il nostro presidente del Consiglio, il quale è tanto veloce da non aver tempo per pensare. Non pago di aver strappato la sua, pur recentissima, foto di Ventotene con Hollande e Merkel, ora deve aver nascosto nelle cantine di Palazzo Chigi la bandiera dell’Unione Europea per presentarsi in conferenza stampa con dietro solo il tricolore. Sconsolato Prodi: “Quando l’ho visto, mi si è stretto il cuore”. Continua la lettura di Sogni e incubi

Obama: votate per me!

America, la grande paura, titolo di Repubblica a tutta pagina. “Votate Hillary come avete votato me”, l’appello di Obama questa notte a Philadelphia. Manifestazione entusiasmante e drammatica, con Jon Bon Jovi e Bruce Springsteen, Michelle e Barack Obama. Candidata e Presidente, the boss e la sinistra americana tutti uniti intorno ai valori che il partito democratico spesso ha predicato e talvolta persino realizzato: tolleranza e accoglienza, diritti civili e almeno una chance per chi non ha chances. Il presidente degli Stati Uniti sembrava il capo della campagna per la candidata: “una combattente, una nonna (cioè una di noi), la nuova presidente degli Stati Uniti”. E lei, Hillary, ha promesso di ricordarsi delle parole pronunciate da ognuno dei suoi straordinari supporter. Tra i quali, assente a Philadelphia, ma presente nella campagna, non si può dimenticare Bernie Sanders. Hillary ha promesso di non tradire nessuna delle promesse fatte in suo nome, ha promesso di essere la Presidente di tutti, di difendere quella certa idea dell’America che ne ha fatto una società aperta. Trump è il contrario, un miliardario diventato tale facendo debiti e passando da una bancarotta vera a una minacciata, un candidato che vuole rinchiudere gli Stati Uniti dietro un muro invalicabile, umilia le donne, insulta i musulmani, sfrutta la paura del futuro. Continua la lettura di Obama: votate per me!

Che il terremoto non sia alibi

Terremoto la grande emergenza. Il titolo di Repubblica lo capisco ma non mi piace. Perché la parola emergenza evoca la necessità di una risposta eccezionale, davanti a un accadimento imprevisto. Purtroppo un terremoto in Italia è sempre da mettere nel conto. E la risposta “eccezionale” da anni la vediamo spesso solo in televisione. È un fatto che le chiese di Norcia non siano state puntellate dopo il sisma di agosto, per essere sbriciolate a ottobre.

Gli sfollati resistono: la casa è qui, scrive il Corriere. Sono matti costoro che preferiscono il gelo e la desolazione, che non si vogliono trasferire “dalle macerie al mare”? Forse pensano che “qui”, dove la loro vita si è sbriciolata, per qualche mese resteranno le televisioni, i giornalisti e i riflettori. E sotto i riflettori qualcuno forse gli risponderà. Ricoverati al mare diventerebbero assistiti. Un costo da pagare ma che si può dimenticare. Continua la lettura di Che il terremoto non sia alibi

I fatti separati dalle opinioni

I fatti separati dalle opinioni, fu lo slogan del primo Panorama diretto da Lamberto Sechi. Oggi proverò a separare, leggendo i giornali, i fatti da opinioni. Non è facile, perché spesso i fatti sono notizie sulle quali si è affermata un’opinione prevalente, più quella opinione non prevale più smettono di essere fatti. Tenterò comunque. FMI prevede per l’Italia una crescita dello 0,9% nel 2017, Ocse dello 0,8%, Confindustria dello 0,7. Invece il governo mette in conto un +1%. Alle critiche di Bankitalia che ritiene “ottimistica” tale previsione, Padoan ha risposto in Parlamento che “è vero, l’obiettivo del 1% è secondo alcuni ottimistico, secondo altri ambizioso ma che, a suo parere, è un obiettivo realizzabile”. Questo è un fatto. Titoli: “Padoan difende la crescita all’1%: è realizzabile”, Corriere della Sera. “Battaglia sul DEF: stime da rivedere. Renzi dice: i soldi ci sono”, Repubblica. È un fatto pure che ieri il differenziale di rendimento fra i Btp e i Bund tedeschi, insomma il famoso spread è salito di 7 punti”. L’opinione (piuttosto diffusa) è che ciò sia stato provocato dall’intenzione della BCE di non comprare più ogni mese fino a 80 miliardi di titoli di stato. La BCE smentisce, ma La Stampa vede già la “tempesta perfetta” addensarsi sul nostro paese: “La BCE studia il taglio al bazooka”. “Il fondo monetario taglia le stime di crescita dell’Italia”. Continua la lettura di I fatti separati dalle opinioni

Petrolio in mare, sentenze prescritte

Petrolio in mare. Allarme in Liguria. Spiagge a rischio. Oggi è questo il titolo di Repubblica. Che ne dite? Era così insensato dare un piccolo segnale con il referendum del 17 aprile? Badate, io credo che ipostatizzare l’ambientalismo – e lo stesso discorso vale per pacifismo, moralismo, femminismo, persino per certe filosofie vegetariane – significhi diffondere una gramigna infestante ai danni del sapere, della ricerca scientifica, di ogni teoria e di ogni pratica che si proponga di cambiare – in meglio – il nostro mondo. Se poi penso alle cause della crisi della sinistra, osservo come almeno da trent’anni quegli ismi abbiano sostituito la speranza – o la velleità – di darsi una visione dello stato presente delle cose e di proiettarla verso la costruzione di un futuro più giusto. Però, dall’altro lato, una politica iper realista, che si riduce a mera gestione tattica dei rapporti di forza, non mi appare meno infestante e devastante: un nulla che tutto divora, come nella Storia Infinita. Ce la faremo a riconnettere l’analisi con l’utopia, il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà? Continua la lettura di Petrolio in mare, sentenze prescritte