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Il partito del Papa

Il Papa fa il leader della sinistra, scrive jena@lastampa.it Quando in politica -spiega- si crea un vuoto, c’è sempre qualcuno che lo riempie. Insomma, Bersani e Civati non contano una mazza, meno male che un Papa c’è. È così? “Crimine di guerra”, titola il manifesto. El Pais mostra a tutta pagina un mare blu con tanti puntini indefiniti che sono (che erano?) uomini. “Sui barconi ci hanno marchiati col coltello”, dicono alla Stampa. “Respingere i migranti è atto di guerra”, le parole di Francesco fanno capolino su Repubblica. In coda ai miliardi come bruscolini che Renzi promette al sud – ma se ne riparla a settembre-, alle promesse di una Rai di vecchio conio ma con nuovo smalto -“Rivoluzione alla Rai.Non mi dire”, commentano i bagnanti di Altan- e dopo la “palude di carta”, come la chiama Sebastiano Messina, cioè  i troppi emedamenti presentati in Senato per fermare una riforma che ridurrebbe in poltiglia il lascito della Costituzione

A me che importa dei serbi e dell’arciduca, dissero un secolo fa tanti benpensanti, convinti che le beghe dei balcani non avrebbero messo a rischio la prima lunga pace, quella che regnò in Europa tra la guerra franco tedesca del 1870 e il conflitto mondiale. Non so se sua santità sia di sinistra -d’altra parte, se dovessi giudicare da quel che vedo in giro, non saprei neppure cosa sia “sinistra”- so che Bergoglio conosce la storia. Che sa vedere i segni, dopo un secolo, di un’altra “guerra mondiale a pezzi”. Tra sunniti e sciiti per il dominio del medio oriente, tra chi ama l’uomo e la vita e chi invece, con la scusa di sottometterlo al supremo, lo vuole selvaggio e brutale. Come quando regnava “la legge (cosiddetta) di natura”, cioè la legge del più forte, l’arbitrio della sopraffazione.

Il sud dei nuovi schiavi, titola il Fatto. Cacciati dalla guerra in Medio Oriente e in Africa, e dalla fame, e dalla disperazione che quelle guerre hanno portato, quei popoli dalla terra delle tre religioni monoteiste o dalla madre Africa, si stanno riprendendo, con i loro morti, il Mediterraneo. 2000 anni fa era il Mare Nostrum dei Romani, 1300 anni indietro quando perse la sua unità e si divise tra musulmani e cristiani. Ora torna al centro del mondo. Con la sua tragedia e con quello che chiede. Non respingerli, non commettere “crimine di guerra”, aprire all’Africa, offrire una speranza a quelle ragazze e a quei ragazzi,  non mi sembra  buonismo di sinistra, ma sano realismo. Oggi Adriano Giannola, presidente dello Swimez dice al manifesto: “il sud è un land tedesco, Renzi non ha una visione”. C’è un nesso inscindibile tra la subalternità all’ottuso rigore tedesco e i balbetti paurosi sui i migranti. La visione che serve è il realismo del Papa.
La riforma del senato non torni al punto zero, dopo Napolitano ce lo chiede pure Sebastiano Messina. Chissà se il giornalista di Repubblica ha letto su Repubblica oggi un saggio di Andrea Manzella. La legge non favorisce “il raccordo” tra stato e regioni, lo complica. Tale raccordo dovrebbe spettare ai “presidenti di regioni” o a “senatori eletti”, non a consiglieri nominati. Un Senato debolissimo accanto a una Camera troppo forte crea “uno squilibrio costituzionale”. Caro Sebastiano, il punto zero sarebbe già qualcosa per chi parte da meno tre.

E il sud, e le strade e autostrade che avremo, forse, dopo una nuova direzione in autunno, se la minoranza-dem la smetterà di rompere? Vi racconto una barzelletta proposta da Laurent Fabius a un mio amico. “Un politico chiede a un altro politico: Dì una cifra. Un miliardo! No,due ho vinto io.”  Migliore sintesi non si potrebbe per narrare la politica degli annunci,a chi la spara più grossa con i soldi che non ha.

Allah il misericordioso

Il mondo sembra impazzito. La corte suprema dice sì ai matrimoni fra persone dello stesso sesso in tutti gli Stati Uniti. Quelle e quelli che un tempo, in nome della religione, sarebbero stati bruciati, internati, perseguitati ora possono sposarsi, convivere, costruire una famiglia. Il “sanguinoso venerdì nero del terrore”, Financial Times, a Sousse, Lione, Kuwait ci riporta nel pozzo del medioevo. Dove si stuprano, le donne trastullo della superiorità guerriera, dove la vita non conta e l’unico diritto è la sottomissione. In nome di Dio.

Terrore in tre continenti, titola il Corriere. Quello che chiamiamo Medio Oriente è appunto il crocevia di tre continenti e il Califfo è insediato proprio li nel cuore del Medio Oriente, tra Siria e Iraq, nell’antica terra tra i fiumi. Senza infingimenti ammettiamo che l’imperialismo americano, in mezzo secolo, dall’assassinio di Mossadeq, 1953, all’invasione dell’Iraq, 2003, ha trasformato l’antica culla della civiltà, la terra delle tre religioni monoteiste, in una fabbrica di incubi. Da lì tracima un modello alternativo impastato di guerra e morte, che rovescia i valori dell’uomo in nome della legge di Dio. L’America sembra essersi ritirata. Il capitalismo finanziario resta motore immobile dell’equilibrio mondiale -quandi strozza la Grecia o impone sanzioni alla Russia- ma la superpotenza è stanca di guerra e lascia l’Europa in prima linea. Ne scrive oggi Molinari.

Ramadan di sangue. É possibile che l’Isis colpisca con tanta barbarie perchè si sente debole, come scrive Gilles Kepel su Repubblica. Perchè in Siria sono fermi a Palmira, perchè i Cuirdi controllano la frontiera della Turchia, mammella del loro contrabbando, perchè i raid aerei ne uccidono i capi. Ma hanno mostrato di poter colpire grazie a un nuovo totalitarismo che non ha bisogno di strutture gerarchiche e priamidali. C’è il modello: la sharia che si applica a Racca e Musul, c’è la rete per propagandare l’ideologia -non servono più sfilare al passo dell’oca- ci sono soldati che uccidono per conquistarsi un viaggio nel califfato o la morte per purificare il mondo e riportarlo al medioevo.

Povera Europa, che puoi fare? cercare la pace con la Russia, costruendo zone alla frontiera con doppia cicolazione monetaria e grandi autonome. Trattare con l’Iran, puntando sulla voglia di pace della loro opinione pubblica. Dire agli “alleati”, Monarchie del Golfo, Israele, Turchia, che nessun aiuto al Califfo verrà tollerato e che i nemici dell’Isis, Curdi o Sciiti, siano i nostri amici. Offrire alle tribù libiche aiuto e protezione, se combatteranno i tagliagole. Sostenre a tutti i costi la Tunisia, frontiera di libertà e democrazia. Sul piano culturale, attenzione a non voler imporre la nostra lingua e il nostro logos, che appare usurato, non credibile, per le tante volte in cui è apparso un cavallo di Troia del privilegio e dell’abuso. É con il Corano che si combatte la crudeltà nel Corano. Allah il misericordioso contro le stragi nel suo nome

La corda al collo. Noi però abbiamo fatto una “proposta generosa alla Grecia”: 5 mesi di sostegno finanziario in cambio di altri tagli al tenore di vota di pensionati e di lavoratori. “Grecia umiliata, referendum sulle misure UE”, titola il Corriere. Non so come finirà. Non invidio Tsipras e Varoufakis: rischiano di passare alla storia o come generali che si sono arresi o come coloro che dovranno chiedere ai greci di attraversare il deserto del fallimento, della rottura con l’Europa, della richiesta di soccorso a Russia e Cina. Purtroppo invece Renzi, Hollande, Schultz, come Merkel, Raioy, Junker stanno proponendo ad Atene nient’altro che una corda al collo. Strozzini, non creditori.